La Diocesi di Siracusa è stata negli anni al centro di diverse vicende controverse, che hanno generato scandalo e dibattito pubblico, coinvolgendo sia sacerdoti locali che figure esterne legate al contesto ecclesiale. Le accuse spaziano da presunti abusi sessuali a relazioni sentimentali proibite, fino a questioni di gestione finanziaria e discusse nomine o inviti.
Indagini per presunti abusi sessuali e la posizione della Curia
La Procura di Siracusa ha aperto un'inchiesta su presunti abusi sessuali di cui si sarebbero macchiati due sacerdoti. Questa vicenda è emersa a seguito di notizie confidenziali pervenute direttamente agli uffici della Procura. Dal riserbo che circonda il caso, non trapela molto, se non che gli inquirenti stanno acquisendo elementi probatori tramite l'interrogatorio di diverse persone.
L'indagine è ancora allo stato embrionale, e parallelamente, secondo indiscrezioni, si ipotizza un'altra indagine per presunta diffamazione. Non si comprende, tuttavia, come mai la denuncia sia stata fatta solo di recente. È certo che gli inquirenti stanno ascoltando come persone informate dei fatti numerosi sacerdoti, anche della provincia, e laici legati agli ambienti della diocesi.
L'Arcivescovo di Siracusa è intervenuto sulla vicenda che vede coinvolto un prete, accusato di abusi sessuali e indagato nell'ambito di una specifica inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa. Ha spiegato che "si tratta di un presbitero incardinato in una diocesi all’estero che per motivi familiari si trova nel territorio della nostra diocesi e al quale non ho affidato alcun ufficio pastorale". L'Arcivescovo ha espresso la sua vicinanza e preghiera per quanti sono nella sofferenza a causa di questa dolorosa vicenda.
La Curia di Siracusa ha manifestato sorpresa in merito a un articolo pubblicato su un quotidiano regionale riguardo presunti abusi sessuali di sacerdoti siracusani. La Curia ha precisato che "qualunque reato va perseguito e punito e all’Autorità giudiziaria va il nostro sostegno nel portare avanti un’indagine che possa accertare un reato". Tuttavia, la Curia ritiene che scrivere di un'indagine "in stato embrionale", senza riferimenti certi e solo per accendere la curiosità, non fornisca un'informazione corretta. Ha richiamato le parole di Papa Francesco sui "peccati del giornalismo": "la disinformazione, quando un giornalismo non informa o informa male; la calunnia (a volte si usa questo); la diffamazione, che è diversa dalla calunnia ma distrugge; e la coprofilia, cioè l’amore per lo scandalo, per le sporcizie, lo scandalo vende".

Controversie legate a relazioni sentimentali di parroci
Un clima tutt'altro che sereno ha aleggiato nel palazzo della Diocesi a causa di pettegolezzi che circolano anche in alcuni Comuni della provincia. Nei giorni scorsi è stato ascoltato anche un parroco che ricopre un incarico di spessore e che da anni intratterrebbe una relazione sentimentale con una donna. In particolare, in un comune, suscita scandalo la presunta relazione sentimentale del parroco della Chiesa Madre che non nasconderebbe le sue frequentazioni con due donne.
Il caso Bernard Francis Law e l'invito della Diocesi
Numerose polemiche sono sorte per l’invito rivolto dalla diocesi di Siracusa all’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, per i festeggiamenti in onore di Santa Lucia, patrona della città. Il prelato è accusato di aver coperto diversi preti pedofili durante il suo incarico nell’arcidiocesi statunitense, permettendo loro di continuare ad esercitare i loro incarichi. Scoppiato lo scandalo, 89 sacerdoti furono accusati e 55 lasciarono l’incarico. Law si dimise nel dicembre del 2002, dopo la denuncia di Snap (Survivors network of those abused by priests), ammettendo le sue responsabilità. Giovanni Paolo II prima respinse le dimissioni del religioso, poi le accettò.
Il vescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, ha difeso la scelta, parlando di un semplice scambio di cortesie. Ha ricordato che tempo fa il prelato si era recato coi fedeli siracusani in pellegrinaggio a Roma ed era stato “accolto in maniera fraterna” nella Basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta da Law. Per questo, ha commentato: “mi è sembrato opportuno ricambiare la sua accoglienza in occasione dei festeggiamenti di santa Lucia”.
Tuttavia, altri parroci, come don Fortunato Di Noto, si sono mostrati critici. Anche Carmela Pace, coordinatrice Unicef per Siracusa, pur non rilasciando comunicati ufficiali, ha dichiarato: “ognuno di noi è responsabile delle proprie azioni, finché non ci sono dei giudizi definitivi non possiamo pronunciarci”. Fabio Granata, vice coordinatore di Futuro e Libertà, ha criticato la scelta, affermando che “la pedofilia e i silenzi da parte della Chiesa sul tema hanno indignato l’opinione pubblica mondiale”. Ha aggiunto: “Per questo, pur nel rispetto delle valutazioni dell’arcivescovo di Siracusa, ritengo un errore l’invio al cardinale Law”. L'invito è stato definito da alcuni come "un’ombra nei festeggiamenti di Santa Lucia, simbolo di luce”.

Il drammatico caso di abusi a Francofonte
Nel marzo 2021, un giovane di Francofonte ha denunciato all'arcivescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, di essere stato abusato da un sacerdote del suo paese per nove anni. Nel corso di un'udienza, a cui ha partecipato anche il vicario generale della diocesi, il ragazzo, oggi 21enne, ha raccontato la sua storia e le violenze subite, iniziate quando aveva solo 9 anni.
La Chiesa ha avviato un'investigatio praevia, un'indagine preliminare che sarebbe ancora in corso, e ha informato il Dicastero della Dottrina della Fede. Dallo sfogo della vittima è passato più di un anno, ma il prete accusato, secondo quanto riportato dal sindaco di Francofonte, continuerebbe a celebrare messa. La Curia ha precisato che "il sacerdote dipende dall’Eparchia di Piana degli Albanesi. Quando l’arcivescovo di Siracusa ha ricevuto la denuncia ha immediatamente avviato, agendo per delega, un procedimento penale canonico nei suoi confronti. Il prete, adesso in pensione, è residente nella Diocesi di Siracusa senza alcun incarico. Lo scorso 31 ottobre il vescovo di Piana degli Albanesi ha già adottato nei confronti del sacerdote un provvedimento di interdizione dall’esercizio pubblico del ministero".
Il racconto della vittima e le indagini
La vittima ha raccontato di aver conosciuto il sacerdote, un cappellano militare originario del siracusano, nel 2010, dopo essersi trasferito a Francofonte all'età di 9 anni. Dopo aver conquistato la sua fiducia, il sacerdote lo invitava a casa sua, approfittando della sua situazione familiare vulnerabile. Il ragazzo ha rivelato che il prete "mi invitò a casa sua. Io rimasi colpito dal lusso della sua casa. Dopo avermi conquistato del tutto dicendomi che lui mi avrebbe aiutato in ogni cosa, anche economicamente date le difficoltà della mia famiglia, approfittò di me per la prima volta nella piscina della sua villa". In quei momenti, il giovane si sentiva protetto da questa figura paterna, come il prete stesso si definiva, ed era impressionato dal benessere che lo circondava. La frequentazione divenne intensa, con il sacerdote che lo invitava spesso a restare a casa sua, coprendolo di regali e facendogli trascorrere le notti nella sua compagnia, dormendo nello stesso letto.
A 14 anni, il sacerdote lo avrebbe introdotto all’uso di alcune app di incontri tra omosessuali "allo scopo di usarmi come esca per incontrare altri omosessuali". Il ragazzo è finito in cura da uno psichiatra del San Raffaele e ha iniziato una terapia con psicofarmaci. Rientrato a Francofonte, sarebbe tornato sotto l’influenza del prete, che lo avrebbe coinvolto in video-chiamate hard con altri sacerdoti.
Dopo aver trovato il coraggio, a 21 anni, di denunciare gli abusi alla Polizia di Siracusa, gli inquirenti hanno ascoltato la vittima per ore, raccogliendo riscontri sul suo racconto. I magistrati mantengono il riserbo sulla vicenda, mentre la vittima è stata sentita più volte in procura per ripercorrere tutti gli episodi subiti in nove anni. Gli inquirenti stanno valutando se chiedere al GIP una misura cautelare per il religioso, anziano e in pensione. Il vescovo Francesco Lomanto avrebbe già avviato un'indagine interna e trasmesso il fascicolo al Vaticano.
Reazioni e dichiarazioni ufficiali
Il presidente della CEI, il cardinale Zuppi, ha annunciato un "report sugli abusi" entro novembre, evidenziando l'attenzione della Chiesa italiana sul tema. Il sindaco di Francofonte, Daniele Lentini, ha espresso il suo sgomento: “La nostra comunità è sgomenta. Invito la procura a fare chiarezza, confidando nella giustizia e il vescovo a prendere una posizione chiara sulla vicenda. In paese si vociferava di una denuncia, Francofonte è piccolo ma non si conosceva la gravità della vicenda. Se le accuse verranno confermate è un fatto inaudito, una ferita gravissima per la nostra comunità”.
Abusi sessuali nella Chiesa portoghese: le testimonianze delle vittime
Il caso di Paolo Pandolfo: la dimissione dallo stato clericale
Dopo 33 anni di sacerdozio, Paolo Pandolfo è stato dimesso dallo stato clericale per decisione del dicastero per il clero della Santa Sede, su sollecitazione del vescovo della diocesi di Siracusa. Questa decisione è giunta dopo che il processo canonico per l’ex parroco della chiesa di Sant’Andrea ad Augusta si era concluso con un nulla di fatto. La giustizia ordinaria, invece, lo aveva condannato a due mesi - con pena sospesa - per riciclaggio e appropriazione indebita.
Pandolfo, 57enne originario di Sortino, ha dovuto svestire l’abito talare, lamentando una disparità di trattamento: "Non giustifico nessuno dei miei errori, ma credo che sia comunque sempre sbagliato usare due pesi e due misure”. Nel corso degli anni, Pandolfo, prima nelle parrocchie di Santa Tecla a Carlentini, poi a Francofonte e infine ad Augusta, aveva accumulato debiti per decine di migliaia di euro. Ha pagato il conto con la giustizia terrena tramite un patteggiamento e la restituzione dei debiti, ma ciò non è bastato alla Chiesa, portando alla "suprema e inappellabile decisione" della Santa Sede.
L'ex sacerdote ha rivelato di essersi indebitato "fino al collo" per acquistare suppellettili per la chiesa e per realizzare lavori in locali destinati ad attività pastorali, come oggetti sacri in oro e argento e campetti da calcio per l’oratorio. Ha scoperto di essere affetto da una sindrome di shopping compulsivo, una patologia di cui ha preso consapevolezza durante un percorso di psicoterapia. Dopo otto mesi trascorsi in una comunità per sacerdoti in attesa di giudizio, ha scelto di proseguire l'iter a casa dei genitori, decisione non vista di buon occhio dalla diocesi. "In comunità con me - ha raccontato Pandolfo - c’erano solo un giovane sacerdote temporaneamente sospeso e un anziano prete a processo per pedofilia”.
Il confronto con altri casi e il ricorso al Papa
Pandolfo ha lamentato la differenza di trattamento rispetto a sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia: “Perfino nei confronti di sacerdoti che sono in carcere condannati per violenze e abusi sessuali in danni dei minori - lamenta Pandolfo - non sono stati presi provvedimenti rigorosi e definitivi tanto quanto il mio, che ho fatto errori per il vile denaro, anzi continuano il loro ministero senza condanne ecclesiali e senza restrizioni”.
Le restrizioni imposte a Pandolfo durante i tre anni di sospensione furono severe, quasi "arresti domiciliari ecclesiali", con divieto assoluto di dire messa in pubblico, confessare e predicare, e di uscire dal comune di residenza senza permesso del vescovo. In quegli anni ha ripagato parte dei debiti con una fideiussione sull'abitazione dei genitori, arrivando a vendere oggetti sacri di valore per saldare gli ultimi 7000 euro e salvare la casa dei suoi anziani genitori. Agli atti sarebbero presenti anche accessi a siti di azzardo dai suoi dispositivi.
Nonostante la decisione sia "suprema e inappellabile", Pandolfo non si è arreso, rifiutando di controfirmare la sentenza. Ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere l’annullamento della riduzione allo stato laicale e ha scritto una lettera - corredata da documenti e relazioni che attestano la sua patologia - alla Segreteria di Stato, supplicando Papa Francesco di rivedere la decisione. Ha dichiarato di essere "pronto anche ad andare a incatenarmi a piazza San Pietro a Roma, in Vaticano", firmandosi nella lettera al Santo Padre con la dicitura "sacerdote in eterno". Con una vocazione nata nel movimento del rinnovamento dello Spirito, Pandolfo, nella sua nuova vita da laico, frequenta la messa "in una chiesa in cui non mi conosce nessuno" e sta considerando l'alternativa di diventare un pastore protestante.
