Le agitazioni fasciste a Bologna
Tra grandi acclamazioni parla l'onorevole Aldo Oviglio, mentre si susseguono cariche della polizia. Vengono danneggiate due sedi socialiste.
La lotta in provincia di Bologna si aggrava, con le autorità politiche locali in combutta con i partiti anti-nazionali, che tentano di spiantare l'organizzazione politica ed economica del Fascismo. È bloccata la circolazione dei tram e una ventina di sedi "sovversive" vengono prese d'assalto. Tra queste rientrano quelle dell'Ente autonomo dei consumi, della Federterra, del Circolo macchinisti e fuochisti di via del Borgo, la redazione dell'"Avanti" e i locali del sindacato ferrovieri.
Circa 10 mila camicie nere bivaccano sotto i portici del Pavaglione, di via Farini e di via Indipendenza, trasformati in veri e propri accampamenti. Questi spazi sono dotati di paglia e coperte offerte dai cittadini. Durante il bivacco si cantano inni patriottici e si fraternizza con la popolazione.
Al tocco di notte nei bivacchi si suona il silenzio, mentre circolano squadre di ronda. Nei giorni seguenti i fascisti assediano palazzo d'Accursio e scatenano la guerriglia urbana. Vengono lanciate bombe contro la prefettura, la questura e la Camera del Lavoro. Non si contano le aggressioni individuali, tra cui quella a Clodoveo Bonazzi, segretario della vecchia Camera del Lavoro, e al dottor Rossi.

Il 31 maggio le camicie nere mobilitate in città sono suddivise in cinque compagnie. Assalti e distruzioni avvengono anche in molti paesi della provincia: a Molinella, Budrio, Sant'Agata Bolognese.
La sospensione dell'occupazione e le violenze successive
Il 1° giugno, mentre le violenze dilagano in tutto il territorio bolognese, il potere è trasferito all'autorità militare. Dopo cinque giorni, l'occupazione di Bologna è sospesa su ordine perentorio di Mussolini, soddisfatto per la "magnifica agitazione".
"La vostra meravigliosa disciplina farà epoca nella storia italiana. Obbedendo oggi acquistate il diritto di comandare domani, per le maggiori fortune della Patria".
Di ritorno alle loro basi, le squadre compiono ancora violenze. A Lovoleto i fascisti ferraresi, dopo aver portato via una grande quantità di generi alimentari, incendiano la cooperativa di consumo. A Granarolo invadono il paese e appiccano il fuoco alla Casa del Popolo.
Il governo richiama il prefetto Mori nella capitale in previsione del suo trasferimento.
"Ciò che è avvenuto nella capitale emiliana non è stato compreso: si è forse creduto che fosse una delle solite spedizioni punitive o un conflitto locale tra i reazionari ed il rappresentante del governo. Quello che è successo a Bologna è un fatto nuovo, un'azione mai verificatasi in nessun altro centro proletario d’Italia".