Sin da tempi remoti, la Chiesa ha stabilito segni che aiutassero i fedeli ad elevare l’anima a Dio. La presenza della croce sull'altare, spesso raffigurante il Calvario, è uno di questi segni potenti, la cui importanza è stata ribadita e approfondita nel corso dei secoli.
Evoluzione dell'Orientamento Liturgico e la Croce
L'Antica Prassi e il Concilio di Trento
Il Concilio di Trento, riferendosi in particolare alla Santa Messa, poneva l'accento su una preghiera "orientata". Il liturgista S. Heid, nella sua "Rivista di Archeologia Cristiana", ha ben riassunto l'antica concezione: «Se ci si domanda verso dove guardassero il sacerdote ed i fedeli durante la preghiera, la risposta deve suonare: in alto, verso il catino absidale! La comunità orante durante la preghiera non guardava affatto davanti a sé all’altare o alla cattedra, bensì elevava in alto le mani e gli occhi. Così il catino absidale assurse all’elemento più importante della decorazione della chiesa, nel momento più intimo e santo dell’agire liturgico, la preghiera».
Quando dunque si trova rappresentato nell’abside Cristo tra gli apostoli e i martiri, non si tratta solo di una raffigurazione, bensì di una sua epifania dinanzi alla comunità orante. La comunità allora «elevava in alto le mani e gli occhi “al cielo”, guardava concretamente a Cristo nel mosaico absidale e parlava con lui, lo pregava. Evidentemente, Cristo così era direttamente presente nell’immagine. Dunque, «pregare e guardare per i cristiani antichi formano un tutt’uno. L’orante voleva non solo parlare, ma sperava anche di vedere».
Il Concilio Vaticano II e la Celebrazione "Verso il Popolo"
La liturgia non viene veramente compresa se la si immagina principalmente come un dialogo tra il sacerdote e l’assemblea. La celebrazione della Santa Messa «verso il popolo» è un concetto entrato a far parte della vita cristiana solo dopo il Concilio Vaticano II. Nel 1964 l’Istruzione Inter Oecumenici, emanata dal consiglio incaricato di attuare la riforma liturgica voluta dal Concilio, al n. 91 prescrisse: «È bene che l’altare maggiore sia staccato dalla parete per potervi facilmente girare intorno e celebrare verso il popolo». Da quel momento, la posizione del sacerdote «verso il popolo» è divenuta il modo più comune di celebrare Messa.
La Proposta di Joseph Ratzinger: La Croce come "Iconostasi Aperta"
Stando così le cose, Joseph Ratzinger (il futuro Papa Benedetto XVI) propose di non perdere il significato antico di preghiera «orientata» e suggerì di porre al centro dell’altare il segno di Cristo crocifisso (Joseph Ratzinger, Teologia della Liturgia). Sposando questa proposta, si aggiunse il suggerimento che “le dimensioni del segno devono essere tali da renderlo ben visibile, pena la sua scarsa efficacia”.
Il Significato della Croce come Punto di Riferimento
Ratzinger sottolinea che «nella preghiera non è necessario, anzi, non è neppure conveniente guardarsi a vicenda. La Croce sull’altare non è impedimento alla visuale, bensì comune punto di riferimento. È un’“iconostasi” che rimane aperta, che non impedisce il reciproco mettersi in comunione, ma ne fa da mediatrice e tuttavia significa per tutti quell’immagine che concentra ed unifica i nostri sguardi».
Il futuro Pontefice osò addirittura proporre la tesi che «la Croce sull’altare non è ostacolo, ma la condizione preliminare per la celebrazione verso il popolo. Con ciò diventerebbe anche nuovamente chiara la distinzione tra la liturgia della Parola e la preghiera eucaristica».

La Visibilità della Croce d'Altare
La visibilità della croce d’altare è presupposta anche dall’Ordinamento Generale del Messale Romano: «Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato». Prendendo spunto dal manuale di liturgia del liturgista mons. Peter Elliott, si può aggiungere che la croce deve essere collocata immediatamente dietro o appesa sopra l’altare. Deve apparire al popolo come visibilmente legata all’altare.
La Croce d'Altare con Calvario: Un Profondo Simbolismo
La rappresentazione del Calvario sulla croce d'altare o in prossimità di essa riveste un significato profondo, richiamando il sacrificio di Cristo e rendendolo presente per la comunità orante.
La Cappella del Calvario a Gerusalemme: Luogo del Sacrificio
Appena entrati nel vestibolo della basilica, una ripida scaletta, sulla destra, porta alla Cappella del Calvario, più alta di 5 m rispetto al pavimento della chiesa. L'altare è dominato da un mosaico con la scena della crocifissione. Un piccolo altare alla Madre Dolorosa e due grossi pilastri separano la cappella della crocifissione dalla Cappella del Calvario, di proprietà dei Greci-ortodossi. Sullo sfondo vi è la grande scena di Cristo crocifisso rappresentato, secondo lo stile delle icone, dove appare il dipinto nelle parti scoperte del corpo, mentre le vesti e lo sfondo sono coperti d'argento sbalzato.
L'altare sorge direttamente sopra la roccia del Calvario. Sotto l'altare, un disco d'argento aperto al centro, indica il luogo dove fu infissa la croce di Cristo. Questo rende la cappella un punto focale di venerazione, connettendo direttamente i fedeli al luogo storico del sacrificio.

Esempi Artistici: L'Altare del SS. Cristo con la Croce
Un esempio eloquente di questo simbolismo è l'Altare del SS. Cristo con la Croce, un’opera in cartapesta realizzato nel 1729 dallo scultore Francesco Guarino di Avola. Centrale è il valore religioso, essendo l’opera più venerata all’interno della chiesa. Rappresenta Cristo che sale al calvario, con la croce sulle spalle, tra due carnefici, di cui uno nero, che lo colpiscono violentemente.
L’altare e il ciclo decorativo in stucco, realizzati tra il 1772 e il 1773, sono opera di Giovanni Gianforma; mentre il paliotto in marmo, opera del catanese Giovanni Marino, probabilmente del 1798, comprende il velo della Veronica con l’immagine di marmo in bassorilievo del volto di Cristo tra rami e due testine alate. L’altare è decorato con stucchi: ai lati con le sculture delle allegorie della Carità e dell’Innocenza; nel timpano spezzato è collocata l’allegoria della Fede tra due angeli e putti. L’altare è stato restaurato di recente nel 2011, con la sostituzione di tutta la parte marmorea e con il recupero della parte lignea nella quale sono state recuperate iscrizioni e stemmi risalenti al 1861, anno della prima processione pubblica autorizzata del SS. Cristo.