L’attuale chiesa dedicata all’Assunzione di Maria Vergine fu costruita a partire dal 1772 sulla sommità della collina su cui sorgeva l’antica parrocchiale già dedicata all’Assunzione della Vergine.
A partire da metà del XVIII secolo questo primo edificio fu ritenuto non sufficientemente grande, sicuro e decoroso per la comunità dei fedeli. L’erezione del nuovo edificio godette del contributo di tutta la popolazione che, tra il 1772 e il 1776, pagò una tassa di 600 lire annue imposte dal comune proprio a favore della nuova fabbrica.
Il cantiere fu affidato al capomastro luganese Ludovico Manfrino di Sessa che lavorò sulla base dei disegni realizzati dall’architetto Gaspare Pasta di Asti. Alterne vicende, tra le quali il crollo del tetto appena ultimato nella primavera del 1780, portarono a notevoli ritardi nella conclusione dell’edificio che poté essere consacrato solo nel 1818 in seguito al passaggio della parrocchia di Grana dalla diocesi di Asti a quella di Casale Monferrato.

Architettura e Decorazioni Interne
L’interno della parrocchiale rappresenta uno splendido connubio tra barocco piemontese, arte pittorica, sculture lignee e marmoree.
L’ingresso principale è posto sotto all’imponente cantoria che ospita il maestoso organo, opera assai di pregio di Giacinto Bruna del 1832. La tribuna del coro, la cassa dell’organo e la bussola di ingresso furono progettate da don Tommaso Odisio, di Villadeati nel 1833 e realizzate da Biagio e Domenico Parena di Villa San Secondo con dorature ad opera di Luigi Gallo di Torino.
Solo nel 1868 per volontà dell’arciprete Marcellino Bonelli, la reggenza parrocchiale commissionò la decorazione pittorica delle pareti e della volta della chiesa affidando il compito a Giuseppe Masoero di Montiglio per le figure e a Giacomo Rossi Morcole del Canton Ticino per le quadrature. La volta fu dipinta a finte architetture e motivi floreali a cui si aggiungono tondi con figure angeliche, mentre il semicatino del coro rappresenta al centro il Trionfo di Cristo tra San Pietro e San Paolo tra angeli e santi legati alla devozione locale.

Il pulpito, di spiccato gusto neoclassico, fu costruito da Giovanni Alemanno di Penango nel 1780, mentre non ci sono notizie circa il pregevole coro ligneo di cui si è ipotizzata una possibile provenienza da un convento soppresso nel corso dell’Ottocento. La balaustra fu realizzata nel 1790 in marmi policromi da Stefano Bottinelli, originario di Viggiù, che aveva la sua bottega a Casale Monferrato.
Più recente è il pavimento che fu rifatto nel 1912 ad opera del Capomastro del luogo Luigi Garrone con piastrelle di cemento a disegni colorati della ditta di Luigi Buzzi e figli di Serralunga di Crea.
Feste e Devozioni
La festa patronale cade il 15 di agosto, in occasione della festività dell’Assunzione di Maria Vergine a cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale. Fino al Novecento, tuttavia, godevano di particolare importanza anche altre due feste mariane entrambe organizzate dalle due omonime confraternite: quella della Madonna del Rosario e quella della Vergine dei Sette Dolori.
Altre Chiese Dedicate all'Assunzione di Maria Vergine
Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine di Dozza
La chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine di Dozza, detta in Piscina, è ricordata per la prima volta nel 1141. Nel 1350 viene data agli Umiliati che si ritirano prima della soppressione del loro ordine nel 1556, da allora è retta da sacerdoti secolari. Ha subito diverse modifiche, ma conserva ancora lineamenti architettonici del XIII secolo. Sopra la porta della facciata è scolpita la Beata Vergine Assunta. Sui muri laterali si vedono fregi romanici che indicano la costruzione primitiva e che dimostrano come la sua attuale larghezza corrisponde a quella originale. Dal 1942 subisce una ristrutturazione che riprende le forme quattrocentesche dell'edificio.
Chiesa medievale
Di origine medievale, fu ricostruita nel XV secolo e restaurata negli anni Quaranta del XX. La chiesa a pianta rettangolare, si presenta con un’unica navata e conserva ancora un altare lapideo quattrocentesco costruito per ospitare una delle più importanti opere che ancora si trovano all’interno: la tavola dipinta ‘Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Margherita’ risalente al 1492 e realizzata dal forlivese Marco Palmezzano, noto allievo di Melozzo da Forlì. All’interno della chiesa è inoltre presente una lunetta scultorea di epoca longobarda ed un fonte battesimale cinquecentesco.

Chiesa di Castrignano
La chiesa di Castrignano sorgeva in origine probabilmente in luogo discosto dall’attuale, sulle rovine di una pre-esistente cappella alto medievale. Oggi si innalza invece in prossimità delle rovine della rocca (vedi foto), di cui rimane un ampio tratto di cortina difensiva con muratura in corsi paralleli, ormai sbrecciata dagli agenti atmosferici. L’edificio religioso si innalza in un luogo assai panoramico: nel retro del fabbricato si ammira uno spazioso scenario che abbraccia la Val Parma e la lontana rocca di Canossa.
Già plebana nel 1005, esercitava giurisdizione su ben 18 chiese dipendenti. Oggetto di ingenti lavori di ricostruzione e ristrutturazione, la chiesa ha cambiato più volte nel corso del tempo conformazione stilistica, dal romanico al barocco, dal neo-bizantino al neoclassico.
La facciata a capanna, che ospita la Maestà di Madonna Assunta, è conclusa da timpano triangolare e la superficie è tripartita verticalmente per mezzo di semicolonne binate con capitello sferocubico nella parte inferiore e da lesene accoppiate nella parte superiore. In orizzontale, lo spazio è definito da due cornicioni marcapiano e da uno zoccolo in basso.
L’interno è suddiviso in tre navate delimitate da colonne reggenti archi a tutto sesto e capitelli sferocubici. Nella navata sinistra si aprono due cappelle laterali, mentre nella destra soltanto una. L’abside è semicircolare ed è coperto da una calotta emisferica in cui campeggia un affresco di Gesù Cristo maestro in stile neo-bizantino. Sull’arco trionfale sono, invece, raffigurati due angeli adoranti una croce. La volta a botte della navata centrale è dipinta come un cielo stellato, mentre le volte a botte delle navate laterali sono tinteggiate nella tonalità del nocciola. Le volte a botte delle cappelle laterali presentano un susseguirsi di stelle stilizzate entro quadrettatura.

Chiesa situata nell'area di passaggio di Vie Storiche
La chiesa si trova nell’area di passaggio di ben due Vie Storiche dell’Emilia-Romagna, la Via Longobarda, e la Via di Linari che collegano la pianura Padana ai centri oltre Appennino, sulle orme dei Longobardi la prima, dei fedeli del Volto Santo diretti all’Abazia di Linari la seconda.
La facciata a salienti della chiesa, stretta fra il possente campanile e la casa parrocchiale, risalta grazie al sapiente uso delle linee spezzate dei cornicioni e delle volute che avvolgono il livello superiore. È suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, presenta in quello inferiore, tripartito da quattro lesene terminanti con capitelli ionici, il portale d'ingresso sormontato dall'iscrizione "ASSUMPTAE IN COELUM/VIRGINIS DEIPARAE/ DULCE PIGNUS/ VENITE ADOREMUS" («All'Assunta in cielo, Vergine e Madre di Dio, dolce pegno, venite adoriamo»), mentre in quello superiore, affiancato da due volute e coronato dal timpano triangolare, il rosone di forma ovale.
All'interno della chiesa, nel vano sottostante il campanile, è sistemato un altare della Vergine di Lourdes. Un battistero ligneo circondato da una cancellata è posto nel vano di fronte, a sinistra dell'ingresso. Nei suoi pressi è collocata una lapide in ricordo di Ludovico Beccaria, signore di Marentino, che alla fine del Seicento donò il suo palazzotto perché divenisse la nuova casa parrocchiale.
La cappella laterale di destra ospita l'altare dedicato a san Giuseppe, con la tela raffigurante il suo pio transito, alcune urne reliquiarie, una statua di Gesù fanciullo e l'icona della Consolata. La cappella laterale di sinistra ospita l'altare della Madonna del Rosario, ricostruito nel Novecento. La nicchia con la statua di Maria è circondata da 15 formelle che raffigurano i misteri del Rosario.
Appese ai quattro pilastri centrali della navata, che sostengono il tiburio, si notano le statue di Cristo Re, della Madonna di Fatima, di santa Rita e di santa Teresa di Lisieux.
L'ampio presbiterio ospita l'altare-mensa e il tabernacolo, elementi superstiti del vecchio altar maggiore. L'abside è caratterizzata dalla presenza di tre nicchie nella parte bassa, sovrastate dalle vetrate di san Bartolomeo e santa Cecilia e dalla grande pala d'altare, copia ottocentesca dell'Assunta di Guido Reni. Coronano le pareti del presbiterio due finti coretti e pregevoli tele raffiguranti i dodici Apostoli.
Nel braccio absidale di destra è conservata la pala d'altare proveniente dalla vicina chiesa di San Carlo Borromeo, raffigurante il cardinale milanese in venerazione dell'Assunta. Nel vano antistante la sacrestia è esposto un crocifisso processionale del XVIII sec.
Degna di nota la targa posta da don Leschiera nel 1936 nell'altare di San Giuseppe, in onore del generale Gaetano Giardino, Maresciallo d'Italia. Celebre comandante della IV Armata del Grappa nel 1918, fu molto legato a Marentino che frequentò per tutta vita.
Solennità dell'Assunzione di Maria Vergine al Cielo
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