Gian Domenico Cerrini: Il Cavalier Perugino tra Classicismo e Barocco

Gian Domenico Cerrini, noto anche come il Cavalier Perugino, è stato una figura di notevole importanza nella pittura del Seicento nell'Italia centrale, la cui vicenda artistica è singolare poiché, nonostante un'intensa attività al centro del gusto collezionistico di famiglie nobili e colte, fu presto dimenticato dalla storia.

Ritratto immaginario di Gian Domenico Cerrini o autoritratto

Biografia e Formazione Iniziale

Francesco F. Cerrini nacque a Perugia il 24 ottobre 1609 da Francesco di Giovan Battista e Orsolina sua consorte, e fu battezzato il 30 dello stesso mese nella cattedrale di S. Lorenzo. La sua prima educazione artistica, come riferisce il Pascoli (1730), avvenne alla scuola di Gianantonio Scaramuccia, presso il quale rimase per un considerevole periodo, acquisendo pratica nel disegno, esercitandosi nel "colorire, e copiare" e realizzando "qualche operetta d'invenzione".

Sebbene la notizia di un suo trasferimento a Roma per studiare con Guido Reni sia dubbia, l'evidente legame di Cerrini con la visione classicistica che trae origine dalle esperienze dei bolognesi è innegabile. È importante rilevare che la sua formazione iniziale avvenne in ambito perugino, a contatto con Scaramuccia, allievo di Annibale Carracci e stretto amico di Guido Reni. Questo interesse per gli esempi pittorici di tali artisti non precluse tuttavia la sua ricerca verso altre esperienze figurative, come la maniera statuaria e imponente delle forme di Cristoforo Roncalli (maestro di Scaramuccia) e i valori chiaroscurali di alcune opere del Lanfranco, oltre al moderno classicismo di Andrea Sacchi. Recenti studi hanno evidenziato come Cerrini, in alcune tele, reinterpretasse l’iconografia della “Madonna del silenzio” di Domenichino, con richiami all’opera di Annibale Carracci, inserendo elementi iconografici come angeli e cherubini per intensificare il dialogo affettuoso tra Maria e il Bambino.

Il Periodo Romano e le Prime Opere

Già intorno alla metà degli anni Trenta del Seicento, Cerrini dovette trasferirsi a Roma, dove studiò a fondo le opere del Domenichino e, soprattutto, di Guido Reni, sviluppando un linguaggio formale assai personale, di grande respiro classicista e di peculiare impostazione cromatica. La produzione degli esordi pittorici del Cerrini è per ora sconosciuta.

Le Opere di Transpontina e San Carlino

Il dipinto che apre il catalogo delle opere dell'artista è la pala d'altare del transetto destro di S. Maria in Traspontina a Roma, raffigurante l'Apparizione della Trinità a s. Francesco. Questa è considerata la prima opera sicura del momento romano di Cerrini. In essa, l'artista introduce effetti di luminismo suggeriti dall'esperienza del Lanfranco, in un contesto determinato da un evidente intento combinatorio di motivi tardomanieristici (non lontani dai modi del Pomarancio) e di aspetti stilistici e tipologici desunti dal repertorio di Andrea Sacchi.

Queste stesse componenti figurative si ritrovano in due tele del Cerrini nella chiesa di S. Carlino alle Quattro Fontane, documentate al 1642 e al 1643. Raffiguranti S. Orsola e l'Apparizione della Sacra Famiglia alle ss. Caterina e Agnese, queste opere illustrano chiaramente lo sviluppo pittorico dell'artista.

Dipinto

Commissioni e Riconoscimenti

A un fallito tentativo di ottenere la commissione di una tela per la basilica romana di S. Pietro (1644) seguì l'incarico di realizzare (1650) la pala dell'altar maggiore per la chiesa di S. Carlo al Corso, raffigurante S. Carlo Borromeo che prega per la liberazione dalla peste. Quest'opera, rimossa e dispersa, è oggi conosciuta da un'incisione attribuita al Maratta e da un disegno autografo del Cerrini conservato nel Gabinetto degli Uffizi.

La Fase di Maturità Artistica

Di natura stilistica molto affine e forse contemporanei, i due quadri con il Martirio di s. Sebastiano della Galleria Colonna di Roma e del Musée d'Art et d'Histoire di Ginevra, rappresentano il momento culminante del percorso pittorico del Cerrini. Queste opere pongono l'artista perugino accanto ai maggiori rappresentanti della cultura romana di metà secolo, caratterizzata da uno spirito indipendente, alieno da vincolanti riferimenti alle tendenze artistiche dominanti. Appartengono ancora a questa fase il S. Giovanni Battista della chiesa di S. Angelo Magno ad Ascoli Piceno (1656), la tela della chiesa di S. Egidio sempre ad Ascoli Piceno con la Madonna in gloria e s. Pietro, e l'Apparizione di Gesù Bambino a s. Antonio da Padova nella cappella Gaetani in S. Isidoro.

Dipinto

Il Soggiorno Fiorentino e la Produzione per i Medici

La lunga permanenza di Cerrini nell'ambiente artistico romano si interruppe per alcuni anni, quando il pittore decise di trasferirsi a Firenze. La sua produzione fiorentina si svolse in prevalenza su commissione di esponenti della famiglia dei Medici (Mattia, Leopoldo, Ferdinando), per i quali eseguì numerosi quadri, molti dei quali sono stati identificati. Tra questi figurano il Mosè ed Aronne dell'Accademia Petrarca di Arezzo (opera in cui il pittore sembra orientarsi verso un recupero dei modi di Andrea Sacchi), il Giuseppe che interpreta i sogni della collezione V. Spark di New York (riconosciuto autografo dal Longhi nel 1925), il S. Girolamo della certosa di Firenze (tra i dipinti più fini e accurati del momento maturo dell'artista), il Mosè con le tavole della legge, il S. Bernardo e l'Agar con l'angelo nei depositi delle Gallerie di Firenze, e la Sacra Famiglia con s. Elisabetta nella chiesa dei SS. Mario e Cirillo a Pian degli Ontani.

Caratteristiche dello Stile Fiorentino

Altre opere conservate a Firenze includono la lunetta del chiostro di S. Spirito, raffigurante S. Agostino che onora la Fede con le sue opere, e la Portatrice di uova della Galleria Corsini. Un esame complessivo di questa fase rivela che le opere di Cerrini, pur caratterizzate da aspetti e tendenze non uniformi, presentano un aperto e insistito riferimento ai modelli del classicismo bolognese, un essenziale schematismo disegnativo e una visione del tutto purificata da ogni reminiscenza barocca. In sostanza, si delinea in Cerrini un aspetto arcaizzante che, accanto a un cromatismo limpido e terso, è il carattere più vistoso e singolare della tarda produzione dell'artista.

Dipinto

Il Ritorno a Roma e le Ultime Attività

Questo aspetto impronta considerevolmente anche il gruppo di opere perugine, per il quale si potrebbe ipotizzare un momento cronologico non distante dal 1661, anno in cui Cerrini lasciò Firenze per tornare a Roma. Il suo attivo soggiorno perugino è provato da numerosi dipinti, tra cui la Vergine col Bambino e S. Giovanni Battista nella chiesa di S. Pietro e la Sacra Famiglia con s. Elisabetta nella Galleria nazionale dell'Umbria.

Il periodo perugino dell'artista non si protrae oltre il 1661-62, poiché nel 1663 la grande impresa decorativa della cupola di S. Maria della Vittoria a Roma risulta interamente completata. Quest'opera segna la ripresa della sua seconda permanenza nell'ambiente artistico romano e illustra chiaramente l'orientamento stilistico del pittore nella fase finale del suo percorso. La decorazione della cupola, raffigurante l'Assunzione di s. Paolo, è il risultato di una scelta stilistica singolare che, senza essere innovatrice, trova la strada di una valida alternativa a un semplice schieramento nelle correnti dominanti, come l'artista stesso era consapevole.

Affresco nella cupola di Santa Maria della Vittoria, Roma

La Visione Stilistica Finale

L'estrema attività di Cerrini si svolge prevalentemente a Roma, attestata dalla pala d'altare raffigurante un Miracolo di s. Biagio (1669 circa) un tempo nella cappella omonima della chiesa di S. Carlo ai Catinari, e dalla tela tuttora conservata nella chiesa del SS. Nome di Maria a Roma.

Opere di Cerrini prive di un riferimento cronologico certo, come la Venere ed Anchise di Berlino, il Cristo e la samaritana della Galleria nazionale d'arte antica di Roma, la Liberazione di s. Pietro della Gall. Pallavicini a Roma, l'Allegoria della Pittura di coll. priv. mantovana, il Tempo e la Bellezza del Prado e la Fortuna della Gemäldegalerie di Kassel, sono caratterizzate da ritmi disegnativi vibranti e da motivi pittorici che rivelano una maggiore apertura verso il barocco. Si ritiene che queste opere si debbano collocare in un momento precedente quello fiorentino.

Morte e Vita Personale

Gian Domenico Cerrini morì a Roma il 30 aprile 1681 e fu sepolto nella chiesa di S. Salvatore in Campo. Dagli Stati d'anime della stessa parrocchia risulta che dal 1680 Cerrini abitava in piazza Trinità dei Pellegrini con una giovane moglie fiorentina, Vittoria Panatici o Parratici, di trentun anni e la di lei sorella.

Analisi di Opere Specifiche e Nuove Attribuzioni

Un'opera notevole, una Madonna col Bambino e angeli, che potrebbe provenire dalle collezioni medicee, ha subito un deciso processo di degrado e un successivo restauro. Nonostante le sofferenze subite, forme e colori mantengono un loro indiscutibile fascino, con uno sfumato di grande raffinatezza, tonalità calde e dorate e la nota di blu profondo e intenso del manto della Vergine. Caratteri stilistici come lo schematico taglio "a scudo" del volto della Madonna e l'impianto compositivo generale, con il gruppo centrale delle figure che non occupa completamente lo spazio, rimandano alla produzione di Gian Domenico Cerrini.

Un'altra opera, il dipinto della Donna con cesto d’uova (Galleria Corsini a Firenze), proveniente dall’appartamento del cardinale Neri Corsini, mostra un "crine più ordinato e composto" e uno sguardo di intensa immersione nella penombra, caratteristiche del Cerrini. Novella Barbolani la identifica come "immagine caratteristica di Gian Domenico che la utilizza, con lievi varianti, negli sfondi di Sacre Famiglie o di narrazioni bibliche."

Un recente acquisto, definito dal professor Massimo Pulini "una delle immagini più tenere e semplici uscite dal pennello di Cerrini", è stato presentato nel 2009 in occasione della mostra "Il Sassoferrato, un preraffaellita tra i puristi del Seicento". L’opera fu esposta accanto ai capolavori di Guido Reni, Guercino e Carlo Dolci, sottolineando l’alto livello artistico e la profonda affinità spirituale tra Cerrini e i grandi maestri del Seicento. Lo stile raffinato del pittore si manifesta nei panneggi corposi, nel gioco di luci e ombre e nei timbri cromatici inconfondibili - come il rosa cangiante, l’ocra dorata e l’azzurro lapislazzuli - che ne attestano l’autografia. L’opera, probabilmente databile tra il 1661 e il 1681, potrebbe coincidere con quella citata nell’inventario post mortem del pittore, conferendole un ulteriore valore storico ed emotivo, legato alla sfera della devozione privata.

Il Restauro de l'Assunzione della Vergine' di Gian Domenico Cerrini (1609-1681)

tags: #cerrini #giovanni #domenico #santa #caterina #tra