Penne, centro principale dell’area vestina, rappresenta uno dei luoghi nevralgici più antichi dell’Abruzzo. Abitata già in epoca pre-romana, la città sorge in posizione strategica sulle colline che si estendono tra i fiumi Tavo e Fino. Fondata dai Vestini, Penne acquisisce importanza nelle epoche italiche e romane; durante la dominazione latina, è tra le città più significative dell’area abruzzese grazie alla sua posizione sopraelevata. L’epoca medievale vide Penne acquisire ulteriore rilievo, essendo stata decretata da Carlo Magno capitale della provincia, sottoposta al potere diretto del Vescovo.

Il Convento di Santa Maria in Colleromano: Introduzione e Contesto
Tra i punti di interesse di Colle Romano, nel centro storico più antico di Penne, spicca il Convento di Santa Maria in Colleromano. Questo complesso francescano, costituito dal convento con annessa chiesa, è posto al di sopra di una collina, a poca distanza dal centro storico di Penne, ed è lambito da un lecceto secolare. Il Convento di Santa Maria di Colleromano rappresenta un luogo sacro di particolare rilevanza, facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A14, uscita Pescara Nord, Città Sant’Angelo.
Il monastero, poco distante dallo splendido centro Vestino, ha sempre rappresentato un luogo di ordini religiosi, ospitando negli ultimi secoli i Frati Minori Francescani. È un luogo di pace, scelto non a caso dai frati che avevano indubbiamente necessità di posti che favorissero la meditazione e la contemplazione. Ancora oggi, una pace interiore invade chi ha la fortuna di passare qui.
Evoluzione Storica e Amministrazione
Colleromano è stata dimora nei secoli di vari Ordini Mendicanti, tra cui Domenicani e Francescani, i quali hanno influenzato notevolmente le fortune della città di Penne, una realtà sempre dinamica e ricca. Il convento è divenuto un punto di riferimento della vita religiosa e culturale, nonché di quella civile e politica, sin dai tempi in cui qui esisteva una badia cistercense. Su questo colle fu sempre fiorente la presenza di eminenti e dotti religiosi, fra i quali si distinguono i componenti della famiglia Angelini, che rivestirono alte cariche nell’Ordine Francescano. Il maggiore di essi, Giacomo Antonio, è ricordato nella lapide posta sul sepolcro, oggi nel chiostro.
La storia dell'abbazia racconta di un lento e inesorabile processo che, in tempi più recenti, ha portato a un cambiamento gestionale significativo. Dal 2011 la Provincia Monastica, in accordo con gli ultimi frati rimasti, ha deciso di affidare il prezioso Convento al Comune di Penne, con l’unica condizione di trattenere e salvaguardare il patrimonio archivistico strettamente correlato alla vita storica della Provincia. L'abbazia benedettina, edificata agli inizi del Trecento, ha subito danni durante il terremoto aquilano. Al momento della cessione, l'allora vicesindaco Luigi D'Angelo propose un emendamento, votato all'unanimità, di vincolo assoluto di inalienabilità sull'antica struttura religiosa. Il compito del Comune, con il sostegno operativo dell'Associazione San Cesidio, doveva essere quello di salvaguardare e valorizzare l'inestimabile valore ricevuto dai frati.
Tuttavia, dopo soli sei mesi dal passaggio di proprietà, l'abbazia è stata descritta come un "soprammobile dimenticato". Sono emerse voci e articoli di giornale che narrano di intenzioni da parte del Comune di Penne di vendere il Convento per realizzare un resort, ipotesi che ha sollevato significative preoccupazioni. Il convento, da sempre meta di ritrovo, è spesso vittima dell'inciviltà, con cartacce, bottiglie e scritte sui muri che impoveriscono e danneggiano uno dei luoghi più prestigiosi e suggestivi di Penne.
Architettura e Elementi Artistici
Il monastero nel corso dei secoli è stato più volte trasformato e rifatto in maniera così profonda da far considerare l’attuale struttura non rispondente, se non in minima parte, all’originaria. Nonostante ciò, le possenti strutture architettoniche, uscendo dalla chiesa, fanno pensare all’imponenza di un castello, forse la sua funzione primaria prima che i Benedettini di Carpineto della Nora e poi i Francescani lo eleggessero luogo di rifugio dell’anima e di asilo dello spirito.

Esterni e Dettagli Architettonici
- Il portale: Colpisce lo sguardo il portale, una creazione artistica notevole che gli esperti definiscono mirabile per ricchezza e varietà di elementi, un vero e proprio capolavoro, vagamente somigliante a manufatti come quelli della cattedrale di Atri, di Santa Maria di Propezzano a Morro d’Oro o l’Annunziata di Giulianova.
- La statua della Madonna: È interessante la grande statua in pietra della Madonna con, sulle ginocchia, la chiesa, opera d’ignoto scultore, che guarda con aria benevola da una nicchia alta il visitatore che vi si accosta.
- Il chiostro: È possibile visitare il nuovo e i ruderi del vecchio chiostro.
- Il lecceto secolare e la quercia: Il complesso è lambito da un lecceto secolare e vanta una quercia secolare che fa parte della speciale lista nazionale degli “alberi da salvare”.
- Il monumento di San Francesco d’Assisi: Una piccola sosta è prevedibile davanti al monumento di San Francesco d’Assisi, dedicato al famoso “Cantico delle Creature”.
Interni della Chiesa
L’interno della chiesa è straordinariamente bello. Chi si sofferma dal fondo della navata centrale scopre la grazia di una colonna comunque poderosa, un tabernacolo maestoso e un colpo d’insieme mirabilmente armonioso. Con il sole splendente all’esterno, la luce fantastica rimaneggiata dalle ombre degli eleganti archi e il concorso dei riflessi di oro zecchino dell’altare nel presbiterio, forma un caleidoscopio trionfale di colori.

Tra i pochi superstiti dell'antica struttura, si trovano alcuni affreschi cinquecenteschi nelle cappelle laterali e negli altari lignei. All'interno si possono ammirare:
- Le stazioni della Via Crucis del ‘700.
- La pregevole tela dedicata alla Sacra Famiglia di chiara scuola umbro-marchigiana, con la Vergine che si china a contemplare in estasi il Figlio che in mano reca un segno di Potere universale, e gli angeli adoranti e il San Giuseppe in meditazione che completano un’opera bellissima.
- Il Coro: Semplice ma elegante, i suoi stalli furono completati nei primi anni del ‘500 e oggi sono rimasti originali.
- L'altare maggiore: Ornati da tre statue di legno che raffigurano, al centro, la Vergine Assunta e ai lati San Francesco e San Bernardino.
Patrimonio Culturale e Funzioni Aggiuntive del Complesso
All’interno del complesso è esistito il Museo delle Tradizioni francescane e delle genti d’Abruzzo. I frati hanno raccolto nei decenni passati un’infinità di oggetti testimonianti la vita della loro fraternità e della gente abruzzese che lavorava nei campi. Accanto a paramenti sacri e testimonianze delle missioni francescane nel mondo, era facile trovare oggetti della cucina di una famiglia contadina, attrezzi per lavorare la terra, maioliche e lampade. Alle testimonianze di vita in una cella dei frati si mescolavano, in un’interessante commistione, altri segni di esistenza laica, oltre a quadri antichi e vecchie cartoline.
Un viaggio nelle Tradizioni Abruzzesi
Una visita non può prescindere dalla maestosa biblioteca, oggi purtroppo rimaneggiata. Qui i frati hanno raccolto con amore libri di ogni epoca che trattano tutti i temi dello scibile umano, rendendola una grande casa del sapere. La maestosa struttura può vantare un'antica biblioteca con testi risalenti al 1200.
Il complesso offre anche un ottimo servizio di foresteria con diverse camere accoglienti, dove è possibile essere ospitati, consentendo di scoprire in tutta tranquillità gli interni di straordinario equilibrio di una chiesa tra le più armoniose della regione e il viale alberato, ideale per ritemprare spirito e corpo.
L'Associazione San Cesidio e la Sua Missione
A Colleromano opera l’Associazione San Cesidio, che si ispira a San Cesidio, martire dell’Eucaristia, originario di Fossa, un paesino dell’Aquilano. San Cesidio è un segno tangibile della missionarietà francescana nel mondo. Egli fu colpito da bastoni e pietre e poi finito, mentre con il suo corpo difendeva l’ostia sacra, bruciato ancora vivo con una coperta inzuppata di petrolio.
L’Associazione a lui intitolata vive di solidarietà, arte e cultura. Aiuta chi versa in condizioni di disagio, diffondendo un messaggio di vita e di speranza, e allo stesso tempo s’impegna nella tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio storico culturale di una zona, qual è l’area vestina del Parco Gran Sasso Laga. Il Comune, con il sostegno operativo di questa associazione, avrebbe dovuto salvaguardare e valorizzare l'inestimabile valore del convento.