Le Monache Pittrici e i Volti del Sacro nell'Arte Fiorentina

Firenze è stata nei secoli un vero e proprio centro per l’arte al femminile, con oltre 2.000 opere di artiste rintracciate e censite nei musei e nelle chiese fiorentine. Nel panorama della storia dell’arte al femminile, Plautilla Nelli occupa un posto speciale, essendo la prima pittrice fiorentina di cui si conservano le opere e la prima donna artista riconosciuta come tale da Giorgio Vasari nelle sue Vite. Questo viaggio nell'arte fiorentina si focalizza sull'attività di miniatrici e pittrici nei conventi dal XV secolo in poi, esplorando il contesto e le sfide che le donne artiste religiose hanno affrontato.

Nel Rinascimento, sebbene nessuno negasse che le donne potessero praticare l’arte, era considerata un’attività da svolgere in casa. Il problema nasceva quando si aveva la pretesa di esporre le proprie creazioni. Tuttavia, all'interno dei conventi, alcune donne trovarono un ambiente propizio per coltivare il proprio talento artistico.

Le Prime Artiste Religiose a Firenze

A Firenze, la prima suora pittrice di cui si conosce il nome è Antonia di Paolo di Dono (Firenze, 1456-1491), figlia di Paolo Uccello. Nonostante le scarse notizie e l'assenza di opere certificate, Giorgio Vasari la menziona nella biografia del padre, scrivendo che «ha lasciato una figlia che sapeva disegnare». Alla sua morte, fu registrata nel Libro dei Morti della corporazione dei Pittori, Arte dei Medici e Speziali, come pittoressa, la prima volta che la forma femminile di tale parola appare nei registri pubblici fiorentini, rappresentando un primo riconoscimento formale per un’artista del XV secolo. Entrò in una comunità di suore laiche o terziarie carmelitane intorno ai dieci/tredici anni, divenendo una suora di clausura nell’ultimo decennio della sua vita.

Un'altra figura significativa è Maria di Ormanno degli Albizzi (Firenze, 1428-1470), discendente da una nobile famiglia toscana, miniatrice e calligrafa, monaca dell’ordine di Sant’Agostino. Ha miniato il Breviarium cum Calendarium ad usum Ordinis San Agustini (1453), conservato nella Biblioteca Imperiale di Vienna. Quest'opera include una raccolta di inni e preghiere, cinquantacinque busti di santi e varie scene illustrate nei capilettera, oltre a un suo ritratto firmato e datato. La giovane suora si raffigurò in abiti monacali, con le mani giunte e la testa inclinata. Sul cartiglio che incornicia il ritratto si legge: «Ancilla Iesu Christi Maria Ormani filia scripsit MCCCCLIII».

Autoritratto di Maria di Ormanno degli Albizzi dalla miniatura del Breviarium cum Calendarium

Suor Plautilla Nelli: La Pittrice Domenicana e la Sua Bottega Femminile

Vita e Formazione

Plautilla Nelli (Firenze, 1524 - 1588), al secolo Polissena Margherita de’ Nelli, fu monaca domenicana e artista autodidatta. Nata nel 1524 da un’agiata famiglia di mercanti, a soli tredici anni, dopo la morte della madre e il secondo matrimonio del padre, il merciaio Piero di Luca Nelli, entrò nel Convento domenicano fiorentino di Santa Caterina in Cafaggio, in Piazza San Marco. Prese i voti nel dicembre del 1538, ad appena 14 anni, con il nome di suor Plautilla. Nel 1437 si unì alle consorelle del Convento di Santa Caterina, all'epoca affacciato su Via Larga (odierna Via Cavour), e a due passi dal Monastero domenicano maschile. Fu proprio in convento che iniziò la sua attività pittorica, della quale è Giorgio Vasari a darci notizie.

Le scarse informazioni certe sul suo apprendistato suggeriscono una formazione autodidatta, come riportato da Vasari, che precisa che avrebbe imparato a dipingere autonomamente, attraverso l’imitazione di altre opere. Alcune fonti raccontano che mosse i primi passi nella pittura imparando da un’altra suora del convento, Maria Cleofe di Lorenzo. Il suo contributo maggiore venne però quasi certamente dall’osservazione attenta delle opere di proprietà del convento, tra cui spiccavano quelle di maestri che avevano ricevuto all’epoca committenze dall’ordine domenicano, come Fra’ Bartolomeo e Lorenzo di Credi, ma anche Mariotto Albertinelli, Giovanni Antonio Sogliani, Beato Angelico, Perugino, Andrea del Sarto e Bronzino. Pur non potendo seguire l’evoluzione dell’arte pittorica italiana e rimanendole oscuro il passaggio dal Rinascimento al Manierismo a causa della sua vita monastica, le sue opere sono molto originali, soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione.

La Bottega Artistica Femminile e il Suo Impatto

Nel monastero fiorentino, suor Plautilla ricoprì per ben tre volte la carica di priora e fu a capo di una fiorente bottega artistica, di sole donne, specializzata nella creazione di immagini sacre. Questa bottega non era solo un luogo dove le consorelle si dedicavano a dipingere, ma anche un centro di produzione e vendita delle proprie opere alle più importanti famiglie fiorentine, contribuendo così al sostentamento dell’istituzione religiosa. Laddove, di solito, le donne - soprattutto se religiose - riuscivano a destinare le loro opere solo a una clientela molto vicina e ristretta, Plautilla Nelli ebbe l’ardire di rivolgersi all’aristocrazia della città. I nobili fiorentini risposero positivamente davanti al talento di questa pittrice, apprezzando il suo stile e commissionandole opere con la convinzione che, in quanto dipinte da una suora, esse fossero permeate di un’aura sacra di spiritualità.

Rappresentazione di suore artiste in una bottega monastica

Stile Unico e Interpretazione dei Volti

La produzione artistica di suor Plautilla Nelli si rivolse naturalmente a soggetti di natura sacra. Giorgio Vasari fu il primo a riconoscere un carattere unico delle opere di Plautilla Nelli, osservando che non aveva mai dipinto “Cristi”, ma piuttosto “Criste”, e di aver sempre popolato le scene (anche distaccandosi dalle narrazioni evangeliche) di un cospicuo numero di figure femminili. Si racconta che, per il nudo della figura del Cristo, studiasse sul corpo di una monaca defunta, motivo per cui i suoi nudi avevano caratteristiche femminili e le altre suore scherzando dicevano che in luogo di Cristi faceva Criste.

Vasari, pur stimandola e apprezzandola quale miniaturista virtuosa e artefice di molte opere «disseminate nelle dimore dei gentiluomini fiorentini», non mancava di critiche, notando nei suoi quadri la non conoscenza del corpo umano maschile e come i suoi santi apparissero molto femminei. Vasari riconosce che: «I volti e le fattezze delle donne, per averne veduto a suo piacimento, sono assai migliori che le teste degli uomini». È innegabile riconoscere, guardando i volti tracciati dalla mano della pittrice, una certa dolcezza di lineamenti ed espressioni, caratteristiche attribuibili alle donne e meno verosimili per gli uomini. Questo si spiega con il fatto che Plautilla visse e lavorò per tutta la vita circondata solo da suore; gli unici modelli che ebbe davanti agli occhi quando fu chiamata a realizzare i dipinti erano dunque donne.

Opere Principali

Purtroppo, molte delle sue tele, dipinte in gran parte per il proprio convento di Santa Caterina, oggi risultano distrutte o situate in altri luoghi. Negli ultimi anni, gli studiosi hanno allungato la lista delle attribuzioni a diciassette.

L'Ultima Cena

Tra le sue opere più importanti, si distingue L’Ultima Cena, un dipinto monumentale di grandi dimensioni (lungo ben 7 metri) e con figure a grandezza naturale, ritenuto il più grande dipinto mai creato da una donna artista nella storia dell’arte moderna. Per l’impostazione dei commensali, si ispira al Cenacolo di Leonardo da Vinci, ma la tavola è ricca di cibi, come insalata, piselli e un agnello arrosto posto di fronte a Cristo, quasi a richiamare il ruolo delle suore in cucina. Le fattezze degli Apostoli hanno molti caratteri femminei, come notato dallo stesso Vasari. L’opera, proveniente dal refettorio del monastero di Santa Caterina, è oggi custodita nel refettorio del monastero di Santa Maria Novella a Firenze ed è firmata con la dicitura «S. Plautilla».

La riscoperta di questo capolavoro di Plautilla Nelli ha portato l'associazione delle donne restauratrici AWA (Advancing Women Artists) a lanciare una campagna speciale di crowdfunding per il suo restauro. L'iniziativa, partita con la sponsorizzazione del San Giovanni da parte di Cay Fortune con la campagna "Adotta un apostolo", ha raccolto un notevole successo, con donatori da tutto il mondo che hanno contribuito a preservare quest'opera straordinaria, precedentemente invisibile al pubblico.

Dipinto L'Ultima Cena di Suor Plautilla Nelli

Pentecoste

Altro suo lavoro rilevante è sicuramente la Pentecoste nella Chiesa di San Domenico a Perugia, firmata direttamente con la dicitura «S. Plautilla faciebat».

Dipinto la Pentecoste di Suor Plautilla Nelli

Compianto su Cristo Morto

Nel Compianto su Cristo morto, tre donne inginocchiate accanto a Maria la confortano e al centro è Nicodemo, in piedi, riccamente vestito. Il corpo del Cristo è semisdraiato sopra una pietra, mentre Maddalena, inginocchiata e di profilo, gli bacia i piedi.

Dipinto Compianto su Cristo morto di Suor Plautilla Nelli

Miniature e Altre Attribuzioni

Suor Plautilla fu anche miniatrice. Recentemente le sono state attribuite due importanti miniature che si trovano in due corali conservati nel Museo di San Marco, il Ms. 565 e il Ms. 566. L’iniziale A del Ms. 565 contiene la Presentazione di Gesù al Tempio, dove all’interno della lettera sono raffigurati il tempio di Gerusalemme, san Simeone che riceve Gesù dalle mani della Vergine, san Giuseppe, sant’Anna e due monache che assistono raccolte in preghiera. Nell’iniziale del Ms. 566 è rappresentata l’Adorazione del Bambino con la Vergine Maria, Giuseppe e due monache.

Tra le opere assegnate a Plautilla e recentemente riscoperte sono anche due grandi lunette su tavola con Santa Caterina che riceve le stimmate e l’altra con San Domenico che riceve il rosario dalla Vergine, entrambe conservate oggi al Museo del Cenacolo di San Salvi a Firenze. A lei viene riferita anche l’immagine più nota di Santa Caterina de’ Ricci, con un’iconografia a mezzo busto che venne poi ricalcata per altre sante monache toscane, come Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, o la stessa Santa Caterina da Siena. Il Vasari ricorda inoltre una «grande tavola» fino a oggi non rintracciata, una Sacra Conversazione, che Plautilla fece per il convento di S. Pietro Martire.

Miniature attribuite a Suor Plautilla Nelli (Ms. 565, Ms. 566)

Riscoperta e Eredità

Per molto tempo Plautilla Nelli è stata dimenticata e se ne sono perse le tracce, al punto che parecchie sue opere sono state nascoste da errate attribuzioni. Solo nel 2017 le è stata dedicata una mostra presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, contribuendo alla sua riscoperta. Oggi il Museo di San Marco vanta la più importante collezione delle sue opere pittoriche. La sua storia e le sue vicende biografiche sono sufficienti per intuire la straordinarietà di questa donna nel panorama artistico rinascimentale. Malgrado le limitazioni imposte dalle mura del convento, riuscì a coltivare il suo talento pittorico e a farsi conoscere in tutta Firenze, affrontando temi molto complessi, come il Cenacolo, un soggetto estremamente ambizioso, considerando il livello altissimo raggiunto da Leonardo qualche anno prima.

Insieme a gran parte della sua produzione artistica, di suor Plautilla sembra essersi perduto anche il luogo di sepoltura. Morta nel 1588 nello stesso convento di Santa Caterina a Firenze, viene collocata in una tomba comune con le altre priore. Della giovane Polissena Margherita de’ Nelli, poi suor Plautilla, rimane la capacità di esercitare il proprio talento di artista insieme alla vocazione religiosa.

Altre Figure Femminili e Monacali nel Contesto Artistico

La storia di suor Plautilla Nelli si inserisce in un contesto più ampio di donne attive nell'arte, inclusi diverse religiose. Accanto a figure celebri come Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Properzia de’ Rossi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani e Marietta Tintoretto, trovano posto generazioni di religiose attive nell’arte.

Un esempio è Caterina de’ Vigri, clarissa bolognese vissuta nel XV secolo, badessa in grado di distinguersi tanto per cultura quanto per l’arte della miniatura e della copiatura.

Nonostante non fosse una pittrice, la monaca Lucrezia Buti (di cui è protagonista un dipinto di Emilio Scherer del 1870, Filippo Lippi e Lucrezia Buti) offre uno spaccato della vita monastica e delle sue intersezioni con il mondo dell'arte. La scena, ambientata nel monastero di Santa Caterina di Prato, narra del corteggiamento e del successivo rapimento di Lucrezia da parte del frate carmelitano e pittore Filippo Lippi, dal quale avrebbe avuto due figli. L’unione, fortemente osteggiata dalla curia romana, richiese l'intervento di Cosimo il Vecchio de’ Medici per ottenere una dispensa pontificia, che comunque non sfociò mai in un matrimonio formale.

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