La giustizia italiana è un tema complesso, oggetto di continue discussioni e critiche. L'analisi delle sue dinamiche rivela un quadro di luci e ombre, tra lentezza processuale, sovraffollamento carcerario e la percezione pubblica spesso influenzata da disinformazione.
Il Contesto Giuridico e la Sua Applicazione
Limiti della Libertà e l'Individuo nella Massa
La libertà, definita dall'articolo 21 della Costituzione italiana e dalla Stampa, così come i rapporti tra Stato e cittadino e i rapporti tra cittadini, è intrinsecamente limitata. Questo lascia spazio all’evolvere naturale delle cose nella vita dell’individuo, che non è più singolo, ma è massa, ridotto a un numero di pratica amministrativa, di cartella medica, o di fascicolo giudiziario. Si tratta di spazi che talvolta generano interpretazioni giurisprudenziali cui il cittadino deve conformarsi, per ignoranza o per necessità. Ne è eccezione l'indole, o le leggi originate da un Parlamento illegale, anch'esse illegali, che producono legalità sanzionatoria.
La Negligenza dei PM e la Responsabilità dei Magistrati
La questione della responsabilità civile dei magistrati e la negligenza dei PM sono aspetti centrali del dibattito. Il comma 1 dell’art. 11, D.Lgs. n. 286/99, riconosce la necessità di un pubblico ministero indipendente e motivato nell’interesse del cittadino, per affrontare gli abusi, le disfunzioni ed i ritardi nei confronti del cittadino stesso. Tuttavia, un articolo editoriale sottolinea come in Italia i magistrati siano cooptati con concorsi pubblici truccati, una pratica che, salvo l'eccezione del capro espiatorio, ne conferma la regola. Molti si sono "genuflessi" alla magistratura, ma è necessario poter analizzare i fascicoli e poterli sparigliare, una battaglia che l'autore dichiara di combattere da anni inascoltato. In questo contesto, molti "esperti" sembrano ritenere di sapere tutto, senza coordinamento.

Le Disfunzioni del Sistema Giudiziario
La Lentezza Processuale e la Prescrizione
Un aspetto critico è la lentezza processuale, che spesso porta alla prescrizione dei reati. Giorgio Mulè su “Panorama” evidenzia che c’è del marcio nei palazzi di giustizia, fin nelle fondamenta. In un servizio andato in onda il 06/11/2018, si discusse del caso Cerroni, assolto nonostante un processo durato 4 anni, riguardo a Malagrotta e la gestione dei rifiuti a Roma, per un'indagine finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Simona Musco, su "Il Dubbio" del 7 Novembre 2018, riferisce di 14 anni di processi relativi alla giustizia in Italia e nel Lazio, evidenziando una "macina della giustizia" assordante.
Il fenomeno della prescrizione è particolarmente odiato dai giustizialisti, che vorrebbero tempi lunghissimi o infiniti, sostenendo che chi ha commesso un reato debba essere punito "punto e basta". La prescrizione interviene spesso dopo l'inizio del processo o l'emissione della sentenza di rinvio a giudizio. Negli Stati Uniti d'America, un delitto che comporta l'ergastolo è sempre perseguibile; per altri reati, i termini di prescrizione sono solitamente più brevi: CINQUE ANNI per reati gravi e minimi entro UN ANNO. Lì i termini si interrompono, evitando manovre dilatorie, e i processi sono piuttosto rapidi, con una netta differenza rispetto all'Italia, come notato da Marco Travaglio.
Sovraffollamento Carcerario e Mancanza di Dignità
Il sovraffollamento delle carceri italiane è un problema inaccettabile e non più tollerabile. Laura Boldrini ha visitato il carcere di Trastevere a Roma, descrivendo le condizioni "insostenibili" in cui sono costretti a vivere i detenuti, ascoltando le loro storie e istanze. La costituzione italiana prevede la rieducazione del detenuto, affinché chi entra in carcere possa uscirne migliore. Tuttavia, il carcere in Italia spesso genera tensione, abbrutimento, promiscuità e tira fuori il peggio delle persone, un problema grave per un Paese come l’Italia. Questa situazione si aggrava per chi è in attesa di una sentenza definitiva, con il rischio di danni irreparabili se innocenti.
Massimo Cellino, presidente del Cagliari calcio, ha dichiarato a Ivan Zazzaroni che "il carcere è uno stupro". Descrivendo la sua esperienza di detenzione, ha raccontato di un inizio incubo dal quale non è più uscito lo stesso. Ha descritto una cella con scarso spazio per un letto, una finestra rotta, e il freddo che lo costringeva a coprirsi a strati, con in testa una papalina. Riferisce di aver mantenuto il suo carattere nonostante gli altri detenuti, e di essere stato condannato a otto anni e mezzo per non aver voluto fare il nome dello spacciatore che gli aveva consegnato la droga, senza considerare il trasferimento a Macomer per altri. Cellino lamenta di essere finito in carcere per arroganza, tradito dalle istituzioni sarde, chiedendo la verità sul "perché" di tale situazione, provando profonda vergogna nonostante la sua innocenza.

La Percezione Pubblica della Giustizia
Il Giustizialismo e la Disinformazione
La percezione comune degli italiani riguardo alla giustizia è spesso intrisa di giustizialismo, inteso come esercizio arbitrario del proprio potere personale. Gli umani sono portati all’errore, soprattutto per dolo o colpa grave. Un sondaggio, condotto in un periodo in cui si parlava di amnistia, rivelava che l’81 per cento degli intervistati diceva no a ogni provvedimento di clemenza, trasversalmente dalla sinistra alla destra. Perfino gli elettori del M5S erano contrari per 3 su 4. Ciò suggerisce che gli italiani non sono giustizialisti per natura, ma disinformati e ignoranti.
Il giustizialista giacobino è colui che usa la differenziazione della giustizia per colpire i miserabili. È fondamentale sapere che se la giustizia è sempre giusta, non sempre lo sono i giudici, specialmente se non sono "giacobini". I giustizialisti sono animati da invidia sociale, mentre la giustizia, la saggezza e la santità sono animate da altri. La prescrizione, come già accennato, è un punto nevralgico: i giustizialisti desiderano tempi lunghissimi, quasi infiniti. Il 2019 era stato indicato come l'anno del processo penale, con la riforma che sarebbe scaduta a dicembre. La mediazione in questo senso era stata positiva, con un accordo trovato in mezz'ora, auspicando tempi brevi per i processi, in galera i colpevoli e libertà per gli innocenti. L'allora Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, aveva incontrato la stampa estera a Roma per parlare di queste riforme.
Critica alla Magistratura e il "Sistema"
È un dato di fatto che la magistratura detiene un potere smisurato, e che la sovranità, che è del popolo, la esercita nei modi stabiliti dalle norme. Ma se la meritocrazia non è garantita e la critica è fondata, ciò significa incutere dubbi sul loro operato. Dalla fase dell'accusa, si sentenzia nonostante il ragionevole dubbio. La Corte di Cassazione, che rappresenta l’apice del potere giudiziario, dovrebbe sanare le storture del sistema, ma i rimedi non sono sempre efficaci. Spesso il giudicante non ha un pregiudizio oggettivo, soprattutto se ha denunciato l’imputato e non viceversa, portando a intendimenti impliciti di colleganza con il PM. L'istituto del legittimo sospetto, poi, non è quasi mai applicato, se non in casi clamorosi come quello che ha coinvolto Silvio Berlusconi o il caso ILVA a Taranto, dove il Procuratore Generale, Vignola, e tutto il Tribunale di Taranto furono "spostati" in fase embrionale delle indagini preliminari.
Un'intervista a Stefano Livadiotti, giornalista de "l'Espresso" e autore di "Magistrati - L'ultracasta", realizzata da Sergio Luciano per Affaritaliani.it, ha evidenziato alcune criticità. L'Italia, con 1.700 magistrati ogni milione di abitanti (dati della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia del Consiglio d’Europa), ha un numero doppio rispetto alla media europea di 57,4, e ben 184 rispetto alla Germania. Ci sono milioni di procedimenti pendenti e una carriera magistratuale senza selezione meritocratica, con scarso potere di punizione in caso di errori o illeciti. Livadiotti ha sottolineato che l'avanzamento di carriera è automatico, basato solo sull'anzianità di servizio, rendendo la "meritocrazia" una barzelletta, e che in dieci anni nessun magistrato è stato destituito. Su 400 richieste di risarcimento danni per responsabilità dei giudici, solo l'8,5% è stato dichiarato ammissibile, con lo Stato che ha perso solo 4 volte su 18 casi decisi.
Il Referendum sulla giustizia, spiegato semplicemente
La Libertà di Stampa e la Diffamazione
La libertà di stampa è scomoda per i potenti, e i giornalisti "non affiliati al loro clan" spesso non trovano spazio per le loro notizie. La diffamazione è un reato e si cerca di "far parlare addirittura delle loro disgrazie" quei giornalisti che non sono "affiliati al loro clan". Il pm Piercamillo Davigo ha sottolineato la diffamazione continua da parte dei magistrati e degli avvocati, atteggiamenti impuniti perché i protagonisti non possono punire se stessi. La celebre frase "Ruby è furba di quella furbizia orientale propria della sua origine", usata in aula dal pm nel processo Ruby, è stata aspramente criticata per il suo contenuto razzista. La famiglia Cucchi, per il caso Stefano Cucchi, si è trovata in disaccordo con le dichiarazioni del pubblico ministero Francesca Loy, che durante la requisitoria finale aveva definito Stefano "maleducato, scorbutico, arrogante, cafone", nonostante il perito della collega avesse evidenziato che "Stefano potrebbe essere stato pestato".
Esempi di Errori Giudiziari e Ingiustizie
Il Caso Enzo Tortora
Il caso di Enzo Tortora è emblematico: arrestato dalla Procura di Potenza, è diventato un simbolo degli errori giudiziari e dei danni irreparabili che possono colpire un innocente. Matteo Di Giorgio, nel suo resoconto sulla "Verità", ha denunciato la "strabica" vicenda che lo ha coinvolto, sostenendo di essere stato arrestato per aver detto "ha minacciato mio figlio", e non per la minaccia stessa. Di Giorgio ha fornito prove di come un'ordinanza, coperta da segreto istruttorio, fosse stata in possesso del suo denunciante prima ancora della notifica ufficiale, suggerendo una fuga di notizie dagli Uffici giudiziari di Potenza.
La Legge sulla Responsabilità Civile dei Magistrati
La legge n. 117/1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, e la successiva legge n. 18/2015, sono state oggetto di critiche severe. L'inadeguatezza della legge n. 117/1988 ha portato ad un acclarato inadempimento dello Stato italiano, tanto da spingere la Corte Costituzionale a ritenere deviante dalla suprema Carta un suo aspetto. L’esigenza di rivedere la legge n. 117/1988, ai sensi dell’articolo 28 Cost. (Stato), e la direttiva Cee n. 17/97, che fu riconosciuta nella citata sentenza n. 420/1987, sono necessarie per un reale risarcimento del danno per una condotta dolosa o colposa del giudice. Attualmente, il risarcimento del danno è un processo assai problematico, con una polizza assicurativa che equivale a circa cento euro annui, un costo irrisorio.