Le Guerre di Religione in Francia e la Riforma

Questo studio, sviluppato sul sito del nostro Ateneo per l'apprendimento della storia, mira ad approfondire lo studio delle vicende francesi, ponendo in luce l'importanza femminile nel secondo Cinquecento e l'interrelazione tra i vari stati. L'operazione tripartita ha tre scopi principali: esplorare le guerre di religione in Francia e lo scenario europeo, analizzare gli sviluppi francesi (Parte III), e integrare la letteratura esistente con ricerche d'archivio.

Le guerre di religione francesi si inseriscono in un contesto europeo più ampio, caratterizzato da rituali assai distanti da quelli oggi condivisi e da un crescente spostamento di uomini al di fuori dei confini natii. Il Novecento, in particolare, ha visto il complicarsi e l'internazionalizzarsi delle vicende. L'attenzione si focalizza sulla Francia nel secondo Cinquecento, con un capitolo dedicato a Caterina de' Medici e la sua cerchia, evidenziando il ruolo di figure femminili come Elisabetta I d'Inghilterra e la loro influenza.

La Francia del Cinquecento: Un Quadro Politico e Religioso Complesso

La Francia cinquecentesca era un paese più piccolo dell'odierna nazione. La Provenza era controllata dal duca di Savoia, e il signore di Borbone si fregiava del titolo di re di Navarra. Le differenze religiose, in particolare la presenza di cantoni svizzeri e l'opposizione agli Asburgo, avvicinavano alcuni principi alla monarchia francese.

L'ascesa del movimento protestante, già evidente nel decennio 1530-1540, mortificò le aspirazioni della monarchia e della grande nobiltà, creando un crescente attrito tra i grandi clan nobiliari. La corona, per sua parte, si trovava indebolita dalla perdita di credibilità e dalla riduzione delle sue forze. Le spinte omicide delle guerre di religione francesi si erano innestate in un sistema mediatico più ampio.

L'Inizio delle Persecuzioni e la Diffusione del Protestantesimo

I roghi iniziarono nel 1529, e nel 1545 gli abitanti del Luberon furono uccisi per ordine del parlamento di Aix. Furono introdotti editti civili (più duri di quelli ecclesiastici) e la pena di morte per gli eretici. Luoghi come Agen, Nîmes, Parigi, Rouen, Tolosa e Troyes divennero centri di persecuzione. Nel 1559, quattro-cinquemila riformati pregavano appena fuori dalle porte di Parigi.

Le persecuzioni, inasprite dall'editto di Écouen, portarono il movimento protestante a coordinare la propria azione, sostenuta da figure come Antonio di Borbone (re di Navarra e parente di Enrico II) e Gaspard di Coligny. Nonostante la sua minoranza, il protestantesimo era molto concentrato in alcune zone, come la Saintonge, l'Aunis, il Poitou, la Turenna e il Berry, e Rouen, trovando appoggio nelle magistrature locali e in nobili come Larochefoucauld, che amministravano vaste province e potevano arruolare armate personali.

Ritratto di Caterina de' Medici

L'identità francese o per lo meno le singole identità locali erano minacciate dalla ripresa della conflittualità politico-religiosa, che generava odio. L'intervento della Spagna accelerò la crisi. La popolazione avvertiva con angoscia la fine dell'unità religiosa, e il malcontento dei ceti medio-bassi verso gli ugonotti era profondo, poiché erano ritenuti singolarmente avulsi dai costumi tradizionali. I consiglieri più importanti di Enrico II, come Diana di Poitiers e il conestabile Anne di Montmorency, influenzavano le decisioni del dominio regio.

La Crisi della Monarchia e i Primi Tentativi di Conciliazione

L'aumento delle tasse esasperò ulteriormente la situazione. Gli editti di Anne du Bourg furono ancora più rigidi dell'editto di Écouen, scatenando una resistenza che sfociò in spargimenti di sangue e condanne da parte dei parlamenti. La minaccia di un colpo di stato si profilava, con Luigi di Condé che arruolava fuoriusciti per imprigionare i suoi avversari, rifugiati ad Amboise, dove furono impiccati sugli spalti del castello. Pubblicamente, Anne de Montmorency e Luigi di Condé furono condannati.

L'editto di Romorantin (maggio 1560) attenuò la persecuzione contro i riformati, ma Luigi di Condé fu condannato a morte il 26 novembre a Orléans. Per garantire la pace, Caterina de' Medici convocò gli Stati Generali, non più consultati dal 1484. La riunione di dicembre 1560 rivelò subito il contrasto tra i tre ordini: il clero voleva reprimere l'eresia, mentre il terzo stato condannava i Guisa, fautori del disordine, e chiedeva che fosse regolata la questione della reggenza.

Le guerre di religione in Francia

Caterina de' Medici, pur volendo la convocazione di un concilio nazionale della Chiesa francese, non riuscì a blandire i convenuti. Un nuovo editto, emanato a Melun, ordinò di cessare le persecuzioni religiose, mentre il cancelliere Michel de l'Hôpital, considerato troppo tollerante verso i calvinisti, cercava di rafforzare il potere generale del regno. La monarchia era alleata con il protestantesimo attraverso la figura di Enrico II e con Anne de Montmorency. Caterina cercò di prendere tempo.

La "Michelade" e la Terza Guerra di Religione

In questo contesto di crescente tensione, i Guisa, Saint-André e Montmorency formarono un triumvirato, sostenendo un concilio nazionale della Chiesa cattolica per contrastare il movimento protestante. Si riunirono anche gli Stati Generali, ma a Pontoise e non più a Melun. La Francia passava da una crisi all'altra, impegnandosi in giochi di equilibrismo diplomatico. Il papa, per esempio, non voleva rompere con Roma e non voleva sovvenzionare il re francese vendendo i beni della Chiesa cattolica. Caterina de' Medici minacciò di acconsentire a quella proposta per riscattare i propri possedimenti da qualsiasi alienazione. Gli Stati Generali discutevano di pace, guerra e alleanze, rendendo la situazione ancora più complicata.

Il colloquio di Poissy (settembre-ottobre 1561) tentò di conciliare cattolici e calvinisti, ma fu un fallimento. La Spagna proponeva una lega cattolica antifrancese. All'arrivo di Ippolito d'Este, legato romano straordinario, la situazione divenne ancora più tesa. I "politici" auspicavano la convivenza delle due religioni nello stesso stato, scontrandosi contro i Guisa e Filippo II. L'editto di Saint-Germain (gennaio 1562) prometteva che i vescovi francesi potessero recarsi al concilio di Trento e garantiva una tregua, che tuttavia durò poco.

L'editto fu subito echeggiato da Aix, Digione, Grenoble e Tolosa. Antonio di Borbone, re di Navarra, si allineò ai triumviri contro l'editto di Saint-Germain, cercando un'alleanza anticalvinista con i principi tedeschi. Le devastazioni provocate dalle bande armate, promulgate dall'editto di Saint-Germain, si diffusero in Normandia e nell'Angiò. Caterina de' Medici si vide costretta a trasferirsi da Fontainebleau a Parigi.

Rappresentazione della Notte di San Bartolomeo

Antonio di Borbone, sostenuto dall'Inghilterra e da qualche principe tedesco, assediò Orléans, Tours e Valence, ma morì il 17 novembre 1562. Il duca di Guisa assediò Rouen. La guerra di religione minacciava di indebolire il regno nel suo complesso. La pace di Amboise (19 marzo 1563), che ratificò la tregua, avvantaggiò quasi esclusivamente la nobiltà protestante, limitando la libertà di culto a un baliato e solamente nei quartieri periferici.

La pace di Troyes (11 aprile 1564) non acquietò del tutto la situazione. I protestanti si erano impossessati di beni della Chiesa cattolica, ma Carlo IX si schierò con i riformati, sconfessando il cardinale di Guisa, mentre la Spagna si mostrava minacciosa. Carlo IX emanò un editto di tolleranza, ritenendo di aver guadagnato respiro sul piano internazionale. I magistrati di Montpellier furono rimossi e il parlamento d'Aix fu addirittura sostituito in blocco.

L'incontro di Bayonne (giugno - 2 luglio 1565) tra Caterina de' Medici e il duca d'Alba ottenne un assenso generico, mai confortato dai fatti. Le relazioni con la Spagna e Filippo II divennero un problema cruciale. In questo contesto ebbe luogo la "michelade" di Nîmes, un massacro di cattolici da parte degli ugonotti. La monarchia era minacciata dai riformati, irrobustiti da soccorsi spagnoli e pontifici. La situazione era dannosa e rischiava di portare il paese indebolito allo scontro con la Spagna.

Enrico d'Angiò, figlio prediletto della Medici, cercò di pacificare la Francia, confidando nella forza dei Guisa. Tuttavia, nei pochi mesi successivi sorsero nuove difficoltà, accentuate dalla pressione spagnola. La corona non aveva più denaro per pagare i mercenari e cercò di trattare. Lo scandalo si aggravò quando il cardinale, maggiore dell'imperatore, pensò più prudente recarsi a Roma, lasciando a Carlo IX soltanto la parte minore.

La Strage di San Bartolomeo e la Crisi Dinastica

La corona cercò nuovi alleati, e Caterina de' Medici pensò di accasare il figlio Enrico con Elisabetta d'Inghilterra. La morte di Luigi di Condé portò un rinvigorimento degli ugonotti. Carlo IX, desideroso di regnare autonomamente, si confrontava con i parenti fiorentini e la volontà della Spagna. Il re cercò di stringere alleanze con i ribelli dei Paesi Bassi, discutendo un accordo in cambio dell'impegno della monarchia a battersi in quei territori. Nonostante le difficoltà, l'11 aprile furono stretti gli accordi necessari per il matrimonio di Enrico di Navarra con Margherita di Valois.

Il Consiglio di Stato si oppose a ogni iniziativa antispagnola. I Guisa, sostenuti dagli spagnoli, tentarono di formare un esercito privato. L'omicidio sembrava l'unico modo per sbarazzarsi di un alleato scomodo. I festeggiamenti per le nozze videro il fallimento di un colpo: Maurevert ferì soltanto l'ammiraglio Coligny. Ma il seguito fu ben peggiore.

Gli ugonotti furono massacrati nella notte tra il 23 e il 24 agosto, la notte di San Bartolomeo. Oltre a pochi omicidi mirati, si scatenò un massacro senza precedenti. Migliaia di ugonotti furono uccisi, e i nobili trucidati al Louvre, mentre Enrico di Navarra riuscì a scappare. Il massacro fu indiscriminato, senza distinzione di sesso. Il furore continuò al Louvre fino al 29 agosto, e gli omicidi si incrudelirono contro i protestanti di altre città. Per molti contemporanei, la notte di San Bartolomeo fu un atto di premeditazione da parte della famiglia reale.

La rapidità e la brutalità degli eventi liberarono i sopravvissuti da ogni legame di fedeltà verso la corona. La leadership ugonotta era scomparsa o aveva abiurato. I protestanti proclamarono la lotta senza quartiere contro i Valois, una lotta riformata e sostenuta dalla piccola feudalità turbolenta. La quinta guerra di religione riprese. Le truppe regie cercarono invano di piegare la resistenza dei centri riformati, senza riuscire a penetrarvi.

L'elezione di Enrico d'Angiò a re di Polonia, una monarchia elettiva, lo obbligò a difendere la libertà di religione, una condizione per l'esistenza del suo regno. I "malcontenti" si unirono agli ugonotti per difendere i propri diritti e sostenere una politica antispagnola, un tempo cara ai Valois. Carlo IX morì il 30 maggio 1574, lasciando un'eredità di odio da parte degli ugonotti e il disprezzo dei malcontenti.

Enrico III e l'Ascesa della Lega Cattolica

Enrico III si incontrò il 6 settembre 1574 con la madre. Sperava di isolare Damville, che aveva riacquistato da tempo libertà di movimenti, e si trovò a dover affrontare la quinta guerra di religione, assieme a Condé. La corona non aveva denaro per pagare i suoi mercenari, e fu costretta ad accettare la pace di Étigny (7 maggio 1576), che portò la Francia a sfaldarsi in grandi e piccoli potentati, come non accadeva da secoli. Questo indebolì il re, accusato di aver ceduto senza combattere.

Incisione raffigurante un'assemblea della Lega Cattolica

Su scala più grande, altri funzionari e nobili fondarono la Lega piccarda, un'associazione cattolica che si distingueva per i tratti antiaristocratici e preparava una nuova guerra contro gli eretici. Il leader del leghismo cattolico era Enrico, duca di Guisa, mentre i malcontenti erano guidati dal fratello minore. Gli Stati Generali si riunirono a Blois, dove si decise l'espulsione dei pastori protestanti dal Saintonge, dalle Alpi e dalle Cevennes. Il paese rimaneva comunque compatto, anche se la Lega esagerava le proprie ambizioni.

Enrico III aveva iniziato a opporsi alle prepotenze dei leghisti. Il servizio statale controllato da funzionari di origine borghese, la "nobiltà di roba", era una testimonianza delle aspirazioni del patriziato urbano. La sesta guerra di religione, iniziata sotto tono nel 1576, minacciava la distruzione di ogni autorità. Enrico III era legato ad alleati assai infidi. Anche Damville si schierò dalla parte del re.

La figlia Margherita, messa al centro di intrighi, divenne un messaggero di pace o un elemento di tensione, un ruolo ben diverso da quello che aveva ricoperto nel decennio precedente. La Lega, pur non attaccando direttamente la corona, creava continue lotte tra i favoriti del re e una nuova fuga del duca di Angiò. Le relazioni con il duca di Savoia e con Filippo II, soprattutto in merito alla successione portoghese (nel 1279!), crearono gravi problemi dinastici. Enrico III non aveva un erede diretto, e i suoi tre fratelli erano morti senza prole. I successori della corona erano dunque Enrico di Navarra e il cardinale Carlo di Borbone.

La Santa Unione fu fondata per impedirgli l'accesso al trono, stringendo il 2 gennaio 1585 un patto segreto a Joinville. Filippo II finanziò le truppe dell'Unione con pensioni e pagamento di mercenari, escludendo Enrico di Navarra e Condé dalla discendenza del re cristianissimo. Tuttavia, molti cattolici gallicani non vollero schierarsi sino in fondo con i Guisa. La Francia era divisa: il nord era guisardo, il sud-ovest ugonotto, in un conflitto che coinvolgeva tutta l'Europa occidentale. Truppe tedesche arruolate dal solito Giovanni Casimiro intervennero nel 1587, ma furono sconfitte ad Auneau, nel Gâtinais, vicino a Chartres. Le strategie dei grandi di Francia si intrecciavano con le mire di conquista della Spagna.

La Fine dei Valois e l'Ascesa di Enrico IV

L'Inghilterra, minacciata dall'Invincibile Armata, subì le conseguenze di una possibile alleanza franco-spagnola. Caterina de' Medici, gravemente malata, si spense il 5 gennaio 1589, lasciando il trono a Enrico di Navarra. Il re si avvicinò ai sospetti di simpatie ugonotte, abbandonò la difesa della Francia e si mosse verso Parigi, dove si raccolsero le forze dell'Unione cattolica. Enrico III, designando Enrico di Navarra come suo successore, cercò di conquistare la Francia.

Enrico IV si rivelò ottimo stratega. Vinse a Ivry (4 agosto 1589), spezzando l'armata dell'Unione, e assediò Parigi, dove l'8 agosto scoppiò una sommossa per aprirgli le porte. Ma fu fermato dal rientro di Mayenne. Honfleur fu occupata, e si preparò il blocco di Rouen e una nuova spedizione su Parigi. Senza rivali dinastici, Enrico IV assediò Parigi, dove l'8 agosto scoppiò una sommossa per aprirgli le porte. Molti furono giustiziati, mentre altri fuggirono.

La situazione era devastante per Filippo II, che nel 1590 elargì 2.500.000 fiorini, una cifra enorme. Un altro Guisa, Filippo Emanuele, duca di Mercoeur, gli aveva aperto le porte nei Paesi Bassi. Gli spagnoli controllavano anche la Savoia. Il Béarn e la Guascogna, regioni in cui il re era vassallo, erano fondamentali per la sua strategia. Brandenburgo, Sassia, Würtemberg, Assia e Palatinato erano perplessi riguardo alle aspirazioni spagnole.

Enrico IV fece le sue avances ai cattolici. Un'assemblea di notabili, che si affermava in modo esplicito essere il popolo a fare i re, sperava di risolvere l'intrico sposando l'infanta. Enrico IV convocò gli Stati Generali per suffragare le proprie aspirazioni, poiché volevano il ritorno alle antiche libertà, ostacolando le mire asburgiche. La sua conversione fu valutata congiuntamente, esprimendo la speranza di promuovere la pace. I soldati valloni e spagnoli di stanza in città fuggirono da Notre-Dame, e le truppe di Filippo II dovettero ritirarsi.

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