La storia della Diocesi di Fiesole è caratterizzata da una lunga serie di sfide e trasferimenti che ne hanno plasmato l'identità e la struttura. La curia fiesolana ha subito gravi eventi ad opera delle popolazioni barbariche e dei fiorentini, che privarono per secoli l'episcopato di una sede stabile e causarono la dispersione e la distruzione del materiale documentario più antico.
La Turbolenta Storia della Sede Vescovile di Fiesole
La formazione e il tramandarsi di un archivio furono impediti fino al 1228, anno in cui i vescovi fiesolani, per ordine di papa Gregorio IX, si trasferirono a Firenze nel palazzo fatto appositamente costruire in via del Proconsolo, presso la chiesa di S. Maria in Campo. Apparentemente, si trattò di un duro colpo all’orgoglio fiorentino: la chiesa cittadina di Santa Maria in Campo diventava la nuova sede del vescovo di Fiesole e passava alla diocesi fiesolana. Questo 'isolotto' fiesolano a Firenze può essere paragonato all'odierno Vaticano.
Nel 1125 i Fiorentini avevano già stroncato l’autonomia politica della rocca fiesolana, ma la conquista restava incompiuta. Gli avanzi delle mura etrusche garantivano ancora al vescovo di Fiesole una certa indipendenza, modesta ma fastidiosa. I vescovi del Medioevo erano, infatti, al centro di una fitta trama di poteri sul territorio e, fino al pieno affermarsi dei comuni nel tardo XII secolo, erano i massimi rappresentanti diplomatici della città.
La diocesi fiesolana non poteva essere assorbita sic et simpliciter in quella fiorentina, poiché la rete diocesana italica era ciò che restava della venerata geografia amministrativa antica ed era, perciò, pressoché immodificabile. Tuttavia, la questione del cambiamento della sede vescovile era diversa; esempi in Toscana non mancavano, come il vescovo di Roselle, passato nel 1138 nella più fortunata Grosseto, o quello di Arezzo, costretto nel 1130 ad abbandonare la sede extramuraria del Pionta per trasferirsi nel cuore della città. La stessa cattedrale di Fiesole aveva conosciuto, nel 1028, una simile traslazione: dall’indifendibile sito dell’attuale Badia Fiesolana, al ben più munito centro cittadino.
Nei primi anni Settanta del secolo XII il presule fiesolano, Rodolfo, sentendosi prigioniero sul colle, mise in atto un audace piano di evasione. Con l’avallo del pontefice Alessandro III, Rodolfo aveva preparato il trasferimento della cattedrale nel borgo fortificato di Figline. Dal punto di vista geopolitico Figline rappresentava una collocazione ideale: al centro della porzione più vasta (e ricca) della diocesi fiesolana e al confine con il territorio aretino, retrovia prezioso in un eventuale conflitto con Firenze. L’ordine fu ristabilito, ma il tentativo di Rodolfo costituiva un pericoloso precedente.
Nel 1203 i Fiorentini tentarono di imporre al presule il trasferimento nel monastero urbano di San Pier Maggiore. La veemente reazione del papa, Innocenzo III, convinse Firenze a fare un passo indietro. Intanto, però, il pontefice aveva incaricato una commissione ecclesiastica di ricercare per il vescovo una sistemazione più consona. Fu scatenata un’offensiva ideologica con lo scopo di legare la cattedra fiesolana al colle sopra Firenze. Ne conserviamo traccia nella Chronica de origine civitatis Florentiae, opera datata ai primi decenni del Duecento dall’editore Riccardo Chellini. Il testo oscillava tra le lodi sperticate per il sito di Fiesole e la condanna morale per i suoi abitatori, anticamente sostenitori di Catilina. La finalità era evidente: convincere il vescovo a restare sulla sua acropoli, contento di un ruolo politico modesto. L’autore del testo, rimasto anonimo, è attribuito da Chellini al vescovo di Firenze, Giovanni da Velletri.
Più efficace, nell’ottica di soffocare ogni velleità di indipendenza, si rivelò l’accerchiamento economico. Il vescovo Ranieri si vide costretto a cedere parti del patrimonio della sua Chiesa ai creditori fiorentini. Nonostante l’interessamento del papa Onorio III - che sospese Ranieri dall’amministrazione dei beni diocesani e intimò ai Fiorentini di restituire parti del patrimonio - l’assedio non si allentò. Il successore di Ranieri, Ildebrando, non poté neppure entrare in possesso della propria cattedrale e fu ospitato dai monaci di Vallombrosa. In queste condizioni l’abbandono della sede aveva il sapore dell’esilio e non della fuga verso la libertà. La strada delle scomuniche a oltranza non era più percorribile per Onorio III, impegnato nell'organizzazione di una crociata. Tuttavia, finché fu vivo, Onorio non cedette alla prepotenza fiorentina. Fu il suo successore, lo scaltro Gregorio IX, già campione della diplomazia pontificia, che ‘obbligò’ la città del Fiore ad ospitare il vescovo fiesolano.

L'Archivio Vescovile di Fiesole: Origini, Traslazioni e Riordinamenti
L'archivio vescovile di Fiesole copre un periodo documentario con estremi cronologici che vanno dal 1028 al 1989, con una consistenza di 9746 unità, comprendenti 168 pergamene e 9.578 pezzi.
Il Concilio di Trento (1545-1563), che prescrisse la formazione degli archivi ecclesiastici, trovò l'archivio vescovile di Fiesole già esistente da diversi secoli. Tuttavia, l'epoca precisa della sua origine è sconosciuta a causa della tormentata storia della curia e dei gravi eventi subiti che causarono la dispersione e la distruzione del materiale documentario più antico. È dall'anno 1228, con il trasferimento dei vescovi fiesolani a Firenze, che prende inizio l'attuale archivio vescovile, con ben pochi documenti anteriori a tale data.
Nell'anno 1673 mons. Filippo Soldani ordinò che l'archivio, allora situato nell'atrio del palazzo fiorentino, venisse trasferito in un nuovo locale "iuxta curiam", appositamente adattato. Il cancelliere Francesco Chiavistelli ne curò il trasferimento e il riordinamento, suddividendo la documentazione "secondo le materie", come egli stesso riferì in una sua memoria.
Alla fine del sec. XIX, nel 1874, i vescovi tornarono a stabilirsi definitivamente a Fiesole con il consenso della Santa Sede. Poco dopo, nel 1903, anche l'archivio, terminato il parziale riordino del materiale storico-documentario iniziato nel 1894, vi fu trasferito, al piano terreno dell'episcopato. Un completo riordinamento dell'archivio, tuttavia, non ebbe inizio prima degli anni cinquanta, quando il vescovo Antonio Bagnoli nel 1954 lo affidò a don Giuseppe Raspini. Il lavoro ebbe termine nel 1959 e l'inventario fu pubblicato nel 1962.
Contenuto dell'Archivio Vescovile e Documentazione Parrocchiale
L'archivio vescovile di Fiesole è una fonte ricca e variegata di informazioni storiche e amministrative. Esso conserva:
- Fondo diplomatico, consistente in 168 pergamene dal 1028 al 1982.
- Visite pastorali (1290-1986).
- Inventari (1439-1986).
- Documentazione relativa ai vescovi (1228-1986) e alle reliquie (1730-1839).
- Materiale sull'istituzione del Seminario a Figline e a Fiesole (1575-1988).
- Documenti riguardanti il patrimonio (1282-1975) e le cause civili e criminali (1253-1905).
- Registri di benefici (1309-1986), decimari, censi, livelli e legati pii (1301-1961).
- Registri di SS. Messe (1625-1890) e matrimoni (1561-1988).
- Documentazione su oratori, chiese e cappelle (1343-1885).
- Carte relative al clero, agli ordini religiosi e alle compagnie (1269-1988).
- Altro materiale miscellaneo.
All'interno di questo vasto materiale, si trovano anche i libri parrocchiali, essenziali per la ricerca storica locale e genealogica. Si noti, tuttavia, che gli archivi delle compagnie della diocesi fiesolana, soppresse dal granduca nel 1785, si trovano presso l'Archivio di Stato di Firenze, così come gli archivi dei monasteri e conventi soppressi nel 1808-1810 e nel 1866.

Consultazione e Risorse dell'Archivio
Per la consultazione dell'archivio vescovile di Fiesole è disponibile un inventario a stampa del 1962, che funge da principale strumento di ricerca interno al fondo.
La documentazione è stata prodotta e continua ad essere conservata dalla Curia vescovile di Fiesole.
Bibliografia di Riferimento
- Associazione Archivistica Ecclesiastica, Guida degli Archivi diocesani d' Italia, vol. I, a cura di Vincenzo Monachino, Emanuele Boaga, Luciano Osbat, Salvatore Palese, Roma 1990, 149-155.
- Raspini, Giuseppe, "L'archivio vescovile di Fiesole". Quaderni della Rassegna degli archivi di Stato, 20, Roma 1962.
La prima redazione e revisione di queste informazioni è stata curata da Cibei Gabriella il 15/10/2005.
Modalità di Consultazione
L'archivio è consultabile nelle seguenti giornate e orari: lunedì, martedì e mercoledì dalle 9:00 alle 12:00.
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