Le letture e le riflessioni che ci accompagnano in questa giornata ci immergono profondamente nel mistero della fede, affrontando temi di paura, fiducia, sacrificio e la costante presenza di Dio nelle tempeste della vita. In particolare, celebriamo il primo giorno del Triduo Pasquale, un periodo liturgico ricco di simbologia e significato, che ci trasmette la testimonianza di Giovanni presente sul calvario con Maria, la Madre del Signore e le donne. Questa è una narrazione ricca in simbologia, dove ogni piccolo dettaglio ha senso. Davanti a questo grande mistero, siamo chiamati -innanzitutto- a vedere.
La fede cristiana non è la relazione reverenziale verso un Dio lontano e astratto sconosciuto, ma l'adesione a una persona, vero uomo come noi e allo stesso tempo vero Dio. L’invisibile si è fatto carne della nostra carne ed ha assunto di essere uomo fino alla morte e una morte di croce. Però fu una morte accettata come riscatco per tutti, morte redentrice, morte che ci dà vita. Dinanzi a questo, sentiamo gratitudine e ammirazione. Gesù per noi è il modello che bisogna imitare, vale a dire riprodurre in noi le sue attitudini. Questo è in contrasto con l’atmosfera indifferente della nostra società, perciò il nostro testimonio deve essere più coraggioso che mai, già che il dono è per tutti. Così dice Melitone di Sardi: «Egli ci ha fatto passare dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.» La croce è l'inclinazione più profonda del Divino verso l'umano. Il perdono costa qualcosa, anzitutto a chi perdona.
Il Vangelo della Tempesta e della Presenza di Cristo (Gv 6,16-21)
Il Contesto della Moltiplicazione dei Pani: Il Fraintendimento della Folla
Prima dell'episodio sul lago, si è assistito a un altro segno significativo. Più che il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è stato il miracolo della condivisione dei pani e dei pesci. La folla, invece, ha capito l’esatto contrario: ecco finalmente uno che ci risolve tutti i problemi. L’esatto contrario. È turbato, il Maestro, e fugge appena si rende conto del fraintendimento.
La Scena: I Discepoli nella Tempesta
Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».

Il Messaggio: "Sono io, non abbiate paura!"
Dietro al camminare sulle acque c’è un messaggio non immediato, un messaggio da cogliere per noi. A quel tempo, infatti, le grandi distese d’acqua erano ritenute sedi di forze maligne non dominabili dall’uomo; specialmente se agitati dalla tempesta gli abissi erano simbolo del caos e richiamavano le oscurità degli inferi.
Ora, i discepoli si trovano nel mezzo del lago al buio: in loro c’è la paura di affondare, di essere risucchiati dal male. E qui arriva Gesù, che cammina sulle acque, cioè sopra le forze del male. Questo è un messaggio che Gesù ci dà. Ecco il senso del segno: le potenze maligne, che ci spaventano e non riusciamo a dominare, con Gesù vengono immediatamente ridimensionate. Lui, camminando sulle acque, vuole dirci: “Non avere paura, io metto sotto i piedi i tuoi nemici”. Non le persone!, non sono quelle i nemici, ma la morte, il peccato, il diavolo: questi sono i nemici della gente, i nostri nemici. E Gesù questi nemici li calpesta per noi.
Cristo oggi ripete a ciascuno di noi: “Coraggio, sono io, non avere paura!”. Coraggio, cioè, perché ci sono io, perché non sei più solo nelle acque agitate della vita. Il Vangelo di oggi ci mette davanti a una scena che rompe gli schemi: Gesù che cammina sulle acque. I discepoli sono nel buio, nel vento contrario, nella fatica. Stanno facendo ciò che sanno fare - remare - ma non basta. E proprio lì, nel momento in cui tutto sfugge al controllo, Gesù appare… ma non viene riconosciuto. Ecco il punto: Dio arriva spesso in forme che non ci aspettiamo. Non entra nella nostra vita chiedendo permesso o adattandosi ai nostri schemi. Ci destabilizza. “Noi” diciamo: Signore, dove sei? Perché preferiamo una fede controllabile, rassicurante, che non sconvolga troppo la barca della nostra vita. Invece Gesù non calma subito il mare: prima dice una cosa precisa - “Sono io, non abbiate paura”.
A volte ci sono situazioni che si ingarbugliano, si aggrovigliano, a volte ne abbiamo colpa, più spesso, no. Ci troviamo in mezzo ad un mare in tempesta, non riusciamo più a gestire la nostra barca, pensiamo di affondare. Ma se siamo discepoli, se, sul serio, abbiamo posto il nostro cuore nelle mani di Dio, il Signore ci raggiunge in mezzo ad ogni situazione, quando davvero pensiamo di non farcela. Una vita bella non è una vita senza ostacoli o delusioni o fallimenti. Non è una vita che sguazza in uno stagno, ma una vita che vuole raggiungere una meta senza rimanere ferma nel porto. E ogni fatica si può attraversare, anche quella che Gesù sta per affrontare, la totale incomprensione, se ci accogliamo sulla nostra barca la sua presenza.
Quando Gesù non è sulla barca, abbiamo la sensazione di essere nel buio e controcorrente. Ma ciò che colpisce di più è che, quando Gesù si fa presente proprio in quel buio e in quella difficoltà, invece di riconoscerlo, i discepoli hanno paura. Lo vedono venire incontro a loro sulle acque e si spaventano. Non riescono subito a comprendere che quella presenza è una salvezza. Spesso abbiamo paura proprio del modo in cui Dio si manifesta. Ci sembra impossibile che possa essere presente lì dove tutto appare perduto, fallimentare, doloroso. E invece è proprio lì che Egli si avvicina. Gesù dice loro: «Sono io, non abbiate paura!». È come un esorcismo. Non elimina immediatamente la tempesta, ma cambia lo sguardo su ciò che sta accadendo. Forse proprio nei momenti che percepiamo come “momenti no”, Dio ci sta dando un appuntamento. Sta venendo incontro alla nostra vita, anche se in una forma che non riconosciamo subito. Il passaggio decisivo è accoglierlo. È un atto di fiducia: fare spazio a quella presenza dentro la nostra prova. E accade qualcosa di inaspettato: «subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti». Anche nella nostra vita, quando troviamo il coraggio di accogliere Cristo dentro il buio, dentro il fallimento, dentro il dolore, qualcosa si riordina. Torniamo a sentirci orientati, meno dispersi. Il Vangelo, allora, ci invita a non avere paura della presenza di Dio proprio lì dove pensiamo di essere invece più sfortunati e più lontani da Lui.
Gesù cammina sulle acque!
Le Letture del Triduo Pasquale: La Passione e il Sacrificio Redentore
La Prima Lettura: Dal Libro del profeta Isaia (Is 52,13-53,12) - Il Servo Sofferente
Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo -, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.
Il Salmo Responsoriale: Salmo 31 (Sal 31,2.6.12-13.15-16.17.25) - In Te, Signore, Mi Sono Rifugiato
R/. In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; difendimi per la tua giustizia.
Sono il rifiuto dei miei nemici e persino dei miei vicini, il terrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge.
R/. Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani». Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia.
R/.
La Seconda Lettura: Dalla Lettera agli Ebrei (Ebr 4,14-16; 5,7-9) - Gesù, Sommo Sacerdote Compassionevole
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. [Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Il Versetto prima del Vangelo: Dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi (Fil 2,8-9) - Cristo Obbediente
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Il Vangelo della Passione: Secondo Giovanni (Gv 18,1-19,42)
Questo desiderio di abbracciare il disegno di amore redentore del Padre suo anima tutta la vita di Gesù perché la sua passione redentrice è la ragion d'essere della sua incarnazione: «Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora!» (Gv 12,27). «Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?» (Gv 18,11).
La Cattura nell'Orto degli Ulivi
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù Davanti ad Anna e i Rinnegamenti di Pietro
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

Il Processo Davanti a Pilato: La Verità e il Regno
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!».
La Flagellazione, la Corona di Spine e l'Ecce Homo
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande». Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare».

La Crocifissione e la Morte di Gesù
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato -, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso».

La Sepoltura di Gesù
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
Gesù cammina sulle acque!
Spunti Aggiuntivi dalle Scritture
Dagli Atti degli Apostoli (At 6,1-7) - L'Istituzione dei Sette Diaconi
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
Salmo Responsoriale: Salmo 33 (Sal 33,1-2.4-5.18-19) - Esultate nel Signore
R. Su di noi sia il tuo amore, Signore. Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Esultate, o giusti, nel Signore; per gli uomini retti è bella la lode. Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
R. Perché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.
R.