Nel vasto corpus delle sue opere, Sant'Agostino ha offerto profonde riflessioni sulla natura e il ruolo delle Sacre Scritture, delineando implicitamente ma chiaramente la relazione tra il Vangelo e la Bibbia nel contesto della fede cristiana. La sua visione, sviluppata attraverso una vita di ricerca incessante della verità, pone la Chiesa cattolica come autorità fondamentale nell'interpretazione e nella validazione della Scrittura.
La Ricerca della Verità e le Sacre Scritture in Sant'Agostino
Sant'Agostino si presenta a noi come un uomo costantemente alla ricerca, mai soddisfatto della vita e sempre animato dal desiderio di verità. Egli indagava incessantemente su cosa sia veramente l'uomo, da dove venga e dove vada, e come si possa trovare la vera felicità. Questa appassionata ricerca della verità lo rende una figura vicina e toccante ancora oggi.
Inizialmente, Agostino si sentì deluso dalla lettura delle Scritture, trovandole insoddisfacenti e considerandole, a paragone del sapere scientifico, "uno sciocco libro di storielle". Nonostante ciò, non voleva vivere senza Dio e cercava una religione che potesse rispondere al suo desiderio di verità. Questa ricerca lo condusse all'eresia dei manichei, che propugnavano una religione razionale. Tuttavia, la sua ricerca lo condusse infine alla verità delle Sacre Scritture, poiché la questione della verità dell'uomo era per lui strettamente legata alla questione di Dio. Egli era convinto che Dio esiste e si prende cura dell'uomo.
Lo studio della filosofia di Platone gli permise di comprendere che all'inizio di tutto c'è la parola, il logos, il senso creatore da cui emerge il mondo intero. Tuttavia, la filosofia non poteva indicargli come raggiungere questo Logos, che gli sembrava lontano e inavvicinabile. Solo la fede della Chiesa gli rivelò la verità fondamentale: il Verbo, il Logos, si è fatto uomo.
La Conversione e la Rilettura delle Scritture
Questa presa di coscienza gli permise di leggere più a fondo le Sacre Scritture. L'episodio descritto nelle sue "Confessioni" narra che, tormentato dalle sue meditazioni, si ritirò in un giardino dove udì la voce di un bambino ripetere cantando: "Tolle lege, tolle lege!" ("Prendi e leggi, prendi e leggi!").
Nell'incontro con le Sacre Scritture, in particolare con le lettere di San Paolo, Agostino si rese conto che Dio, apparentemente così distante, in realtà non è affatto lontano, perché si è avvicinato agli uomini diventando uno di loro e ha mostrato il suo amore. In questo senso, la fede in Cristo testimoniata nelle Sacre Scritture portò a compimento la sua lunga ricerca della verità. Grazie all'interpretazione tipologica dell'Antico Testamento, conosciuta a Milano con il vescovo Ambrogio, Agostino comprese come l'Antico Testamento fosse una via per giungere a Gesù Cristo, divenendo così uno dei più importanti esegeti biblici nella storia della Chiesa.
Bibbia e Vangelo: Un'Unità Rivelata dalla Chiesa
La Bibbia è il libro sacro per la religione Cristiana, composto da più libri riuniti. È possibile suddividerla in due "macro-aree": l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento, separati dalla nascita di Gesù di Nazaret, detto Cristo, che rappresenta il punto di svolta nella religione Cristiana. L'Antico Testamento, libro sacro anche per la religione Ebraica, narra la creazione e la storia del popolo ebraico fino al suo arrivo in Israele.
Il Vangelo, letteralmente "buona novella", è un termine che all'epoca di Gesù aveva connotazioni politiche, riferendosi ai decreti dell'imperatore. Tuttavia, il messaggio di Gesù Cristo è il Vangelo non perché sia immediatamente piacevole o comodo, ma perché proviene da Colui che è la Parola di Dio stessa e che nel suo Vangelo racchiude la chiave della verità e della vera gioia. I quattro Vangeli, parte integrante del Nuovo Testamento, narrano le vicende della vita di Gesù di Nazaret.

Il Ruolo Insostituibile della Chiesa
Sant'Agostino affrontò la questione dell'esclusiva ispirazione divina della Bibbia con una risposta chiara: "Non crederei al Vangelo se non vi fossi condotto dall'autorità della Chiesa cattolica" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 119). Questa affermazione sottolinea che la Bibbia da sola non può dimostrare la sua peculiare origine divina. Anche altre religioni, come l'Islam con il Corano, considerano i propri testi ispirati.
La Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo (Lumen Gentium, n. 18a), insegna che la Bibbia - e solo la Bibbia - è divinamente rivelata. In realtà, la Chiesa cattolica è precedente alla composizione della Bibbia; il primo libro scritturale, la Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, risale al 50 d.C. circa. Fu la Chiesa cattolica a decidere quali libri dovessero far parte della Bibbia, scartandone molti, come gli apocrifi.
La Parola di Dio: Luce nella Notte di Questo Secolo
Sant'Agostino, nei suoi "Trattati su Giovanni", descrive la nostra condizione attuale come una "notte" in confronto alla luce a cui siamo destinati. Se un tempo eravamo tenebra, ora siamo luce nel Signore, e dobbiamo comportarci come figli della luce. Tuttavia, questa luce è ancora parziale.
Egli paragona le Scritture a "lucerne" accese per noi nella notte di questo secolo, affinché non restassimo nelle tenebre. Quando verrà nostro Signore Gesù Cristo e "metterà in luce i segreti delle tenebre, e manifesterà le intenzioni dei cuori", allora non saranno più necessarie le lucerne. Non ci verrà più letto il profeta, non si aprirà più il libro dell'Apostolo; non andremo più a cercare la testimonianza di Giovanni, non avremo più bisogno del Vangelo stesso.
Tutte queste Scritture saranno eliminate, poiché non avremo più bisogno della loro luce. Esse sono "mezzi sussidiari" che ci guidano verso la sorgente della verità, il Verbo stesso. Allora vedremo palesemente quella luce di cui solo un raggio ha raggiunto i nostri cuori ancora avvolti dalle tenebre. Come dice San Giovanni: "Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1 Gv 3, 2).
La Rilettura Agostiniana: Dal "Quasi" alla Pienezza
4. San't Agostino: il suo pensiero filosofico tra ragione e fede
Le "Revisioni" (Retractationes) di Agostino rivelano la sua profonda attenzione critica ai propri testi e la sua "ri-lettura" non solo come esercizio letterario ma come scelta teologica. Questo metodo si concentra sulla precisazione dell'espressione e dell'interpretazione.
Un esempio significativo riguarda un passaggio del "Contra Adimantum", dove Agostino riflette sul concetto di "quasi" per indicare la differenza tra l'Antico e il Nuovo Testamento. L'Antico Testamento contiene "un preannuncio ed una anticipazione così piena del Nuovo che nell'insegnamento del Vangelo e degli Apostoli quasi non si trovano precetti e promesse [...] che non compaiano anche in quegli antichi scritti". Quel "quasi" segna la differenza e nomina ciò che, nel cristianesimo, fa parlare la Bibbia giudaica, lasciando intravedere un "resto" e tracciando le vie dell'appropriazione e del recupero.
Per Agostino, il cristianesimo è un atto di "ri-lettura": ri-lettura dell'Antico Testamento come la grazia è ri-lettura dell'elezione, ri-lettura di sé dopo la conversione e ri-lettura della storia attraverso la scelta della grazia. Tutto è ripresa e ripetizione, un movimento verso un nuovo contesto la cui intelligibilità dipende dalla capacità di continuare e compiere ciò che lo ha preceduto. La ri-lettura è un cammino verso la pienezza e l'origine.
Il Predicatore della Parola: Voce al Servizio del Verbo
Sant'Agostino associò alla missione del predicatore della Parola di Dio un'immagine eloquente, partendo dalla constatazione che nel Nuovo Testamento Cristo è chiamato la "Parola" mentre Giovanni Battista è chiamato la "voce". Agostino riconobbe il compito del predicatore in questo rapporto tra parola e voce, sia per la sua grandezza sia per i suoi limiti.
Il bel compito del predicatore consiste nell'essere una voce percepibile e viva al servizio della Parola di Dio. Tuttavia, il suono sensoriale, cioè la voce che porta la parola da una persona all'altra, è destinato a scomparire, mentre la parola rimane. Riconoscendo in Giovanni Battista il modello del predicatore, Agostino suggerisce ai predicatori di oggi di concepire se stessi come "puri precursori che restano indietro rispetto alla Parola che annunciano". Come Giovanni Battista non si riferiva mai a sé stesso, ma indicava sempre Cristo, così anche i predicatori sono chiamati a rendersi disponibili come voce al servizio della Parola di Dio, affinché alla Parola di Dio sia dato lo spazio che le è dovuto.
Solo quando i predicatori prendono Giovanni, la voce, come punto di riferimento per la loro missione e si mettono al servizio della Parola di Dio in maniera credibile, la Parola di Dio torna ad occupare il centro della vita ecclesiale, un posto paragonabile a quello descritto da Heinrich Heine riguardo agli Ebrei: "Gli Ebrei, che conoscono bene ciò che è prezioso, sapevano esattamente quello che facevano quando, nell’incendio del secondo tempio, abbandonarono i vasi d’oro e d’argento per i sacrifici, i candelabri e le lampade, persino il pettorale del sommo sacerdote con le grandi pietre preziose, e salvarono solo la Bibbia." Nella vita e nella missione della Chiesa, la Parola di Dio non può e non deve rivestire un ruolo inferiore.