La storia della Pieve di Romena è millenaria, un luogo che, come un fiore di pietra non colto, sboccia da quasi novecento anni nel verde della campagna toscana, in Casentino. Situata su una collina che offre una vista sull'Arno ancora giovane, l'antica pieve romanica di Romena è il cuore di una fraternità che si propone come un crocevia per i viandanti del nostro tempo, in una valle intrisa di spiritualità tra Camaldoli e La Verna. Proprio da questa pieve provenivano importanti opere d'arte medievali, tra cui un significativo crocifisso.
Come per i pellegrini del Medio Evo in marcia verso Roma, la pieve rappresentava un punto di riposo dove fermarsi, rifocillarsi e ripartire. Allo stesso modo, oggi la Fraternità offre un luogo di sosta a viandanti di ogni provenienza, mantenendo viva la vocazione di ospitalità ereditata dall'etrusca Rumine, divenuta poi la romana Rumenius.
La Storia Millenaria della Pieve
Nelle viscere della terra di Romena, reperti etruschi e romani rafforzano l'ipotesi che il luogo abbia ospitato prima un tempio etrusco e poi un'ara pagana. La pieve, come si presenta oggi, fu edificata nel 1152 su una preesistente chiesa romana. La sua realizzazione, promossa dal pievano Alberico, vide all'opera artigiani locali e maestranze lombarde, probabilmente formatesi in Francia.
Le circostanze della costruzione sono testimoniate dai capitelli: "tempore famis" (tempo di fame, di carestia) si legge sull'abaco del primo capitello a sinistra, accanto alla data MCLII (1152). In un momento di grave disagio, la popolazione offriva il meglio della propria creatività per far cessare le tribolazioni, trasformando la crisi in strumento di riscatto e valorizzazione delle proprie potenzialità. Questo messaggio continua a ispirare il cammino della Fraternità, suggerendo che i tempi di crisi non passano invano, ma coltivano, anche se inconsapevolmente, la bellezza interiore.
Tra gli ospiti meno desiderati che hanno segnato la storia della pieve, si annovera la frana del 1678, che cancellò la facciata e travolse due campate per ogni navata. Quella ferita non è mai stata completamente rimarginata: la pieve attuale è più corta di sette metri rispetto a quella originaria (21 metri invece di 28), e la facciata, ricostruita a muro piano e senza elementi decorativi, è probabilmente molto diversa da quella originale. Un terremoto nel 1729 causò ulteriori danni al presbiterio e al campanile, che furono prontamente sistemati per garantire la continuità delle attività della chiesa.

Architettura e Segreti della Pieve
L'esterno della chiesa, oggi dichiarata Monumento Nazionale, è ubicato non lontano dai ruderi dell'omonimo castello dei conti Guidi. Si presenta con una semplice e rustica facciata in pietre conce, alla cui sinistra si erge il massiccio campanile (restaurato nella parte superiore). L'elemento architettonico di maggior rilievo è senza dubbio la tribuna, ritmata da due eleganti ordini di arcate sovrapposte e aperta in alto da due bifore e da una trifora, un motivo decorativo che si ricollega a modelli francesi, alverniati o provenzali.
L'interno è a tre navate, percorse da possenti colonne monolitiche in pietra arenaria che sostengono le volte a botte e le capriate del soffitto. La solidità dei sostegni e la ruvidezza della pietra conferiscono un aspetto austero. Tuttavia, accedendo all'area del coro, la pieve sembra ingentilirsi: l'abside, con la serie di bifore e trifore e i loggiati di colonnette e capitelli, raccoglie la sobrietà e la trasforma in leggerezza. L'interno è assai luminoso grazie alle numerose finestre dell'abside e a quelle poste sulle pareti terminali e sui muri laterali.

I capitelli, ornati da pregevoli sculture e sormontati da alti abachi, dispiegano un piccolo universo di figure umane e animali, simboli cristiani ed elementi fitomorfici - ovvero tratti dal mondo vegetale. La tecnica di intaglio, geometrizzante, è certamente da attribuirsi a lapicidi lombardi influenzati dalla cultura alverniate. Qui, ai temi cristiani si sovrappongono figure e simboli più antichi che si ricollegano a riti di fecondità e propiziazione. Due capitelli della navata sinistra presentano particolari raffigurazioni: il nome del committente, tale Alberico, e la data del 1152, mentre un altro presenta i quattro evangelisti scolpiti. Quasi tutti diversi tra loro, i capitelli mostrano motivi biblici, vegetali, fiere e figure angeliche. A destra della chiesa si trova il battistero, chiuso da una volta a crociera costolonata di periodo tardoromanico.
La pieve comunica la sua bellezza in modo immediato, ma invita anche a indugiare sui particolari, dove il "film del creato" si snoda in un avvicendarsi di scene in cui tutte le dimensioni dell'umano, angeli e demoni, bene e male, sembrano potersi incontrare, testimoniando un'accoglienza divina che abbraccia anche la parte oscura, non ancora luminosa, di noi.
Durante i lavori di ristrutturazione del pavimento, sono venuti alla luce i resti di un'altra costruzione, anch'essa a tre navate, ma con tre absidi e una cripta sottostante il presbiterio. Nella stessa occasione, sono stati rinvenuti frammenti di sculture in arenaria, forse riferibili a uno o più plutei dell'VIII - IX secolo, nonché alcuni capitelli databili allo stesso periodo.
L'equilibrio di fondo dell'insieme è dettato dal delicato e quasi impalpabile riprodursi del numero sette: sette sono le monofore dell'abside, quattordici (due volte sette) le file di pietra dell'abside, e sette, nell'impianto originario, le colonne di ogni navata. Il sette, in tutte le tradizioni antiche, indica l'incontro tra ciò che è umano e ciò che è divino, tra materia e spirito, tra il maschile (raffigurato dal 3) e il femminile (il 4).
La Pieve di San Pietro a Romena fa parte del più rilevante gruppo di edifici romanici del Casentino, presentando caratteri affini alle pievi di Stia, Vado e Montemignaio, tutte caratterizzate da un impianto basilicale con navate divise da colonne monolitiche in arenaria, dove gli elementi decorativi di rilievo sono limitati alle sculture dei capitelli. In tutti questi edifici, Romena compresa, è evidente l'influenza del mondo padano o, addirittura, della cultura artistica d'oltralpe.
Il Crocifisso Storico di Romena: La Sua Attuale Collocazione
La Pieve di Romena ha custodito per secoli importanti opere d'arte. Fino a qualche anno fa, la Pieve accoglieva alcune opere pittoriche trecentesche di notevole importanza. Tra queste spiccava un Crocifisso, oggetto di grande devozione e valore artistico. Attualmente, queste opere, incluso il Crocifisso storicamente legato a Romena, possono essere ammirate nella chiesa parrocchiale di Pratovecchio, nella Cappella del Crocifisso. Si consiglia ai visitatori interessati a quest'opera specifica di recarsi a Pratovecchio per la sua contemplazione.

La Fraternità e la Comunità di Romena
Dal 1991, la Pieve di Romena non è solo un monumento romanico straordinario, ma anche un luogo di fede e di accoglienza, definito un "Porto di Terra". Questo è merito della Fraternità di Romena, fondata da Don Luigi Verdi. La comunità si dedica a offrire uno spazio dove corpo e spirito cercano un giusto equilibrio, ospitando incontri e corsi tematici che attirano persone da tutta Italia.
Con l'istituzione della comunità, molti edifici intorno alla pieve sono stati recuperati e adeguati a nuovi scopi, creando diversi spazi aperti a tutti:
La Via della Resurrezione
Una piacevole passeggiata arricchita da otto tappe con piccole sculture e brevi testi che invitano alla riflessione su sentimenti come umiltà, leggerezza, perdono e amore, sviluppandosi tra campi coltivati, il bosco e un piccolo fiumiciattolo.La Canonica e la Casa Colonica
Antichi spazi un tempo abitati dal custode della pieve e dal fattore, oggi ristrutturati e adibiti a sale per la comunità e stanze per l'accoglienza, specialmente nei fine settimana. La canonica ospita la sala da pranzo, la sala del camino e quella degli abbracci.Sale dell’Arca e della Colomba e del Mandorlo
Dedicate in particolare al gruppo Naìn, composto da genitori che hanno affrontato la perdita di un figlio, che qui si incontrano una domenica al mese. La Sala del Mandorlo è decorata con l'immagine del Mandorlo di Van Gogh.L'Auditorium Giuseppe Baracchi
Realizzato negli spazi un tempo adibiti a stalla, può ospitare fino a 300 persone per convegni, concerti e spettacoli. Le pareti sono decorate con icone create da Don Luigi con materiali poveri e di riciclo.Le Cappelle della Preghiera
Tre piccole cappelle - Nazareth, Tenerezza e Misericordia - situate nei pressi della casa colonica, con muri in pietra, soffitti in legno e sottofondo musicale, arricchite da manufatti in legno che richiamano la professione di falegname di Gesù.Il Giardino della Bellezza
Un grande polmone verde davanti alla canonica, ideale per bambini e adulti, che offre un panorama sul Casentino, incluso il castello di Poppi, il sasso della Verna e la foresta del Pratomagno. Contiene una croce sotto un albero di gelso e un punto di raccoglimento chiamato "Lo Sguardo". Suggestivo è anche il campo di lavanda con lo sfondo dell'abside della chiesa.Il Giardino della Resurrezione
Organizzato tra colorati mandorli in fiore, con al centro un grande ulivo che simboleggia la vita. Ogni mandorlo è stato piantato dai genitori del gruppo Naìn e porta il nome del figlio perso, simboleggiando la vita inarrestabile che sfida il gelo.
Informazioni Pratiche per la Visita a Romena
La Pieve di San Pietro a Romena è compresa all'interno del comune di Pratovecchio Stia, a circa 1,5 chilometri dal centro abitato. È immersa tra le colline del Casentino, nell'Alta Valle dell'Arno, in Toscana, provincia di Arezzo, a circa 50 chilometri dal capoluogo e non troppo distante dal confine con la Romagna. L'altitudine della pieve è di circa 480 metri sul livello del mare.
Come Arrivare
- In auto: Seguire le indicazioni per Pratovecchio. Da lì, le indicazioni per la pieve distano circa 1,5 chilometri.
- In treno: Raggiungere la stazione ferroviaria di Arezzo e prendere il treno TFT (Trasporto Ferroviario Toscano) del Casentino che ferma a Pratovecchio (corse ogni ora, esclusa la domenica). Dalla stazione di Pratovecchio, la pieve dista circa 30 minuti a piedi.
- In autobus: Da Firenze, i bus partono dall’hub di Montelungo (dietro la stazione Santa Maria Novella). Utilizzare la linea SITA Firenze-Bibbiena SI90, con cambio a Pontincelli (corse ogni due ore, dalle 6:00 alle 18:00). Scendere alla fermata di Pratovecchio e proseguire a piedi per circa 30 minuti. È possibile chiedere all'autista di fermarsi a Coffia (dopo Ponticelli) per una passeggiata in discesa di circa 15 minuti.
Orari di Apertura
La Pieve di San Pietro a Romena è aperta e visitabile tutti i giorni. Per conoscere gli orari di apertura degli altri spazi della comunità o per entrare in contatto con la Fraternità, è consigliabile visitare il sito ufficiale.
Dove Mangiare e Dormire
- Ristorante: All'interno della pieve è attivo un piccolo ristorante self-service. Un bar caffetteria è aperto tutti i giorni di luglio e agosto con colazioni, snack e dolci autoprodotti. Il ristorante è aperto a pranzo i giovedì, i venerdì, i sabati e le domeniche. La prenotazione è gradita con due giorni di anticipo ed è indispensabile per gruppi superiori alle 10 persone.
- Dove dormire: Per percorsi di raccoglimento o all'interno della comunità, sono disponibili posti per pernottare, tendenzialmente con camerate e bagni in comune. Per un soggiorno più turistico, la località più vicina (a 5 minuti di auto) è Pratovecchio.
Romena è un "porto di terra" dove si può attraccare in qualsiasi momento. La domenica, in particolare, è un giorno ideale per entrare in contatto con questa realtà, anche partecipando ai corsi sulla vita e la spiritualità proposti dalla Fraternità.
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