Casi Legali e Decessi che Coinvolgono Medici di Nome Marra

Il presente articolo approfondisce diversi casi giudiziari e decessi in cui sono stati coinvolti medici di nome Marra, esaminando le accuse, i processi e gli esiti legali emersi da varie vicende in diverse località italiane.

Il Caso del Dottor Sergio Marra a Venezia: Accusa di Omicidio Colposo

Nel 2007, il dottor Sergio Marra, medico del Pronto soccorso dell’Ospedale Civile di Venezia, allora 52enne e residente a Mirano, ha patteggiato una pena di otto mesi di reclusione (sospesa con la condizionale) per omicidio colposo. Ha preferito trovare l’accordo con il pubblico ministero Fabrizio Celenza, evitando così il processo in aula e ottenendo uno sconto di un terzo sulla pena finale, per aver fatto risparmiare tempo ed energie alla giustizia. La sentenza è stata letta dal giudice dell’udienza preliminare di Venezia Luigi Vicinanza, dopo che le parti si erano accordate sulla pena e sulla sua sospensione.

Foto dell'Ospedale Civile San Giovanni e Paolo di Venezia

I Fatti e le Indagini

I fatti si riferiscono al settembre di due anni prima e furono denunciati dai parenti del veneziano Michele Ferro, che aveva 61 anni. Nel pomeriggio del 27 settembre, Ferro si era presentato al Pronto soccorso con forti dolori addominali, tali da riuscire a malapena a camminare. Chi lo aveva accolto aveva insistito affinché arrivasse al Pronto soccorso con le sue gambe, e non in barella. Erano le 16:30 e in servizio c’era il dottor Marra, che, secondo le accuse, avrebbe diagnosticato una stipsi e prescritto al paziente un farmaco per liberare l’intestino. L’aveva anche rimandato a casa, ma il 29 settembre, un giorno e mezzo dopo essere stato visitato, Ferro era deceduto.

Il rappresentante della Procura che ha coordinato le indagini aveva subito incaricato dell’autopsia il medico legale Antonello Cirnelli, il quale aveva stabilito che il decesso del 61enne veneziano era stato causato da una peritonite fulminante. Si tratta di una grave infiammazione dovuta alla perforazione interna dell’intestino. Solitamente la perforazione del tratto gastrointestinale è dovuta all’aggravarsi di un’appendicite o alle complicanze create dalla presenza di un corpo estraneo nell’intestino.

Le Accuse e la Difesa

Tutte circostanze che con gli esami adatti o anche con una visita eseguita da un chirurgo addominale sarebbero potute venire alla luce. Invece, l’imputato, stando alle accuse, avrebbe emesso la sua diagnosi senza alcun esame, limitandosi a visitarlo e a prescrivergli una forte purga, sostenendo si trattasse, come hanno rivelato i parenti di Ferro, di una stipsi facilmente risolvibile. In realtà, il 61enne veneziano avrebbe continuato ad avere dolori anche il giorno seguente e fino a che era deceduto a causa dell’aggravarsi della peritonite. Solitamente la temperatura del corpo si alza notevolmente e spesso basta un esame del sangue in laboratorio per scoprire un’infiammazione della cavità peritoneale. Il difensore, l’avvocato Giuseppe Sarti, ha preferito trovare l’accordo con il pubblico ministero piuttosto che discutere in aula davanti al giudice monocratico.

Difficoltà nel Risarcimento

Nonostante la condanna penale ottenuta, il figlio di Michele Ferro, Simone, dal 2011 attende il risarcimento per il quale ha dovuto avviare una causa civile. Nel 2017, il giudice del Tribunale di Venezia ha rinviato per l’ennesima volta l’udienza, la prossima è stata fissata nel marzo 2017, ben sei anni dopo i fatti, e ancora non aveva visto un euro. Simone ha sottolineato: "Con questo rinvio siamo ancora ad un punto morto dopo cinque anni, e in questi anni abbiamo dovuto sostenere spese ingenti dal funerale all’avvocato, dal medico legale ad altre prestazioni, ricordando inoltre che mio padre era l’unico sostentamento per mia madre, che ora vive con la sua pensione tagliata del 40 per cento." "Per noi tutto questo non è più sostenibile sia economicamente sia moralmente," ha proseguito, "e dopo l’ultimo rinvio è giunto il momento di dire basta a queste prese in giro." Il riferimento è, ad esempio, al fatto che un’udienza era slittata perché il medico nel frattempo si era separato e aveva cambiato casa, non ricevendo l’avviso. Il codice penale prevede che la parte offesa non possa costituirsi e, di conseguenza, chiedere il risarcimento, nel caso del patteggiamento. In questo caso, i parenti del defunto sono costretti ad avviare una causa civile per ottenere il risarcimento e attendere anni prima di ottenerlo, anche perché le assicurazioni spesso non puntano ad accordarsi con la parte avversa, sapendo che prima di arrivare a una sentenza ci vogliono anni.

L'Assoluzione del Dottor Alessandro Marra a Eboli: Accusa di Omicidio Volontario

Dopo sette anni, si è chiuso con l’assoluzione piena il processo a carico del dottor Alessandro Marra, dirigente medico dell’hospice «Il Giardino dei Girasoli» di Eboli. Il dottor Marra era stato arrestato nel 2018 con l'accusa di omicidio volontario di un malato terminale. La Corte d'Assise di Salerno ha stabilito che il fatto non sussiste, rigettando la richiesta della Procura che aveva chiesto 16 anni di carcere.

Rappresentazione di un hospice o una struttura sanitaria

Dettagli del Caso

I fatti risalgono al gennaio del 2018, quando un 28enne malato terminale, Carmine, morì subito dopo il rientro a Battipaglia dall'ospedale «Meyer» di Firenze. Per la morte del giovane si ipotizzò una overdose di midazolam, un farmaco indicato nel protocollo delle cure palliative. A somministrare quel farmaco fu proprio il dottor Marra, che aveva accompagnato il paziente lungo il viaggio di rientro verso casa. Il giovane morì la mattina del 18 gennaio del 2018. Ad ottobre di quell'anno, il professionista fu arrestato con l'accusa di aver volontariamente somministrato una dose letale. Successivamente il Riesame aveva cancellato l'ipotesi di omicidio e altre sei contestazioni mosse nei confronti del medico, rimettendolo in libertà.

Assolto il dottore Alessandro Marra. Il commento dei legali Leonardo Mastia e Michele Tedesco

Il Processo e l'Esito Finale

La Procura aveva presentato ricorso per Cassazione, ottenendo l'annullamento del provvedimento. Nel corso della requisitoria, nel marzo precedente alla sentenza finale, il pm aveva sostenuto che il professionista avrebbe «accelerato la morte del 28enne piuttosto che addormentarlo, con la sedazione profonda, in attesa del suo ultimo respiro», comportamento contrario alle linee guida del protocollo per le cure palliative. Nella valutazione della Corte d'Assise ha prevalso invece la linea difensiva degli avvocati Tedesco e Mastia che, in riferimento al consenso del giovane, hanno mostrato documenti e conversazioni riferite ai giorni precedenti al rientro a Battipaglia, sottolineando inoltre che non vi sono evidenze scientifiche che l'utilizzo del farmaco e della morfina portino alla morte.

Le Indagini sulla Morte di Claudio Marra a Udine: Due Medici Indagati

La Procura di Udine ha aperto un fascicolo sul decesso di Claudio Marra, un artista e scultore 83enne, originario di Piano D'Arta e residente a Pavia di Udine, deceduto al Santa Maria della Misericordia di Udine il 7 aprile. L'uomo era stato ricoverato per alcuni problemi di salute il 31 marzo in pronto soccorso e da lì trasferito in reparto. Per la sua morte, due medici, un internista dell'ospedale e un medico di base, risultano indagati per l'ipotesi di reato di omicidio colposo.

Foto di un artista anziano o scultura

Avvio delle Indagini e Autopsia

La vicenda assume i contorni del giallo: non è stata la famiglia di Marra a presentare denuncia alla Procura di Udine. A far scattare le indagini, affidate alla sostituta procuratrice Carla Longo, potrebbe essere stata una segnalazione del medico necroscopo, ovvero il professionista che certifica il decesso, il quale aveva notato un'ostruzione da cibo nelle vie aeree. Sorpresi dalla notizia anche gli stessi familiari, che dopo il rosario non hanno potuto celebrare le esequie, inizialmente fissate per il 10 aprile, in attesa dell'autopsia e dell'eventuale nulla osta alla sepoltura.

Il conferimento dell'incarico al medico legale Antonello Cirnelli è stato fissato per il 24 aprile. L'avviso dell'accertamento tecnico irripetibile dà la possibilità agli indagati di partecipare all'esame nominando dei consulenti tecnici. Claudio Marra era fratello dell'ex sindaco di Arta Terme, Marco, primo cittadino della località carnica negli anni '80.

L’autopsia sul corpo di Claudio Marra si è svolta nella sala settoria dell’ospedale di Udine. L'esame autoptico ha confermato la presenza di materiale, probabilmente alimentare. La famiglia ha riferito che Claudio Marra soffriva di alcuni problemi di salute e, già prima del ricovero, presentava difficoltà respiratorie, ma non era a conoscenza dell’indagine della Procura. All’autopsia hanno partecipato i consulenti tecnici nominati dagli avvocati degli indagati, Federica Tosel e Stefano Buonocore, oltre al dottor Antonello Cirnelli, incaricato dalla Procura. Si lavora dunque per far luce sul caso.

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