La vicenda di Suor Amata Tozzi e le suore di Vittorio Veneto

La storia di Madre Aline Ghammachi, nota come Suor Amata Tozzi, ex badessa del monastero cistercense di Vittorio Veneto, rappresenta una vicenda complessa che intreccia questioni di fede, gestione interna delle comunità religiose e percorsi legali. La sua testimonianza solleva interrogativi profondi su quanto accaduto all'interno della clausura tra il 2023 e il 2025.

L'allontanamento e la fine della clausura

Il 21 aprile 2025, la badessa Aline Ghammachi riceve la notifica dell'allontanamento dal monastero. Pochi giorni dopo, il 29 aprile, cinque suore lasciano la struttura. Madre Aline descrive questo evento non come una scelta libera, ma come una vera e propria «fuga» dettata dalla paura e da un clima diventato insostenibile.

Foto d'archivio o rappresentazione grafica del monastero cistercense di Vittorio Veneto

La comunità, composta da 23 religiose, si è trovata improvvisamente sotto commissariamento e affidata a una religiosa straniera. Secondo la versione di Madre Aline, il clima interno era pesantemente segnato da richieste di obbedienza assoluta, che avrebbero spinto le sorelle a una decisione drastica: scegliere tra il crollo psicologico o il tentativo di ricominciare altrove.

Accuse e controversie

Al centro della disputa vi sono le accuse mosse da quattro consorelle nei confronti della badessa, tra cui presunti maltrattamenti fisici e psicologici. Madre Aline respinge categoricamente tali ricostruzioni, definendole false e prive di fondamento probatorio.

Le visite canoniche

Dal 2023, il monastero è stato oggetto di sette visite canoniche. La natura frequente di queste ispezioni è stata vissuta dalla comunità come un evento anomalo per un luogo di clausura. Madre Aline sostiene che le decisioni sul commissariamento si siano basate su relazioni che non offrivano prove concrete e che contenevano contraddizioni significative.

Evento Data
Notifica allontanamento Badessa 21 aprile 2025
Abbandono del monastero da parte di 5 suore 29 aprile 2025
Stato attuale Comunità di 12 persone tra suore e oblate

Una nuova vita fuori dal monastero

Oggi, il gruppo di dodici tra suore e oblate vive in una casa tra le colline trevigiane, messa a disposizione da un benefattore. Sebbene non si tratti di un convento riconosciuto ufficialmente, le donne continuano a seguire la propria vocazione: pregano, lavorano producendo miele, succo di aloe e biscotti, e accolgono persone in cerca di sostegno.

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Azioni legali e ricerca della verità

Madre Aline ha avviato un percorso legale articolato su più fronti:

  • Ricorso ecclesiastico: impugnazione del decreto presso la Segnatura Apostolica.
  • Procedimento canonico: presso la Sacra Rota Romana.
  • Piano civile: esposto per diffamazione presentato alla Procura di Treviso.

La posizione di Madre Aline è chiara: non si tratta di una battaglia contro la Chiesa, che lei definisce come la sua stessa vita, ma della ricerca di una verità necessaria per tutelare la dignità delle persone coinvolte e per dare voce a chi ha subito quella che percepisce come un'ingiustizia sistemica.

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