Il sacramento della confessione, conosciuto anche come riconciliazione o penitenza, è un pilastro fondamentale nella vita di ogni cristiano. Tuttavia, per molti giovani in cammino di fede, può rappresentare una sfida, generando dubbi su come approcciarlo, cosa esprimere e la sua differenza rispetto a un colloquio con una guida spirituale.
Che cosa dire in confessione? Oltre il semplice elenco dei peccati
L'argomento fondamentale della confessione - quella che in teologia si chiama la «materia» - sono i peccati commessi. Nel confessionale chiediamo a Dio il suo perdono e la riconciliazione con Lui, con noi stessi e con i fratelli. Ma cosa significa chiedere perdono?
Chiedere Perdono: Riconoscere l'Amore di Dio
Chiedere perdono significa prima di tutto riconoscere la propria miseria, il proprio errore, il proprio male. Però, quando si chiede perdono a qualcuno, significa anche che si sta riconoscendo che questa persona ci vuole bene e che si confida nella possibilità che questo bene sia più grande del nostro errore. Chiedere perdono, infatti, significa dire anche: «Riconosco che tu mi vuoi bene e che il bene che ci lega è più forte del male che io ti ho fatto, riconosco che il nostro legame è più importante delle nostre azioni!».
Quindi, quando si chiede perdono, si riconoscono tre cose:
- Che l’altro ci vuole bene.
- Che noi abbiamo sbagliato.
- Che ci fidiamo del nostro legame, certi che sappia reggere a questo urto.
Sostituendo al verbo «riconoscere» il verbo «confessare», si scoprirà che questa è la vera «materia» della confessione:
- Confessare l’amore di Dio per noi.
- Confessare il proprio errore.
- Confessare la propria fede nel legame con Dio.
Questa operazione, questo cambio di prospettiva, è molto importante per la nostra vita di fede. Infatti, paradossalmente, quando siamo troppo concentrati sui nostri errori, sui nostri peccati, siamo ancora fermi nel male, prigionieri del male: siamo infatti ripiegati su noi stessi, a guardare solamente «ciò che ho fatto io». La confessione invece ci spinge sì a guardare «ciò che ho fatto io», ma a vederlo nell’ottica di un rapporto, che è fatto anche di «ciò che ha fatto Dio» e di «ciò che insieme facciamo e possiamo fare». È proprio questo che ha il potere di riaprirci lo sguardo, di rialzarci, di farci ripartire!

Le Tre Parti della Confessione secondo Sant'Agostino
La nostra confessione potrebbe essere fatta di tre parti, secondo una scansione che viene da sant’Agostino, e che è stata ripresa molto anche ai giorni nostri (per esempio da Carlo Maria Martini e dallo stesso papa Francesco):
- Confessio laudis: la confessione della lode. Si tratta del riconoscere l’amore di Dio per noi, i suoi doni, e restituire a Lui nel rendimento di grazie tutti i benefici che riceviamo e che ci tengono in vita. Questo è il fondamento, il motivo principale per cui possiamo venire in confessione e chiedere perdono; dunque, ringraziamo il Signore per ciò che Lui è per la nostra vita e per ciò che Lui fa nella nostra vita. Sant’Agostino prende questo termine dalla Scrittura; il passo più famoso è nelle parole stesse di Gesù, quando dice «Ti rendo lode (in latino: confiteor, “confesso”), Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
- Confessio vitae: la confessione della vita. Riconosciamo le nostre azioni, i nostri gesti, le nostre parole, le nostre dimenticanze. Qui ci potranno essere alcune cose buone da riconoscere e altre meno buone; ci saranno le nostre espressioni di amore (verso Dio, verso noi stessi, verso il prossimo) e le nostre espressioni di egoismo e di male (verso Dio, verso noi stessi, verso il prossimo). Di tutto il bene che abbiamo potuto compiere rendiamo grazie a Dio (perché abbiamo potuto compierlo per grazia Sua) e di tutto il male chiediamo perdono. Sant’Agostino prende questo termine dalla Scrittura; i passi in questo caso sono molti; il primo che compare nella Bibbia è in Genesi: «Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: “Io devo ricordare (in latino: confiteor, “confesso”) oggi le mie colpe» (Gen 41,9).
- Confessio fidei: la confessione della fede. Riconosciamo che il nostro legame è più forte di qualsiasi nostra azione, che ci fidiamo di Te, che sappiamo che possiamo camminare ancora insieme, che possiamo contare sulla Tua misericordia. Affidiamo la nostra vita e il nostro cammino prossimo al Signore, stando certi del Suo perdono e del Suo grande desiderio di stare ancora e sempre con noi. Gli chiediamo aiuto per quelle situazioni e questioni che sappiamo ci mettono alla prova, dove ci sentiamo più fragili, dove dobbiamo ancora crescere e maturare nell’amore. Sant’Agostino prende questo termine dalla Scrittura; qui prendiamo due esempi dal Nuovo Testamento; «Perciò chiunque mi riconoscerà (in latino: confitebitur, “confesserà”) davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò (in latino: confitebor, “confesserò”) davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32); «Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono (in latino: non confitentur, “non confessano”) Gesù venuto nella carne» (2Gv 1,7).
In sintesi, quindi, la confessione potrebbe essere strutturata così: a) «Grazie Signore perché…»; b) «Scusa Signore perché…»; c) «Per favore Signore…». Una maniera semplice, che aiuta a vivere il sacramento della confessione nella maniera più fruttuosa e buona per la nostra vita.
Un Approccio Francescano alla Confessione
Pensandoci bene, questa è anche una modalità di confessarsi che si potrebbe dire «francescana». Infatti, il «rendere lode a Dio» inteso come «restituire a Lui ogni cosa», riconoscendo che tutto viene da Lui e che a noi nulla è dovuto, se non il nostro peccato, è tema tanto caro a San Francesco. Troviamo questa esperienza spirituale in tanti scritti e preghiere del nostro santo: per esempio il capitolo 23 della Regola non Bollata potrebbe essere considerato quasi una «confessione» di Francesco, in cui compaiono proprio questi tre passaggi che continuano a rincorrersi fra loro («Ti rendiamo grazie», «Per colpa nostra noi siamo caduti», «Ti supplichiamo»).
Confessione e Direzione Spirituale: Le Differenze
I contenuti espressi in una confessione e con la propria guida spirituale talvolta possono essere simili, sebbene il contesto sia molto diverso. La confessione è un sacramento, mentre la direzione spirituale è un colloquio di fede. Ciò che forse fa la differenza è l’atteggiamento. Con la guida spirituale, infatti, si ha un dialogo, in cui si parla tra uomini (o donne) della vita di fede. Nella confessione, invece, in qualche modo ci si rivolge direttamente a Dio, Gli si presenta la propria confessione e si riceve da Lui (anche se tramite la mediazione di un ministro) perdono e forza per continuare il proprio cammino.
Il Sacramento della Riconciliazione: Un Dono di Misericordia
Molti sacramenti hanno segni esteriori e visibili che li annunciano e li celebrano. Il sacramento della penitenza, chiamato anche “riconciliazione”, è diverso sotto questo aspetto. Non si vedrà sulla mensola del camino una foto della prima confessione di qualcuno, né arriveranno inviti che annunciano la data e l’ora in cui una persona cara ha in programma di andarsi a confessare. Con il sacramento della penitenza, l’esperienza è diversa ma non meno importante di altri sacramenti.
«Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo: “Abbiamo comunione con lui”, mentre continuiamo a camminare nelle tenebre, mentiamo e non agiamo nella verità. Ma se camminiamo nella luce come lui è nella luce, allora abbiamo comunione gli uni con gli altri e il sangue di suo Figlio Gesù ci purifica da ogni peccato. Se diciamo: “Siamo senza peccato”, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto e perdonerà i nostri peccati e ci purificherà da ogni malefatta. Se diciamo: “Non abbiamo peccato”, lo rendiamo bugiardo e la sua parola non è in noi.» (1 Giovanni 1,5-10)
Quando pensiamo ai nostri peccati, è normale sentirsi imbarazzati o soli. Potremmo sentirci anche intimiditi o riluttanti a condividere i nostri peccati con un sacerdote. Tuttavia, il nostro Dio è un Dio di misericordia e vuole perdonarci. La confessione è un lavoro duro ma gratificante, ed è esattamente ciò che i sacerdoti sono chiamati a fare. Dio che assolve i nostri peccati ci aiuta ad avvicinarci a Dio. Il peccato ci allontana da Dio; il sacramento della riconciliazione colma questo divario e ci unisce meglio a Dio.

Come Prepararsi alla Confessione
Prepararsi al sacramento della riconciliazione richiede un momento di riflessione e preghiera.
Dove e Quando Confessarsi
Le chiese di solito offrono ai parrocchiani un orario prestabilito ogni settimana per ricevere il sacramento della confessione. Se non ci si sente a proprio agio a confessarsi nella propria parrocchia, si può esplorare altre chiese della zona. È meglio confessarsi in una chiesa diversa che non andarci affatto. Se si è in viaggio, alcuni aeroporti dispongono di piccole cappelle gestite da sacerdoti cattolici. Queste cappelle offrono l’opportunità di confessarsi durante gli orari di lavoro o prima di intraprendere un grande viaggio o una vacanza: momenti ideali per ricevere l’assoluzione dei propri peccati.
Esistono anche le celebrazioni penitenziali comunitarie. Invece di presentarsi da soli alla confessione, c’è un intero gruppo di parrocchiani riuniti per fare lo stesso, rafforzando il senso di comunità. Sebbene questi servizi invitino i membri della Chiesa a riunirsi insieme, offrono comunque confessioni private complete e individuali.
L'Esame di Coscienza
I tuoi peccati sono del tutto personali. Non c’è una guida precisa per ciò che devi confessare e non esiste un manuale universale per i peccati che devi espiare. I Dieci Comandamenti possono essere un utile punto di riferimento per riflettere sui peccati che hai commesso. È meglio considerarli in senso lato e non alla lettera. Ad esempio, con “Non uccidere”, potresti non aver mai commesso un omicidio, ma potresti essere stato violento o abusivo? Hai ferito altri con le tue azioni o parole? Non ossessionarti nell’identificare ogni piccola cosa che potrebbe essere considerata un peccato. Rifletti in preghiera sulle azioni più importanti che potrebbero essere considerate peccaminose attraverso la lente dei Dieci Comandamenti. Mentre lo fai, ricorda l’amore e la misericordia di Dio per te.
Per i giovani, un esame di coscienza può includere domande quali: Ho rinnegato o trascurato la mia fede? Mi sono preoccupato di conoscerla meglio? Ho mancato alla Messa la domenica? Ho parlato male degli altri, ad esempio attraverso internet? Ho avuto atteggiamenti o compiuto atti impuri con me stesso o con altri? Sono stato poco disponibile a casa? Ho mancato nell’affetto verso i miei genitori? Ho rimuginato impazienze, arrabbiature o gelosie? Sono stato pigro a scuola o ho trattato gli insegnanti senza rispetto? Ho cercato di portare gli altri più vicini a Dio attraverso l’esempio e le buone parole?
Il peccato e l'esame di coscienza
Come Confessarsi: Una Guida Passo Passo
Quando hai individuato un luogo e un’ora per la tua confessione e ti sei concesso un po’ di tempo per riflettere sui tuoi peccati, sei pronto per andare in confessionale. L'intero processo richiede solitamente circa 15 minuti.
- Ingresso e Saluto: Entra nel confessionale e saluta il sacerdote.
- Inizio della Confessione: Comincia facendo il segno della croce e di’: «Benedicimi, Padre, perché ho peccato. È passato [specifica il tempo, ad esempio: pochi giorni/alcuni mesi/molti anni] dalla mia ultima confessione».
- Accusa dei Peccati: Elenca i tuoi peccati. Cita i peccati veniali (quotidiani) e i peccati mortali, che sono più gravi. Cerca di essere esaustivo, ma va bene anche se non ricordi ogni singolo peccato. Potrebbe essere più una conversazione, in quanto il sacerdote potrebbe fare domande o commenti; non deve essere un elenco continuo di peccati. Quando hai finito, concludi dicendo «Mi dispiace per questi e per tutti i miei peccati».
- Ascolto e Penitenza: Ascolta il sacerdote. Quando hai finito di confessare i tuoi peccati, il sacerdote può offrirti una guida e suggerirti come evitare i peccati in futuro. Ti darà poi una penitenza, che potrebbe essere una forma di preghiera, un servizio o un’opera di misericordia. Spesso riuscirai a completare la tua penitenza mentre sei ancora in chiesa.
- Preghiera dell'Atto di Dolore: Prega l’Atto di Dolore. Questa preghiera è breve e semplice: «Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Amen.»
- Assoluzione: Ricevi l’assoluzione da Dio, tramite il sacerdote. Il sacerdote reciterà la seguente preghiera per assolverti dai tuoi peccati: «Dio, Padre di misericordia, per mezzo della morte e della risurrezione del suo Figlio ha riconciliato a sé il mondo e ha inviato tra noi lo Spirito Santo per il perdono dei peccati; per mezzo del ministero della Chiesa Dio ti dia il perdono e la pace, e io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.» Fai il segno della croce e termina con Amen.
- Compiere la Penitenza: Lascia il confessionale e compi il tuo atto di penitenza.
L'Esperienza dei Giovani nel Confessionale
Come preparazione alla XV Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, sono stati indagati diversi ambienti frequentati dai giovani. Si è riscontrato che, sebbene la percentuale dei giovani che si accostano al sacramento della riconciliazione sia spesso minima e provenga per lo più da giovani già appartenenti a contesti ecclesiali, non è trascurabile il dato oggettivo che emerge da realtà come il Duomo di Milano. Qui, attraverso un sondaggio, si può dire che settimanalmente vengono in confessionale duecento/trecento giovani.
Questi giovani si confessano per diversi motivi. Alcuni hanno operato questa scelta nel loro cammino di formazione; parecchi sono inizialmente indotti da una situazione particolare di incertezza, di dubbio, di ricerca e magari anche di sofferenza. Non mancano i giovani che arrivano perché invitati da qualche amico che li ha preceduti e ha trovato risposte per la sua vita. La disponibilità di confessori dalle sette del mattino fino alla sera li assicura che comunque trovano un sacerdote per ascoltarli e invocare il dono del perdono. Spesso però fotografano con il telefono gli orari del prete che li ha confessati e ritornano. Si stabilisce così un rapporto che non riduce la confessione all’accusa dei peccati e all’assoluzione.
Cercano un ascolto che, a partire da quanto stanno vivendo, diventi aiuto per riconoscere, per interpretare e scegliere. In genere il giovane non si limita a un elenco dei peccati, ma, a partire dall’accusa, rivela un profondo desiderio di verità su se stesso. Vuole, alla luce della Parola e con l’aiuto del confessore, conoscere se stesso, il perché dei suoi limiti, il motivo della sua fragilità, la possibilità di dare concretezza ai suoi sogni, l’attendibilità dei suoi desideri. Non rivela principalmente una modalità narcisistica di conoscersi, ma un bisogno spirituale di comprendersi e di camminare. È a questo punto che matura la volontà di stendere un progetto non principalmente in ordine a che cosa fare, ma a come essere.
Nella fase del progetto appare come indispensabile, richiesta dai giovani stessi, una regola di vita costruita attorno ad alcuni valori vissuti come obiettivo da raggiungere e ad alcune scelte di vita nell’ambito delle relazioni, della carità e della preghiera. Il desiderio di verità e la delineazione del progetto li conduce verso un “affidamento” al Signore e alla sua Parola che li aiuta a mettere a disposizione i doni ricevuti, a capire che la vita è veramente vissuta quando è interamente donata. La fede è così giustamente accolta come vocazione.
Papa Francesco, annunciando il Sinodo, scriveva ai giovani: «Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo» (13 gennaio 2017). Forse la Cattedrale ha un fascino particolare, diventa un’attrazione discreta e sicura per i giovani che osano passare la soglia.
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