La riflessione sulla "santità di vita" è un'esigenza necessaria affinché la Chiesa possa assumere il volto nuovo che la riporti alle sue origini, quello di una comunità in cui si fa esperienza della presenza viva di Cristo. Un filo comune lega i cammini di santità: il lasciarsi provocare dall'oggi, da ciò che la Provvidenza presenta nei volti, nelle vite e nei bisogni delle persone, in primo luogo dei piccoli e dei più deboli. Questa santità è un ritorno alle origini, un imitare Cristo attraverso il farsi carico dei bisogni materiali e spirituali delle persone di oggi, nelle quali Cristo si rivela.
Farsi carico dei bisogni delle persone così come questi si presentano, utilizzando le modalità e gli strumenti che la nostra epoca mette a disposizione e richiede. Mai don Bosco avrebbe pensato di convocare giovani e adulti a livello mondiale per ascoltare i giovani stessi, come si prepara a fare il Sermig a Napoli il prossimo ottobre. Un'iniziativa impensabile nel milleottocento, ma provvidenziale nel nuovo millennio. La santità, infatti, cammina sulle strade dell'oggi.

Fondamenti della Collaborazione Ecclesiale
La Necessità e la Dignità della Collaborazione Laicale
In questo contesto, sorge la domanda: chi siamo noi, Collaboratori Familiari del prete, e che cosa siamo chiamati ad essere? La collaborazione dei laici nella Chiesa è oggi più che mai necessaria, non solo per via di un minor numero di sacerdoti, ma per una ragione ben più profonda: tra prete e laico non c'è subalternità, ma una stessa dignità, quella battesimale di figli di Dio, e una diversa vocazione di servizio alla Chiesa e al Regno di Dio.
La Chiesa ha bisogno della collaborazione dei laici, che sono chiamati a offrire la loro intelligenza, le loro energie e il loro impegno. A quale condizione, però, questo è possibile? Se gli alberi di alto fusto svolgono la gran parte della funzione di arricchire l'aria di ossigeno, garantiscono anche lo sviluppo armonico degli arbusti del sottobosco, proteggendoli con la loro ombra dal sole cocente e irrorandoli con la rugiada notturna. Allo stesso modo, il mondo ha bisogno della Chiesa perché questa gli dia il respiro di cui ha bisogno, il respiro della speranza.
Reciprocità tra Presbitero e Comunità
Come afferma la Congregazione per il clero nel 2002, "Il sacerdote è al servizio della comunità, ma è anche sostenuto dalla sua comunità. Egli ha bisogno dell'apporto del laicato, non solo per l'organizzazione e l'amministrazione della sua comunità, ma anche per la fede e la carità: c'è una specie di osmosi tra la fede del presbitero e la fede degli altri fedeli". I preti sono membri di una famiglia, chiamata presbiterio: la famiglia dei preti uniti al Vescovo. Il prete ha bisogno di supporti umani per la sua crescita in umanità, per vivere decorosamente, ma soprattutto per crescere come uomo.
L'uomo di comunione ha bisogno di aiuti per sperimentare relazioni non solo funzionali ai suoi compiti, ma relazioni libere, il cui centro siano le persone e non le cose da fare. Condizione essenziale è che il prete riconosca l'intrinseca reciprocità tra il proprio sacerdozio e ministero e il sacerdozio e il servizio proprio dei laici nella Chiesa. Egli può esercitare il suo ministero anche senza i laici, come spesso avvenuto in passato, ma la vera fecondità si raggiunge nella sinergia.
Il Sacerdozio Comune dei Battezzati e la Missione
Rileggendo i documenti conciliari e le Esortazioni apostoliche riscopriamo che i fedeli laici, in forza del sacerdozio comune dei battezzati, sono personalmente chiamati dal Signore a svolgere una missione per la Chiesa e per il mondo. Partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici esprimono lo spirito apostolico, sull'esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo nella diffusione del Vangelo (cfr. AT 18, dove si legge: "Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila…").
I Collaboratori Familiari del Prete: Definizione e Ruolo Specifico
La Natura del Rapporto Familiare
Il Collaboratore Familiare interpreta il bisogno e il dovere di riconoscenza di tutta la comunità al prete per il suo servizio, sentito come un dono prezioso. I fedeli laici, a loro volta, devono porsi nella disponibilità di inserire tra i compiti pastorali anche quello di farsi carico concretamente della vita e del ministero dei loro preti. Il Familiare è a servizio dell’umanità del prete, la cui crescita è frutto di cura. I Familiari sono coloro che hanno un rapporto simile a quello dei componenti una famiglia, pur in assenza di un legame di sangue, che si traduce ugualmente in affetto, cura e riconoscenza.
Essere familiare con qualcuno significa avere consuetudine di frequentazione, un rapporto abituale, intenso, fatto di amicizia e stima. Sarebbe meglio, come suggerito da don Irvano, chiamarci "Collaboratori Familiari del prete", perché viviamo un rapporto familiare e, in virtù del sacerdozio battesimale, offriamo un tipo di collaborazione diretta che esige e crea un rapporto fatto di affetto, cura e riconoscenza reciproci. L'amicizia tra prete e Collaboratore Familiare potrebbe non esserci, mentre la visione di fede e il senso ecclesiale, che portano a riconoscere la vocazione e il ministero ecclesiale del prete, sono indispensabili.
Collaboratori familiari, assistenti domestiche, colf e badanti in Duomo
Modalità della Collaborazione Diretta e Limiti
Il compito principale dei Collaboratori Familiari non è operare pastoralmente per la comunità, ma esprimere al prete, a nome della comunità, la cura e la gratitudine per la sua sollecitudine pastorale. È il cuore che li rende solleciti, indipendentemente da chi sia il prete. Ci sono però altre modalità di collaborazione diretta al prete, per esempio quando si svolgono compiti di aiuto personale nello svolgimento di alcune mansioni, che al contempo liberano il prete da incombenze materiali, lasciandogli tempo e spazio per svolgere il suo ministero pastorale.
Nella comunità i preti cambiano secondo le necessità e decisioni dei vescovi. Ecco alcuni esempi di nuovi modelli di collaborazione: svolgimento di funzioni di accoglienza e di ascolto che richiedono doti di amabilità e riservatezza; funzioni attinenti la responsabilità giuridica propria del parroco; funzioni e competenze per servizi burocratici e amministrativi attinenti la responsabilità personale del Parroco. Funzioni che esigono dal Familiare la conoscenza della realtà parrocchiale e la conoscenza e la condivisione di criteri di valutazione dei problemi. È fondamentale sottolineare che il Familiare non è un altro parroco.
Qualità e Atteggiamento nel Servizio
Il cambiamento ha investito anche la Chiesa e ha richiesto una modifica nei rapporti di relazione. Il nostro ministero ecclesiale di "Familiare" deve essere animato dal senso della Chiesa e dal valore della gratuità. La relazione va vissuta in un clima di stima reciproca, con gratuità, che significa dimenticanza di sé, delle proprie necessità e preoccupazioni. Questo implica un distacco dal proprio modo di pensare, con un atteggiamento di umiltà, che significa saper stare al proprio posto, senza competizioni, senza bisogno di riconoscimento.
Papa Paolo VI si esprimeva così: "Figlie carissime, vi ringraziamo cordialmente per essere venute qui a ricevere conferma e stimolo per un lavoro, della cui preziosità rendiamo pubblica testimonianza. Voi proseguite l’umile e nobile ministero di quelle donne, che, secondo la notizia di San Luca, seguivano Gesù e i Dodici e «li servivano» con generosità (Cfr. Lc 8,3). La vostra è una forma molto lodevole di dedizione alla Chiesa. Che il Signore vi rimuneri largamente per la vostra attività, nascosta come quella di Maria a Nazaret, ma di grande sostegno per i Ministri di Dio e per il loro impegno pastorale: secondo la promessa di Gesù, avrete la loro stessa ricompensa" (Cfr. Mt 10, 40-42).
Si corre il rischio di essere seduttivi, il che equivale a sequestrare gli altri, magari nel cerchio magico di un proprio club riservato, dove si creano vincoli intensi e caldi che però non fanno maturare i legami liberanti e aperti al mondo della Chiesa. Dobbiamo essere capaci di un accompagnamento che sappia leggere una chiamata, che esiga la capacità di discernere tra le mille occasioni che coinvolgono il prete. Sforziamoci di creare armonia, gioia, alleggerendo i sacerdoti dalle incombenze minute e sostenendoli, invece, negli impegni che li toccano in prima persona. L'allontanamento dalla comunità, a volte richiesto dal vescovo per andare altrove, è difficile ma necessario. Aiutiamo a viverlo non come fuga, ma con disponibilità pronta all'obbedienza al vescovo, disposti a concepire che "il campo è il mondo" vuol dire avviarci verso il luogo dove Dio chiama il sacerdote per altri compiti.
L'Associazionismo e la Testimonianza Vissuta
Origini e Sviluppo dell'Associazione Familiari del Clero
L’Associazione Familiari del Clero nasce nella Diocesi di Milano nel 1952 per opera di monsignor Gasparini, canonico del Duomo, che incominciò a riunire le familiari e le mamme dei sacerdoti per momenti di preghiera e di riflessione sul senso del lavoro che svolgevano. Si dotò subito di una rivista mensile e divenne l’associazione più numerosa d’Italia. A livello nazionale nasce nel 1982, associando diverse Diocesi, incluso Milano. Il 17 febbraio dello stesso anno la CEI ne approvò lo statuto per sostenere l’impegno di coloro che, sacerdoti e laici, già svolgevano un particolare servizio ecclesiale. L'Associazione di Milano esiste da 67 anni ed è composta da oltre 250 persone che si riuniscono in incontri mensili di riflessione e preghiera in diversi punti delle sette Zone pastorali, guidate dalla presidente diocesana Mariapia Caccia e dal sacerdote assistente don Giuseppe Alloisio.
Due volte l’anno ci sono incontri diocesani di studio e preghiera presso il Seminario di Venegono o centri di spiritualità. L'Arcivescovo, in occasione dell'elezione del nuovo Consiglio nazionale a Roma (gennaio 2019), ha espresso la sua gratitudine: «Desidero confermare la mia gratitudine per l’opera preziosa e provvidenziale che l’Associazione svolge per tutte le persone coinvolte nella collaborazione con i presbiteri: senza l’Associazione ci sarebbe il rischio, credo, di ridurre la collaborazione a una prestazione di servizi piuttosto che mantenerla nella qualità alta e promettente di un modo di condividere aspetti della vita del prete, con la preghiera, la sollecitudine per le necessità personali, la condivisione di fatiche e problematiche».
La mia personale esperienza, frutto di 40 anni di vita lavorativa come Direttore Amministrativo in una scuola superiore e di inserimento nella comunità ecclesiale come laico battezzato, mi ha portato a frequentare fin da piccola la casa dei preti, conoscendo le "perpetue" che mi creavano strane suggestioni. Ho acquisito il senso di ecclesialità negli anni del Concilio, vivendo un'esperienza laicale significativa e dolorosa nella mia parrocchia. La mia scelta divenne un punto cardine, dando inizio alla mia collaborazione continua con la gerarchia e i sacerdoti per la ricerca dell’unità nella diversità. Imparai uno stile nuovo di presenza accanto ai preti, vedendo sofferenze ma anche tanto amore per la verità e fatica per tener fede a una Chiesa fondata sulla roccia di Cristo. Questa è la matrice da cui imparai il rispetto per la missione del prete, del vescovo, della diocesi e l'amore per l'associazionismo come collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico della Chiesa. La mia appartenenza all'Azione Cattolica mi ha sostenuto nell'accettazione dell'incarico di responsabile dell'Associazione di Milano, dopo anni di familiarità e stretta collaborazione con i sacerdoti.
Sottolineo l’immenso aiuto ricevuto dall’Associazione Nazionale, nella quale ho imparato il dono della reciprocità vissuto tra donne e uomini, tra preti e laici in un clima di collaborazione che ha permesso lo scambio del pensiero nella crescita della responsabilità. Se crediamo che sia una vocazione a servizio della Chiesa non possiamo assistere inerti alla fine delle nostre Associazioni locali o diocesane. Basta con lo scoraggiamento, la futile critica; basta con la tiritera che siamo vecchie, poche, che si è sempre fatto così; basta con gli scuotimenti di testa che significano dissenso; basta con gli incontri di sola preghiera, basta con gli incontri solo the e pasticcini.

La Forza della Testimonianza
La mia esperienza poggia su testimoni formidabili, come Nerina, la indimenticabile sorella di don Giuseppe. È stata in parrocchia una presenza armoniosa, amica, accogliendomi e insegnandomi con la sua presenza gioiosa e convinta come servire il sacerdote. Apriva la casa a chiunque bussasse, accogliendo tutti, preti e parrocchiani, con un sorriso illuminato che partiva dal cuore. Ha cucito infiniti punti per tanti sacerdoti, preparato e curato paramenti sacri, addobbi. L'«Eccomi!» di Maria, da lei vissuto quotidianamente, mi ha insegnato a soffrire per le chiacchiere inutili e distruttive, comuni a volte nei nostri ambienti, ma soprattutto a dimenticare e ad andare oltre. Mi ha preso per mano e introdotto nell’Associazione di cui era una convinta animatrice, trasmettendomi il testimone dell’impegno con fedeltà, fiducia ed entusiasmo. «Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa!».
Ulteriori Forme di Collaborazione e Sostegno al Sacerdote
Il Contributo dei Religiosi Sacerdoti
Un discorso sulla collaborazione dei Religiosi Sacerdoti nella Pastorale diocesana, per essere ben capito, va inteso nel senso che il primo e più importante servizio alla Chiesa che i Presbiteri appartenenti a Ordini e Istituti religiosi sono chiamati a dare è lo specifico carisma di ognuno: 'forma vitae' e testimonianza al Vangelo secondo la loro identità carismatica. Anche se, ovviamente, in quanto Presbiteri sono stati ordinati 'per il ministero' della Chiesa. Il concetto correlato di 'ministero presbiterale' e di 'pastorale diocesana' è pertanto la chiave di lettura di ogni discorso di presenza e collaborazione pastorale dei Religiosi Presbiteri nella Chiesa locale di loro appartenenza. Nell'Arcidiocesi di Firenze, ad esempio, ci sono 4 Monasteri, 1 Eremo e 43 Comunità religiose maschili, per un totale di 290 Sacerdoti.
Il Sostegno Economico della Comunità ai Sacerdoti Diocesani
In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che si dedicano a tutti noi e alle nostre comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno portano aiuto e speranza, senza dimenticare nessuno. I fedeli e i sacerdoti sono affidati gli uni agli altri, come nelle comunità cristiane delle origini. Promuovere e raccogliere le offerte dei donatori a sostegno di tutti i sacerdoti delle diocesi italiane, inclusi gli anziani, i malati e quelli in missione all'estero, è molto importante. Le donazioni della campagna «Uniti nel dono» sono un sistema differente rispetto all’8xmille, la cui finalità primaria è servire altri scopi di carità. Queste donazioni sono raccolte a livello centrale dall’Istituto Centrale Sostentamento Clero (www.icsc.it) per poi essere ridistribuite equamente tra tutti i sacerdoti.
La "Giornata Nazionale", come sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, «non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma è un’occasione per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro». Ciò dimostra l'importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani e che rappresenta un segno di appartenenza e comunione.
I sacerdoti non sono i soli protagonisti, ma condividono questo ruolo con l’intera comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. Sono i nostri sacerdoti che si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti e si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Le Offerte rappresentano un modo per esprimere il nostro grazie a coloro che non solo rispondono alle molte emergenze innescate dalle crisi sociali ed economiche, ma sostengono quotidianamente i propri fratelli in difficoltà. I nostri preti, infatti, sono sempre al nostro fianco ma anche noi possiamo far sentire loro la nostra vicinanza. La campagna della Conferenza Episcopale Italiana #UNITIPOSSIAMO intende sensibilizzare i fedeli sul valore della donazione, evidenziando che "Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti" o "Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti".

Le Offerte per i sacerdoti, diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, sono espressamente destinate al sostentamento dei preti diocesani, dal proprio parroco al più lontano. Le donazioni vanno ad integrare la quota destinata alla remunerazione del parroco proveniente dalla raccolta dell’obolo in chiesa. Ogni sacerdote, infatti, può trattenere dalla cassa parrocchiale una piccola cifra (quota capitaria) per il proprio sostentamento, pari a circa 7 centesimi al mese per abitante. Il contributo versato a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è deducibile dal reddito complessivo delle persone fisiche fino ad un tetto massimo di 1.032,91 euro annui. La deducibilità è quindi un’opportunità in più per contribuire e costituisce un ulteriore riconoscimento dell’importanza dell’opera dei sacerdoti.
Molti sono i sacerdoti e i laici che sono parte attiva della Chiesa e tengono vivo l'annuncio del Vangelo, come don Claudio Pavesio, che attraversa le Valli di Lanzo per celebrare e custodire piccole comunità, o don Luca Peyron, che riunisce fedeli a guardare le stelle sul tetto della chiesa. La Chiesa è casa, è famiglia, è comunità di fede. È un luogo in cui i più giovani e i più anziani possono stare insieme, dialogare, condividere valori e speranze. È una scuola di vita per tutti, dove chiunque abbia bisogno di aiuto trova conforto e sostegno. Damilano, Rita, Angelina e molti altri testimoniano l'importanza di questo sostegno: "SONO SUPER CONVINTO CHE LA CHIESA SIA L'UNICA REALTA' AFFIDABILE IN QUESTO MONDO DISPERATO"; "Ho donato perché i sacerdoti sono amici, sono dono, sono essenziali nella vita di ciascuno e noi lo siamo per loro. Non devono restare soli".