La chiesa di Santa Maria a Faltognano, documentata fin dal Duecento come appartenente alla pieve di Greti, rappresenta un importante punto di riferimento storico e culturale nel paesaggio toscano. L’edificio attuale è il risultato di una radicale ricostruzione ottocentesca, con un intervento significativo nel 1895 che ha completamente modificato l'aspetto della struttura romanica precedente.
La chiesa parrocchiale è menzionata negli elenchi delle decime tra il 1276 e il 1304 come "ecclesia S. Marie de Faltognano", dipendente dalla pieve di Greti. La sua importanza è ulteriormente confermata da un testamento del 13 agosto 1374 in cui essa è beneficiaria, e dai verbali delle visite pastorali, a partire da quella del vescovo Andrea Franchi l’11 giugno 1383. Una tradizione locale suggerisce che la chiesa romanica abbia subito una trasformazione già nella prima metà del Cinquecento, prima di acquisire l'assetto moderno.

Le origini del borgo di Faltognano
La prima attestazione della località di Faltognano risale ai primi decenni del XII secolo. Il nome "Faltuniani" è infatti elencato nel 1114 tra le località che definivano la curia del castello di Vinci. Questo dato emerge dall’atto con cui il conte Guido V Guerra e la moglie Imilia cedettero i castelli di Colle di Pietra, Cerreto e Vinci, insieme ai rispettivi territori castellani, all’abate di San Salvatore di Fucecchio. Questa informazione colloca Faltognano nel territorio dipendente da Vinci già nel XII secolo, pur evidenziando una costante posizione di confine.
Una pianta tardo cinquecentesca dei Capitani di Parte Guelfa, dedicata al "popolo di Santa Maria a Fatignano" (nome usato dagli ufficiali fiorentini), illustra la rete di strade campestri che servivano le piccole località del Montalbano, le quali costituivano la circoscrizione ecclesiastica di Faltognano. Era un piccolo territorio parrocchiale delimitato dal crinale del Montalbano e dalle vallecole dei torrenti, allora conosciuti come rio di Lecceta e rio di San Lorenzo.

Il legame di Leonardo da Vinci con Faltognano
Leonardo da Vinci conosceva molto bene questi luoghi, avendoli frequentati durante la sua prima giovinezza a Vinci. Nel popolo della chiesa di Faltognano si trovavano diversi poderi della sua famiglia, ancora oggi riconoscibili nei nomi di coloniche o piccoli gruppi di case come la Noce, il Capannile e il podere Santa Maria. Precisamente, le località di Capannile, la Noce e Santa Maria Nuova erano di proprietà dei Da Vinci.
Due di questi luoghi sono chiaramente identificabili nella pianta cinquecentesca, associati al disegno di una casa poderale (il Capannile) e a una piccola cappella di un crocicchio (la Vergine della Noce). Ancora oggi, questi nomi sono utilizzati per indicare gruppi di case o semplici coloniche lungo le strade vicinali di Faltognano. La terza proprietà della famiglia Da Vinci, il podere di Santa Maria Nuova, è probabilmente da identificarsi con il podere Santa Maria, documentato nell’Ottocento e situato a poca distanza dalla chiesa di Faltognano.
I corsi d'acqua e il progetto dell'invaso
Sul versante di Faltognano si trovano le sorgenti di alcuni corsi d’acqua che Leonardo da Vinci incluse in un progetto per la realizzazione di un invaso artificiale a valle. Poco sotto la chiesa di Santa Maria sgorga la sorgente del "leonardiano" rio di Lecceta, mentre più a oriente passava il rio di San Lorenzo. Questi corsi d’acqua sono raffigurati da Leonardo da Vinci in tre carte dedicate al suo progetto di un invaso nella località di Serravalle, in Val di Streda.
Il rio di Lecceta aveva le sue sorgenti in prossimità del luogo che, nella pianta cinquecentesca, era chiamato "fondaccio di quelli del sasso", nome che nell'Ottocento divenne "torrente del Sasso". Il rio di San Lorenzo nasceva più a oriente, scorrendo sotto Faltognano e prendendo il nome dalla chiesa del vicino popolo di San Lorenzo in Arniano. Questi sono i corsi d'acqua che Leonardo disegnò nelle tre celebri carte (collezione Windsor Castle RL 12675 e RL 12676, Codice Atlantico 952r), testimonianza del suo progetto dedicato ai luoghi delle sue origini.
I disegni illustrano il sistema idrografico completo che scendeva dal Montalbano, sul versante di Faltognano, includendo i corsi d'acqua che attraversavano principalmente i territori dei popoli di Santa Maria a Faltognano e San Lorenzo in Arniano. Il progetto prevedeva lo sbarramento a valle dei tre corsi d'acqua per creare un invaso artificiale nell'attuale località di Serravalle. Il sistema idrografico dei rivi di San Lorenzo e della Lecceta è rappresentato con estrema precisione, a dimostrazione della profonda conoscenza di Leonardo di questi luoghi. Oggi, queste zone sono facilmente accessibili tramite i “Sentieri del Genio”, in particolare il percorso “Anchiano, Santa Lucia e Leccio di Faltognano”.
Leonardo da Vinci — La vera storia del più grande genio del Rinascimento | Documentario
L'aspetto dell'antica chiesa cinquecentesca
Sebbene dell’antica chiesa di Faltognano non rimanga traccia fisica, uno schizzo nella pianta cinquecentesca ci restituisce l’aspetto originale. Era una piccola chiesa ad aula unica, con tetto a capanna sormontato da un campanile a vela. La facciata, alleggerita da una sola finestra sopra il portale, presentava una scalinata che conduceva alle strade principali dell’epoca: una verso Santa Lucia a Paterno e l'altra verso il Palagio e le valli sottostanti.
L'archivio parrocchiale di Santa Maria Assunta
L'archivio della Parrocchia di Santa Maria a Faltognano, appartenente alla Diocesi di Pistoia, è una ricca fonte di informazioni storiche. Il nucleo principale è costituito dai libri canonici dove il parroco annotava le celebrazioni di:
- Battesimi (1871-1902)
- Matrimoni (1568-1928)
- Defunti (1748-1928)
- Cresimati (1750-1934)
Il fondo include anche Stati delle anime (1776-1905), Vacchette di Messe (1648-1911) e una vasta documentazione miscellanea risalente al periodo 1614-1827. Inoltre, l'archivio conserva un registro della Società Corale (1898-1905) e un piccolo fondo librario annesso.
Il Leccio Monumentale di Faltognano
Il Leccio di Faltognano (Quercus ilex), situato al centro di un giardino antistante la Chiesa di Santa Maria, è riconosciuto tra gli “alberi monumentali” della Regione Toscana e d’Italia. Questo esemplare impressionante vanta un'altezza di circa 15 metri e una circonferenza del tronco di circa 5 metri, dominando la vallata sottostante da oltre due secoli, con la sua datazione che risale a prima del 1750 come da inventario degli alberi monumentali della Toscana (progressivo n°47).
Nel corso del tempo, il leccio ha subito numerose potature e interventi che ne hanno parzialmente ridotto le dimensioni e l'imponenza, alterandone il portamento che un tempo era più a forma di cupola. Nel 2007, ha ricevuto il prestigioso Premio Touring Club, un riconoscimento assegnato dai consoli TCI della Toscana agli alberi monumentali.
Dal giardino dove si trova il leccio è possibile ammirare un magnifico panorama che abbraccia l’Appennino da un lato, la valle dell’Arno dall’altro e le pittoresche colline Pisane.
