La Piazza Arcivescovado a Ravenna è un luogo di profonda rilevanza storica e artistica, dove la storia millenaria della città si manifesta attraverso l'imponente Duomo e l'adiacente Museo Arcivescovile, custode di un patrimonio inestimabile.
Le Origini Antiche: La Basilica Ursiana
La storia della basilica Ursiana ha origini davvero antiche e risale all’epoca in cui il vescovo Orso spostò qui da Classe la sede vescovile, essendo divenuta Ravenna capitale dell’impero romano d’Occidente. Era il 402: nel 407 venne consacrata la nuova cattedrale che dal nome del suo fondatore fu da allora chiamata basilica Ursiana e intitolata alla Resurrezione di Cristo.
Di quel primitivo edificio, interessato nel corso del XII secolo da un importante intervento di decorazione musiva di cui restano solo alcuni notevoli lacerti nel Museo Arcivescovile, nel 1727 fu decisa la demolizione, causa le fatiscenti condizioni in cui il monumento versava. Dell'edificio originario restano infatti solo alcuni lacerti.

Il Duomo Barocco: L'Attuale Cattedrale Metropolitana
Nel 1734, in concomitanza con i lavori che cambiarono definitivamente il volto della Cattedrale ravennate, al posto dell'antica basilica venne costruito l’attuale Duomo. I lavori furono promossi dalla Mensa Arcivescovile, sotto l'arcivescovo Niccolò Farsetti (1727-1741).
L’incarico fu affidato all’architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, che optò, seguendo il gusto dell’epoca, per uno stile barocco. Lo spazio interno è solenne, rivestito da un monumentale pavimento in opus sectile e diviso in tre navate da altrettante arcate a tutto sesto poggianti su antiche colonne. Lungo i corridoi laterali si aprono le cappelle, a pianta rettangolare e volta a botte.

Tra queste spiccano la Cappella del Santissimo Sacramento, nella parete di fondo del lato sinistro del transetto, commissionata dal vescovo Aldobrandini nel secondo decennio del Seicento all’architetto Carlo Maderno, e la Cappella della Madonna del Sudore, voluta e costruita dalla città di Ravenna come ex voto alla Vergine per la liberazione dalla peste del 1529.
Una cupola neoclassica a cassettoni esagonali segna l’incrocio tra il transetto e la navata centrale. Poco distante è stato ricomposto l’antico ambone del vescovo Agnello, risalente al VI secolo e costruito agli inizi del VI secolo d.C., precedentemente smembrato. Non si conosce dove esattamente fosse la sede originaria di questo meraviglioso manufatto.
Al protovescovo e patrono di Ravenna, e di tutta la Romagna, è rivolta l’invocazione che corre sul cornicione dell’aula del Duomo della città romagnola: «O Sant'Apollinare, sacerdote e martire di Cristo, prega per la tua gente che ti sei acquistato dal paganesimo. Noi siamo tuo popolo e pecore del tuo gregge. Intercedi per noi presso il figlio di Dio».
Ravenna - Il Duomo
Il Museo Arcivescovile: Genesi e Prima Collocazione
Il Museo Arcivescovile di Ravenna nasce nella prima metà del XVIII secolo, e la sua origine è indissolubilmente legata alla storia dell’antica Basilica Ursiana. Nel 1734, l'arcivescovo Maffeo Nicolò Farsetti, desideroso di salvare le testimonianze dell'antico edificio, volle riunire numerose iscrizioni incise su lastre di marmo che facevano parte del pavimento della Basilica, allora in demolizione. Nasce così come lapidario, con l'obiettivo di salvare le preziose antichità.
Il matematico modenese Domenico Vandelli, presente durante lo smantellamento del pavimento, notò che il terreno sottostante conservava impronte di caratteri e avvertì l'architetto e l'arcivescovo Farsetti. Questo portò alla decisione di raccogliere e preservare le lastre scolpite con iscrizioni, sia idolatre che cristiane.
Il primo nucleo del Museo trovò collocazione all’interno del Palazzo Arcivescovile, nella sala che, all’epoca, fungeva da atrio all’Oratorio di Sant’Andrea, anticamente nota come Cappella di S. Pier Crisologo. Grazie ai disegni dell’architetto e pittore riminese Gianfrancesco Buonamici, autore anche del volume ‘Metropolitana di Ravenna‘ (1748), si conosce l’allestimento originario di questa sala. La sua seconda parte, stampata nel 1754, descrive la disposizione di 85 pezzi lapidei, provenienti in gran parte dal pavimento della Basilica Ursiana, ordinati in blocchi lungo le quattro pareti.
Farsetti, non appagandosi delle sole iscrizioni rinvenute sotto il pavimento della sua Metropolitana, ne radunò "di qua, e di là tutto quel numero, che potè mai", arricchendo ulteriormente la collezione. La sala iniziale del Museo, oggi confinante con la piccola abside dell’oratorio, ora non funge più da atrio alla Cappella. Questa restituzione della spazialità originaria si deve ai lavori di restauro condotti successivamente da Giuseppe Gerola, Soprintendente ai Monumenti, in quanto prima l'accesso avveniva attraverso l'abside, sfondata e messa in relazione con la grande sala.

Evoluzione e Ampliamenti Fino al XX Secolo
Nella prima metà del XIX secolo, il lapidario, conosciuto anche come ‘Lapidario Farsetti’, venne riallestito, mantenendo sostanzialmente gli stessi materiali della precedente sistemazione. Disegni del Fondo Piancastelli conservati nella Biblioteca A. Saffi di Forlì permettono un confronto con l’originaria esposizione.
Con Giuseppe Gerola, Sovrintendente ai Monumenti dal 1909 al 1918, il Museo conobbe una fase significativa di riallestimento ed ampliamento. Venne ripristinata l’abside della Cappella Arcivescovile e venne aperto il grande arco che oggi collega la sala primitiva del Lapidario con l’ambiente ora conosciuto come ‘Sala della Statua di Porfido’. Il Museo fu così dotato di nuovi spazi e nuovi materiali provenienti dalle chiese della Diocesi, e l'episcopio e l'oratorio vennero ristrutturati.
Negli anni ’50 e ’60, Mons. Mario Mazzotti, sacerdote diocesano, archeologo e Direttore del Museo e dell’Archivio Arcivescovile, ampliò ulteriormente le collezioni. Mons. Mazzotti inserì reperti venuti alla luce dagli scavi da lui condotti all’interno della diocesi, forte della sua formazione al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di Roma, dove era stato inviato da Mons. Giacomo Lercaro.
Fino a questo punto, il Museo Arcivescovile era stato considerato prevalentemente un Museo Archeologico, con materiali databili sostanzialmente entro il VI secolo, mantenendo un ‘volto paleocristiano’. Eccezioni come i mosaici medievali dell’antica basilica Ursiana (1112), inseriti fin dal primo allestimento come testimonianza dell’abside crollata, evidenziavano già allora la sua ricchezza storica.
Il Nuovo Museo Arcivescovile: L'Allestimento del 2010
Il 6 febbraio 2010, dopo anni di chiusura per il restauro dell’Episcopio e dei materiali lapidei, il Museo ha riaperto le porte con un allestimento completamente rinnovato, ampliando non solo gli ambienti e le collezioni, ma soprattutto la sua identità. Il nuovo allestimento del 2010 ha superato l’identità storicizzata di museo archeologico, accostando ad essa quella più legata ai Musei Diocesani, che raccolgono il patrimonio storico-artistico delle diocesi senza particolari riferimenti temporali.
È stata aggiunta una quadreria con opere dal XV al XIX secolo, nota come ‘Sala della Pinacoteca’, e una ‘Sala Medievale’ con i più suggestivi arredi del Duomo e materiali legati ai secoli XVIII e XIX. Queste nuove collezioni hanno trovato spazio nel secondo piano del Palazzo Arcivescovile, ambienti che fino agli anni ’90 del secolo scorso erano adibiti all’Archivio Arcivescovile.

L’itinerario museale attuale si sviluppa in tredici sale su due livelli del palazzo, includendo l’Oratorio di Sant’Andrea e la torre romana detta Salustra (resto dell’omonima porta romana del I secolo). Lungo il percorso sono esposti reperti archeologici, opere d’arte e suppellettile liturgica, databili dal V al XIX secolo.
Il nuovo allestimento del lapidario riunisce i materiali del primo nucleo settecentesco, conservando in particolar modo le iscrizioni del pavimento provenienti dalla demolizione dell’antica Basilica Ursiana. Tra le opere esposte si trovano epigrafi funerarie di Antifonte, Valeria Maria e Flavio Anastasio (III secolo), rinvenute nella necropoli di Classe, e la Pala di San Matteo (1489 - 1516 ca.), tempera su tavola attribuita a Baldassarre Carrari il Giovane. Quest’opera, eseguita per il Duomo di Ravenna, è composta da due tavole recentemente riunite nel Museo dopo essere state separate per secoli; l'ultima attestazione che le vedeva insieme sull'altare di San Matteo risale al 1605.

Un’altra sala conserva le pianete medievali e faceva parte del piano domestico degli arcivescovi, come testimoniano i pregevoli dipinti murali di gusto neoclassico sul soffitto, che evocano le Quattro stagioni. Nel Museo sono inoltre esposti preziosi paramenti sacri. Tra reperti archeologici e opere d’arte, il percorso espositivo del museo è molto suggestivo.

Informazioni Utili per la Visita
Il Museo Arcivescovile e il Duomo si trovano nel centro storico di Ravenna, all’interno del Palazzo Arcivescovile. Per chi desidera visitare questi luoghi, sono disponibili diverse opzioni di trasporto.
- In bus: in Piazza Caduti della Libertà e in Piazza Kennedy si trovano le fermate di tutte le linee della città.
- In macchina: nei pressi del museo sono disponibili diverse aree parcheggio.
Per una visita inclusiva, il Museo offre il progetto RAVENNA PER TUTTI MOSAICI FOR ALL: una mappa tattile-multisensoriale della struttura e dei servizi, un mosaico tattile-multisensoriale del Cristo Guerriero anche in Braille, e QR code con accesso a contenuti digitali in italiano, inglese, LIS e IS, oltre a occhiali per persone con daltonismo.
Ravenna - Il Duomo
tags: #chuesa #in #puazza #arcivescovando #ravenna