Il Tau, conosciuto anche come Thau o TAW (pronunciato Tav in ebraico), è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e di quello greco, corrispondente alla lettera "T" del nostro alfabeto. Questo segno ha occupato uno spazio importante nella storia della spiritualità cristiana, in particolare per la sua profonda connessione con San Francesco d'Assisi.

Le Origini Bibliche e Storiche del Tau
Il Tau nell'Antico Testamento: Segno di Salvezza
Le origini del Tau sono molto antiche. Era adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento e rappresentava il compimento dell’intera parola rivelata di Dio. Se ne parla già nel libro di Ezechiele, dove viene descritto come un segno di salvezza: «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono…» (EZ. 9,4)”. Questo passo era ben conosciuto dai fedeli e commentato dai Padri della Chiesa, essendo anche sviluppato dalla predicazione medievale.

L'adozione da parte dei primi Cristiani
Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani, in quanto ultima lettera dell'alfabeto ebraico, ricordando il compimento della Rivelazione, della Redenzione e della Parusia. Corrispondeva all'Omega in greco. Essere segnati con il Tau ricordava dunque di essere inseriti nel disegno redentivo iniziato e compiuto in Cristo. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma. Ai tempi di Gesù, la croce era simbolo di vergogna e scandalo, una condanna per i malfattori. Con la Pasqua di Cristo, quella croce, e quindi il Tau stesso, non è più un simbolo di vergogna e sconfitta, ma diventa il simbolo di un sacrificio per mezzo del quale si è salvati. Il Tau diventa perciò il simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo.
Il Tau prima di San Francesco
Il simbolismo del Tau era conosciuto e largamente diffuso molto prima di frate Francesco, grazie alla cabala giudaica e ai Padri della Chiesa. La devozione al Tau era praticata già da tempo; per esempio, il Tau è attestato già dal 1050 come simbolo dell’ordine dei Frati Ospitalieri di San Jacopo di Altopascio (Lucca), conosciuti come “Cavalieri del Tau”. Dal 1095 venne poi usato comunemente dai Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne, un ordine ospitaliero al servizio dei pellegrini e degli infermi. Il loro abito era formato da una veste e da un manto grigio scuro, con una croce di sole tre braccia di colore azzurro, cucita sopra il cuore. Il fervore popolare vedeva nel Tau un mezzo magico e miracoloso per essere preservati dalla peste e da ogni potenza diabolica. Lo si portava come anello al dito o come amuleto al collo; lo si disegnava su pergamene contro la peste; lo si dipingeva sugli stipiti delle porte. Nel 1212, tre anni prima del Concilio Lateranense, il Tau fu il simbolo scelto per la Crociata dei bambini, a prova del valore affettivo e del potere di questo segno.

San Francesco e la Sua Devozione al Tau
L'amore di San Francesco per il Tau
San Francesco d’Assisi ebbe carissimo questo segno, in particolare per la somiglianza che il Tau ha con la croce. Questo amore scaturiva da un’appassionata venerazione per la santa croce e per l’umiltà del Cristo, che era oggetto continuo delle sue meditazioni, e per la missione di Cristo che, attraverso la croce, ha dato a tutti gli uomini il segno e l'espressione più grande del suo amore. Il Tau occupò uno spazio importante nella sua vita e nei suoi gesti. Francesco lo utilizzava con frequenza a scopo di devozione: lo scriveva sui muri, sulle lettere e su se stesso. «Familiare gli era la lettera Tau, fra le altre lettere, con la quale firmava i biglietti e decorava le pareti delle celle» (Celano, Trattato dei Miracoli, cap. 3). Con tale sigillo san Francesco firmava le sue lettere, ogniqualvolta, o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche suo scritto. «Venerava questo segno e gli era molto affezionato, lo raccomandava spesso nel parlare; con esso dava inizio alle sue azioni e lo scriveva di propria mano sotto quei bigliettini che inviava per motivo di carità» (S. Bonaventura, Leggenda Maggiore, cap. 2,9).

Conferme Storiche dell'Uso del Tau da Parte di Francesco
L'affermazione del Celano concernente la scritta del Tau sui muri è confermata dall'archeologia: al tempo del restauro della cappella di S. Maddalena a Fonte Colombo in Rieti, fu rinvenuto nel vano di una finestra, dal lato del Vangelo, un Tau, dipinto in rosso, ricoperto poi con una tinta del sec. XV. Questo disegno risale allo stesso San Francesco. Che il Santo assisiate abbia segnato con il Tau le sue lettere, ne abbiamo due conferme scritte. La prima è costituita dalla Lettera a tutti i chierici; l'originale è andato perduto, ma se n'è scoperta una copia in un messale del monastero benedettino di Subiaco, che riproduce scrupolosamente, alla fine, il Tau. La seconda conferma è l'autografo originale della Benedizione per frate Leone, conservato nel Sacro Convento. Il destinatario ha avuto cura di precisare: «Fece lui di sua mano il segno del Tau con la sua base». Su se stesso, infine, Francesco tracciava il segno del Tau per consacrare le sue azioni al Signore. Un tale senso ha la visione di frate Pacifico: «Scorse con gli occhi della carne sulla fronte del beato padre una grande lettera Tau, che risplendeva di aureo fulgore» (3 Cel 3 :828).
Influenze sulla Devozione di Francesco
La devozione al Tau nel Poverello di Dio ha diverse origini. Prima di tutto dalla Bibbia, e, principalmente, dal celebre testo di Ezechiele (9,4), che Francesco non poteva non conoscere e che San Bonaventura mette espressamente in relazione con la missione di Francesco, che consisteva «nel segnare il Tau sulla fronte degli uomini che gemono e piangono, convertendosi sinceramente a Cristo». Francesco adottò il Tau come distintivo anche per la sua forma stessa, quella di una croce. Nessun simbolo era di poco conto o ridicolo agli occhi di Francesco, per ricordare il suo benamato Cristo; dal momento stesso che egli rispettava il verme della terra e proteggeva gli agnelli, così egli venerava il Tau, che gli richiamava l'amore del Crocifisso. Questo comportamento era meritevole in un'epoca in cui correnti catare o neo-manichee rifuggivano dallo stesso segno di croce, considerandolo indegno dell'opera redentrice di Dio.
Un'altra influenza potrebbe derivare dai suoi rapporti con gli Antoniani. San Francesco aveva iniziato la sua conversione con la cura ai lebbrosi e desiderava che i suoi frati «abitassero nei lazzaretti a servizio dei lebbrosi». L'ospedale di S. Antonio a Roma, tenuto dagli Antoniani, che portavano il Tau come distintivo cucito sull'abito e su un bastone, richiamava a Francesco, amante dei simboli, «l'amore di Cristo, il quale volle per noi essere riputato lebbroso».
Un influsso particolarmente significativo fu quello del IV Concilio Lateranense del 1215. Francesco ha assistito a questo Concilio, durante il quale il Papa approvò la Regola del suo Ordine. Papa Innocenzo III, l'11 novembre di quell'anno, aprì il Concilio con un discorso memorabile commentando il capitolo IX di Ezechiele. Il Papa fece proprie le parole di Dio al profeta, rivolgendosi a ciascun membro del Concilio: «Segna con un Tau la fronte degli uomini». Egli aggiunse: «Il Tau è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico ed ha la forma di una croce, tale quale si presentava la croce prima che fosse posto il cartello di Pilato. Uno porta sulla fronte il segno del Tau, se manifesta in tutta la sua condotta lo splendore della croce; si porta il Tau se si crocifigge la carne con i vizi ed i peccati; si porta il Tau se si afferma: di nient'altro mi voglio gloriare se non della croce di nostro Signore Gesù Cristo (...). Chi porterà il Tau troverà misericordia, segno di una vita penitente e rinnovata nel Cristo (...). Siate dunque campioni del Tau e della Croce!» Questo appello influenzò profondamente la spiritualità di Francesco, spingendolo a una crociata di conversione e penitenza. Si ipotizza che San Francesco con alcuni dei suoi frati fosse nascosto tra la folla ad ascoltare il Papa quel giorno. Da quel giorno Francesco cominciò a predicare, ancora più intensamente di prima, la penitenza e la conversione, contrassegnando con un Tau la fronte di coloro che lo avvicinavano. Il Tau divenne così il suo segno distintivo.
17- Papa Innocenzo III
Il Contenuto Spirituale del Tau Francescano
Analizzando il contenuto spirituale del Tau in frate Francesco, se ne ottengono quattro grandi temi essenziali per la sua fede e per la sua mistica:
- Salvezza e Appartenenza a Cristo: Nessuno può essere salvato se non è segnato con il Tau. Quando Francesco vedeva questo segno, riceveva una nuova certezza della sua salvezza. L'autore del Sacrum Commercium ha colto molto bene questo aspetto della prospettiva francescana, facendo dire a madonna Povertà: «Quando Gesù salì al cielo, a te lasciò il sigillo del regno dei cieli (il Tau) per segnare gli eletti (...) perché nessuno può entrare nel regno, se non porta impresso il tuo sigillo» (Sacrum Commercium, cap.).
- La Spiritualità della Croce: Per essere salvato, è necessario essere battezzato nel sangue di Cristo sparso sulla Croce. Tale è il mistero che ogni Croce e ogni segno del Tau richiamano per San Francesco e per i suoi compagni. Per questo essi recitavano la preghiera: «Ti adoriamo o Cristo (...) e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo». La stessa cosa facevano «dovunque capitava loro di vedere una croce o una forma di croce per terra, sulle pareti tra gli alberi, nelle siepi» (I Celano, cap. 45). La spiritualità del Tau, dunque, altro non è che la spiritualità della Croce, cioè dell'amore di Cristo, morto per noi sulla Croce.
- Rinnovamento Quotidiano e "Sequela Christi": Se la Croce ha acquistato la nostra salvezza una volta per tutte, dobbiamo rinnovare in noi, quotidianamente, questo mistero; dobbiamo «portare ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Ammonizioni, cap.). Questa è la crociata del Tau predicata da San Francesco, una crociata composta non di soldati armati per conquistare Gerusalemme, ma di uomini penitenti, venuti d'Assisi per predicare a tutti: «Fate penitenza, fate frutti degni di penitenza!» (Regola non bollata, cap. 21; Lettera ai fedeli). Qui la spiritualità del Tau raggiunge la spiritualità della "sequela Christi": Gesù aveva detto: «Chi vuole seguirmi deve portare la croce»; frate Francesco capisce: «Chi vuole seguirmi deve essere segnato con il Tau, che ha la forma di croce». Egli avrebbe voluto arrivare fino al martirio, pur di essere segnato con un Tau di sangue, e lo sarà con le stimmate.
- Gioia e Vittoria: La predicazione del tempo di Francesco parlava anche del Tau come di un "labarum", segno di vittoria. Con San Paolo, Francesco cantava la sua gioia di essere stato salvato: «Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore» (Fioretti, cap. VIII). Il Tau era inoltre, per il Santo, il segno concreto della sicura salvezza e della vittoria di Cristo sul male. Per questo benediceva con esso la fronte dei suoi frati, ricordando a sé e a loro che erano proprietà di Cristo, riscattati dal Salvatore a caro prezzo per Amore.
- Minorità e Umiltà: Il Tau, essendo l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, ricordava ai frati e a chi ne è segnato che è l'ultimo, il minore. La minorità per Francesco non è una condizione acquisita e statica ma una condizione dinamica da cercare sempre come il "posto" che Dio assegna ai suoi figli prediletti. C'è sempre qualcuno di cui essere minori e servi.
Francesco, con il Tau, benediceva e otteneva molte grazie, diventando portatore di pace e di benedizioni. Benedire significa dire bene, volere il bene per qualcuno.
Il Tau come segno di miracoli
Anche Francesco attraverso questo segno fece dei miracoli: «Nella città di Cori, nella diocesi di Ostia, un uomo aveva perduto completamente l'uso di una gamba. Il santo apparve all'uomo che non poteva dormire. Toccò la parte sofferente con un bastoncino, che recava su di sé il segno del Tau. Subito si ruppe l'ascesso e, ricuperata la salute, fino ad oggi è rimasto impressa in quella parte il segno del Tau» (Trattato dei Miracoli, cap. 59).
Il Tau nell'Iconografia e nella Tradizione Francescana
L'iconografia del Tau è abbondantissima. La rappresentazione più preziosa e commovente è quella di Greccio: nella grotta in cui Francesco ha celebrato la Natività del Signore, un artista ha dipinto un grande Tau sulla casula del sacerdote, probabilmente frate Leone. È anche interessante ricordare la Provincia dell'Ordine che ha per sigillo il Tau: la Corsica. Lo storico Francesco Gonzaga si fa portavoce di una tradizione secondo la quale San Francesco, tornando dal Marocco, fece scalo in Corsica e vi lasciò alcuni frati, da cui deriverebbe l'adozione del Tau come sigillo del convento di Calvi e di tutta la Provincia. Anche ad Assisi il ricordo del Tau non si è perduto. Lo si può ammirare nel Sacro Convento, nella “Schola Davidica”, su diversi muri attorno alla Basilica in un blasone con l'iscrizione “Immunitas” e scolpito sulla porta dell'Oratorio “Sei pellegrini”. Sul prato del colle Paradiso, davanti all'ingresso della Basilica superiore, si vede un grandissimo simbolo del Tau "scritto" su di una siepe.

Il Tau nel Nuovo Testamento (Apocalisse)
C'è un libro del Nuovo Testamento che parla del Tau senza pronunciarne il nome: il libro dell'Apocalisse, che presenta gli eletti come coloro che sono segnati sulla fronte dal sigillo dell'Agnello (7,2; 14, 1-7). Questo sigillo viene impresso da un Angelo che viene dall'Oriente. È possibile che San Francesco sia stato colpito da questi testi e abbia scoperto delle luci per la sua missione, per la sua crociata del Tau e della penitenza, sebbene ciò non possa essere provato da fonti scritte dirette. Questo testo è stato spesso applicato a San Francesco, talvolta in modo improprio, soprattutto nella cerchia dei gioachimiti.
Il Tau Oggi: Simbolo di Spiritualità e Impegno
Oggi il Tau è simbolo della spiritualità francescana e racchiude in sé valori come l’amore per la pace, la letizia e il Creato. Ricevere il Tau, portarlo sul proprio cuore, è l’impegno per un cammino, per una scuola di vita. Il cristiano segnato con il segno della croce al momento del suo battesimo, deve diventare, portando la croce attraverso le immancabili sofferenze che comporta la vita, imitatore e seguace del Cristo povero e crocifisso. Nulla di grande nasce senza passare per il sacrificio, e se vogliamo seguire Gesù, dobbiamo prepararci a portare anche noi la nostra croce. Oggi il segno del Tau, magari arricchito da una cordicella con i tre nodi - segno dei consigli evangelici di Castità, Povertà e Obbedienza - ricorda la radicalità del Battesimo e l'appartenenza costante di sé e dei propri passi a Cristo e alla sua sequela. È un segno "a fuoco" di appartenenza a Gesù e alla Chiesa cattolica. Il fatto di averlo "al collo" ricorda lo stato coniugale del cristiano con l'assonanza della parola giogo con "coniuge". Il cristiano porta lo stesso giogo di Cristo ed è, dunque, "coniuge" con Lui. Il Tau è in legno di ulivo, perché il legno è un materiale molto povero e duttile; i figli di Dio sono chiamati a vivere in modo semplice e in povertà di spirito (Mt.5,3).

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