Il Crocifisso di Donatello e la Cappella Castellani in Santa Croce

La Basilica di Santa Croce a Firenze, celebre luogo di sepoltura di illustri personalità italiane, custodisce numerose cappelle di straordinario valore artistico e storico. Tra queste, la Cappella Castellani si distingue per la sua ricca storia e il suo significato culturale, ospitando opere di grande rilievo come il Crocifisso ligneo di Donatello, sebbene il testo indichi anche la presenza di una croce dipinta di Pietro Nelli.

Veduta generale della Cappella Castellani all'interno della Basilica di Santa Croce

La Cappella Castellani: Storia e Architettura

La Cappella Castellani prende il nome dalla famiglia omonima, una delle più antiche e influenti famiglie fiorentine. Situata lungo il lato destro della navata principale della basilica, la cappella fu commissionata dalla famiglia nel corso del XIV secolo, un periodo di grande prosperità per Firenze. La famiglia Castellani, nota per la sua devozione e il mecenatismo, desiderava creare uno spazio sacro che riflettesse la loro fede e il loro status sociale.

La struttura architettonica della cappella segue il tipico stile gotico fiorentino, caratterizzato da archi a sesto acuto e volte a crociera. Le pareti sono arricchite da affreschi e decorazioni in stucco, che testimoniano la maestria degli artisti dell’epoca.

Gli affreschi di Agnolo Gaddi

Una delle caratteristiche più notevoli della Cappella Castellani è il ciclo di affreschi realizzato da Agnolo Gaddi, un celebre pittore del XIV secolo, con l'aiuto della sua bottega e di artisti come Gherardo Starnina. Questi affreschi illustrano quattro Storie di santi: Giovanni Evangelista, Antonio Abate, Giovanni Battista e Nicola di Bari, e sono esemplari del gotico fiorentino per la loro vivacità cromatica e la delicatezza delle figure. Sui pilastri, entro finte nicchie, sono affrescate figure di santi legati all’Ordine francescano, e negli spicchi delle volte compaiono i quattro Evangelisti e quattro Dottori della Chiesa. Un esempio è il Miracolo della coppa d’oro, scena delle Storie dei santi Antonio abate, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Nicola di Bari, datato 1383-1385 circa.

Interventi e restauri

Nel corso dei secoli, la cappella ha subito vari interventi di restauro per preservare le sue opere d’arte. Nel 1815, la Castellani fu riallestita per ospitare le sacre funzioni nei mesi più freddi dell'anno; per favorire l’isolamento termico l’ingresso fu schermato da una finta parete di legno. La cappella fu corredata da un altare di marmo e pietre dure, da un ciborio secentesco attribuito alla cerchia di Matteo Nigetti (oggi nel museo) e dall’Ultima cena di Giorgio Vasari del 1564, già nel convento delle Murate. Le pareti, ricoperte da calce già nel Seicento, subirono un’ulteriore scialbatura, e solo le volte continuarono a essere visibili. Dall’Ottocento, la cappella accoglie monumenti funebri di personalità straniere residenti a Firenze, come il pittore polacco Michal Bogoria Skotnicki (Stefano Ricci, 1808); il diplomatico e compositore polacco Michal Kleophas Oginski (Francesco Pozzi, negli anni 1836-1837); e Luisa di Stolberg-Gedern contessa D’Albany (Luigi Giovannozzi ed Emilio Santarelli, 1824-1830), protagonista dei salotti letterari ottocenteschi di Firenze e compagna di Vittorio Alfieri.

Nel 1870, rimossa la finta parete, si iniziarono le prime ricerche per ritrovare gli affreschi che, nel 1921-1922, vennero restaurati da Amedeo Benini. L’ultimo allestimento degli anni Settanta del Novecento ha modificato ancora gli arredi liturgici. Sulla fronte dell’altare sono stati apposti come paliotto tre rilievi di fine Duecento, attribuiti a Giroldo da Como, raffiguranti Marie al sepolcro e Angeli incensatori, probabili frammenti di un sepolcro; il tabernacolo scolpito da Mino da Fiesole intorno al 1483 proviene dal monastero delle Murate. Sulla parete di fondo è appesa la Croce dipinta nel 1380 da Pietro Nelli in collaborazione con Niccolò di Pietro Gerini per il monastero di San Salvi.

Il Crocifisso di Donatello (1406-1410)

Il Crocifisso di Donatello, realizzato tra il 1406 e il 1410 in legno e alto 168 cm, è un'opera di straordinaria forza espressiva. I lineamenti contratti, la bocca dischiusa e le palpebre semiaperte contribuiscono a rendere un profondo senso di sofferenza, infondendo un estremo realismo al Cristo. Nel Crocifisso si coglie la sofferenza e l’umanità del corpo appeso, una priorità stilistica di Donatello, probabilmente influenzata dalla committenza dei francescani, più vicini alla loro regola e alla loro interpretazione della fede. Questa scultura suscita una partecipazione emotiva e un'identificazione da parte del popolo, ed era destinata al culto del fedele comune, con la possibilità di essere portata in processione.

Dettaglio del Crocifisso ligneo di Donatello, con i lineamenti contratti e la bocca dischiusa

Stile e confronto con Brunelleschi

Il Crocifisso di Donatello presenta uno stile drammatico e realistico, tanto da essere stato definito Cristo “contadino”. Secondo Vasari, fu Filippo Brunelleschi a criticare l’eccessivo realismo direttamente a Donatello. Alcuni storici, riferendosi all’aneddoto di Vasari, descrivono l’opera di Donatello mettendola a confronto con quella di Brunelleschi. Sempre secondo la tradizione, il grande architetto fiorentino scolpì un altro Crocifisso in risposta a quello di Donatello, conservato nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.

Nel Crocifisso di Donatello si nota chiaramente il tentativo di descrivere con realismo l’agonia di Cristo. Le braccia forti e muscolose avvertono la tensione della posizione del corpo, e le gambe forti si tendono in avanti. Nell’insieme il corpo non possiede una linearità idealizzata ed elegante come nello stile tardo gotico, del quale fu esponente Ghiberti. Sembra, piuttosto, che non siano rispettate nemmeno le proporzioni classiche. Donatello ha ricoperto la sua figura di vari toni di bruno mettendo in evidenza il modellato. Alcune zone sembrano ricevere più luce poiché sono state lucidate. Il modellato del corpo è molto sviluppato, e la contrazione di un corpo morente sembra inarcarlo, sacrificando una resa più armonica e classica del soggetto.

Le eccezionali immagini del Crocifisso di Donatello da S.Antonio di Padova a Berlino e Londra

Santa Croce: Un Patrimonio Vivo del Rinascimento

All’interno di Santa Croce sono conservate quasi 4.000 opere che spaziano dal Duecento al Novecento. Questo è un patrimonio vivo perché, nella maggior parte dei casi, si trova ancora nel suo contesto originario e mantiene la funzione per cui è stato creato. Donatello è presente con tre opere appartenenti a diverse fasi della sua ricerca artistica, che mostrano la sua rara versatilità nell’affrontare materiali differenti: oltre al Crocifisso in legno dipinto, si possono ammirare il San Ludovico di Tolosa in bronzo dorato, argento, smalti e cristalli di rocca, e l’Annunciazione della Vergine in pietra serena e terracotta.

Il complesso monumentale si estende oggi su circa 12.000 metri quadrati ed è articolato in vari ambienti: la basilica, la sagrestia, l’area del Noviziato con la cappella Medici, tre chiostri, la cappella Pazzi, il Cenacolo e i sotterranei. A questi spazi si aggiungono il convento dove risiedono i Francescani, l’Archivio storico e una parte degli uffici dell’Opera. Santa Croce è quindi un luogo della memoria che travalica l’interesse locale, poiché personaggi come Michelangelo, Machiavelli, Galileo, Alfieri, Foscolo, Rossini, Alberti, Dante e Nightingale possono essere d’ispirazione per chiunque. Come scrisse Ralph Waldo Emerson: “Quando cammino sulla piazza di Santa Croce, mi sento come se non fosse una chiesa fiorentina o europea, ma una chiesa costruita da e per l'intera umanità."

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