Il caso di Don Francesco Spagnesi, ex parroco della chiesa dell’Annunciazione alla Castellina, un quartiere altolocato di Prato, ha suscitato profondo dolore e sconcerto nella comunità ecclesiale e non solo. La vicenda ha rivelato una complessa rete di accuse che vanno dallo spaccio di droga all'appropriazione indebita, fino a risvolti più gravi legati alla salute.

L'Arresto e le Accuse Iniziali
Don Francesco Spagnesi, 40 anni, è stato arrestato il 14 settembre per spaccio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti, in particolare la Gbl, nota anche come "droga dello stupro". Le accuse non si limitavano allo spaccio, ma includevano anche truffa e appropriazione indebita. Le indagini degli investigatori, avviate ormai un quadriennio fa dopo il ritrovamento di Gbh nella sua auto in cui era con il suo compagno, hanno ricostruito una storia di utilizzo del denaro delle offerte dei fedeli e della parrocchia per acquistare sostanze stupefacenti e organizzare festini per soli uomini.
La Sofferenza e la Rivelazione del Vescovo
Il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, ha espresso profondo dolore e sgomento per le notizie emerse, che hanno colpito l’intera Diocesi. Mons. Nerbini era da tempo a conoscenza di un forte stato di sofferenza fisica e psicologica del sacerdote e fin dal suo arrivo in Diocesi, aveva cercato di aiutarlo. Nessuno, tuttavia, avrebbe mai potuto immaginare problemi di tossicodipendenza. È stato solo ad aprile, messo alle strette, che Don Francesco ha rivelato la causa della sua sofferenza: l’uso stabile di droghe. Quando il vescovo ha avuto notizia di movimenti sospetti sui conti della parrocchia, ha provveduto a ritirare il potere di firma esclusiva del parroco per poter procedere a una verifica della situazione.
Il Patteggiamento e la Condanna Penale
Il tribunale di Prato ha accordato il patteggiamento per Don Francesco Spagnesi, condannandolo a 3 anni e 8 mesi di carcere. La richiesta era stata avanzata dai suoi legali, Federico Febbo e Costanza Malerba, che avevano trovato un accordo con il pm per la pena complessiva. La procura aveva accettato il patteggiamento anche in virtù del comportamento dell'indagato, che aveva confessato ogni addebito. Questa richiesta non è stata facile per la difesa e ha suscitato polemiche tra i parrocchiani truffati e traditi, in quanto le centinaia di migliaia di euro sottratte con inganno alla Curia e ai fedeli non erano destinate a opere pie e di carità, come raccontato dal parroco, ma all'acquisto della droga e all'organizzazione di festini orgiastici. Don Spagnesi sconterà la pena ai servizi sociali e con permanenza in una comunità terapeutica per curare la sua tossicodipendenza.
Il Ruolo del Compagno Alessio Regina
Anche Alessio Regina, 40 anni, compagno di Don Spagnesi, ha patteggiato una condanna a 3 anni e 2 mesi. Era stato arrestato insieme a Don Francesco il 14 settembre ed era coinvolto nell'organizzazione dei festini a luci rosse per soli uomini.

Le Accuse di Tentate Lesioni Gravissime e la Derubricazione
Un altro addebito, considerato il più grave, pendeva sul capo del sacerdote: quello di tentate lesioni gravissime. C'era il sospetto che Don Francesco, risultato positivo al virus dell'Aids, non avesse avvertito i partner con i quali avrebbe avuto rapporti sessuali non protetti. Tuttavia, questa accusa era stata in parte mitigata dalla notizia che il fidanzato del sacerdote era risultato negativo al test dell'Hiv, voluto dagli investigatori. Don Spagnesi ha sempre dichiarato di aver avvertito i propri partner. Inoltre, un altro elemento giocava a suo favore: l'avvocato Febbo ha precisato che il suo cliente non era contagioso perché assumeva medicinali antivirali, e la medicina spiega che l'effetto immunizzante cessa solo dopo un periodo di tempo valutato in diversi mesi. Il patteggiamento ha di fatto derubricato le accuse di tentate lesioni, annullando anche le richieste di parti civili da parte dei parrocchiani danneggiati dalle truffe del prete.
Il Percorso Personale e le Conseguenze Canonico-Legali
Francesco Spagnesi, figlio di una famiglia dalla moralità irreprensibile, colto, laureato e destinato a scalare i vertici ecclesiastici, aveva anche carisma ed era molto apprezzato dai parrocchiani prima di finire nel baratro della droga. Era diventato parroco, in una delle chiese più importanti di Prato, a 27 anni. Come ha raccontato al Corriere della Sera, "Volevo essere il pastore dei miei fedeli, guidarli verso le vie del Signore e sono finito nel vizio e nella perdizione". Ha ricordato di aver iniziato a drogarsi saltuariamente una decina di anni fa, quando si era innamorato del suo compagno, e poi di essere entrato nel gorgo della tossicodipendenza, dove i soldi non bastavano mai. In questi giorni, Don Francesco sta affrontando un lungo percorso di disintossicazione dalla droga, apparendo confuso, spossato, chiuso in casa e frequentando solo il Sert. Sta cercando di ricostruire la sua vita dopo lo "tsunami" che lo ha travolto il 14 settembre con l'arresto. Don Spagnesi dovrà subire anche un processo canonico, dove rischia la "condanna" allo stato laicale, sebbene abbia annunciato da tempo di voler uscire dalla Chiesa.
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L'Accordo per il Risarcimento Economico
Recentemente, la Diocesi di Prato ha comunicato che la parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina e l’ex-parroco Spagnesi hanno raggiunto un accordo prevedente la restituzione di una parte dei soldi sottratti indebitamente dalle casse parrocchiali. Francesco Spagnesi si è impegnato a pagare la somma di 45.000 euro a titolo di risarcimento. Questa cifra è meno della metà rispetto ai circa 123.180 euro (più interessi) stabiliti dalla sentenza di condanna del Tribunale di Prato in una causa civile intentata dalla parrocchia, ma è stata considerata compatibile con le capacità economiche dell'ex parroco.
L'accordo prevede che 10.000 euro siano già stati versati al momento dell’accettazione della proposta, altri 5.000 euro saranno pagati entro il 31 dicembre, e la restante cifra sarà liquidata in dieci anni mediante rate mensili da 250 euro ciascuna. L’ex-parroco, dimesso dallo stato clericale, ha anche provveduto al pagamento delle spese legali. La parrocchia, oggi guidata da Don Serafino Romeo, tramite il proprio consiglio per gli affari economici e d'intesa con il vescovo Giovanni Nerbini, ha scelto la strada della conciliazione per chiudere questa dolorosa vicenda. Il vescovo Nerbini ha dichiarato che era necessario arrivare a conclusione della vicenda per la serenità della parrocchia, cercando di ricomporre i criteri di giustizia e di carità. Don Romeo ha aggiunto che il loro agire non è mai stato mosso da vendetta o rivalsa, ma solo dalla volontà di superare, nella verità, quanto è successo. L'accordo prevede inoltre che, se il pagamento pattuito non verrà adempiuto, la parrocchia potrà rivalersi secondo quanto stabilito in via giudiziaria.