Nel cuore storico di Forlì, al civico 28 di Via dei Mille, si erge un edificio che da secoli offre assistenza ai più bisognosi: il Buon Pastore. La sua storia affonda le radici nel periodo delle confraternite dei Battuti Bianchi, Neri, Bigi, Rossi, Verdi e Turchini, sorte nella seconda metà del XIII secolo in risposta a un clima di crescente violenza nella società forlivese.
Le Confraternite dei Battuti: Origini e Funzioni
Queste confraternite, composte da laici di ogni ceto sociale, svolgevano un ruolo penitenziale e caritativo. Il colore della veste indossata dai membri distingueva le loro specifiche funzioni:
- I Battuti Bianchi, appartenenti all'aristocrazia e alle classi più agiate, si occupavano dei bambini abbandonati e avevano il privilegio di salvare un condannato alla pena di morte per la festività di Ognissanti.
- I Neri erano dediti alla sepoltura dei viandanti uccisi per strada e dei giustiziati. Nel 1281 provvidero alla sepoltura dei francesi del "Sanguinoso Mucchio", un evento di cronaca nera dell'epoca.
- I Bigi, i Rossi e i Verdi si prendevano cura di pellegrini e indigenti.
- I Turchini, noti anche come Celestini, erano impegnati nell'istruzione dei giovani e nella costituzione della dote per le ragazze povere.
I Battuti Rossi, devoti ai santi patroni San Rocco e San Michele, assistevano poveri e malati. Inizialmente la loro sede fu un ospedale vicino alla Chiesa di San Biagio, detto di San Michele, dotato di 16 posti letto. Per finanziare le loro attività, disponevano di 43 tornature di terreno e di un appezzamento arativo all'interno delle mura cittadine.

Il Trasferimento e la Costruzione del Complesso del Buon Pastore
Nel 1517, mentre il Palmezzano affrescava la Cappella Feo nella nuova chiesa di San Biagio in San Girolamo, i Battuti Rossi intrapresero il trasferimento nell'attuale Via dei Mille, ponendo la prima pietra della nuova chiesa di San Michele Arcangelo, che in seguito divenne nota come del Buon Pastore. Questa chiesa, mirabile opera postuma di Domenico Tibaldi (1541-1583), fu l'unica struttura a sopravvivere ai devastanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1556, i Battuti Rossi furono sostituiti dagli Eremiti di San Girolamo, noti anche come Gerolimini o Gerolomini. Questo ordine religioso, fondato ad Urbino da Pietro Gambacorta e Nicola da Forca Palena all'inizio del XV secolo, consolidò la sua presenza a Forlì nel 1557 con l'inaugurazione del convento adiacente alla chiesa di San Michele Arcangelo. La loro insediamento in pieno centro avvenne dopo che il loro precedente sito, dove oggi sorge la chiesa dei Romiti, fu distrutto per ordine di Bino Orbetelli, comandante dell'esercito di Papa Paolo IV, in quanto troppo vicino alle mura urbane e potenzialmente utilizzabile dagli spagnoli come nascondiglio per armi.
Il nuovo sito fu consacrato dal teologo e vescovo di Bertinoro, monsignor Ludovico Theodoli.
Dal Tribunale al Convitto: Trasformazioni e Nuove Missioni
A seguito della soppressione degli istituti religiosi durante l'occupazione napoleonica, il vasto edificio situato in Via dei Mille venne convertito in tribunale e carcere per detenuti in attesa di giudizio. Successivamente, nel 1859, il governo pontificio cedette l'immobile al vescovo monsignor Emilio Pucci, il quale lo affidò alle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. Queste religiose fondarono un educandato con una missione specifica: il recupero e la rieducazione delle prostitute e delle donne in difficoltà, ospitando anche un convitto per le allieve della Scuola Normale e Commerciale. Le suore, attive anche nelle carceri femminili, lasciarono Forlì all'inizio degli anni Settanta del XX secolo.

L'Architettura del Complesso
Il cortile centrale dell'edificio rappresenta la parte architettonicamente più significativa, oggetto di particolare attenzione da parte dell'architetto Brasini. Il ritmo architettonico del cortile principale è definito, al piano terreno, da un portico perimetrale con colonne tuscaniche binate che sorreggono porzioni di trabeazione. Al di sopra si aprono archi a tutto sesto in travertino con una cornice spezzata. Colonne corinzie binate a tutto tondo sostengono una trabeazione mistilinea e inquadrano un'ampia arcata sorretta da un ordine inferiore di colonne tuscaniche.
Il complesso del Buon Pastore è un maestoso esempio di architettura, con un asse centrale che collega l'ingresso principale, il cortile e la chiesa a pianta centrale. Nell'autunno del 1975, l'edificio subì la rimozione delle guglie in pietra serena a causa della loro pericolosità.

Evoluzione Giuridica e Ruolo Attuale
La storia giuridica dell'istituzione è segnata da diverse tappe significative:
- 1853: Monsignor Giovanni M. Gregoretti apre a Venezia un asilo per "povere ragazze, vagabonde e pericolanti", intitolato al Buon Pastore.
- 26/04/1873: Atto notarile per la costituzione e fondazione del Pio Istituto nel fabbricato di San Pietro di Castello.
- 03/03/1910: Regio Decreto che sancisce il raggruppamento tra l'Opera Pia Istituto Buon Pastore e l'Opera Pia Montanari Riccini di Venezia.
- 1895-1982: La direzione è affidata alle Suore di Carità (Suore di Maria Bambina). La casa accoglie bambine e ragazze orfane o provenienti da famiglie in difficoltà, offrendo loro istruzione e formazione professionale.
- 1982: Il Patriarca di Venezia, Cardinale Marco Cè, affida l'opera a volontari laici.
- 1991-1997: Ultima partecipazione di religiose (Figlie di Maria Ausiliatrice) al Progetto Buon Pastore.
- 1992: Decreto della Giunta Regionale del Veneto per la fusione dell'Opera Pia "Istituto Buon Pastore" con altre opere pie veneziane.
- 1998: La Regione Veneto raggruppa alle Opere Riunite Buon Pastore un'altra IPAB, l'"Asilo A. e G. Cortimiglia" di Marghera.
- 2013: Decreto della Regione Veneto per la fusione per incorporazione nell'IPAB Opere Riunite Buon Pastore dell'IPAB "Asilo A. e G.
Attualmente, il Buon Pastore di Forlì è sede del Centro di Spiritualità, fondato negli anni '90 da monsignor Pietro Fabbri e monsignor Piero Morigi, e dal 1997 ospita la Caritas diocesana, il Centro di Ascolto e la Prima Accoglienza, continuando la sua missione di assistenza e supporto agli ultimi.