San Donato: Vita, Culto e le Sue Reliquie

Introduzione al Culto di San Donato

Il culto di San Donato è ampiamente diffuso in tutta Italia, dove si trovano molte chiese a lui dedicate. Egli è venerato particolarmente come protettore dei casi epilettici, ma è anche patrono e protettore, amato e implorato, ammirato come gigante della fede per la quale è diventato martire, il santo dei miracoli e il santo che ha concesso grazie. I tanti ex voto lasciati dai devoti del territorio abruzzese e molisano, accuratamente custoditi nell'apposita sala del santuario, sono la testimonianza delle grazie concesse. I devoti del territorio, in occasione della sua festa del 7 agosto, giorno della sua morte, usano dire: "andiamo a San Donato!", identificando il Santo con la località di Celenza.

La Vita e il Martirio di San Donato di Arezzo

San Donato nacque verso la fine del terzo secolo a Roma, secondo il Martirologio del secolo XI. Ebbe ottimi genitori che gli imposero il nome Donato per mostrare la loro gratitudine al Signore di averlo avuto come dono della sua immensa paternità. Per prepararlo alla difesa della fede cristiana ed istruirlo nello studio, fu affidato da ragazzo al sacerdote Epigmenio.

Successivamente, nei pressi di questa città, viveva un anacoreta di nome Ilarino, a cui il giovane Donato si rivolse per continuare gli studi, ma soprattutto per vivere nella solitudine, nella contemplazione e nella penitenza. Donato si trasferì poi ad Arezzo, accolto dal monaco Ilariano, cui si affiancò nella penitenza e preghiera; con lui, operò tra il popolo miracoli e conversioni.

Il vescovo di Arezzo, Satiro, chiamò Donato accanto a sé e lo ordinò diacono, esercitando per due anni questo ministero per accedere poi al sacerdozio, divenendo un vero apostolo in mezzo ad una società in gran parte ancora pagana. Alla morte del vescovo Satiro, la diocesi di Arezzo restò vacante e per acclamazione il popolo scelse Donato, nonostante la sua ritrosia, come Pastore e Maestro nella fede. Fu consacrato vescovo a Roma nel 346 dal Pontefice Giulio I, fortissimo assertore del Concilio di Nicea contro l'eresia ariana.

Tutto il suo episcopato fu contrassegnato da preghiera, predicazione e operosa carità, a servizio dei poveri, tanto che il papa stesso definì Donato l'apostolo della Toscana.

La sua vita terrena si concluse con il martirio. Si racconta che, durante la celebrazione della Messa, mentre egli distribuiva il pane ed il suo diacono Antimo il vino, con un calice di vetro, entrarono nel tempio dei pagani che, con violenza, mandarono in frantumi il calice. Un mese dopo, il prefetto di Arezzo fece arrestare Donato, il quale venne ucciso per decapitazione ad Arezzo il 7 agosto 362.

La Venerazione delle Reliquie del Santo

Le Reliquie Insigni di Arezzo

Ad Arezzo sono custodite le "Reliquie insigni" di San Donato, quelle a vista, che mai sono uscite dalla città, a testimonianza della profonda venerazione del patrono.

Reliquie di San Donato di Arezzo

L'Arrivo delle Reliquie a Ruvo

L'arrivo delle reliquie di San Donato Martire a Ruvo ha radici storiche. A seguito dei rapporti intercorsi tra il Clero del tempo e Padre Francesco De Paola, nativo di Ruvo e Provinciale della Congregazione del SS. Redentore, fu manifestata la volontà di procurare dalla Santa Sede un corpo santo sotto il titolo di San Donato. Questo pio sentimento fu proposto capitularmente e con unanime consenso di tutti si decise di accettare l'offerta. Al tempo dell'arrivo delle reliquie, la Chiesa Madre di Ruvo comprendeva solo la zona del campanile, della sagrestia, dell'abside, del presbiterio e l'arcata intercomunicante fra le due attuali navate.

La cassa contenente la reliquia era munita di quattro suggelli e delle lettere testimoniali dell'Ill.mo Mons. Francesco Antonio Marcucci, Patrizio Ascolano, Vescovo di Monte Alto nel Piceno. Come riferisce lo stesso Mons. Marcucci in una lettera ai sacerdoti di Ruvo: "... Francesco Antonio Marcucci, Patrizio Ascolano, per grazia di Dio e della S. Sede Apostolica Vescovo di Monte Alto nel Piceno, Abate del Monte Santo in Aprutino, prelato domestico di SS., assistente al Soglio Pontificio, Vice gerente dell’Alma Città a tutti e singoli quelli che leggeranno questa nostra lettera, facciamo fede ed attestiamo che noi per la maggior gloria di Dio e venerazione dei suoi Santi, abbiamo donato e concesso il corpo di S. D. M. ... per la chiesa arcipretale di Ruvo."

Tutti, popolo, autorità e clero, si trovarono nella cappella di San D. Presiedeva il Rev.do Arciprete Carnevale, quale delegato dell'Ill.mo Mons. De Luca, Vescovo di Muro, presente anche D. Michele Dardes "Governatore e giudice di questa corte locale", i periti fisici D. Crispomisio Carnevale e D. Marco Nicola Bilozza e il R. P. D. Nicola Tamburino. Riconosciuta autentica la Sacra Reliquia, si ordinò che con grande pompa fosse trasportata dalla cappella di San D. alla Chiesa Madre.

La tradizione continua ad affermare che subito Dio volle glorificare il Suo Martire: appena l'urna benedetta cominciò ad avanzare, il cielo si coprì di dense nubi e una pioggia abbondante cominciò a cadere seguendo passo passo la processione, sicché appena l'urna fu al riparo nella Chiesa di San D., la pioggia cessò. Il Santo riscosse subito grande devozione anche nei paesi vicini e molti venivano pellegrini al suo altare sin dall'inizio; le offerte dei fedeli furono subito larghe tanto che, con deliberazione del 1° settembre 1790, il Clero stabiliva "che vi è bisogno di un miglior ordine e regolamento per l’elemosine del glorioso Martire S. Donato".

Tra le testimonianze storiche dell'Archivio di Stato di Potenza, sta scritto espressamente che "...a Ruvo, fra gli altri divertimenti popolari della festa di Sant’Anna (e successivamente tramandati a quella di San Donato) vi fu quella dell’innalzamento del così detto abete, popolarmente majo, consistente in un tronco di albero piantato sulla cui estremità in un piccolo cerchio vi erano appesi dei caciocavalli ed altri commestibili e al di sopra di detto cerchio situata una banderuola di vari colori della dimensione di un fazzoletto, quali oggetti erano premio a colui che gli riusciva a potere scaliare il tronco suddetto."

Le Reliquie a Celenza sul Trigno: Un Evento Straordinario (2016)

Nell'anno del Giubileo della Misericordia, voluto da papa Francesco, la parrocchia di Celenza sul Trigno ha vissuto un'iniziativa straordinaria e di forte intensità spirituale: la presenza delle Reliquie di san Donato nei giorni 9, 10 e 11 aprile 2016. Queste reliquie furono eccezionalmente prestate dalla cattedrale di Arezzo, di cui San Donato è patrono. L'evento fu reso possibile grazie all'impegno del parroco don Erminio Gallo, incoraggiato dal vescovo di Trivento mons. Domenico Scotti, che contò sulla sensibilità sia del parroco della cattedrale di Arezzo, don Alvaro Bardelli, sia del suo vescovo mons. Fontana.

L'organizzazione dell'evento è stata perfetta, guidata da don Erminio Gallo con il consiglio parrocchiale, e dal commissario straordinario del comune di Celenza, dott. Luciano Conti. L'evento ha trovato il suo ricordo storico nella cartolina e nell'annullo filatelico presso la sede dell'Associazione turistica.

Un'occasione imperdibile per coinvolgere sindaci e fedeli del territorio abruzzese e molisano, e in particolare quei comuni che onorano san Donato come patrono, come Casalanguida, Fossacesia, Bomba, Guardiagrele, Roccamorice, Cercepiccola, Pietracatella e Castiglione M.

Il programma, curato nei particolari, fu rispettato: l'arrivo delle reliquie alle ore 17.30 del 9 aprile. Tutto il paese ha accolto le reliquie, portate dal diacono permanente della Diocesi di Arezzo, Federico Daveri, all'ingresso dalla fondovalle Trigno, a Porta da Piedi, e poi in processione verso la Chiesa parrocchiale di S. M. Assunta, in piazza del Popolo, per la celebrazione dei Vespri presieduta dal vescovo mons. Scotti.

Durante la mattinata del 10 aprile si tennero la Messa e la catechesi; il momento clou fu un bagno di folla alla messa officiata dal vescovo Scotti alle ore 18.00 in piazza, proprio quando è giunto il parroco della cattedrale di Arezzo, don Alvaro Bardelli. Era uno scenario stupendo: tanti i sacerdoti della Diocesi di Trivento intorno e sul palco/altare a ridosso della chiesa e tanti i sindaci dei comuni circostanti fregiati del tricolore e accompagnati dai gonfaloni; per Celenza era presente il commissario prefettizio Luciano Conti. Anche l'Arma Benemerita ha reso onore al Santo e ha svolto il suo ruolo di sicurezza, e la Protezione Civile ha fatto la sua parte, così come alcune confraternite e le Sorelle Francescane della Carità di Montefalcone nel Sannio. Ma erano i volti delle persone con il loro raccoglimento, la loro concentrazione, il loro trasporto a esprimere la bellezza e la forza dell'evento.

A Celenza, dal terremoto del 23/11/1980 all'agosto del 1997, San Donato è stato venerato nella chiesa provvisoria, in Viale della Repubblica, nei locali di Ministero pastorale. L'8 agosto 2000 è stata inaugurata l'opera decorativa in onore di San Donato M.

Festa di San Donato a Celenza S.T. 2008

La Reliquia a San Donato in Polverosa

La comunità parrocchiale di San Donato in Polverosa è piena di riconoscenza e di gioia per una reliquia che le Monache di San Donato hanno utilizzato in varie occasioni e citata in vari documenti storici. Si tratta della stessa reliquia che le Monache di San Donato nel '700 impiegavano come mezzo per scongiurare le disastrose alluvioni di quel tempo e allontanare dal monastero i possibili danni, portando in processione sul ponte di San Donato anche il Bambino Gesù del loro presepe. Dopo la morte di don Franco Bencini e del rettore, la reliquia era caduta nel dimenticatoio e solo dopo una ripresa dei rapporti con il successivo rettore, don Gabriele, è stato possibile rientrare in possesso dell'urna promessa. Non è noto come la reliquia sia stata trasferita al Convitto Ecclesiastico. L'amicizia dei santi, la loro vicinanza, la potenza della loro intercessione sono per tutta la comunità dei credenti un segno di grande comunione tra la chiesa celeste e la chiesa terrena ancora in cammino verso la mèta finale.

I Santuari e i Luoghi Dedicati a San Donato

Il Santuario di San Donato Vescovo a Ripacandida

All'ingresso da nord-est dell'abitato, in viale Regina Margherita, vi è l'antico Santuario di San Donato vescovo, protettore della cittadina, con i suoi affreschi del 1500 e la sua storia millenaria. La chiesa sorge probabilmente su una costruzione più antica, che il pontefice Eugenio III elenca nella bolla del 1152 indirizzata al vescovo di Rapolla Ruggero. Il santuario è gemellato con la basilica di San Francesco in Assisi e ha ricevuto in dono una reliquia del corpo del santo patrono d'Italia.

Il santuario presenta una semplice facciata, adornata da un portale del XVII secolo. La navata è ornata da un ciclo pittorico che fu realizzato tra il 1460 e il 1532. Esso ha inizio sulle volte della terza campata con Storie tratte dal Libro della Genesi, eseguite dal cosiddetto Maestro delle Storie di Adamo ed Eva, affiancato da un altro anonimo artista denominato Maestro delle Storie dei Patriarchi impegnato sulle volte della seconda campata. Gli affreschi furono eseguiti in più riprese, durante la dominazione della famiglia Caracciolo, per volontà di ser Francesco da Ripacandida, notaio e terziario francescano (questo spiega l'alto numero di santi francescani raffigurati in una chiesa custodita sino a metà Quattrocento da monaci benedettini di Montevergine). A partire dal 1498, invece, Troiano II Caracciolo, rientrato in possesso dei beni appartenuti a suo padre Giovanni II, duca di Melfi, commissionò gli affreschi della prima campata a partire dall'ingresso, con la realizzazione di un monumentale Giudizio Universale, in cui appare una rara rappresentazione del Purgatorio nella tipologia del 'Ponte del capello' e un ciclo cristologico dispiegato sulle volte. Nella terza campata, alla parete destra, è invece il Cenotafio di Giulia Gaudioso datato nell'iscrizione 1716.

Affreschi Santuario San Donato Ripacandida

Il santuario è stato il punto di riferimento centrale delle ricerche effettuate dall'antropologo Thomas Hauschild (Accademia delle Scienze di Heidelberg) fra il 1982 e il 2000, che con il suo collaboratore locale Luigi Gilio raccolsero numerose testimonianze del culto popolare locale del santo taumaturgo San Donato, dimostrando che il culto quasi millenario era il motivo culturale centrale del paese. In un'analisi socio-antropologica, Hauschild dimostra l'importanza centrale del culto per le culture locali dell'identità ripacandidese e in zona.

Annessa al santuario è la villetta comunale del paese, ora conosciuta come Giardino Storico San Francesco. Questo giardino, che in origine apparteneva ai frati francescani, divenne villa comunale dopo la soppressione degli ordini religiosi in seguito all'Unità d'Italia. La villa è stata intitolata al messaggero di pace "San Francesco di Assisi". Dopo la cancellata accolgono il visitatore due viali con siepi sapientemente scolpite. Al termine ci si trova innanzi ad un monumentale pino d'Aleppo di oltre tre secoli di vita. Su un piano di poco rialzato si ammira l'antico giardino, al quale si accede da due brevi scalinate accompagnate da piccole statue classiche. Passeggiando si possono ammirare altri alberi secolari: principalmente tassi e sequoie.

La Chiesa di San Donato a Calvecchia (San Donà di Piave)

Nella frazione più antica di San Donà di Piave, a Calvecchia, è stata costruita una Chiesetta in onore di San Donato. Questa chiesetta ormai da trent'anni educa e accoglie le anime delle nuove generazioni nel nome di San Donato, come testimonia Mons. Saretta nella sua visita del maggio 1955. "O caro Santo, che i nostri Padri hanno voluto come protettore e hanno sempre invocato in tutte le vicende della storia, memori della pietà antica noi oggi ci avviciniamo al tuo Altare e, baciando la tua reliquia, rinnoviamo il patto d’amore e di fede, nel tuo Nome venerato e potente." (F.P.).

La Questione dell'Identità del Santo a San Donà di Piave

La devozione a San Donato nel territorio di San Donà di Piave ha origini molto antiche, ma in passato vi fu una disputa sull'identità del Santo venerato. In particolare, i due studiosi Plateo e Agnoletti sostenevano la tesi che si trattasse di San Donato vescovo dell'Epiro. Secondo Plateo (1907), la fama e quindi la devozione del Vescovo dell'Epiro si diffuse rapidamente in queste terre, tanto da "indurre i Vescovi di Torcello, Treviso, Eraclea e Jesolo a costruire una cappella presso la Torre del Caligo dedicata a S. Donato Vescovo dell’Epiro". Mons. D. Antonio Mantese, a sua volta, scriveva: "non istarò poi a decidere sulla confusione di quel S. Donato che taluni, come il Plateo e l’Agnoletti hanno cercato dimostrare che il Santo Donato Vescovo, venerato sempre il 7 agosto in S. Donà, era quello dell’Epiro."

Ebbene, nel 1916, la disputa sull'identità di san Donato venerato in questo territorio fu risolta, se non storicamente, almeno liturgicamente. Gli atti delle visite pastorali, che si possono addurre, del confessore Vescovo S. Donato (quello dell'Epiro), "niente dicono, e la tradizione sta per il martire S. Donato di Arezzo". Questo Santo Martire poté, in occasione del sinodo e delle visite, senza opposizione di decreti vescovili, essere determinato come Vescovo di Arezzo e martire, con la sua officiatura liturgica, anche perché "il culto del santo confessore (cioè del Vescovo dell’Epiro, ndr) è più tardivo assai del culto prestato al Vescovo martire (che a S. Donà si festeggiava già nel secolo VIII, al tempo di Paoluccio Anafesto) e il protettore titolare della Plebs Sancti Donati, a. 1152, non poteva essere che il Martire di Arezzo".

Di lì a breve, dopo questi ragionamenti storici, il 16 maggio 1916 fu emanato il decreto di mons. A. G. Longhin, Beato vescovo di Treviso. Il decreto, con numero "N. 101-1917 - Curia Vescovile di Treviso", esaminati tutti i documenti relativi al culto del celeste patrono della parrocchia di S. Donà di Piave, stabiliva che "soltanto l’anno 1476 sorse una chiesa col titolo di Beata Vergine delle Grazie, e fu fatta sede della parrocchia, alla quale però anche nella consacrazione dell’anno 1842 fu dato per contitolare patrono il protettore della Gastaldia, seu contea, S. Donato." Sentito il voto di un illustre membro della S. C., fu determinato che, "rimossa ogni consuetudine contraria, si riconosca come celeste patrono dell’antica Pieve e della Contea o Gastaldia di S. Donà di Piave, il glorioso S. Donato Vescovo e Martire di Arezzo."

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