Il tabernacolo, inteso sia nella sua accezione biblica di "dimora di Dio" che in quella di custodia eucaristica, rappresenta il fulcro del rapporto tra il sacro e la comunità dei credenti. Analizzare la storia e l'iconografia di questi manufatti permette di comprendere come la Chiesa abbia cercato di mantenere vivo il legame tra il Sacramento e il suo contesto d'origine: la celebrazione comunitaria.

Il tabernacolo come "domicilium Eucharistiae"
Sebbene la pietà popolare abbia spesso focalizzato l'adorazione sull'ostia, la tradizione liturgica ha quasi sempre tentato di ricondurre la custodia eucaristica alla Santa Messa. L'uso di collocare il tabernacolo sull'altare, affermatosi dopo l'anno Mille in risposta all'eresia di Berengario, sottolinea l'identità tra la specie custodita e il pane consacrato durante il sacrificio eucaristico.
Il termine domicilium Eucharistiae rimanda al popolo che celebra, la "casa" che Dio ha costruito per la Sua discendenza. Sin dai primi secoli, come testimoniato da Tertulliano e Giustino Martire, la custodia dell'Eucaristia - inizialmente in teche domestiche o nei pastoforia (stanze nuziali per l'attesa dello Sposo) - non ha mai dispensato i fedeli dall'obbligo di partecipare all'assemblea eucaristica.

Iconografia della custodia: tra Passione e Incarnazione
Dopo l'anno Mille, la custodia assume forme canoniche. Le pissidi pensili, spesso a forma di colomba eucaristica, evocavano la tenda dell'Incontro e la discesa dello Spirito Santo. Parallelamente, l'iconografia decorativa dei tabernacoli si è arricchita di riferimenti biblici profondi:
- L'Incarnazione: Molti tabernacoli trecenteschi e quattrocenteschi associano le Sacre Specie al corpo nato dalla Vergine Maria, ponendo la porticina tra l'Arcangelo Gabriele e Maria.
- La Passione: La raffigurazione del Christus patiens o dell'imago pietatis (Cristo nel sepolcro) ricorda la sofferenza del Salvatore, ricollegando il tabernacolo alla pace comunionale.
Un esempio emblematico è il tabernacolo murale nel Convento di San Marco a Firenze, dove l'immagine del Cristo morto, inserita sopra il tabernacolo, rivela la realtà di base del dono eucaristico: un Re divino che muore per l'umanità.
Architettura del Rinascimento
Il tabernacolo nelle Scritture: il modello dell'Esodo
Il concetto di tabernacolo affonda le radici nell'Antico Testamento. In Esodo 25:8, Dio dichiara lo scopo della costruzione: "Perché io abiti in mezzo a loro". Il tabernacolo di Israele era un santuario viaggiante, meticolosamente progettato secondo un modello divino.
| Elemento | Significato simbolico |
|---|---|
| Cortile esterno | Accesso alla salvezza (la porta è figura di Cristo) |
| Altare degli olocausti | Simbolo del sacrificio di Cristo |
| Conca di rame | Purificazione e confronto con la Parola |
| Luogo Santo | Candelabro (luce di Cristo) e tavola dei pani (comunione) |
| Luogo Santissimo | Presenza di Dio, accessibile solo tramite il sommo sacerdote |
L'eredità del sacrificio
Nonostante la fine dei sacrifici animali con l'Espiazione di Gesù, la lettura di questi antichi rituali rimane fondamentale per rafforzare la fede nel Messia. Il sacrificio di Gesù Cristo è stato il "grande e ultimo sacrificio", infinito ed eterno. Oggi, il tempio - inteso come casa del Signore - continua a essere il luogo in cui le alleanze con Dio e la memoria del sacrificio espiatorio definiscono l'identità del credente.
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