La Chiesa di Santa Maria Maggiore, situata nel cuore del centro storico di Trieste, rappresenta un esemplare unico di architettura barocca tra gli edifici religiosi della città. La sua imponente facciata monumentale domina la scalinata che collega Piazza Unità d'Italia con l'Arco di Riccardo e il Castello di San Giusto, rendendola un punto di riferimento visivo e storico di grande rilievo.

Storia della Costruzione e della Gestione
La costruzione della Chiesa ebbe inizio nel 1627 per volere della Compagnia dei Gesuiti, giunti a Trieste nel 1619. L'obiettivo era quello di fornire un luogo di culto e di cura delle anime in una città religiosamente complessa, influenzata dalla Riforma protestantica. La posa della prima pietra avvenne il 10 ottobre 1627, per mano del vescovo Rinaldo Scarlicchio di Trieste. Tuttavia, i lavori si protrassero a lungo e l'edificio non fu completato nemmeno al momento della consacrazione, avvenuta l'11 ottobre 1682, sotto la guida del vescovo Giacomo Ferdinando Gorizutti. Già nel novembre dello stesso anno, la cupola in legno fu distrutta da un incendio.
La soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 lasciò la chiesa incompiuta, priva di cupola, di due altari e di altri elementi interni. A causa della scarsità di documenti conservati, non è del tutto chiaro chi sia l'autore dell'intero progetto o dei singoli elementi interni. Si presume che il gesuita modenese Giacomo Briani (1589-1649) abbia curato una parte considerevole della progettazione degli interni. La facciata, invece, è attribuita al padre Andrea Pozzo, pittore e teorico della prospettiva, e fu realizzata dopo il 1690.
Dopo l'estinzione canonica della parrocchia di San Giusto nel 1774, furono erette le parrocchie di Santa Maria Maggiore e Sant'Antonio Taumaturgo. La gestione della Chiesa è stata affidata a diversi ordini nel corso dei secoli: dal 1922 è gestita dai Frati Francescani, che operarono per un periodo, per poi essere nuovamente gestita dal clero diocesano e, dal 2011, dai Francescani dell'Immacolata.
Architettura e Interni
L'interno della Chiesa presenta una pianta a croce latina, divisa da due file di pilastri in tre navate, con transetto e abside. La cupola ottagonale emisferica, distrutta da un incendio, fu ricostruita nel 1817 da Giovanni Righetti.
Nella navata di destra spicca l'altare dedicato alla Madonna delle Grazie, eretto nel 1853 dal Barone Pasquale Revoltella in memoria della madre Domenica. Alle pareti laterali delle navate compaiono le grandi tele della Via Crucis, opera di pregio dell'artista triestino Carlo Wostry.
Sulla cupola del tabernacolo dell'altare maggiore è poggiata la statua del Cristo risorto, mentre nell'abside un grande affresco a tempera raffigura l'Apoteosi dell'immacolata.
La Cappella a destra dell'altare maggiore è dedicata alla Madonna della Salute, figura particolarmente venerata dai triestini. All'interno si trova il quadro della Vergine, donato nel 1841 da Domenico Rossetti. La devozione alla Madonna della Salute è profondamente radicata nella città: dal 1849, anno dell'epidemia di colera, ogni anno il 21 novembre i triestini si riuniscono nella Chiesa per rinnovare la loro devozione.

I Misteriosi Sotterranei dei Gesuiti
Sotto la Chiesa di Santa Maria Maggiore si trovano i Sotterranei dei Gesuiti, un complesso di cunicoli che ha da sempre suscitato l'interesse di studiosi d'arte e appassionati del mistero. Autori del XIX e XX secolo, tra cui Pietro Kandler, Ettore Generini, Giovanni Machorsich e il collezionista Diego de Henriquez, si sono occupati di esplorare e descrivere questi affascinanti ambienti.
I sotterranei sono caratterizzati da iscrizioni, nicchie e cripte. Tra i luoghi più suggestivi vi sono la "camera rossa", luogo che secondo la tradizione sarebbe stato utilizzato dall'inquisitore per i suoi interrogatori, e la "sala delle iscrizioni", con i graffiti lasciati dagli antichi visitatori ottocenteschi.
Per chi fosse interessato a esplorare questi luoghi, è possibile visitarli prendendo appuntamento telefonando al numero +39040632920.