Il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, osserva con ottimismo il fermento ecumenico, in particolare quello che accompagna le celebrazioni del 500° anniversario della Riforma di Lutero. Egli considera gli eventi ecumenici come occasioni preziose per una migliore conoscenza reciproca e per dare un nuovo impulso al cammino comune tra i cristiani. La meta della piena e visibile unità tra i cristiani è chiara, ma i tempi e i modi per raggiungerla sono nelle mani di Dio.
L'uomo, dal canto suo, ha il compito di assecondare l'azione dello Spirito, di non frenarlo, di rimuovere gli ostacoli che egli stesso ha posto sul suo cammino e di contrapporre il coraggio del dialogo allo scandalo delle divisioni. In questo senso, la visita di Papa Francesco in Svezia del 31 ottobre e 1° novembre è stata un evento molto importante, dimostrando che l'ecumenismo è una priorità per Francesco e che l'impegno ecumenico è volontà del Signore e del Concilio.
L'Ecumenismo secondo Papa Francesco
Per Papa Francesco, la consapevolezza ecumenica si traduce in un'attenzione concreta e condivisa verso l'uomo reale, specialmente il più povero e dimenticato. Kasper spiega che, più che per i suoi predecessori, secondo Francesco l'impegno ecumenico va calato nella situazione globale, implicando l'urgenza di una comune testimonianza cristiana e di un'autentica cooperazione, ad esempio per favorire la pace e la giustizia in un mondo in crisi profonda. L'incontro di Lund è stato per il Papa l'occasione per dimostrarlo pubblicamente.
Tuttavia, l'importanza di una testimonianza comune nella prassi non esclude la necessità del confronto teologico. Per questo Papa sono fondamentali la fiducia e l'amicizia reciproca. Le questioni teologiche possono essere discusse fruttuosamente solo se si parte da questa condizione di base. Un dialogo ecumenico limitato alla sola teologia rischia di essere alienato dai problemi reali degli uomini e delle donne. La prassi e l'impegno nella cooperazione permettono di coinvolgere anche i laici nel processo ecumenico. Questa è l'idea e la convinzione di Francesco, che lo contraddistingue dai suoi predecessori.
La Dichiarazione Congiunta di Lund

Uno dei frutti più evidenti della visita del Papa in Svezia è stata la firma della «Dichiarazione congiunta» di Lund, che, pur ribadendo lo scandalo delle divisioni, riconosce il dono spirituale e teologico rappresentato dalla Riforma. Questo documento ricalca la pietra miliare del dialogo tra cattolici e luterani: la «Dichiarazione sulla dottrina della giustificazione» di Augusta del 1999.
Kasper spiega che Lund ha confermato il processo ecumenico e i risultati dei dialoghi precedenti, dando un nuovo slancio, più che a livello teologico o documentale, al clima dell'incontro. Parlando di contenuti, il problema del primato petrino, che separa le due Chiese, è vissuto con grande difficoltà anche emotivamente, una condizione che può essere risolta attraverso incontri personali come quello di Lund. In questo senso, il viaggio del Papa è stato molto efficace e faciliterà i dialoghi successivi. Il cardinale afferma che «sul terreno dell’incontro umano, questo Papa è un genio».
Prospettive future per il dialogo cattolico-luterano
A proposito di documenti futuri, si parla di un testo cattolico-luterano su Chiesa, Eucaristia e ministero. Kasper spera che si possa utilizzare un testo non ufficiale preparato da una Commissione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, dedicato a questi temi, sui quali non è ancora possibile un consenso pieno. Auspica che la prossima Dichiarazione, prevista in due-tre anni, apra la via alla condivisione eucaristica in situazioni particolari, soprattutto per quanto riguarda matrimoni e famiglie miste, che in Paesi come la Germania e gli Stati Uniti rappresentano un problema pastorale urgentissimo.
Nonostante l'accusa mossa al Papa di essere andato in Svezia a celebrare la divisione, Kasper afferma che è il contrario. Il Papa non è andato a Lund per festeggiare, bensì per confessare il peccato (condiviso) della divisione e per celebrare la comunione fondamentale (un solo Battesimo!) già esistente. Il viaggio ha anche messo in risalto i progressi e i risultati raggiunti in 50 anni di dialogo cattolico-luterano, un riconoscimento dei doni ricevuti e un forte incoraggiamento a fare ulteriori passi verso la piena comunione.
Il 2017, 500° anniversario della Riforma, è la prima volta che questa commemorazione viene vissuta in modo ecumenico. Kasper sottolinea che non bisogna aspettarsi miracoli, ma spera che questo anno serva a completare il cammino di conoscenza reciproca, incoraggiando il dialogo e portando alla decisione di camminare insieme verso il futuro.
La Dottrina della Giustificazione: Malintesi e Convergenze
I Punti Controvertuti e la Posizione di Lutero
La questione della giustificazione per fede fu il cuore dello scisma luterano, che Kasper definisce un "colossale malinteso". Le divergenze iniziali si radicalizzarono, e le posizioni vennero identificate come dottrina ufficiale della parte avversaria. La teologia cattolica fu spesso identificata con la tarda scolastica e l'occamismo, mentre un cattolicesimo che non era cattolico si contrapponeva a Lutero. Lutero stesso partiva dalla preoccupazione per la salvezza e dalla dottrina dell'onnipotenza della grazia.
Uno dei punti più controversi era la concezione dell'uomo come simul iustus et peccator, giusto e peccatore al tempo stesso. La teologia cattolica temeva che questa dottrina potesse implicare nessun cambiamento reale nella vita del battezzato, riducendo la grazia a una copertura del peccato. Invece, per il cattolicesimo, la giustificazione ci trasforma in una nuova creatura grazie all'opera dello Spirito Santo, anche se la condizione umana rimane.
La Fede e le Opere
La fede, per Lutero, non è un'opera umana ma un dono di Dio. La risposta dell'uomo alla giustificazione, il suo libero assenso, è anch'esso effetto della grazia divina. In questo, la dottrina luterana non è in divergenza con la dottrina cattolica. La fede è il frutto della fede, la forma concreta in cui essa si manifesta, e l'opera dello Spirito Santo. Le opere buone sono possibili grazie all'azione rinnovatrice dello Spirito Santo (Confessio Augustana 20; Apologia 4).
La teologia cattolica sostiene che la fede "formata dalla carità" (fides caritate formata) salva l'uomo peccatore, e che la carità non viene acquisita attraverso le opere. Tuttavia, Kasper suggerisce che le basi di possibili convergenze esistevano già allora. La grazia, intesa come una mossa suscitata dall'attrattiva della grazia, non esclude il libero assenso dell'uomo.
Kasper sottolinea l'importanza di riflettere sulla dottrina della giustificazione non solo per gli addetti ai lavori, ma in un momento storico in cui Dio sembra lontano dal mondo e dalla vita di ogni giorno. Vivere della dottrina dell'onnipotenza della grazia è essenziale.

Fratel Roger Schutz e la Comunità di Taizé: Un Contributo all'Ecumenismo Spirituale
La Figura di Fratel Roger
Il cardinale Walter Kasper ricorda la figura di fratel Roger Schutz, fondatore e priore della comunità di Taizé, assassinato il 16 agosto 2005. Fratel Roger ha incarnato con trasparenza il volto mite e umile di Gesù Cristo, seguendo la via dell'Agnello con dolcezza, umiltà e rifiuto di ogni grandezza. È stato una fonte di speranza riconosciuta da molti, e la sua vita ha contribuito a far conoscere e vivere la Parola di Dio nella gioia e nella semplicità.
Il Contributo Ecumenico di Taizé
L'unità dei cristiani era uno dei desideri più profondi di fratel Roger, e la divisione una fonte di dolore. Egli era un uomo di comunione, che mal sopportava ogni forma di antagonismo. La ricerca dell'unità era un filo conduttore nelle sue decisioni quotidiane: accogliere ogni azione che avvicinasse i cristiani di diverse tradizioni ed evitare parole o gesti che potessero ritardare la riconciliazione. Tuttavia, non era frettoloso, ma mirava alla profondità del movimento ecumenico, convinto che solo un ecumenismo nutrito della Parola di Dio, dell'Eucaristia, della preghiera e della contemplazione sarebbe stato capace di riunire i cristiani nell'unità voluta da Gesù. Il suo contributo si situa nella sfera dell'ecumenismo spirituale.
Il cammino ecumenico di fratel Roger è stato una "riconciliazione interiore della fede delle sue origini con il mistero della fede cattolica, senza rottura di comunione con chicchessia". Nonostante le voci di una conversione segreta, la comunità di Taizé ha smentito, e Kasper chiarisce che fratel Roger ha nutrito la sua fede e la sua vita spirituale alle fonti di diverse tradizioni cristiane. La Chiesa cattolica aveva accettato che egli comunicasse all'eucaristia, e aveva ricevuto la comunione più volte da Papa Giovanni Paolo II. Non c'era nulla di segreto, e la Chiesa cattolica non ha mai imposto termini come "conversione" o adesione "formale" per qualificare la sua comunione.
I Giovani e la Vocazione Ecumenica di Taizé
Migliaia di giovani ogni anno trovano la strada verso Taizé, un dono dello Spirito Santo alla Chiesa. Per molti, Taizé è il primo luogo dove incontrare giovani di altre Chiese e comunità ecclesiali. Questi giovani provengono da diversi Paesi, tradizioni protestanti, cattoliche e ortodosse. A Taizé, riscoprono il dono di comunione e amicizia che solo il Vangelo può offrire, e la ricchezza del sacramento del battesimo. Molti giovani si rendono conto della posta in gioco dell'unità dei cristiani, e Taizé offre una "parabola di comunità" che aiuta a superare le fratture del passato.
Gli incontri di giovani organizzati da Taizé rispondono a un vero bisogno pastorale. In società secolarizzate, i giovani trovano difficilmente compagni di strada nella fede. La vita cristiana, sebbene necessiti di silenzio e solitudine, ha bisogno anche di condivisione e incontro. Questi grandi incontri permettono ai giovani di cogliere il mistero della Chiesa come comunione e di ascoltare insieme la parola di Gesù.
La Stima Reciproca tra Fratel Roger e i Papi
Fratel Roger parlava spesso della sua amicizia con Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Si sentiva vicino ai vescovi di Roma nella loro preoccupazione di condurre la Chiesa sulle vie del rinnovamento spirituale, dell'unità dei cristiani, del servizio ai poveri e della testimonianza del Vangelo. Si sentiva compreso e appoggiato nel suo cammino spirituale e nell'orientamento della comunità di Taizé. La coscienza di agire in armonia con il pensiero del vescovo di Roma era una bussola per le sue azioni. Questa stima reciproca deriva dallo Spirito Santo, che è coerente in ciò che ispira per il bene dell'unica Chiesa di Cristo. Lo Spirito è il vero operatore della comprensione e della fraternità tra i discepoli.
Kasper ha piena fiducia nell'avvenire della comunità di Taizé sotto la guida di fratel Alois, successore di fratel Roger. La continuità nella vita della comunità, nella liturgia, nella preghiera e nell'ospitalità, è una testimonianza della maturità spirituale di tutta la comunità, che ha ereditato il carisma di fratel Roger.
La Pneumatologia nell'Ecumenismo
La Dimensione Pneumatologica dell'Ecumenismo
L'ecumenismo non deve limitarsi a un umanesimo bonario o a un relativismo ecclesiologico, ma poggia sulla ferma consapevolezza della Chiesa cattolica e sui principi cattolici. È un ecumenismo della verità e della carità, inscindibili l'una dall'altra. Il risultato più significativo è la ritrovata fraternità e la riscoperta di essere fratelli e sorelle in Cristo. La cattedra di Pietro è diventata un punto di riferimento importante per tutte le Chiese e Comunità ecclesiali. L'ecumenismo è diventato una realtà quotidiana, più matura e adulta.
Kasper sottolinea la necessità di riflettere sulle basi pneumatologiche e spirituali dell'ecumenismo, che vanno oltre le dinamiche pragmatiche. L'unità è un dono dello Spirito di Dio, che è l'anima della Chiesa. Senza la dimensione spirituale, i dialoghi ecumenici rischiano di non portare frutto. Le divisioni sono un raffreddamento dell'amore, e lo Spirito è adverso a ogni divisione.

La Spiritualità Ecumenica
Il termine "spiritualità" può avere molti significati, ma fondamentalmente significa "pietà" o "stile di vita guidato dallo spirito". Una spiritualità cristiana è guidata dallo Spirito Santo e implica un discernimento degli spiriti, distinguendo l'azione dello Spirito Santo da quella del mondo o del tempo. La spiritualità non è esonerata dalla ricerca della verità e non può comodamente sottrarsi alla teologia.
Kasper indica tre prospettive per una spiritualità ecumenica basata sullo Spirito Santo:
Lo Spirito come forza creatrice universale: Lo Spirito Santo è la forza vitale creatrice di tutte le cose, che opera in tutta la realtà della creazione. Non si limita ai muri di una chiesa, ma agisce nella società, nella storia, nei popoli, nelle culture e nelle religioni. Una spiritualità ecumenica deve essere attenta alla vita, servire la vita e promuovere la giustizia, i diritti umani e la pace. Questa cooperazione favorisce la conoscenza reciproca e la crescita comune.
Lo Spirito come forza divina che si esplica nella storia della salvezza: Lo Spirito agisce nella storia, come annunciato dai profeti e promettendo lo spirito messianico. Opera in Gesù Cristo e attraverso di Lui nella Chiesa e nel mondo. Una spiritualità cristologica è centrale per l'ecumenismo. Non si tratta di eliminare l'intermediazione cristologica, ma di accedere a Dio attraverso Gesù Cristo, come rivelato nel Vangelo. Questo si approfondisce nelle Scritture e nello studio comune della Bibbia.
Lo Spirito come forza che costruisce la comunità ecclesiale: Lo Spirito Santo edifica la Chiesa, la rinnova e la conduce alla perfetta unione con il suo sposo. Egli è il principio dell'unità e della comunione, adverso a ogni divisione. Una spiritualità ecumenica è una spiritualità di comunione, che si vive nella comunità della Chiesa, nella liturgia e nella preghiera. Gli incontri ecumenici sono occasioni per vivere questa spiritualità, superando le divisioni e conservando l'unità dello Spirito. La Chiesa deve sforzarsi di raggiungere la pienezza concreta della sua cattolicità.
La vera esperienza ecumenica è un dono dello Spirito Santo, e deve essere comunicata agli altri, con ciascuno che porta il proprio dono. L'ecumenismo è un cammino costante di riforma della Chiesa, in cui non si tratta di assorbire l'altro, ma di riconoscere la sua alterità e tendere alla riconciliazione. L'unità della Chiesa è come un'icona della Trinità, un dono spirituale, una nuova Pentecoste.
La Situazione Ecumenica Attuale: Relazioni con le Chiese Orientali e della Riforma
Kasper, nella sua relazione letta in Concistoro, fornisce un bilancio provvisorio sull'ecumenismo, distinguendo il dialogo interreligioso dall'ecumenismo, che trova il suo fondamento nel testamento di Gesù: "Ut unum sint" (Giovanni 17,21). Il Concilio Vaticano II ha definito la promozione dell'unità dei cristiani come uno dei suoi principali intenti e come un impulso dello Spirito Santo. Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che la ricerca ecumenica è una via irreversibile, e Papa Benedetto XVI ha assunto come impegno primario quello di lavorare alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Non bastano i buoni sentimenti, ma occorrono gesti concreti e la conversione interiore, presupposto di ogni progresso.
Relazioni con le Chiese del Primo Millennio
Le relazioni con le antiche Chiese orientali e con le Chiese ortodosse del primo millennio sono centrali. Con le Chiese orientali pre-calcedoniane, importanti risultati sono stati raggiunti tra il 1980 e il 1990, concentrandosi sull'ecclesiologia e sul concetto di comunione ecclesiale. Il dialogo ha permesso a Chiese di antica tradizione di riprendere contatto con la Chiesa universale dopo 1500 anni. Il dialogo con le Chiese ortodosse di tradizione bizantina, siriana e slava è stato avviato ufficialmente nel 1980, condividendo i dogmi del primo millennio, l'Eucaristia e altri sacramenti, la venerazione di Maria e dei santi, e la struttura episcopale della Chiesa.
La separazione è avvenuta per un lungo processo di allontanamento e mancanza di comprensione. Importanti passi sono stati compiuti durante il Concilio Vaticano II, con l'incontro tra Papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Athenagoras, e la cancellazione delle scomuniche reciproche del 1054. Ciò ha permesso di riprendere forme di comunione come lo scambio di visite, messaggi e la collaborazione in molte chiese locali. Dopo un periodo di difficoltà dovuto al ritorno alla vita pubblica delle Chiese cattoliche orientali, il dialogo è ripartito con l'incontro di Belgrado nel 2006 e di Ravenna nel 2007. Il documento di Ravenna ha segnato una svolta, riconoscendo un livello universale della Chiesa e l'esistenza di un protos, un primate, che può essere solo il vescovo di Roma secondo la taxis della Chiesa antica. Questo è un primo passo verso la piena comunione.
Le relazioni con il patriarcato di Mosca della Chiesa ortodossa russa si sono appianate, e un incontro tra il Santo Padre e il patriarca di Mosca sarebbe utile. È necessaria una continua purificazione della memoria storica e molte preghiere per colmare la frattura tra oriente e occidente.
Relazioni con le Comunità Ecclesiali nate dalla Riforma
Anche in questo campo si sono verificati segni incoraggianti. La Chiesa cattolica è in dialogo con quasi tutte le Comunità ecclesiali, raggiungendo un certo consenso sulle verità di fede, soprattutto sulla dottrina della giustificazione. Esiste una fruttuosa collaborazione nella sfera sociale e umanitaria, e si è diffuso un atteggiamento di fiducia reciproca e amicizia, nonostante le delusioni occasionali.
Tuttavia, la situazione ecumenica è in profondo cambiamento:
Dopo il consenso sulla dottrina della giustificazione, si discute ora di temi controversi classici, come l'ecclesiologia e i ministeri ecclesiali. Le "Cinque risposte" della Congregazione per la Dottrina della Fede, pur ribadendo la dottrina cattolica, hanno suscitato perplessità.
Le differenti ecclesiologie portano a visioni differenti sullo scopo dell'ecumenismo, mancando un concetto comune di unità ecclesiale.
Evolvono nuove divergenze in campo etico, riguardanti la difesa della vita, il matrimonio, la famiglia e la sessualità umana, indebolendo la testimonianza comune pubblica.
La teologia protestante è tornata ai motivi della teologia liberale, diluendo i fondamenti cristologici e trinitari. Tuttavia, esistono forti controcorrenti, come la crescita di gruppi evangelicali e di comunità monastiche, che si sentono vicine alla Chiesa cattolica e costituiscono "reti spirituali" attorno a monasteri come Taizé o movimenti come i Focolari.
Questa panoramica mostra che, oltre al ravvicinamento ecumenico, esistono anche frammentazioni e forze centrifughe, come le numerose "Chiese" indipendenti e i gruppuscoli aggressivi. In questo contesto, sono importanti incontri come l'Assemblea plenaria del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il "Global Christian Forum" e l'“Assemblea ecumenica europea”.
La Terza Ondata: Carismatici e Pentecostali
La diffusione dei gruppi carismatici e pentecostali rappresenta la "terza ondata" del cristianesimo, con circa 400 milioni di fedeli in tutto il mondo e una crescita esponenziale. Privi di una struttura comune, si considerano frutto di una nuova Pentecoste, con un ruolo fondamentale al Battesimo dello Spirito. Papa Giovanni Paolo II aveva notato che questo fenomeno, pur con problemi, testimonia il desiderio di un'esperienza spirituale. Con i pentecostali classici è stato possibile avviare un dialogo.
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