La ricorrenza dell’Unità d’Italia, celebrata nel 2011, riporta alla memoria non solo il percorso di unificazione nazionale, ma anche le cruente battaglie combattute per la diffusione della Bibbia sul suolo patrio. Queste lotte furono segnate da mortali contrasti e inaudite sofferenze sopportate da eroici credenti. È fondamentale ricordare che uno degli atti più rivoluzionari ed eversivi del Risorgimento fu proprio la lettura della Bibbia.
Nel corso dell'Ottocento, la Chiesa Cattolica intraprese una guerra contro la diffusione della Parola di Dio in lingua italiana. Questa opposizione era motivata dalla volontà di proteggere il proprio potere temporale, ricorrendo a soprusi, violenze, roghi e impiccagioni.
La Bibbia come Strumento di Liberazione
Nel 1849, un'edizione romana della Bibbia fu promossa da Giuseppe Mazzini. Le forze di polizia dei numerosi staterelli in cui l'Italia era frammentata vigilavano attentamente, imponendo il divieto di leggere la Bibbia, un peso gravante sui pochi italiani alfabetizzati.
Giuseppe Mazzini, grazie alle sue frequentazioni con gli inglesi, era affascinato dalla cultura anglosassone, profondamente permeata da principi biblici, frutto di secoli di libera esamina dei Vangeli. Il libero pensatore era convinto che fosse giunto il momento per Roma di conoscere appieno la Bibbia, di respirare la libertà dello Spirito e di formare uomini liberi dall'idolatria, consapevoli della Rivelazione biblica. In un suo pubblico discorso, Mazzini indicò il Vangelo come fonte di ogni liberazione. Con concretezza e non solo con la retorica, Mazzini ordinò la stampa di un Nuovo Testamento, nella versione Diodati, proprio nella città dei papi.

La Nascita delle Chiese Evangeliche Italiane
Nel passato, si assistette a un tentativo ottocentesco di creare una chiesa protestante interamente italiana, sulla scia ideale del Risorgimento politico, con istanze anticlericali e garibaldine. La costituzione della Chiesa Libera in Italia avvenne a Genova nel 1852, con l'obiettivo di unire tutti i protestanti italiani in un'unica chiesa evangelica italiana.
L'approccio alla Chiesa Valdese fallì a causa di divergenze ecclesiologiche e politiche. A differenza della Chiesa Valdese, i sostenitori della Chiesa Libera ritenevano che la Santa Cena non dovesse essere presieduta esclusivamente da un pastore consacrato, ma dovesse essere libera per tutti i fratelli. Le divergenze politiche riguardavano il fatto che i primi fossero liberali e democratici, mentre i Valdesi guardavano con favore al governo del Conte di Cavour e alla monarchia dei Savoia. Questo portò a una rottura definitiva con i Valdesi nel 1854.
Divisioni Interne e Nuove Identità
Gli esponenti della Chiesa Libera si divisero ulteriormente in politicizzati e spirituali, conducendo a una spaccatura definitiva a Milano il 22 giugno 1870. In quell'occasione, venne fondata la Chiesa Cristiana Libera in Italia, alla quale aderirono 23 comunità delle 60 esistenti. I politicizzati, ispirati da Alessandro Gavazzi e Francesco Lagomarsino, propendevano per un modello ecclesiastico più simile al presbiterianesimo riformato. Gli spirituali, ispirati dalle idee del Conte Piero Guicciardini e di Teodorico Pietrocola Rossetti, formarono il raggruppamento Chiese Cristiane Libere, che conservarono questo nome fino al 1880, quando aggiunsero il termine "dei Fratelli".
Diverso era il modo di intendere l'impegno civile e politico: per Rossetti e Guicciardini doveva passare in secondo piano rispetto alla predicazione del Vangelo, mentre per Gavazzi e gli altri aveva maggiore importanza. Vi era anche una differente concezione dell'organizzazione della chiesa: Guicciardini prediligeva un modello congregazionalista, mentre Gavazzi mirava a un sistema presbiteriano.
A sostegno della linea di Gavazzi intervenne un'organizzazione interdenominazionale americana, l'AFCU, che inviò in Italia un suo rappresentante, William Clark. Egli fondò a Milano una scuola per evangelisti, con l'intento di formare predicatori italiani sulla linea di Gavazzi, mirando a qualificare seriamente i pastori a livello teologico. Questo approccio fu osteggiato dagli spirituali, che tendevano al biblicismo e diffidavano della formazione di una "casta sacerdotale".
Gli americani incoraggiarono la creazione di un "Comitato Centrale di Evangelizzazione", composto da sette membri, tra cui tre stranieri. Nel 1872, Gavazzi intraprese un viaggio negli USA per raccogliere fondi per la sua chiesa. Nel 1878, riuscì a coinvolgere temporaneamente nel suo movimento il patriota, politico e letterato Bonaventura Mazzarella, che in seguito aderì ai guicciardiniani.
La Chiesa Cristiana Libera non sopravvisse a lungo al suo fondatore, morto nel 1889. Dopo alcuni anni di guida da parte del pastore Saverio Fera, nel 1904 la chiesa, che aveva assunto il nome di Chiesa Evangelica Italiana, confluì ufficialmente nelle Chiese Metodiste Italiane. Diversi suoi membri furono assorbiti anche dai Battisti e da altri raggruppamenti evangelici.
Nello stesso anno, il pastore Vincenzo Notarbartolo riorganizzò la Chiesa Evangelica Italiana con le comunità che non avevano aderito ai due rami del metodismo. Nel 1929, Notarbartolo sciolse questa organizzazione e la riorganizzò con la denominazione Chiesa Nazionale d’Italia Protestante Presbiteriana, il cui organo di stampa divenne "La Riforma Italiana".
Tra il 1965 e il 1969, il professore e pastore Domenico Maselli sperimentò un progetto di rinascita delle Chiese Libere ottocentesche, tentando di raggruppare comunità di diverso tipo. Queste ultime aderirono alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), definendosi come Comunione di Chiese Libere in Italia. Questa comunione nacque dopo un convegno a Napoli nel settembre 1969, durante il quale fu sottoscritto un documento che delineava le linee fondamentali: fedeltà alla Scrittura, evangelizzazione e necessità della conversione. Nel 2025, la Chiesa Nazionale d'Italia Protestante Presbiteriana ha adottato anche la denominazione Chiesa Libera Unita, aderendo alla Comunione di Chiese Libere in Italia.

La Chiesa Valdese e l'Emancipazione
Fino al 1848, in Italia la Chiesa Valdese era rimasta confinata nel "ghetto" delle Valli Valdesi, sulle Alpi Cozie. Con la pubblicazione delle "lettere patenti" del 17 febbraio 1848 da parte del re Carlo Alberto, ai Valdesi vennero concessi gli stessi diritti civili dei cittadini cattolici del Regno di Piemonte e Sardegna.
Nella seconda metà del XIX secolo, la Chiesa Valdese dedicò molte energie all'evangelizzazione dell'Italia. Il Sinodo del 1860 affidò questa attività a un Comitato di Evangelizzazione, con sede a Firenze, che operò fino al 1915. La grande maggioranza delle attuali chiese valdesi italiane nacque durante i 55 anni di attività di questo comitato.
Alcuni colportori, venditori ambulanti che diffondevano Bibbie e altre pubblicazioni insieme ad altre merci, contribuirono alla diffusione delle idee evangeliche in nuove zone. Il Comitato si impegnò soprattutto in quelle località dove esistevano gruppi di evangelici: valdesi emigrati dalle Valli per lavorare, stranieri residenti in città italiane, o credenti che non si riconoscevano più nella Chiesa Cattolica, sempre più trincerata a difesa delle forze più reazionarie.

Influenze Culturali e Politiche
Nella prima metà del XIX secolo, molti italiani che avevano fatto propri gli ideali di giustizia, libertà di pensiero, uguaglianza sociale e dignità dei cittadini durante il periodo napoleonico, non riuscirono ad accettare la svolta reazionaria della Restaurazione. Molti reagirono con scetticismo o indifferenza in ambito religioso, mentre altri percepirono il fascino della proposta evangelica, considerandola un elemento essenziale per il rinnovamento dell'Italia.
Una buona parte di queste persone apparteneva alla borghesia colta, ma non mancavano contadini, artigiani, operai e persino membri di famiglie aristocratiche. Durante il Risorgimento, i protestanti italiani nutrirono la speranza che alla rivoluzione liberal-nazionale si accompagnasse una riforma religiosa. L'influenza protestante va valutata nei termini delle suggestioni e degli influssi culturali che contribuirono alla diffusione delle idee liberali presso l'élite colta dell'epoca.
Diversi protagonisti del Risorgimento, tra cui Cavour, Lambruschini, Mamiani, Ricasoli, Cattaneo e Ferrari, ebbero contatti stretti con il mondo protestante, e non pochi erano essi stessi di fede protestante. Il protestantesimo esercitò un influsso anche attraverso l'esperienza dell'esilio, cui molti patrioti furono costretti dopo il fallimento dei moti del 1820-1821 e del 1831. Gli avvenimenti del 1848-1849 legarono ulteriormente i protestanti al moto risorgimentale, soprattutto con la nascita della Repubblica Romana, esperienza che contribuì a legare la componente più impegnata del protestantesimo al Risorgimento.
Il 1848 fu un anno importante anche per il riconoscimento dei diritti politici e civili delle comunità evangeliche nel Regno di Sardegna. Con il provvedimento di Carlo Alberto, venne concessa la libertà di culto alla minoranza valdese, fino a quel momento vissuta in una condizione di inferiorità giuridica.
Secondo la tradizione, subito dopo l'ingresso dei bersaglieri a Porta Pia, un evangelico entrò a Roma portando con sé un carretto di Bibbie, trainato da un grosso cane di nome Pio IX. Dopo il 1848, il Granduca Leopoldo II attuò in Toscana una violenta repressione contro il movimento evangelico, proibendo le riunioni di culto e procedendo ad arresti ed espulsioni. Il caso più risonante fu l'arresto, nel 1851, dei coniugi Madiai, che ebbe effetti di risonanza internazionale.
La Riforma Protestante e le Sue Implicazioni
Una riflessione storico-culturale sulle chiese evangeliche non può prescindere dalla Riforma del XVI secolo. Sebbene i suoi contenuti avessero radici profonde nella tradizione cristiana, la Riforma costituì una rifondazione del cristianesimo, rivoluzionando le strutture pedagogiche e dottrinali delle istituzioni ecclesiastiche vigenti e offrendo una nuova immagine di chiesa.
La Riforma non fu un fenomeno omogeneo, presentando diverse posizioni e realizzazioni. Si distinguevano la Riforma di Lutero, quella di Zwingli, quella di Calvino e altri. A questi si aggiunse il movimento degli anabattisti e la cosiddetta "riforma radicale" o "popolare", che contestò metodi e contenuti della "riforma magistrale" o "magisteriale", voluta essenzialmente da intellettuali con il potere politico.
Fin dall'inizio, vi fu un dissenso sostanziale su cosa dovesse essere riformato e in che modo. Questo dissenso investì anche il nuovo principio d'autorità cercato in contrapposizione a quello cattolico fondato sull'autorità gerarchica: il Sola Scriptura. Su questo principio si basarono tutti i riformatori, ma quando si trattò di chiarire come la Scrittura dovesse essere interpretata e come il suo insegnamento potesse essere adottato in questioni sociali, politiche ed etiche, la divergenza fu fortissima. Il dissenso si trasformò in accuse reciproche di eresia, aprendo la via alle persecuzioni.
Da questa pluralità di esperienze discende il protestantesimo contemporaneo, che si articola in tre grandi filoni: le chiese direttamente legate alla Riforma del XVI secolo (luterani, riformati, anglicani, mennoniti, battisti); le chiese nate dal Risveglio (metodisti, evangelicals inglesi e americani); e la galassia di chiese nate dal movimento di santità americano (pentecostali, avventisti).
La diffusione della Riforma in Italia fu geograficamente ampia, ma riprendeva motivi ispiratori diversi senza stabilire mai una vera chiesa alternativa. Si trattò quasi sempre di circoli culturali o movimenti popolari destinati a esaurirsi sotto la spinta della repressione della Chiesa Cattolica, inasprita dopo il 1540 con la promulgazione della bolla papale Licet ab initio.
Si distinse con una propria fisionomia solo l'antico movimento valdese di origine medievale, stabilito per lo più in Piemonte, che nel 1532 aderì alla Riforma calvinista. Il calvinismo attecchì in tutta la penisola, interessando soprattutto i ceti medi delle città, mentre l'anabattismo ebbe notevole diffusione nel nord-est, influenzando i ceti sociali più bassi. Questo ramo della Riforma, osteggiato sia dai grandi riformatori quanto dalla Chiesa Cattolica, aveva una grande capacità di presa sulle fasce sociali meno abbienti, predicando una netta separazione tra Stato e Chiesa.
Nel Seicento, l'eco della Riforma protestante in Italia fu affidata soprattutto alla posizione dei discendenti degli esiliati del Cinquecento a Ginevra, e ai loro sforzi di mantenere viva la memoria della sradicata riforma italiana. In particolare, va ricordata la prima traduzione della Bibbia in italiano di Giovanni Diodati (1576-1649), che fino all'inizio del Novecento fu la versione adottata dalle chiese evangeliche in Italia.
Nel Settecento, le idee della Riforma non erano sconosciute ad alcuni intellettuali laici e cattolici, che spesso si servivano del pensiero teologico protestante per contrastare l'ateismo e il pensiero libertino. La cultura protestante circolava in Italia attraverso i canali di comunicazione scientifica e filosofica, strettamente intrecciati con la riflessione teologica.
Martin Lutero e la Riforma Protestante | Documentario in italiano sulla religione | DOC ITA
La Presenza Evangelica in Italia nell'Ottocento
Oltre agli influssi culturali d'oltralpe, la presenza evangelica in Italia fu legata alla vita di comunità straniere presenti nelle maggiori città, sorte per ragioni commerciali o diplomatiche. Queste comunità, inizialmente chiuse in se stesse, iniziarono a rivendicare spazi sempre maggiori a partire dall'inizio dell'Ottocento.
Si dovette aspettare il XIX secolo per vedere rifiorire in Italia un movimento evangelico. L'unico elemento di continuità storica per oltre due secoli e mezzo fu il piccolo popolo valdese confinato nelle storiche valli del Piemonte.
La diffusione della presenza evangelica in Italia nell'Ottocento si articola in due fasi: la prima, anteriore all'unità d'Italia, si intreccia alle vicende del Risorgimento; la seconda, dal 1861 in poi. Nella prima fase, il movimento si sviluppa con fatica, influenzato dalle aperture rivoluzionarie e napoleoniche e dai legami di importanti segmenti culturali con la cultura protestante d'oltralpe, soprattutto svizzera e inglese. Questa influenza sopravvisse anche alla crisi del 1820-21; anzi, l'età della Restaurazione vide la nascita in Italia di comunità protestanti sotto la protezione dell'Inghilterra o della Prussia.
La prima vera diffusione di un movimento evangelico in Italia si sviluppò gradualmente tra il 1850 e il 1915. Le chiese si costituivano generalmente in tre modi: frutto di azioni missionarie (soprattutto inglesi e americane), iniziative autoctone dovute a esuli politici tornati in patria, o impegno evangelistico di emigrati di ritorno dal Nord America.
Questa fase è legata alla lezione di Alexandre Vinet, pastore protestante svizzero, che nel 1826 pubblicò un saggio sulla libertà dei culti. Vinet si batté per la nascita di una chiesa basata su principi separatisti, che assunse il nome di "Chiesa Libera", posizione che ancora oggi caratterizza alcune chiese evangeliche dichiaratamente separatiste.
Il dibattito sulla separazione tra Stato e Chiesa, nato in ambito protestante, rappresentava uno dei nodi irrisolti fin dalla Riforma del XVI secolo, quando si confrontarono due modi di intendere il rapporto tra Chiesa e Stato: la chiesa multitudinista (di popolo, dove si entra per nascita) o la chiesa di convertiti (di persone che compiono scelte consapevoli di fede). La seconda opzione prefigurava una sostanziale libertà di coscienza e di religione.
La riflessione di Vinet prendeva le mosse dalla difficoltà che i gruppi "risvegliati" incontravano nel conseguire spazi di libertà. Lo Stato intervenne pesantemente a fianco della chiesa ufficiale per contrastare i movimenti di risveglio. Per Vinet, questa anomalia poteva essere corretta solo con una netta separazione tra Stato e Chiesa. La vera novità del suo pensiero riguardava la natura della libertà religiosa garantita da tale separazione: non una libertà corporativa, ma una libertà volta a tutelare il sentimento e l'interesse religioso dell'individuo, fondata sulla libertà di coscienza. Questa posizione si avvicinava allo spirito del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Il pensiero di Vinet suscitò un ampio dibattito europeo sul concetto di separazione tra Stato e Chiesa, che ebbe una risonanza significativa anche durante il Risorgimento italiano, influenzando importanti personaggi politici come Cavour, Lambruschini e Ricasoli.
Struttura delle Chiese Evangeliche in Italia
Le chiese evangeliche presenti in Italia possono dividersi grosso modo in due gruppi: le cosiddette "chiese storiche" (risalenti al periodo della Riforma fino all'Ottocento) e le più recenti chiese dell'area cosiddetta "evangelical" o "evangelico-conservatrice". La distinzione tra i due gruppi è piuttosto fluida, poiché le chiese storiche hanno subito l'influenza di teologie di tipo "risvegliato", mentre per molte chiese "evangelical" l'applicazione dell'aggettivo "conservatore" è discutibile.
Chiese Storiche
- Valdesi (XII secolo): Nati come movimento popolare di povertà e libera predicazione del Vangelo, si diffusero in Europa e aderirono nel 1532 alla Riforma protestante. Sopravvissuti nelle Valli del Piemonte, ottennero i diritti civili nel 1848 e da allora si diffusero in tutta Italia. Seguono la confessione di fede riformata del 1655 e hanno un'organizzazione sinodale-rappresentativa. Dal 1975 sono integrati con la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia.
- Luterani (XVIII secolo): Presenti a Venezia sin dal tempo della Riforma, si sono organizzati nel 1948 come Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI). In maggioranza sono comunità di lingua tedesca. Hanno un'organizzazione sinodale-rappresentativa.
- Chiese Cristiane dei Fratelli (1833): Nati in Inghilterra come "Fratelli di Plymouth", si diffondono in Italia nei circoli risorgimentali. Hanno la Bibbia come unica regola di fede e di vita e non hanno un'organizzazione centralizzata.
- Metodisti (1859): Dal 1975 formano un'unica chiesa con i Valdesi. Nascono da un vasto movimento di risveglio religioso in Inghilterra e America nel XVIII secolo. In Italia si inserirono nel risveglio culturale e religioso del Risorgimento. Nel 1904 confluì nel metodismo la "Chiesa Cristiana Libera in Italia".
- Battisti (1863): Eredi degli anabattisti, nascono nell'Inghilterra del '600. I battisti italiani sorgono da missioni americane e inglesi. Battezzano soltanto i credenti e la loro ecclesiologia è di tipo congregazionalista.
- Avventisti (1864): Sorgono alla metà dell'Ottocento negli Stati Uniti. Aggiungono all'osservanza del sabato, alcuni precetti dell'Antico Testamento e una particolare attenzione alla salute fisica.
- Esercito della Salvezza (1887): Più che una chiesa, è un movimento organizzato di cristiani militanti, impegnati nell'evangelizzazione e in attività sociali. Ha struttura gerarchica con quartier generale a Londra.
Chiese e Movimenti più Recenti
- Pentecostali (1908): Nascono negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento come movimento popolare di risveglio fondato sui segni della presenza dello Spirito Santo. Sviluppatisi rapidamente in Italia, subirono persecuzioni fino al 1959. Una parte rilevante è organizzata nelle "Assemblee di Dio".
- Apostolici (1927): Nascono all'inizio del secolo in Galles come movimento indipendente di ispirazione pentecostale per ristabilire la purezza della chiesa del tempo degli apostoli. Hanno una base di fede strettamente biblica e ministeri di apostolo, pastore, profeta e anziano.
- Chiese di Cristo (1949): Sviluppatesi in Italia nel secondo dopoguerra, sono strettamente bibliche e hanno una grandissima indipendenza organizzativa.
- Chiese e Movimenti Evangelici Liberi: Un gruppo di comunità evangeliche libere, di tipo battista, formano la Comunione di Chiese Libere. Esistono inoltre numerose altre comunità evangeliche indipendenti, con caratteri come l'interpretazione letterale della Bibbia (fondamentalismo) e l'indipendenza formale delle singole comunità.
- Chiese Estere in Italia: Dal tempo della Riforma sono esistite chiese estere, spesso all'ombra delle ambasciate. Attualmente vi sono chiese riformate svizzere, anglicane, riformate scozzesi, ecc.

Il Risorgimento e il Protestantesimo: Un Legame Profondo
Il Risorgimento è il periodo della storia italiana durante il quale l'Italia conseguì la propria unità nazionale. La proclamazione del Regno d'Italia nel 1861 fu l'atto formale che sancì la nascita del nuovo Regno d'Italia.
Nonostante la plurisecolare presenza valdese, è indubbio che il "protestantesimo italiano è nato da uno stesso parto con il Risorgimento". Protestantesimo e Risorgimento sono fratelli gemelli, e i protestanti italiani di oggi sono figli di quella storia.
Il 1848, "l'anno dei portenti", "la primavera dei popoli", fu un momento cruciale. Nell'episodio della Repubblica Romana, fece la sua comparsa la prima stampa ufficiale a Roma di un Nuovo Testamento in italiano. Il pastore Théodore Paul di Ginevra, interpretando la legge sulla libertà di stampa, raccomandò la lettura del Vangelo come strumento di liberazione dei popoli. Con il contributo di scozzesi e svizzeri, fece stampare 4000 copie nella versione Diodati. Tuttavia, ben 3000 copie giacevano ancora nei depositi quando arrivarono i francesi, e alla fine i soldati del papa ne fecero un rogo quando ripresero possesso della città.
La dottrina dell'apostasia della Chiesa, declinata nella sua forma meno rigida, finalizzata a cercare il fil rouge rappresentativo della sopravvivenza, magari nascosta e perseguitata, ma ininterrotta, di una Chiesa fedele, ebbe un peso significativo. Questa dottrina accompagnò la storia dei protestanti anche dopo il Risorgimento.
La tesi che sosteneva la ricerca storica e la battaglia evangelica era che "i nostri antenati non aspettarono la Dieta di Spira per protestare", e che "l'Italia conobbe protestanti in ogni fase della sua storia". Di qui, l'aggancio con un patriottismo che non fosse solo un'espressione etica della fede evangelica ma avesse una sua autonoma ragione: se anche l'Italia è in grado di "produrre riforma", se anche gli italiani possono riformarsi, questo è il momento. La liberazione della patria dallo straniero e dal papa, e la sua unificazione, sono il momento e il luogo del suo riscatto politico e civile, e, insieme, della sua rinascita spirituale e religiosa.
Questa posizione fu condivisa da buona parte del mondo evangelico, toccando i metodisti e financo parte dei Valdesi, per non parlare dell'ala garibaldina delle Chiese Libere. Nonostante questo, l'ambiente cui si rivolse la loro predicazione fu soprattutto quello dei contadini e piccoli artigiani, che patirono violenze e soprusi di ogni genere, dalla perdita del lavoro al rifiuto del seppellimento dei morti, alla prigione per aver letto la Bibbia, fino all'omicidio o alla strage.
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