Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio: storia e misteri

Tra le chiese di Roma, spicca per la sua originalità la piccola chiesa in stile gotico, conosciuta ai più con il soprannome di “piccolo Duomo”, un riferimento al celebre Duomo di Milano. Questa chiesa rappresenta un perfetto esempio di revival storico, modernizzato grazie alle nuove sfide lanciate dalla tecnologia dell’epoca e dai nuovi materiali costruttivi.

Facciata della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio

La fondazione e il fondatore

Colui che volle la costruzione di questo interessante edificio fu il marsigliese Padre Victor Jouët, fondatore dell’Associazione del Sacro Cuore del Suffragio delle Anime del Purgatorio, divenuta poi Arciconfraternita. La prima pietra fu posta nel 1894, proprio nella zona in cui oggi sorge la chiesa, sfruttando dei terreni precedentemente acquistati. Padre Jouët, infatti, aveva promesso alle Anime Sante di realizzare qualcosa di davvero speciale se lo avessero “aiutato” a raggiungere in tempo il capezzale dell’amatissimo confratello, il Mons. E. Verjus. Esaudito il desiderio, e dopo aver fondato l’Associazione, decise di trovare per essa una sede degna.

La chiesa del Sacro Cuore del Suffragio fu edificata nel 1890 su un terreno acquistato da don Victor Jouët. Il missionario, colpito da un evento straordinario, decise di viaggiare nel resto d’Europa per cercare documenti e testimonianze di fatti analoghi, raccogliendo parecchi oggetti provenienti dall’Italia, dalla Francia, dal Belgio e dalla Germania.

Architettura e stile

La facciata della chiesa è caratterizzata dall’abbondanza di guglie, archi e nicchie, e presenta bassorilievi e numerose statue di santi, scelti da papa Pio X in persona. Il caratteristico colore grigio cenere è dato dall’uso del cemento armato, un elemento di novità rispetto agli altri edifici sacri di Roma. L’architetto Giuseppe Gualandi scelse uno stile nordico, poco consono all’atmosfera romana, anche per la ristrettezza del lotto di terreno a disposizione.

L’interno della chiesa, a tre navate, rappresenta un’imitazione rigorosa delle chiese parrocchiali francesi del tardo XIV secolo. Lo slancio delle nervature e degli archi acuti, unito alla fioca luce che filtra dalle alte vetrate colorate, regalano intimità e raccoglimento, creando un’atmosfera molto raccolta e intima che invita alla preghiera.

Dettaglio architettonico della facciata con guglie e statue

Le pareti sono intonacate e tinteggiate a liste beige e rosse, in assoluta continuità cromatica con il pavimento, realizzato in marmo di Verona con un motivo a spina di pesce entro grandi riquadri, riprendendo i colori delle pareti. L’altare maggiore, disegnato dal Gualandi e realizzato in marmi policromi e bronzi dorati, presenta un pregevole tabernacolo in bronzo. La pala d’altare raffigura Nostro Signore del Sacro Cuore con, ai lati, la Vergine Maria e S.Giuseppe.

Il Museo delle Anime del Purgatorio: un caso unico

Accanto alla sagrestia si trova il piccolo e singolare museo dedicato proprio alle Anime del Purgatorio. La sua creazione deriva da un fatto storico a metà tra verità e leggenda, accaduto il 2 luglio 1897 (o 15 settembre 1897 secondo altre fonti) durante la celebrazione della Messa. In tale circostanza, un incendio scoppiò nella cappella provvisoria. Miracolosamente, non solo la pala d’altare venne risparmiata dal fuoco, ma sembra anche che tra le fiamme sia apparso “un volto sofferente”, rimasto poi impresso nella parete annerita, tuttora visibile malgrado sia nascosta dal trittico dell’Addolorata tra gli Angeli.

Si credette così che quello fosse il segno di un’anima purgante, venuta per ricordare ai vivi di pregare per il proprio suffragio. L’immagine, dopo l’incendio, è rimasta impressa come un’ombra sulla parete annerita.

Impronta misteriosa su una parete annerita

Il museo delle anime del Purgatorio è un’esposizione di documenti e testimonianze che proverebbero l’esistenza del Purgatorio e delle anime di defunti che vi soggiornano, in attesa di ascendere in Paradiso. La collezione fu incrementata dal fondatore con la benedizione di san Pio X, convinto che la collezione fosse in grado di richiamare i fedeli ai loro doveri cristiani nei confronti dei defunti.

Le testimonianze raccolte

Il materiale raccolto, il cui reperto più antico risale al 1637, fu esposto nella sagrestia della chiesa e alla collezione fu dato il nome di Museo cristiano d’Oltretomba. Tra le reliquie esposte si trovano:

  • Impronte lasciate su una tavoletta di legno, sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi, dalle mani del defunto padre Panzini, Abbate olivetano di Mantova, il 1° novembre 1731.
  • Impronte di fuoco di un dito lasciato dalla pia suor Maria di S.Luigi Gonzaga, apparsa a suor Margherita del Sacro Cuore la notte fra il 5 e il 6 giugno 1894.
  • Impronta di fuoco lasciata su un libro di Margherita Demmerlé della parrocchia di Ellingen, nella diocesi di Metz, dalla suocera apparsale trent’anni dopo la morte; 1814-15.
  • Impronta di fuoco che lasciò il defunto Giuseppe Schitz toccando con l’estremità delle cinque dita della mano destra il libro di preghiera in lingua tedesca di suo fratello Giorgio, il 21 dicembre 1838 a Stralbe (Lorena). Il defunto chiedeva preghiere di suffragio per riparare alla sua poca pietà in vita.
  • La federa di un cuscino impressa a fuoco dall’anima di una suora morta di tisi nel 1894, apparsa a una consorella per convincerla a pregare per la salvezza della sua anima.
  • Tracce lasciate dal passaggio di una donna defunta sul berretto del vedovo mentre gli chiedeva di recitare delle preghiere per affrettare il suo passaggio in Paradiso.
  • La camicia da notte appartenuta a Giuseppe Leleux di Wodecq che reca impressa sulla manica la bruciatura della mano della madre morta nel 1762. L'evento sovrannaturale sarebbe avvenuto nel 1789 quando la defunta apparve al cospetto del figlio durante la notte, rimproverandolo per la vita dissoluta che stava conducendo e per il fatto di averla dimenticata nelle sue preghiere.

Museo delle anime del Purgatorio -

La collezione subì un drastico ridimensionamento anni dopo la morte di Victor Jouët, avvenuta nel 1912. La collezione è conservata in un’unica sala presso la sagrestia della chiesa, ove sono raccolti documenti e foto che documenterebbero le manifestazioni ultraterrene delle anime dei defunti.

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