La sapienza come dono e memoria
La parola "sapore" è legata strettamente alla sapienza: è la virtù di sapere apprezzare le cose belle, desiderandole ed essendone grati. La sapienza ci fa riconoscere che non è affatto dovuto poter camminare, alzarsi o godere delle piccole cose elementari della vita. Questa è la vera sapienza: fare memoria della bellezza. Tuttavia, la vita è segnata anche da amarezze ed eventi che ci mettono in crisi. In questo contesto, l'apostolo Paolo afferma: «La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza». Egli non vuole disprezzare la sapienza umana, ma spingerci a chiederci cosa meriti davvero di essere apprezzato. Il successo o l'apprezzamento degli altri non possono essere l'obiettivo primario, ma solo un eventuale frutto. Paolo aggiunge: «Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso».

L'essenza del dono cristiano
La fede nel dono di Dio, che ha il suo culmine nella croce del Risorto, ci permette di apprezzare la grazia anche nelle realtà nascoste. Gesù avverte i suoi discepoli: «Quando date» e non «se date» (Matteo 6:2). Perciò, il dare cristiano non è facoltativo, ma essenziale. Spesso si sente dire che il dovere di donare appartenesse solo al Vecchio Testamento, ma questo non è l'insegnamento di Gesù. I cristiani desiderano donare, ma devono farlo con attenzione alle proprie motivazioni.
- Non donare per essere ammirati dagli uomini.
- Donare per la gloria di Dio e per il bene del Suo popolo.
- Fare del dono un atto di adorazione e di ringraziamento al Padre.
Paolo smonta ogni dibattito sulla generosità ricordando: «Voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi» (2 Corinzi 8:9). Il dono di sé da parte di Cristo è lo standard per il nostro donare.
Jesus of Nazareth
Gratuità: ricevere per donare
L'invito di Gesù è chiaro: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). La missione non è un fare attivistico, ma un ricevere e un trasmettere. Chi ha sperimentato la misericordia di Dio non può chiudersi in se stesso; la grazia spinge verso l'apertura al prossimo. La solidarietà è il modo in cui ci riappropriamo della nostra umanità, superando la logica del lupus est homo homini (l'uomo è lupo per l'uomo).
| Concetto | Descrizione |
|---|---|
| La Regola d'Oro | «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12). |
| Atteggiamento | Passare dalla cultura del possesso alla cultura del dono. |
| Obiettivo | L'uguaglianza e il sostegno a chi è nel bisogno. |
Il paradosso della gioia nel dare
Gesù ci ha abituati a paradossi sconcertanti: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere». Sebbene la mentalità comune suggerisca il contrario, l'uomo è creato nel profondo per amare. Se la gioia dipendesse solo dall'essere amati, saremmo in balia delle decisioni altrui. Invece, amando e donando, la nostra felicità resta nelle nostre mani. Chiara Lubich sottolineava come Gesù, all'istinto egoista di accaparrare, opponga la generosità. L'esempio della povera vedova nel Vangelo ci insegna che non conta la quantità di ciò che si offre, ma il cuore con cui lo si fa: lei ha dato quel poco che aveva, che per lei era vitale.
Chi fa il bene gratuitamente non perde mai, perché il bene torna sempre a chi lo compie, rendendoci più conformi a Cristo. In un mondo dominato dalla violenza, il dono tesse una rete di amicizia che testimonia che tutti gli uomini sono figli di un unico Dio. Servire gli altri richiede umiltà e la capacità di inginocchiarsi davanti al prossimo, superando la durezza del nostro "io".