La Chiesa di San Giacomo Apostolo dei Domenicani a Forlì

La Chiesa di San Giacomo Apostolo a Forlì, Italia, rappresenta un punto di riferimento storico e culturale di grande interesse. Annidata nel cuore del centro storico di Forlì, questa chiesa onora San Giacomo il Maggiore e si erge come un esempio dinamico di design che ha attraversato le epoche, dal medievale al rinascimentale e barocco.

Veduta esterna storica della Chiesa di San Giacomo Apostolo dei Domenicani a Forlì

Origini e Sviluppo del Complesso Conventuale

La chiesa di San Giacomo Apostolo fa parte del complesso conventuale fondato dall'Ordine dei Domenicani a Forlì nella prima metà del XIII secolo. Le origini più antiche del sito risalgono al XIII secolo, quando fu istituito come complesso conventuale domenicano, caratterizzato da una modesta sala a tre navate e due cappelle absidali, tipiche degli ordini mendicanti che promuovevano la vita comunitaria per i frati e i residenti della città. In origine, la struttura era composta da una chiesa piccola e semplice, con annesso convento sul lato meridionale. Il campanile è sempre stato nella posizione attuale, come confermato da alcuni elementi architettonici gotici.

Fra il XIII e il XV secolo, l'originario spazio tripartito fu modificato in un'unica grande navata, rappresentativa del crescente ruolo dei domenicani e funzionale alla predicazione. Il complesso ha avuto fin dalle sue origini una notevole importanza religiosa e culturale.

Interventi Rinascimentali e Barocchi

In epoca rinascimentale e barocca, la chiesa fu interessata da importanti opere di abbellimento, decorazione e arredo. È di questo periodo la ricca decorazione della cappella Albicini. Agli inizi del Quattrocento, il pittore giottesco Guglielmo degli Organi vi eseguì una serie di affreschi, testimonianza dell'importanza artistica del luogo.

Periodi di Crisi e Trasformazione

I secoli successivi videro la chiesa attraversare periodi di profonde trasformazioni e degrado. Con l'occupazione francese e la conseguente soppressione degli Ordini religiosi, la chiesa fu chiusa e parzialmente spogliata nel 1797. In età napoleonica, la chiesa rimase conservata e aperta al culto per un certo periodo.

Antica incisione o fotografia della Chiesa di San Giacomo dopo la chiusura

Con la Restaurazione, i domenicani rientrarono, ma nel 1867 la chiesa venne nuovamente chiusa, spogliata e trasformata in un maneggio militare. Questa nuova soppressione degli Ordini religiosi portò alla definitiva sconsacrazione della chiesa, che, dopo essere stata per breve tempo magazzino comunale, passò all'amministrazione militare. Iniziò così una lunga fase di degrado, culminata con l'abbandono e il crollo, nel 1978, di parte della copertura e della facciata meridionale.

Il Lungo Percorso del Recupero e del Restauro

Negli anni '90, il Comune di Forlì ha avviato un processo di graduale recupero che ha portato al completo restauro della chiesa. Attualmente, essa è aperta solo in occasione di mostre ed eventi, integrandosi nel più ampio complesso del San Domenico.

Le Battaglie per la Conservazione: Il Ruolo di Italia Nostra

L'associazione Italia Nostra ha svolto un ruolo cruciale e tenace nel preservare l'integrità del complesso di San Domenico, inclusa la Chiesa di San Giacomo. Fin dal 1982, a Forlì si discusse a lungo di un progetto, fortunatamente poi abbandonato, per la costruzione di un teatro all'interno del complesso conventuale. Questo progetto avrebbe devastato la chiesa, suddividendola in piani per realizzare camerini nell'abside e collocando la platea nel primo chiostro cinquecentesco con una pesante copertura in acciaio e vetro.

Un forte movimento, promosso da Italia Nostra e dai Verdi, e sostenuto da numerosi intellettuali, scrittori, architetti e storici, tra cui Benevolo, Cederna, Insolera, Salzano, Giuralongo, Cervellati, ed Elena Croce, seppe contrastare con mille difficoltà questo intervento devastante, che aveva incredibilmente ottenuto parere positivo dalla Soprintendenza locale e dal Comitato di Settore, ed era stato persino in parte finanziato.

Il progetto fu bloccato grazie all'intervento di Andrea Emiliani, che impose il restauro degli elementi decorativi della chiesa prima dei lavori, istituendo un cantiere scuola al suo interno. Successivamente, la Regione, con Felicia Bottino, cancellò la previsione dell'inserimento del teatro in quanto in contrasto con la legge regionale urbanistica. A seguito di questa bocciatura, l'amministrazione fu costretta a cambiare rotta e ad avviare il richiesto intervento di restauro, destinando chiesa e convento a musei e luoghi espositivi per mostre annuali.

Il San Giacomo restaurato costituisce la seconda fase di un intervento generale che deve riguardare tutto il complesso conventuale e la sua area esterna di antica pertinenza, la Piazza Guido da Montefeltro. Tuttavia, la vittoria non fu completa: negli anni '82-'85, su 11mila mq nell'area degli orti del convento (denominata Piazza Guido da Montefeltro), fu costruito un parcheggio, definito un "bunker", che altera la percezione della Chiesa e del convento. L'amministrazione, dopo aver inizialmente approvato un piano per la demolizione dell'intero manufatto, ha poi deciso di eliminare solo una parte del parcheggio scoperto, conservando la "barcaccia" e il parcheggio seminterrato, che invadono antiche strade e impediscono la visuale degli edifici circostanti.

Il Restauro del Complesso e la Visione di Andrea Emiliani

Al momento dell'inaugurazione del restauro del convento, nel 2006, il sindaco Masini sottolineò l'importanza dell'opera e il contributo di Andrea Emiliani. Quest'ultimo, definito "protagonista tenace e prudente", non solo del vivace dibattito culturale ma anche della concreta realizzazione dei primi restauri, seppe interpretare lo spirito dell'architettura e presentare il primo studio sul grande complesso conventuale, individuando nel legame tra il luogo e la città la chiave per la lettura della storia e per le azioni future.

Andrea Emiliani stesso, nella prefazione alla seconda edizione del libro sul "Il San Domenico di Forlì", scrisse che "dopo quindici anni, un tempo breve se messo a confronto con l’infinita odissea che tocca alle imprese pubbliche e soprattutto a quelle culturali, il grande convento di San Domenico a Forlì si mostra al vertice della sua restaurata perfezione strutturale e funzionale." Fece un'eccezione per l'edificio della chiesa, dove il crollo parziale del 1978 richiese "un altro metodo di lavoro ed anche altre risorse". Riteneva di straordinaria importanza che il percorso di restituzione del San Domenico alla comunità civica si fosse concluso così celermente, nonostante le discussioni sulla destinazione d'uso, evidenziando come le discussioni di alto contenuto e tono, come quelle sostenute da Italia Nostra, potessero giovare al futuro del problema.

Patrimonio Artistico e Dettagli Architettonici

La Chiesa di San Giacomo Apostolo è stata un custode di tesori artistici e mostra un'evoluzione architettonica che ne testimonia la lunga storia.

Affresco giottesco di Guglielmo degli Organi all'interno della chiesa

Tra le tele di particolare pregio ospitate un tempo nella chiesa, o ad essa correlate, si ricordano Il Transito di San Giuseppe (1739) e la Madonna del Suffragio con i santi Antonio da Padova e Giuseppe di Michele Antonio Milocco. L'abside della navata centrale, a sette nicchie e a sezione semicircolare, ospita un coro romanico. Un tempo, qui si trovava un settecentesco altare maggiore, la cui pala raffigurava il martirio del santo titolare della chiesa. Questo dipinto, attribuito ai fratelli Giovanni Paolo e Giovanni Battista Recchi (sec. XVII), è una tela attualmente conservata nella vicina chiesa di San Provino. L'area terminale della navata meridionale ospita una cappella ornata dalla raffigurazione di San Giuseppe (1740 c.ca), opera attribuita a Giuseppe Antonio Petrini o Giovanni Battista Pittoni.

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