Vittorio Bellini: Il percorso artistico e la riflessione sulla Passione

Vittorio Bellini, nato a Vertova il 24 settembre 1936 e scomparso nel 2009, è stato un artista di profonda sensibilità, capace di attraversare decenni di storia dell'arte italiana con uno stile in continua evoluzione. La sua carriera, segnata da un’instancabile curiosità, lo ha portato a esplorare linguaggi diversi, mantenendo sempre al centro della sua indagine l’essere umano, il dolore e la spiritualità.

Ritratto fotografico di Vittorio Bellini nel suo atelier o nel contesto di una mostra monografica

Gli esordi e la formazione eclettica

La passione per la pittura spinge Bellini, appena ventenne, a frequentare i corsi di nudo presso l'Accademia Carrara di Bergamo, diretta a quel tempo da Trento Longaretti. Già nel 1960, partecipa al premio Torri presso il Palazzo della Permanente di Milano insieme a figure di rilievo come Lilloni, Spilimbergo e De Amicis. La sua opera esposta, Il vinto, anticipa l'interesse per l'individuo che diverrà costante nel suo percorso.

Nel corso degli anni, l'artista sperimenta diverse tecniche, spinto dalla necessità di confrontarsi con la scena internazionale. Il suo cammino attraversa:

  • La Nuova Figurazione, con una forte attenzione verso i più deboli.
  • La Pop-Art, che mostra un segno immediato, veloce e carico di ironia.
  • La Poesia visiva (1972), espressione dell'angoscia per il progressivo inabissarsi di Venezia.
  • Un eclettico periodo sotto lo pseudonimo di “Bellorio”, culminato nella pubblicazione di Bellorio, Dipinti e poesie.

Il legame con Giovanni Testori e la pittura sacra

Un momento di svolta fondamentale avviene nel 1983 con l'incontro con lo storico e critico d'arte Giovanni Testori. Tra i due nasce un profondo sodalizio intellettuale e spirituale. Testori sprona l'artista a liberarsi dai vincoli della pittura ecclesiastica tradizionale, incoraggiandolo verso una via espressiva più autentica e sentita.

Da questa affinità nasce la celebre Via Crucis di Vertova, un grandioso polittico che trae ispirazione dalla processione vivente del Venerdì Santo nel suo paese natale. Il tema della Passione di Cristo diventa per Bellini una necessità espressiva profonda, un modo per riflettere sul dolore universale. Altri lavori significativi in questo ambito includono L’Altra Via Crucis e Cristo oggi, quest’ultimo esposto permanentemente presso il Museo d’Arte Sacra Contemporanea di Teramo.

Dettaglio o inquadratura d'insieme di una delle stazioni della Via Crucis di Bellini

La maturità espressionista e l'impegno sociale

Abbandonate le atmosfere post-romantiche degli anni settanta, lo stile di Bellini vira decisamente verso l'Espressionismo. La materia pittorica si fa densa, i colori violenti e contrastanti. Cicli come L’esilio dell’umanità (1989-1991) e La dissoluzione dell’essere (1992-1993) documentano il suo coinvolgimento emotivo di fronte a tragedie contemporanee come la caduta del Muro di Berlino e il conflitto in Bosnia.

Le vittime di guerra vengono ritratte dall'artista come visioni impalpabili: volti "liquefatti" che perdono l'identità per diventare simboli del dolore universale. Questo impegno prosegue anche negli anni novanta con una serie di tele dedicate al dramma del Kosovo e all'immigrazione clandestina, confermando la sua capacità di trasformare la cronaca in una profonda riflessione esistenziale.

La ricerca continua: scultura e nuovi cicli

Nel 2000, con la mostra Pathos, Bellini esplora il linguaggio della scultura, utilizzando materiali "poveri" come gesso, juta, stoffa e sabbia. Questi lavori sono descritti come "urla" che riconducono all'archetipo del dolore umano. Negli anni successivi, l'artista continua a rinnovarsi, ispirandosi ai suoi numerosi viaggi in Francia, Grecia e Spagna. Le mostre dedicate ai colori di Parigi, della Bretagna e dell'Andalusia testimoniano un ritrovato entusiasmo cromatico, pur mantenendo intatta la potenza espressiva del suo tratto.

Foto di un'installazione di sculture in gesso e juta dal ciclo Pathos

Eredità artistica e retrospettive

Gli ultimi anni di attività vedono Bellini riflettere sulla purezza dell'infanzia con il ciclo Graffiti Expressionism, in cui i disegni dei bambini si sovrappongono a stratificazioni materiche. La sua vasta produzione, che spazia dalla pittura al polittico, fino alla scultura e alla poesia visiva, continua a essere oggetto di analisi in numerose mostre retrospettive, tra cui quelle tenutesi a Vertova e Bergamo tra il 2022 e il 2024. Le sue opere sono conservate in diverse istituzioni, chiese e musei in tutta Italia.

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