Le scorse ore sono state caratterizzate dalla diffusione di informazioni false riguardanti la salute del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. Queste voci, originate da un quotidiano romano e riprese da ambienti statunitensi, parlavano di problemi di salute che il Cardinale avrebbe avuto durante le Congregazioni generali pre-Conclave, ipotizzando anche la necessità di un intervento medico.
Le Voci su un Malore e la Smentita Vaticana
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha categoricamente smentito tali notizie. Alla domanda di un giornalista che chiedeva conferme o smentite su un presunto malore di Parolin durante i lavori delle Congregazioni, Bruni ha replicato con fermezza: “No, non si è verificato. Non è vero”. Ha aggiunto “No, assolutamente” in merito alla presunta necessità di assistenza medica. Queste dichiarazioni hanno chiarito che si trattava di “fake news” circolate in questi giorni che anticipano la riunione per l’elezione del nuovo Pontefice.
La smentita dalla Santa Sede è stata netta: “Niente malore. Niente infermieri e tantomeno medici”. In particolare, era stata diffusa l’indiscrezione, specialmente negli USA, secondo cui il Cardinale Parolin avrebbe sofferto un malore dovuto a uno sbalzo pressorio o addirittura sarebbe svenuto al termine di una sessione il 30 aprile pomeriggio, suscitando preoccupazione. Tuttavia, non sono arrivate conferme o smentite ufficiali dal Vaticano riguardo a questa specifica indiscrezione, che resta quindi tale.

Il Contesto delle Speculazioni: Manovre Politiche e Papabili
Queste voci di malore hanno autorizzato alcuni a interpretare la diffusione come parte di manovre per escludere il Segretario di Stato della Santa Sede dai vertici della classifica dei papabili. La strategia sottostante sarebbe chiara: insinuare il dubbio che le condizioni di salute del Cardinale non gli consentano di guidare la Chiesa. Non c’è dubbio che Parolin sia tra i favoriti, e i suoi sostenitori ritengono che egli unisca l’aplomb diplomatico alla capacità di governare, mediando tra le spinte e controspinte che scuotono la Chiesa in questo momento.
Il Cardinale Parolin, figlio di una maestra elementare e di un ferramenta (morto in un incidente stradale quando lui aveva dieci anni), è entrato in seminario a Vicenza a 14 anni, è stato ordinato sacerdote a 20 e, tre anni dopo, è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, intraprendendo una carriera diplomatica che lo ha visto protagonista in Nigeria, Messico, Venezuela e nelle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi asiatici, in particolare la Cina. In questo quadro, si ipotizza che le “bordate” contro di lui arrivino dalla cosiddetta "fronda americana". A sostegno di questa tesi, i sostenitori del Cardinale sottolineano come i primi rumors sul malore siano partiti dal sito conservatore americano Catholicvote.org e siano poi rimbalzati su numerosi account social. Molti analisti notano che questo settore di influenza contrasterebbe Parolin, ritenendolo troppo aperto alle istanze progressiste, nonostante l’ala bergogliana più estrema lo giudichi invece troppo conservatore. C’è anche chi legge questi “siluri” come una possibile vendetta degli estimatori del cardinale Becciu.
Parolin: vi spiego come lavora la diplomazia vaticana
L'Intensa Agenda del Segretario di Stato: Viaggi e Impegno Internazionale
Nonostante le speculazioni sulla sua salute, l'agenda del Cardinale Pietro Parolin come Segretario di Stato vaticano è stata e continua a essere estremamente fitta, testimoniando il suo ruolo centrale nella diplomazia della Santa Sede. Recentemente, la sua visita in Kuwait è servita a cementare i rapporti con il Paese del Golfo. Il Cardinale è stato impegnato in numerosi viaggi internazionali: è ripartito per un breve ma significativo viaggio in Giappone per inaugurare il padiglione della Santa Sede all’Expo di Osaka, un evento che rafforza il legame con la "Terra del Sol Levante".
Ha celebrato i 60 anni della missione della Santa Sede a New York con una Messa presso la parrocchia “Holy Family”, conosciuta come “la parrocchia delle Nazioni Unite” per la sua posizione. Il Cardinale Parolin ha intrapreso anche un viaggio in Ucraina, la prima volta che il Segretario di Stato è tornato nel Paese dall’inizio del conflitto, e ha visitato il Libano per un viaggio che si è profilato più come umanitario che diplomatico. La sua agenda lo ha portato anche in Sud Sudan per portare avanti i colloqui di pace, dopo aver visitato l’Angola e ordinato lì il primo nunzio proveniente dal Paese. A settembre, dopo il viaggio di Papa Francesco in Mongolia, il Cardinale Parolin è atteso in Slovacchia.
La Santa Sede, tramite il Cardinale Pietro Parolin, continua a seguire con attenzione gli sviluppi in Terrasanta. Ha espresso “totale e ferma condanna” per l’attacco terroristico “disumano” compiuto da Hamas lo scorso 7 ottobre, dichiarandosi “pronta a qualsiasi mediazione necessaria” e ribadendo la necessità, oggi più che mai, di arrivare alla soluzione dei “due popoli, due Stati”, che “permetterebbe a palestinesi e israeliani di vivere fianco a fianco, in pace e sicurezza”.