La Sicilia è terra fertile per vocazioni e ministeri, e tra le figure che si distinguono per il loro impegno e la loro fede, emergono diversi “Don Dario”. Le loro storie riflettono la vivacità della Chiesa sull'isola, dalla gioia contagiosa nella direzione di un coro all'approfondita riflessione teologica sulla missione sacerdotale.
L'Ordinazione Presbiterale di Don Dario Impellizzeri e la Sua Visione
Il 15 ottobre, Don Dario Impellizzeri ha ricevuto l’ordinazione presbiterale nella Basilica San Filippo d’Agira in Aci San Filippo. In seguito, ha officiato la sua prima celebrazione eucaristica, un momento di grande gioia condiviso con familiari, confratelli seminaristi e l'intera comunità che gli ha fatto ala.

L'Icona del Buon Pastore: Guida della Vocazione
Per la sua ordinazione, Don Dario Impellizzeri ha scelto come icona ispiratrice il Cristo Buon Pastore, che porta il peso della pecorella smarrita e ritrovata. Questo simbolo è affiancato dall’invito di Santa Teresa d’Avila: “Nulla ti turbi nulla ti spaventi solo Dio basta.”
Questi principi sono fondamentali per la sua vocazione. Ogni pastore e curatore d’anime, zelante per quanti a lui affidati, non può fare a meno di volgere il proprio sguardo all’immagine di Gesù, pastore buono e bello, che caricandosi della pecorella ferita e smarrita, redime e salva l’intera umanità. L’icona rappresenta un monito severo e chiaro per il suo ministero: "Dovrò allenarmi per caricare su di me tutte le difficoltà, i problemi, le gioie, indi la vita di quanti il Signore vorrà pormi innanzi."

L'Incidenza della Formazione Teologica
Gli studi presso il Centro di Studi Teologici San Paolo di Catania hanno avuto un ruolo determinante nella sua formazione. Lo studio, in particolare di filosofia e teologia, è considerato un pilastro essenziale nella vita di un sacerdote e, in senso lato, di ogni credente che si ponga alla ricerca, con cuore umile e aperto all’ascolto, della Verità Rivelata: Cristo Gesù.
Questi anni di impegno hanno plasmato e formato Don Dario secondo la dottrina della Chiesa nella sua multiforme sapienza. Tra i più edificanti, egli menziona sicuramente gli studi storici che gli hanno permesso, come a tanti altri, di scoprire, nelle pieghe della storia, l’azione salvifica e prodigiosa di Dio che mai abbandona la sua Chiesa. In tal senso, la storia è considerata Magistra vitae per tutti.
Il Magistero della Chiesa e l'Esempio di San Pio X
Don Dario Impellizzeri si sente profondamente legato al monito reso da San Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis: “L’officio divinamente commessoci di pascere il gregge del Signore ha fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa dai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni d’una scienza di falso nome.”
Questo richiamo risuona ancora attuale. Redigendo la sua tesi, Don Dario ha potuto apprezzare la poliedrica figura di San Pio X, pontefice e padre che ha saputo, per i suoi tempi, essere profeta e custode del Vangelo e del Magistero della Chiesa. Sebbene sia spesso ricordato solo come persecutore del modernismo, egli fu invece fautore di molte riforme vitali per la Chiesa e la sua storia. Non perse mai di vista, come nell’incipit alla sua enciclica più nota, l’onere di essere vigile depositario di un retaggio così straordinario.
Sul suo grande esempio, i pastori di oggi devono imparare a custodire quanto affidatogli, senza permettere alle idee del mondo, che spesso recano morte e distruzione, di intaccare o edulcorare l’insegnamento di Cristo e della sua Chiesa. È un compito, anzi un dovere, affermare ciò con convinzione, nella consapevolezza di non essere persecutori e giudici del mondo che ci circonda.

San Tommaso d'Aquino e la Chiesa "in Uscita"
A Don Dario Impellizzeri è molto caro il brocardo di San Tommaso D’Aquino: “Al buon traduttore delle verità riguardanti la fede cattolica spetta conservare la sentenza cambiando il dono di parlare secondo la proprietà della lingua nella quale traduce.”
Egli ritiene che l’espressione dell’Aquinate debba essere una linea guida per una Chiesa, sinodale o meno, che voglia affrontare un vero cambiamento ed essere realmente “in uscita”. La Chiesa, uguale e sempre nuova da due millenni, non può e non deve rinunciare alle verità di fede che crede e professa, salvo tradire Cristo stesso e il suo mandato apostolico. Il Doctor Angelicus precisa che, fatto salvo ciò, l’impegno ecclesiale deve poter mutare il linguaggio con cui sono tramandati e insegnati doni così grandi e importanti. È fondamentale saper parlare agli uomini del nostro tempo.
Un Messaggio di Fede, Preghiera e Gioia
A chi si sta interrogando o ha già aperto il cuore alla chiamata, Don Dario vorrebbe solo raccomandare e augurare di fidarsi e affidarsi a Dio e alla Sua volontà. Se Egli chiama a un dono così grande, senza alcun merito personale, e carica di tali responsabilità, renderà anche capaci di affrontarle. È essenziale che non manchi mai la preghiera assidua, unico valido sostegno e porto sicuro nelle tempeste quotidiane.
Infine, la gioia è l'indole primaria dei ministri del Vangelo, la cui accezione etimologica è proprio “buona novella”, un elemento fondamentale per la missione di ogni sacerdote.
Don Dario Morreale: Il "Prete Rock" di Sciacca a Lampedusa
Un altro esempio di zelo pastorale in Sicilia è rappresentato da Don Dario Morreale, vice parroco della Chiesa Madre di Sciacca. La sua figura è salita agli onori della cronaca nazionale per l’entusiasmo con cui ha diretto il coro di San Gerlando che ha cantato per Papa Francesco nel corso della messa a Lampedusa.
Don Dario Morreale, già stato a Lampedusa come vice parroco, conosce bene l'isola e le sue emergenze. La sua partecipazione all'evento papale è stata vissuta con grande intensità: “Avere qui il papa è un momento importante ed ho voluto dirigere con gioia ed entusiasmo il coro, ho dato tutto me stesso proprio per esternare la felicità di tutti noi.” Per l’occasione, Don Dario Morreale è stato soprannominato “prete rock”, a testimonianza della sua vivace espressione della fede.
