Commento al Vangelo della Terza Domenica di Avvento (Domenica Gaudete)

La terza domenica ci immette ormai nella seconda metà del cammino verso il Natale. Forse il tempo che scorre velocemente ci fa sentire un po' abbattuti e scoraggiati perché alcuni buoni propositi, o "fioretti", sono rimasti solo delle gemme che faticano a sbocciare. Tuttavia, la Chiesa, come una madre premurosa, ci invita a tirare un sospiro di sollievo perché il Natale è ormai vicino.

La Domenica della Gioia: Gaudete

Oggi, nel cammino di Avvento, la liturgia si tinge di un colore diverso. I paramenti sacri: il colore viola, segno di penitenza e attesa austera, lascia il posto al rosa. Siamo nella Domenica Gaudete, che significa letteralmente "Rallegratevi!". È una domenica speciale, proprio perché manca poco al Natale! Il tempo di Avvento, mentre descrive gli impegni necessari con cui lo spirito umano si esalta, è sempre caratterizzato dalla gioia e dalla serenità propedeutica all'incontro con il Signore venturo.

Sacerdote con casula rosa durante la Domenica Gaudete

Questa domenica è particolarmente caratterizzante il "rallegratevi", cioè la gioia peculiare caratterizzata dall'approssimarsi dell'evento. Man mano che una meta si fa sempre più vicina o un traguardo ci si dischiude sempre più, alligna nell'animo la contentezza e la gioia e si affretta il passo verso l'obiettivo. Il "tono" della gioia ci viene offerto attraverso l'annuncio del profeta Isaia: «si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo».

Ogni parola nel messaggio di questa domenica è un inno e un tripudio di gioia. La gioia autentica è la pace di Cristo che supera ogni tipo di frontiera, riferendosi a tutti i tipi di muri divisori generati dai nostri conflitti relazionali, quando non rispettiamo gli altri con i nostri atteggiamenti e comportamenti egoistici. La gioia cristiana non è a buon mercato, ma viene in tutt'altro modo, invitandoci alla pace del cuore e alla fiducia profonda nel Signore.

È la bellezza e la potenza della Liturgia: entrare in contatto con la gioia, con quello che è gioia profonda. La gioia di un volto incontrato, la gioia di una parola buona, la gioia di amare e di essere amati; la gioia di sentirsi compresi, valorizzati, e la gioia di comprendere, di valorizzare. Anche le difficoltà possono portare felicità. Dobbiamo aspettare ancora con pazienza l'arrivo del Signore e nell'attesa essere operativi e fruttuosi. Più che la domenica della gioia, potremmo chiamarla la domenica della pazienza, della perseveranza, del coraggio.

Giovanni Battista in Carcere: Dubbi e Domande

Il Vangelo di questa terza domenica di Avvento (Matteo 11,2-11) ci presenta Giovanni Battista, non più nel deserto, ma bensì in prigione, scosso dal suo destino. Erode aveva deciso di mettere la museruola al profeta che battezzava nel Giordano, rinchiudendolo nella fortezza di Macheronte, a oriente del Mar Morto, perché gli rimproverava un adulterio inaccettabile.

La Grande Domanda: "Sei Tu Colui che Deve Venire?"

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Questa domanda, ricca di interrogativi e sollecitazioni, ci riguarda direttamente: chi aspettiamo oggi? Chi speriamo che venga per aiutarci nelle nostre scelte e a risolvere i nostri problemi? Giovanni, da solo, forse sentendo imminente il momento della sua morte, ha bisogno di esprimere un dubbio dopo aver nuovamente sentito parlare delle opere del Cristo.

Nonostante la prigionia, Giovanni invia i suoi discepoli a Gesù. Il Battista va in crisi, in tilt. Lui aveva annunciato un Messia con l'ascia in mano, pronto a separare il grano dalla paglia, a fare pulizia tra i giusti e i peccatori. Ma quando arriva Gesù, la scena cambia: niente castighi, niente tuoni, niente sentenze. Solo amore. Un amore che non fa selezione, che splende come un sole ostinato su chi lo merita e su chi no. Questo Messia era troppo diverso da ciò che la gente, e lui per primo, si aspettavano. Dov'era la scure tagliente?

Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna, non ha più le idee chiare. Lui, "più che un profeta", dubita e chiede aiuto. La sua domanda a Gesù può essere rivolta con tono di speranza, ma anche di disappunto, di rimprovero. Il dubbio però non toglie nulla alla grandezza di Giovanni e alla stima che Gesù ha per lui. Non ci deve scandalizzare la domanda che Giovanni Battista pone a Gesù, perché il mondo di allora, come quello di oggi, è pieno di "profeti" e di "messia" illusori. Quanti si sono illusi di aver trovato un altro andando dietro ai suoi illusori e momentanei successi!

Gesù rispose ai discepoli di Giovanni: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete». La nostra attenzione si concentra sulla figura di Giovanni il Battista, il quale non è più nel deserto, non può più parlare, non ha attorno a sé le folle che chiedono un battesimo di penitenza. Ma Giovanni è un uomo di ricerca, con il volto scavato dalla vita rude e dall'ascesi radicale, che aspetta che giunga la speranza d'Israele. La sua è una ricerca totale e mai finita, pronta sempre all'imprevisto di Dio.

Perchè Giovanni battista dubitava del Messia?

Il Messaggio di Conversione e di Giustizia

Nel Vangelo della terza domenica di Avvento, la «voce» che ha annunciato la visita del Salvatore spiega come vivere al meglio l'attesa. Riprendendo l'inizio di Isaia 40, dove si apre il libro della consolazione, Giovanni Battista aveva invitato le folle a «raddrizzare» i sentieri del cuore. Il terreno interiore doveva essere del tutto spianato per dare a Dio il permesso di ricreare l'assetto dei sentimenti, dei pensieri, della visione del mondo e di Dio stesso. Si tratta dell'invito a una genuina conversione che contempla un dinamismo di ripristino della giustizia.

Per ben tre volte viene rivolta a Giovanni la stessa domanda: «Che cosa dobbiamo fare?». A rivolgerla a Giovanni sono prima le folle, poi i pubblicani e infine i soldati. Giovanni consegna l'impegno della condivisione: vestire gli ignudi e dare da mangiare agli affamati, rinunciando alla logica dell'accumulo e imparando a donare ciò di cui si dispone. Ai pubblicani e ai soldati affida l'impegno della giustizia: esigere il giusto, accontentarsi del salario e rinunciare all'abuso del proprio ruolo e a ogni genere di estorsione mafiosa.

L'opera di raddrizzamento del cuore per accogliere il divino Re che sta per venire richiede un impegno personale assai concreto che comporti un processo di purificazione, correzione e sobrietà. Il cambiamento interiore necessita della disponibilità umana di mettere ordine nelle relazioni imparando a condividere e ad instaurare la giustizia. Il cambiamento del mondo parte dal cuore del Padre, ma incrocia e interpella fortemente la nostra volontà di conversione, una volontà che si concretizza in disponibilità ad aprirsi al progetto salvifico e misericordioso di Dio.

Perché questo cambiamento possa realizzarsi veramente serve lo sposalizio tra l'intervento divino energico ed efficace e l'impegno responsabile del cuore umano. Per questo Giovanni spiega che la sua missione è propedeutica a quella del Cristo, che la sua predicazione prepara quella del Messia di Dio. Il suo battesimo è immersione nelle acque, mentre quello di Gesù è immersione nel fuoco dello Spirito, unico agente della conversione e dell'autentica purificazione del cuore umano: «mandi il tuo spirito... e rinnovi la faccia della terra» (Sal 104,30).

Solo Dio, infatti, può saggiare i cuori, bruciando la paglia dell'inconsistenza e raccogliendo il frumento della fede. Giovanni invita gli uomini a mettere ordine nelle loro vite, ma solo il Cristo, l'unto di Dio, pieno di Spirito Santo, può attuare questa opera di raddrizzamento della storia, mutando le pietre in cuori di carne e coniugando la misericordia con la giustizia.

La Grandezza di Giovanni Battista

In questa terza domenica di Avvento, il Vangelo ci presenta alcune caratteristiche di Giovanni Battista, innanzitutto il coraggio di dire sempre la verità. Da Giovanni tutti si recavano perché attirati dalla sua testimonianza. Egli era "attraente", perché fedele alla missione che il Signore gli aveva assegnato. Giovanni è grande, per le parole profetiche che lo avevano annunciato e per quelle da lui stesso gridate, nel deserto, con forza di fuoco e di vento: "Convertitevi, mutate pensiero, fate penitenza, cambiate condotta".

È possibile se si parte dalla consapevolezza di essere bisognosi di salvezza a causa della nostra radicale inadempienza di fronte alla santità di Dio. Convertirsi sentendosi poveri: unendo umiltà a speranza, confessione dei peccati ad attesa di salvezza. Giovanni è grande perché ha saputo dare inizio a qualcosa di nuovo, incastonato nel progetto della storia della salvezza.

Lui è il precursore, quello venuto prima. Prima nell'esperienza di molti discepoli, prima nel tempo del ministero, prima nella storia della salvezza, concepito e venuto alla luce sei mesi prima di Gesù. Così siamo anche noi cristiani, primizie della creazione nuova, pionieri di un mondo nuovo, annunciatori di qualcuno che continua a venire. Il legame tra Gesù e Giovanni è indissolubile; senza Gesù non ci sarebbe Giovanni, senza Giovanni non ci sarebbe stato Gesù. Senza il Dio di Gesù Cristo non sappiamo dire che cosa è l'uomo.

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