La Diamantina, situata nella campagna di Vigarano Pieve, a ovest di Ferrara, è una tenuta storica che vanta una ricca storia legata alla nobile famiglia d'Este e al progresso agricolo della regione. Insieme alla città di Ferrara e al Parco interregionale del Delta del Po, queste ville monumentali sono state inserite dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità.
Le Origini e la Residenza Estense
Dal 1506 in poi, la Diamantina divenne la residenza di campagna dei Duchi Estensi, un luogo prescelto per la gestione degli affari della nobile famiglia. Secondo le cronache del tempo, Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este, impegnò il proprio patrimonio per completare la bonifica di una vasta area valliva allo scopo di rendere produttivi i terreni e migliorare le condizioni di vita dei contadini. Moglie di Alfonso I d’Este, sposato in terze nozze, Lucrezia trascorse molti anni alla Diamantina e instaurò un buon rapporto sia con la nuova famiglia, sia con la popolazione ferrarese.
In seguito alla morte senza eredi di Alfonso II d’Este nel 1597, Ferrara tornò sotto la sovranità dello Stato Pontificio, mentre la tenuta rimase di proprietà degli Este che nel frattempo si erano trasferiti a Modena. La tenuta, in origine paludoso, è stato oggetto sin dal ‘500 di una continua opera di bonifica, iniziata con gli Estensi e terminata definitivamente solo nel 1930. Ogni famiglia proprietaria della Delizia vi ha sempre svolto attività agricole; per questo motivo, preannuncia la guida, sia all’interno sia all’esterno degli edifici non sono presenti affreschi, né stucchi o decorazioni di pregio.
Riccardo Bacchelli, nel romanzo Il mulino sul Po, commenta così la Diamantina: «nome simile a uno di quelli che brillano nelle ottave del Boiardo e dell’Ariosto, quasi caduto da una di quelle a ingemmare una boscaglia spopolata e grame terre perniciose» a sottolineare la natura originaria del luogo, un tempo boscoso e poco fertile. Al centro dell’insediamento esisteva già nel Quattrocento una torre cui si affiancò nel secolo successivo un palazzo documentato a partire dalla metà del Cinquecento.

Il Palazzo dei Diamanti: Un Capolavoro Architettonico
Il Palazzo dei Diamanti, situato all'incrocio delle due arterie principali dell'Addizione Erculea, prende il nome dal caratteristico bugnato composto da 8.550 bugne marmoree a punta di diamante sulle due facciate. Fu costruito per conto di Sigismondo d’Este, fratello del Duca Ercole I, a partire dal 1493, diventando una delle dimore cittadine degli Este. È una delle principali opere dell’architetto Biagio Rossetti (Ferrara 1447 c.-1516), autore, per Ercole I, dell'ampliamento della città secondo criteri geometrici e razionali, chiamata “Addizione Erculea”. L'operazione urbanistica cominciò intorno al 1492 e il palazzo dei Diamanti ne rappresenta uno dei fulcri.
Nell'edificio, oltre al rigore esecutivo e alla severità dell'impostazione, due delle caratteristiche dell'operato del Rossetti visibili anche nelle altre sue fabbriche, come per esempio la facciata di San Francesco, emerge anche l'originalità decorativa. L'uso del marmo rosato e del bugnato a spigolo vivo sono elementi decisamente nuovi nell'architettura di fine quattrocento. Secondo gli studiosi, l'edificio aveva un'articolazione tipicamente quattrocentesca, ad “U”: all'ala principale si affiancavano ad angolo retto un'ala settentrionale ed una meridionale che al pianterreno si aprivano sul cortile d'onore, sui tre lati del quale correva una loggia colonnata. Non erano previste camere private, ma solo la grande sala di rappresentanza sopra l'ingresso. Difficile sapere esattamente quando terminarono i lavori di decorazione delle due cortine murarie rivolte verso le strade, ma il rivestimento marmoreo a punta di diamante fu sicuramente una fedele esecuzione del disegno rossettiano.

Fra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, nonostante la devoluzione di Ferrara allo Stato della Chiesa del 1598 e il conseguente trasferimento della corte estense a Modena, il palazzo dei Diamanti restò un centro di commissione artistica di Cesare d'Este. Cesare era stato il committente di uno dei soffitti, con allegorie e soggetti mitologici commissionati a Annibale Carracci e a Gaspare Venturini. Sono nel corso del XVII secolo il palazzo fu ceduto alla famiglia Villa.
La Chiesa di San Giacomo Maggiore e Altre Strutture Religiose
La chiesa di San Giacomo Maggiore è la parrocchiale di Casaglia, frazione di Ferrara. La chiesa nella piccola località di Casaglia, posta a nord ovest della città di Ferrara, venne eretta per volontà di Borso d'Este nel 1460. L'antica chiesa fin dalla nascita è inserita nelle proprietà della Diamantina anche se, da sempre, si svolgono le funzioni religiose della comunità pastorale che comprende anche Vigarano Pieve, Casaglia, Ravalle e Porporana.
Un edificio sacro, edificato attorno al Mille, appartenne al Capitolo della Cattedrale fino al 1256 e poi concesso agli Eremitani di Sant’Agostino. Tra il XVIII e il XIX secolo, le armate napoleoniche requisirono il convento annesso, utilizzato come caserma e poi demolito; successivamente alla chiesa venne tolto il titolo di parrocchia. L’unica zona superstite è quella dell’abside, per la quale sono stati realizzati dei lavori sia dal Comune di Ferrara, sia dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici. In occasione delle celebrazioni del V centenario dei lavori per l’Addizione Erculea (1492-1992), su iniziativa dell’associazione Ferrariae Decus, è stata collocata una lapide a ricordo del luogo nella navata sinistra in cui si trovava un tempo la tomba dell’architetto Biagio Rossetti, uno dei tanti personaggi importanti sepolti nella chiesa.
La chiesa di Diamantina è stata restaurata e ora le funzioni religiose si svolgono regolarmente. Il sisma aveva fatto crollare parte del tetto e dalla facciata erano caduti a terra un capitello mentre il pinnacolo di una guglia era finito sul tetto danneggiandolo ulteriormente. L'intervento di ripristino e agibilità, nel rispetto delle norme di sicurezza, è stato effettuato da un privato proprietario della delizia Estense, denominata "La Diamantina", riconosciuta dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. L'intervento di restauro del privato proprietario è stato efficace e rapido, il cantiere ha terminato i lavori nel periodo natalizio, ed ora l'edificio è stato riconsegnato a don Raffaele e don Celestino per la celebrazione dei riti religiosi. Il tetto, recuperato con un restauro attento alla salvaguardia dei valori artistici, ha riacquistato l'antico splendore.
All'interno della tenuta sono infatti situate ben 4 chiese ancora attive e, per tradizione, in quella più lontana vengono battezzati tutti i bambini nati a Vigarano Pieve.
L'Esposizione del Progresso Agricolo e la Torre dell'Orologio
Due piani del nobile edificio sono dedicati a una collezione unica nel suo genere: l’Esposizione del progresso agricolo, aperta al pubblico il 31 maggio del 1981. Questa è una raccolta di attrezzi e macchine agricole in uso nella campagna ferrarese fino a un’epoca che molti di noi ricordano. La volontà di allestirla è stata di tutta la comunità di Diamantina, in collaborazione con la prima iniziativa del dr. Enzo Cavallari, proprietario della Delizia. Essa sembra parlarci soltanto degli stenti e del sudore di chi ha tenuto fra le mani quegli strumenti: ma più ancora segna le tappe del riscatto della campagna da quella fatica, e dalla peggiore indigenza, col sapiente perfezionamento della tecnica e con l’uso produttivo e razionale delle risorse.
Con i suoi edifici e magazzini, e l’esposizione di aratri, telai per la canapa, macchine per la lavorazione delle bietole, pigiatrici, bilance e molto altro, oggi questo luogo ci parla di come l’opera dell’uomo ha domato e modellato il territorio. Non è un museo dell’agricoltura, ma una collezione privata, precisamente del dr. Enzo Cavallari, proprietario della Delizia. All’inizio della visita, la guida del FAI introduce la storia della tenuta nel piazzale antistante all’ingresso, sotto un cielo grigio di inizio primavera. Un percorso tra attrezzi agricoli, fotografie storiche, utensili per la vita quotidiana, appartenenti a un’epoca non così lontana nel tempo ma molto distante dalle abitudini di oggi.
La torre dell'orologio, parte della Delizia Estense Diamantina, era originariamente una torre di avvistamento e di controllo delle zone emerse dalla palude. Ogni domenica a mezzanotte il suono di un corno echeggia nella pianura per richiamare l’attenzione; uomini bisognosi di lavorare, attratti dal segnale, accorrono sugli argini per essere arruolati come scariolanti. Proseguendo fino alla torre dell’orologio, il racconto della vita alla Diamantina si fa sempre più recente, e non mancano fotografie a colori appese ai muri: famiglie della zona, ritratte in occasione del battesimo dell’ultimo nato.

Il Passaggio di Proprietà e la Gestione Familiare
Il 17 ottobre del 1827 è una data importante: quel giorno, infatti, la Diamantina passò nelle mani di Silvestro Camerini. Analfabeta e di umilissime origini, Silvestro lasciò la famiglia a Castel Bolognese per trasferirsi a Ferrara. Questo spostamento coincise con l’inizio della fortuna economica del futuro Duca: nel ferrarese Silvestro lavorò dapprima come “carriolante”, quindi si affermò come “caporale di compagnia di giornalieri”, ottenendo appalti sempre più rilevanti nella costruzione e riparazione di arginature. A seguito dell'acquisto, Silvestro Camerini restaurò la tenuta e diede inizio alla bonifica meccanica rendendo la zona idonea a ospitare numerose coltivazioni.
Nel 1866 il Duca morì e la sua eredità passò al nipote, Giovanni Camerini, grazie al quale la Diamantina assunse l’aspetto attuale. Nipote di Silvestro Camerini, Giovanni ricevette, con atto notarile del 16 maggio 1866, sia il Palazzo, sia la tenuta della Diamantina. Moglie di Giovanni, al quale diede otto figli. La primogenita, Maria, manifestò la volontà di sposarsi con il Barone Bartolomeo, appartenente alla famiglia vicentina degli Scola. Nel 1892 la primogenita di Giovanni Camerini, Maria, si sposò in giovane età con un ricco vicentino erede della nobile famiglia Scola: fu così che i cognomi Scola e Camerini si unirono sotto un unico stemma.
Oggi la Diamantina appartiene a privati ed è visitabile in occasione di eventi temporanei. Custodisce inoltre una collezione di macchine e materiali agricoli. Il complesso mantiene la tipica organizzazione della bassa Pianura Padana: un nucleo principale, centro direzionale della proprietà, affiancato da piccoli borghi e case coloniche disseminate nel territorio.
DIAMANTINA VIVANTE SALONICHIO
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