È stato chiesto il rinvio a giudizio per Gianvito D’Aversa, 32 anni, di Ostuni, accusato di aver sottratto 344mila euro in denaro dai conti correnti di una madre ultranovantenne con decadimento cognitivo e della figlia con disabilità intellettiva. Le due donne erano ospiti della casa di riposo che lui dirigeva, struttura estranea all'inchiesta, fino alle sue dimissioni presentate in prossimità dell’interrogatorio preventivo, a cui ha fatto seguito l’applicazione di una misura cautelare.
L’istanza del pubblico ministero della Procura di Brindisi, Giovanni Marino, riguarda anche il fratello di Gianvito, Vincenzo D’Aversa, 36 anni, vicesegretario e responsabile del settore Affari generali del Comune di Noci (in provincia di Bari), e la madre, Giovanna Morelli, 64 anni, di Ostuni.
Origine e Sviluppo dell'Indagine
Il modo in cui si è giunti alla formalizzazione delle ipotesi di reato contro il principale indagato e i suoi famigliari è singolare. L’attuale inchiesta ha tratto origine da un’indagine avviata a seguito della presentazione, da parte di Gianvito D’Aversa, di due esposti nell’agosto del 2023. Negli atti, D’Aversa accusava una cugina di Teresa e Angela C. e suo marito di circonvenzione di incapace, sostenendo che avrebbero indotto le due donne a firmare un atto con lo scopo di intestare ai cugini la gestione del loro patrimonio. Tuttavia, gli inquirenti hanno accertato, anche attraverso gli interrogatori dei denunciati, che le vere vittime erano Teresa e Angela C., focalizzando l'indagine sulle condotte di D'Aversa stesso.

Le Accuse Principali
L’inchiesta, condotta dalla Procura di Brindisi con la Guardia di Finanza, si approssima alla valutazione di un giudice, il giudice per l’udienza preliminare, per stabilire la sostenibilità a processo delle accuse. Le ipotesi di reato includono:
- Circonvenzione di incapace
- Due ipotesi di appropriazione indebita (una a Gianvito D’Aversa e l’altra in concorso con la madre)
- Autoriciclaggio
- Due ipotesi di riciclaggio (una alla madre e l’altra ai fratelli D’Aversa)
- Furto (ai tre indagati)
- L’omessa rendicontazione della gestione delle finanze delle due donne al giudice civile che aveva nominato Gianvito D’Aversa amministratore di sostegno
Il Contratto di Mantenimento e la Procura Generale
Particolarmente grave appare la vicenda correlata alla stipula, in piena emergenza pandemica (dicembre 2020), del contratto di mantenimento. Con tale atto, le signore Teresa e Angela C. cedettero la nuda proprietà della loro abitazione ostunese di residenza (poi diventata un b&b) in cambio dell’assistenza morale e materiale che Gianvito D’Aversa avrebbe dovuto prestare loro. Tuttavia, una serie di testimoni escussi a sommarie informazioni dagli inquirenti avrebbero dichiarato come l’obbligazione assunta dall’indagato sia rimasta sostanzialmente inadempiuta.
Stando ai termini contrattuali, D’Aversa avrebbe dovuto fare compagnia alle due donne, far loro visita quotidianamente e accompagnarle nei luoghi da loro indicati, eventualmente garantendo anche compagnia notturna. Avrebbe dovuto rendersi reperibile per ogni loro esigenza, far vivere le stesse per tutta la loro vita nell’immobile ceduto, provvedere a vitto, alloggio, prestazioni sanitarie e acquisto di farmaci. Il tutto anche con l’ausilio di una terza persona pagata dalle C. e garantendo personale infermieristico a domicilio. Secondo la prospettazione accusatoria, nulla di tutto quanto convenuto nell’atto sarebbe avvenuto. Anzi, D’Aversa avrebbe trasferito Teresa e Angela C. nella RSA contro la loro volontà.
Nel contempo, con un ulteriore atto notarile vergato in pari data del contratto di mantenimento, D’Aversa si sarebbe fatto nominare dalle due donne loro procuratore generale per poter compiere indisturbato tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione sul patrimonio mobiliare, immobiliare e finanziario delle vittime.
Le Dichiarazioni Controverse e il Ruolo di Amministratore di Sostegno
A distanza di pochi mesi, D’Aversa avrebbe indotto Teresa e Angela C. a redigere sotto propria dettatura due dichiarazioni identiche. Da queste si evinceva che, qualora non fossero più state in grado di tutelare i propri interessi per ragioni legate all’avanzare dell’età o per l’insorgenza di patologie invalidanti, Gianvito, o in alternativa Vincenzo, D’Aversa, sarebbero stati autorizzati a decidere in quale residenza di assistenza e cura farle ricoverare, nonché a gestire il loro patrimonio.
Alla luce delle due dichiarazioni, il cui linguaggio - secondo la Gip (che ha accolto la tesi sostenuta dalla Procura della Repubblica di Brindisi) - non apparirebbe compatibile con il livello culturale e lo sviluppo psico-cognitivo delle due donne, le operazioni di disinvestimento e successivo investimento delle somme nella disponibilità di Teresa e Angela C. risulterebbero del tutto ingiustificate.
Gianvito D’Aversa, dunque, non solo avrebbe sottratto denaro e beni mobili e immobili approfittando dello stato di fragilità determinato in Teresa C. dal decadimento cognitivo dovuto a demenza senile e nella figlia Angela da una disabilità accertata sin dalla nascita, ma avrebbe anche reinvestito i profitti illeciti in operazioni bancarie e finanziarie per occultare la provenienza di tali fondi.
Misura Cautelare e Indizi di Colpevolezza
Tali condotte non sarebbero state ragionevolmente motivate nel corso dell’interrogatorio preventivo e, anzi, dimostrerebbero una pianificazione e una volontà di eludere la giustizia che esige, a parere della Gip Gilli, l’applicazione della misura restrittiva degli arresti domiciliari per il pericolo di reiterazione delle stesse condotte e di inquinamento delle prove.
Va ricordato che c’è stato già un primo pronunciamento di una terna di giudici, perlomeno sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza: il Tribunale del Riesame (presidente Vincenzo Scardia, relatrice Anna Guidone, a latere Adriano Zullo) ha rigettato la richiesta di annullare il decreto di sequestro per equivalente del patrimonio che Gianvito D’Aversa avrebbe sottratto a madre e figlia. Quei 344mila euro, parte dei quali sarebbero confluiti sui conti del principale indagato attraverso atti notarili e dichiarazioni.
La Posizione della Difesa
Allo stato attuale, non si hanno notizie sulle mosse della difesa di D’Aversa, affidata agli avvocati Mario Guagliani e Fabrizio Monopoli. I due legali, in una nota, hanno precisato la totale estraneità ai fatti del loro assistito, il quale “avrà modo di difendersi nella corretta sede naturale, atteso che attualmente la Procura della Repubblica ha ancora in corso indagini”. La difesa potrebbe chiedere la modifica o la revoca della misura alla Gip che l’ha emessa o rivolgersi direttamente al Tribunale del Riesame di Lecce.
Chiarimenti dalla Cooperativa Minerva e RSA Villa Nazareth
In merito alle notizie diffuse sulla vicenda giudiziaria che coinvolge il dott. Gianvito D’Aversa, la Cooperativa Minerva, ente gestore della RSA Villa Nazareth di Ostuni, ha ritenuto necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali per evitare fraintendimenti e inesattezze. La Cooperativa Minerva ha preso le distanze dalle condotte di D’Aversa.
Estraneità della Struttura ai Fatti
È fondamentale precisare che né la Cooperativa Minerva, né la RSA Villa Nazareth di Ostuni, né il Consiglio di Amministrazione sono in alcun modo coinvolti nei fatti oggetto di indagine. La struttura non è stata il contesto in cui sarebbero state commesse le condotte ipotizzate, né esiste alcuna correlazione tra l’attività della residenza socio-sanitaria e le accuse mosse al dott. D’Aversa, che riguardano esclusivamente i suoi rapporti personali e familiari con quelle che vengono individuate come parti offese.

Dimissioni di D'Aversa
Inoltre, il dott. D’Aversa non ricopre più alcun incarico all’interno della Cooperativa Minerva, avendo rassegnato le proprie dimissioni dal Consiglio di Amministrazione non appena venuto a conoscenza dell’indagine, ben prima che fossero adottate misure cautelari nei suoi confronti.
La Cooperativa Minerva ha espresso piena fiducia nella Magistratura e nel lavoro degli inquirenti, certa che la vicenda verrà chiarita nelle sedi opportune.
Altri Presunti Episodi e Accuse
Nell’ordinanza di custodia cautelare della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, si parlava anche di due appartamenti andati ad arricchire il patrimonio di D’Aversa. Uno di questi sarebbe stato spogliato degli arredi per farne una casa vacanze. Fra le accuse vi è anche il furto delle fedi nuziali e dei telefoni cellulari delle due donne.
Sullo sfondo di questa vicenda, ne emerge una analoga andata in prescrizione perché risalente al 2014. Vi è anche una richiesta di rinvio a giudizio per difendersi dall’accusa, ancora di un’altra indagine, di aver sottratto beni dalla casa di un anziano durante il periodo di ricovero; in quel caso, è stato contestato il peculato poiché D’Aversa ricopriva il ruolo di amministratore di sostegno.
Versamento a Testimone
Nelle carte dell’inchiesta si fa riferimento anche al versamento di 20mila euro risalente ad aprile del 2023, a favore di uno dei due testimoni presenti a dicembre del 2020 durante la stipula dell’atto notarile riguardante il contratto di mantenimento e la procura generale per conto delle due donne.
Questa complessa vicenda si avvia ora verso il processo, che sarà deputato a stabilire la verità.