La "Crocifissione e Santi" di Annibale Carracci è un'opera di straordinaria importanza, dipinta dall'artista nel 1583, all'età di soli ventitré anni. Quest'opera, considerata un capolavoro del giovane Carracci, fu commissionata come pala d'altare per la chiesa di San Nicolò in strada San Felice a Bologna, ed era collocata sull’altare della seconda cappella a destra, appartenente allora alla famiglia Macchiavelli, poi dei Mendicanti.
L'opera è ben nota non solo agli esperti ma anche ai molti interessati all’arte, ed è tuttora visibile nella chiesa di via San Felice. Tuttavia, è scarsamente visitata, probabilmente perché la sua collocazione è sconosciuta al grande pubblico.

Descrizione dell'Opera
Il dipinto, realizzato con tecnica ad olio su tela, misura 305 x 210 cm e rappresenta una “Crocifissione con i dolenti e i santi Bernardino da Siena, Francesco e Petronio”. I personaggi principali raffigurati includono Gesù Cristo, la Madonna, santa Maria Maddalena, una pia donna e san Giovanni Evangelista, oltre alle figure maschili dei santi. L'ambientazione include la croce e, tra gli animali, dei cavalli.
Contesto Storico e le Critiche dell'Epoca
La "Crocifissione e Santi" dovette apparire, al tempo della sua realizzazione, eccessivamente e arditamente innovativa. Diversi pittori bolognesi, e non solo, la criticarono anche piuttosto rudemente. Bologna, infatti, è sempre stata piuttosto restia ad accogliere novità, per non dire avanguardie e sperimentazioni varie, tanto che anche la pala di Annibale fu oggetto di molti ingenerosi commenti. Queste critiche furono duramente espresse dal canonico Malvasia nella sua opera “Felsina pittrice. Vite de’ pittori bolognesi”.
A proposito del Cristo in croce, fu detto che la figura era troppo triviale. Si malignò anche sull’artista, perché - si diceva - “sentendosi senza fondamento e povero di partiti”, poteva benissimo prendersi come modello un facchino, denudarlo e “postogli un panno addosso, copiarlo di peso sul quadro”, facendosi così “grande onore con poco capitale d’ingegno”. Si aggiungeva che “esser quello uno stile da praticarsi nell’accademia del nudo, non da servirsene in un quadro d’altare”.
Questi maligni pettegolezzi rappresentano una vera e propria stroncatura dell'opera. Se si analizza l’opera con attenzione, si vede invece come essa possa essere annoverata tra i capolavori di Annibale, considerando anche la giovanissima età dell’artista e la situazione storico-politica dell’epoca.
L'Innovazione di Annibale Carracci e la Controriforma
La realizzazione dell'opera si colloca nel pieno della Controriforma Cattolica, un movimento di reazione alle tesi luterane, accettate da gran parte del Nord Europa per ragioni soprattutto politico-economiche, e rifiutate dalla parte più occidentale europea, con Spagna e Francia al primo posto, oltre ovviamente all’Italia, sede del Pontefice.
A Bologna, seconda città dello Stato Pontificio, era arcivescovo il cardinale Gabriele Paleotti. Egli aveva largamente commentato la tesi, sostenuta anche nel Concilio di Trento, che l’attività degli artisti restava di grande importanza (in contrasto con i luterani), purché fosse vista soprattutto come “libro degli ignoranti”, la ben nota ‘Biblia pauperum’ con cui furono decorati ed affrescati muri, absidi e cappelle fin dai primissimi tempi del Cristianesimo. Paleotti, nella sua ingente opera in cinque volumi, forniva accurate informazioni su come dovevano essere realizzate le opere da esporre nelle chiese, affinché sollecitassero più di ogni altra cosa l’edificazione dei fedeli, inducessero alla pietà e alla preghiera, fossero insomma dei mezzi per alimentare lo spirito religioso nelle comunità.
Il giovane Annibale doveva così trovare un equilibrio tra la sua visione innovativa dell’arte - non più manierista né tantomeno ispirata a vecchi e superati modelli - e la situazione storica e culturale del tempo. Egli ribadiva però il valore non tanto della realtà colta magari nei suoi aspetti più aspri e deteriori (come spesso facevano il Passerotti ed altri artisti dell’epoca), ma del vero, senza peggioramenti né enfasi.
I Carrraci spiegati da Philippe Daverio
Dalla Distruzione al Restauro: La Storia del Dipinto
Nel 1944, Bologna subì un ennesimo bombardamento e la chiesa di San Nicolò, colpita da una bomba, fu molto danneggiata. La pala fu allora provvisoriamente alloggiata presso la Sovrintendenza, che ne curò anche il restauro.
Attualmente, la pala si trova nella prima cappella a sinistra dell’entrata della chiesa di San Nicolò, e subito attira l’attenzione del visitatore perché solitamente è ben illuminata.

Dettagli Tecnici e Datazione
La cronologia dell’opera “Crocifissione e santi” fu dubbia fino al 1923, anno in cui affiorò, sul lato inferiore della tela, la data “1583” (fonte: Bodmer, 1924). La presente composizione era originariamente ubicata come pala d’altare nella cappella Mendicanti (ex Macchiavelli) della chiesa di San Nicolò di San Felice a Bologna (fonte Masini, 1666).
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