Introduzione
Bartolo Longo, nato a Latiano, in provincia di Brindisi, il 10 febbraio 1841, è stato una delle personalità più eminenti tra il XIX e il XX secolo, riconosciuto come fondatore e benefattore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei e consacrato nel Terz'Ordine domenicano. La sua vita fu un'avventura spirituale e caritativa, culminata nella creazione di un'opera grandiosa che ancora oggi suscita ammirazione. Dopo un percorso di fede intenso e complesso, Bartolo Longo rese l'anima a Dio il 5 ottobre 1926, lasciando un'eredità indelebile.
Dalla Crisi Spirituale alla Conversione
Infanzia e Formazione
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, secondo dei cinque figli di Bartolomeo Longo e Antonia Luparelli. A sei anni fu mandato al Real Collegio Ferdinandeo di Francavilla Fontana, retto dai padri Scolopi, dove consolidò la religiosità familiare e pose le basi della sua formazione culturale, distinguendosi come uno dei migliori allievi. Rimasto orfano di padre a dieci anni e di madre a dodici, proseguì gli studi sotto la guida del canonico Giustino Minunni a Brindisi e successivamente a Lecce, dove superò l'esame di filosofia nel 1859.
L'Avvicinamento allo Spiritismo e la Disperazione
Nella seconda metà del 1862, Bartolo si trasferì a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. L'ambiente accademico napoletano di quegli anni era fortemente influenzato dall'anticlericalismo e dal positivismo, con professori apertamente anticattolici come Augusto Vera, Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini. La lettura de Le Vie de Jésus di Ernest Renan sconvolse profondamente la sua fede, portandolo ad aderire completamente alla contestazione anticlericale e alla negazione del soprannaturale. Sedotto dal misterioso e dall'occulto, si avvicinò allo spiritismo, diventando per circa un anno e mezzo persino "sacerdote satanista" e partecipando attivamente a circoli spiritici per cinque anni. I prolungati digiuni e le pratiche esoteriche danneggiarono la sua salute fisica e mentale, facendolo cadere in una profonda depressione e angoscia intima, nonostante avesse conseguito la laurea in giurisprudenza il 12 dicembre 1864.
La Grazia della Conversione
La svolta nella sua vita avvenne grazie all'intervento di figure fondamentali. Parlando della sua situazione con il professor Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo molto religioso, ricevette il consiglio di rivolgersi al domenicano padre Alberto Radente, esperto direttore spirituale. A partire dal 29 maggio 1865, Bartolo iniziò a lasciarsi alle spalle le pratiche esoteriche e a ricevere un'istruzione che chiarì i suoi dubbi sulla fede. Il 23 giugno, festa del Sacro Cuore, si riaccostò all'Eucaristia. Nel frattempo, conobbe anche Caterina Volpicelli (poi canonizzata nel 2009), la cui comunità religiosa a Napoli diffondeva la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Bartolo entrò nel Terz'Ordine di San Domenico, assumendo il nome di fra Rosario, e si dedicò pienamente alla fede cattolica e alla carità.

La Missione a Valle di Pompei
Un Territorio Abbandonato e una Chiamata Divina
Nel 1872, la contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, conosciuta tramite Caterina Volpicelli, gli affidò l'amministrazione dei suoi possedimenti agricoli a Valle di Pompei. L'impatto fu desolante: il territorio era paludoso e malsano, le rovine dell'antica città romana erano sommerse dalla lava, e i circa 1.000 abitanti vivevano in condizioni di abbandono, privi di istruzione e con una religiosità confusa e superstiziosa. La parrocchia del Santissimo Salvatore era in rovina. Preoccupato e tormentato dal dubbio su come salvarsi a causa delle sue esperienze passate, nell'ottobre 1872, mentre vagava in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli ricordò le parole di padre Radente: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!». In quel momento, sul limite della disperazione, supplicò la Vergine e promise di propagare il suo Rosario in quella terra.
La Nascita del Santuario e l'Impegno Caritativo
Bartolo Longo iniziò la sua missione evangelizzando i contadini e promuovendo la devozione al Santo Rosario. Nell'ottobre 1875, decise di procurarsi un'immagine della Madonna del Rosario per la chiesa parrocchiale. Un quadro, donato anni prima da padre Radente a suor Maria Concetta De Litala, fu recuperato in condizioni pietose e trasportato a Pompei su un carretto adibito al trasporto di letame, il 13 novembre 1875. Dopo un accurato restauro, l'immagine fu esposta alla pubblica venerazione il 13 febbraio 1876. Quel giorno si verificò il primo prodigio: la completa guarigione della dodicenne Clorinda, giudicata inguaribile. Questo evento fu ritenuto il segnale che la Vergine gradiva l'opera. Con il consiglio del vescovo di Nola, monsignor Giuseppe Formisano, si diede avvio alla costruzione di una nuova e più grande chiesa. La prima pietra fu posta l'8 maggio 1876, e il nuovo tempio, finanziato dalle offerte di innumerevoli Associazioni del Rosario, fu consacrato il 6 maggio 1891 dal cardinale Raffaele Monaco La Valletta, divenendo un Santuario e Basilica Pontificia.

Le Opere Sociali e la Nuova Città
Bartolo Longo non si limitò alla costruzione del Santuario; diede forma a una vera e propria città. Istituì un orfanotrofio femminile, affidato alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei da lui fondate nel 1897. Fondò l'Istituto dei Figli dei Carcerati (la cui prima pietra fu posta nel 1892), in controtendenza alle teorie di Lombroso, che ritenevano i figli dei criminali destinati a delinquere per istinto. Chiamò a dirigerlo i Fratelli delle Scuole Cristiane, dimostrando il contrario. Nel 1884, divenne promotore del periodico «Il Rosario e la Nuova Pompei», tuttora stampato e diffuso in tutto il mondo, la cui stampa era affidata a una tipografia da lui fondata per dare un avvenire ai suoi orfanelli. Il 14 ottobre 1883 fu recitata per la prima volta la "Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei", da lui stesso composta, diffusa in tutto il mondo. Intorno al cantiere della chiesa sorsero case per gli operai, il telegrafo, un piccolo ospedale, osservatori meteorologici e geodinamici, una stazione ferroviaria, farmacie, luoghi di ristoro e un ufficio postale, trasformando una zona abbandonata in una città ripopolata e salubre.
BARTOLO LONGO - Il Rosario e la Carità
Gli Ultimi Anni: Sfide, Riconoscimenti e il Trapasso
Polemiche, Calunnie e la Donazione dell'Opera
Nonostante la grandezza della sua opera, Bartolo Longo dovette affrontare numerose polemiche e calunnie, in particolare riguardo al suo rapporto con la contessa Marianna Farnararo De Fusco. Papa Leone XIII in persona intervenne, sciogliendoli dagli impegni privati e invitandoli a unirsi in matrimonio il 1° aprile 1885, con il proposito di vivere come fratello e sorella, come del resto avevano fatto fino a quel momento. Altre critiche sorsero per questioni amministrative. Per questa ragione, nel 1893, Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del Santuario con tutte le opere pompeiane, che il Papa accettò nel 1894, lasciandone l'amministrazione ai coniugi Longo. Nel 1906, per allontanare ogni sospetto, Bartolo cedette a papa Pio X anche le Opere pompeiane e, nel 1916, la proprietà letteraria di tutte le sue pubblicazioni. In un pubblico discorso, raccomandò di essere sepolto nel Santuario, ai piedi del trono della Madonna, e lasciò le onorificenze ricevute ai suoi orfani.
La Perdita della Contessa Marianna e le Difficoltà Legali
La contessa Marianna Farnararo De Fusco morì il 9 febbraio 1924, provocando giorni di terribile sofferenza per Bartolo. Successivamente, si aprì un'estenuante battaglia legale tra la famiglia Longo e la famiglia De Fusco per le proprietà situate nella Valle di Pompei. Per sfuggire alle possibili ritorsioni degli eredi della nobildonna e a causa dell'inventario di mobili e beni da parte degli ufficiali del Tribunale di Salerno, Bartolo, stanco e amareggiato, si trasferì prima a Napoli presso il nipote ingegnere, poi nella natia Latiano. Tuttavia, il 23 aprile 1925, dopo quattordici mesi e molte sollecitazioni da parte dei pompeiani, Bartolo Longo fece ritorno a Pompei, accolto festosamente, sebbene senza possedere più nulla, proprio come quando vi era giunto la prima volta nel 1872.
Il Ritorno a Pompei e l'Amicizia con San Giuseppe Moscati
Negli ultimi mesi della sua vita, Bartolo Longo, che aveva ricevuto da Leone XIII l'onorificenza pontificia di Commendatore dell'Ordine di San Gregorio Magno ed era conosciuto come il "Commendator Bartolo", poté godere di una profonda amicizia. Strinse un legame filiale con il dottor Giuseppe Moscati (proclamato santo il 25 ottobre 1987 da papa Giovanni Paolo II), il famoso medico di Napoli, che divenne il suo medico personale e visitava spesso anche gli orfanelli. Questa amicizia fu un conforto importante nel suo declino fisico.
La Morte di Bartolo Longo
Bartolo Longo rese l'anima a Dio il 5 ottobre 1926. La sua morte avvenne a Pompei, sebbene all'epoca il territorio che oggi costituisce il comune di Pompei appartenesse amministrativamente al comune di Scafati. Fu proprio nella mattinata di quel 5 ottobre 1926 che Giuseppe Moscati si recò a Pompei per assisterlo per l'ultima volta, a testimonianza del legame che li univa. Pochi mesi prima del suo transito, l'8 maggio 1926, papa Pio XI aveva istituito la Prelatura nullius di Pompei, accanto alla Delegazione Pontificia per il Santuario. Morendo, Bartolo Longo lasciava Valle di Pompei completamente trasformata: da zona paludosa e abbandonata a centro ripopolato, salubre, con una ricca vita sociale e religiosa che ruotava attorno al Santuario e alle sue opere annesse. Non fece in tempo a vederla diventare, il 29 marzo 1928, Comune autonomo, denominato semplicemente Pompei. Seguendo il suo desiderio, fu sepolto nella cripta sotto l'altare maggiore del Santuario. Tre anni dopo, nel 1929, furono traslati lì anche i resti della moglie Marianna.

L'Eredità e il Percorso verso la Canonizzazione
La Beatificazione e il Culto
Il processo informativo per la beatificazione di Bartolo Longo fu celebrato dal 1934 al 1935 nella Prelatura di Pompei, e il processo apostolico negli anni successivi. La guarigione di Clorinda, avvenuta nel 1876, fu riconosciuta come scientificamente inspiegabile dalla Consulta Medica nel 1978. La fama di santità e di segni del Beato si è vieppiù diffusa dopo la sua morte, testimoniata da conferenze episcopali e da una vasta devozione popolare. Bartolo Longo fu beatificato il 26 ottobre 1980 in Piazza San Pietro a Roma, dal Papa san Giovanni Paolo II, il quale lo definì "l'uomo della Madonna" e ne sottolineò l'intuizione profetica di dedicare la facciata del tempio alla Pace Universale.
Il Processo di Canonizzazione
Il percorso verso la canonizzazione di Bartolo Longo ha continuato a progredire. Il 24 febbraio 2025, papa Francesco approvò i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi membri del Dicastero delle Cause dei Santi per la sua canonizzazione, senza l’ulteriore miracolo richiesto. Successivamente, nel corso del Concistoro Ordinario Pubblico del 13 giugno 2025, papa Leone XIV decretò che la canonizzazione fosse celebrata domenica 19 ottobre 2025. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella a lui dedicata, annessa al Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, testimonianza perenne della sua vita di fede e carità.