Il Percorso Artistico di Rosario Genovese: Tra Materia, Cosmo e Dualismo

Rosario Genovese, nato a Catania l’11 marzo 1953, è un artista e docente di spicco nel panorama contemporaneo. Dal 1979 è titolare della cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti Statale di Catania, un ruolo che gli ha permesso di influenzare generazioni di artisti.

Evoluzione Artistica: Dagli Anni Settanta al Nuovo Millennio

Gli Esordi e il Realismo Fotografico Pittorico

Il percorso artistico di Rosario Genovese inizia alla fine degli anni Settanta. In questa fase, la sua ricerca lo porta a fotografare luoghi urbani, come angoli di strade, cortili, finestre o muri screpolati, spesso con simboli e scritte politiche. La fotografia serve come memoria visiva per poi realizzare opere pittoriche che combinano diversi punti di vista, accostandosi così al Realismo fotografico pittorico.

Il Dualismo Visivo degli Anni Ottanta

Negli anni Ottanta, Genovese affronta una nuova problematica: quella del dualismo visivo. L’opera dipinta viene fotografata, stampata in negativo in bianco-nero e specchiata, per poi essere accostata alla parte dipinta originale. Questo processo crea un dittico speculare, in cui l'immagine fotografica diventa "l'altro da sé" dell'opera pittorica.

La Mimesi Cosmologica e l'Opera a Tutto Tondo negli Anni Novanta

Gli anni Novanta segnano un'ulteriore evoluzione con l'approdo al concetto di mimesi cosmologica. L’esigenza di avere un rapporto di similarità con il cosmo spinge l’artista a preferire l’opera ricurva o a tutto tondo. Sulla superficie di queste opere, il pigmento materico si deposita curvandosi e assecondandone la forma, mentre il colore diventa sintesi della nuova tematica.

Opere di Rosario Genovese con superfici ricurve o a tutto tondo

L'Esplorazione dei Corpi Celesti e le Costellazioni

Nel 2010, la ricerca di Genovese si focalizza sull'osservazione dei singoli corpi celesti, esplorandoli uno a uno e riproponendoli in opere che mantengono il rapporto metrico in scala e la colorazione originaria. Nascono così installazioni che rappresentano ogni singola stella di una costellazione, riproponendone la stessa mappatura proporzionale. Genovese prende in prestito le immagini di astri, pianeti e galassie riproponendoli, dopo un'analisi misurata, su strutture aeree in cui lo spazio esterno attraversa quello interno dell’opera, conferendole una sospensione cosmica.

Nel 2011, Giuseppe Maimone editore di Catania pubblica Le mie stelle parlanti: parole e immagini, una raccolta di testi poetici e immagini di opere pittoriche dell’artista.

Stelle Doppie, Binarie a Contatto e il Concetto Dualista

Dal 2012, la sua ricerca continua esplorando le stelle doppie e le binarie a contatto, spingendolo a realizzare opere doppiate (Alpha e Beta) in rapporto di similarità tra esse. In questo modo, l'artista si riappropria dell’eterno concetto dualista. L’analisi sulle stelle binarie a contatto lo conduce ad affiancare alla prima tela dipinta a guazzo una copia fotografica su tela della stessa.

Il Processo del Dittico Binario Alpha e Beta

L'artista descrive dettagliatamente la nascita del dittico binario denominato Alpha e Beta:

  1. Innanzitutto, realizza l’intervento pittorico sul supporto Alpha, creando una sorta di matrice informale mediante uno strato di pittura liquefatta e tamponata con strofinacci, al fine di ottenere una superficie pittorica visionaria.
  2. L’immagine di Alpha viene quindi fotografata, ribaltata specularmente e invertita cromaticamente in negativo attraverso un processo digitale.
  3. L’immagine elaborata viene successivamente stampata con tecnica inkjet UV su un supporto identico, denominato Beta, dando origine alla sua compagna gemella, nata dall’immagine riflessa e trasformata.
  4. A questo punto l'artista interviene graficamente e pittoricamente su entrambi i supporti in alternanza, trasferendo la stessa “energia” e lo stesso “gesto” affinché crescano insieme in un dialogo costante.

Attraverso questo atto pittorico atemporale, Genovese tenta di intrappolare il tempo in un continuo flusso e riflusso tra le due tele. Questo processo di trasferimento e interscambio imita quello tra due corpi celesti binari.

Infografica: sequenza di creazione di un dittico binario Alpha e Beta di Rosario Genovese

Binarie Strette a Raggi X, Buchi Neri e Pulsar

Dal 2016, Genovese comincia a studiare e interpretare le "binarie strette a raggi X". Realizza nuove opere che raccontano, reinterpretandolo, il collasso di una delle due stelle gemelle che si trasforma in buco nero. Lo rappresenta strutturalmente con una forma a spirale su cui il colore descrive il flusso centripeto energetico e sintetizza la rappresentazione dell’increspatura dello spazio attraverso la rugosità della materia. Si riappropria della sua precedente ricerca sul materismo come mimesi, già affrontata negli anni Ottanta-Novanta, per rappresentare la rugosità e l’increspatura dello spazio. Al suo fianco rimane l’opera grafico-pittorica che assume una deformazione strutturale oblunga per descrivere la forza che il buco nero esercita nel risucchiare la sua vecchia compagna.

Opere Multisensoriali: Pulsar e Buchi Neri Binari

Le ultime opere di Genovese interpretano pulsar e buchi neri binari. Esse si presentano come dittici tridimensionali e possono coinvolgere le nostre percezioni sensoriali, aggiungendo alla vista l’udito, l’odorato e il tatto. Il suono viene percepito attraverso dei sensori che, sotto la sollecitazione di una carezza o di uno strofinio sulla superficie dell’opera, amplificano il fruscio che nasce dalla rugosità della materia. Contestualmente, l’azione di strofinio fa esplodere delle vescichette profumate già mescolate ai pigmenti.

Dittico tridimensionale di Rosario Genovese che evoca pulsar e buchi neri binari, con texture materica

La Mostra Personale "GEMINA'S" a L'Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026

Un Progetto di Rinascita e Contributo Culturale

Dal 15 gennaio al 2 febbraio 2026, il Palazzo dell’Emiciclo dell’Aquila, sede del Consiglio Regionale d’Abruzzo, ospiterà la mostra personale di Rosario Genovese dal titolo "GEMINA'S", tra gli eventi di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura. L'artista stesso ha spiegato che l'idea della mostra è nata pensando alla città dell’Aquila, che non si arrende e lavora per la propria rinascita culturale e artistica, cercando un luogo in Italia per presentare la sua più recente ricerca sui “buchi bianchi e neri binari”. L'attrazione per il progetto L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 lo ha spinto a dare il suo contributo con una mostra personale.

Tematica e Curatela

La mostra, curata dal prof. Francesco Gallo Mazzeo, si svolgerà sotto il patrocinio del Consiglio Regionale d’Abruzzo e del Comune dell’Aquila, con l’organizzazione dell’associazione AICAM (Associazione Italiana per l’Arte e la Cultura nel Mondo), presieduta da Maura De Meo. L'esposizione presenta un ciclo di opere dedicate a buchi bianchi e neri binari come metafora di relazione, tensione e scambio energetico. Le opere, simili a radar, sembrano intercettare pulsazioni cosmiche, configurandosi come strumenti di conoscenza spirituale. In questo senso, il lavoro di Genovese si avvicina alla riflessione di Bachelard per cui “la scienza, nella sua essenza, è poesia”, e “l’immaginazione materiale è una forza che costruisce il mondo”.

Le Opere e l'Installazione

L’esposizione a Palazzo dell’Emiciclo è concepita come un momento di dialogo visivo tra le opere e il fruitore, che si troverà difronte a una serie di dittici capaci di raccontare visivamente la nascita dell’opera duale dell'artista. Si tratta di una grande installazione composta da dodici dittici con strutture portanti autonome, che dialogano tra loro come una porzione armonica d’universo proiettata sulla terra. L’intera installazione rappresenta stelle e buchi neri binari, bianchi e neri. A tal proposito, è doveroso un richiamo alle recenti teorie del fisico Carlo Rovelli, affini alla ricerca visiva di Rosario Genovese sui buchi neri binari, iniziata nel 2015.

Tutte le opere esposte sono il risultato di una ricerca ispirata a questi fenomeni cosmici che nascono in coppia e condividono la propria esistenza. Nelle sue opere, l'artista ha voluto cogliere questo aspetto gemellare, traducendolo materialmente e concettualmente in un’operazione visiva che, secondo la sua teoria, conduce l’osservatore verso un nuovo e diverso impatto emotivo. L’obiettivo è creare una nuova visione di ambivalenza visiva, capace di generare quella sensazione di “stranezza” che emerge quando ci si trova davanti a due elementi gemellati. Questa attrazione guida il fruitore verso l’interpretazione di una realtà contraddittoria: non si tratta semplicemente di percepire la logica del doppio, ma di trovarsi di fronte a due entità simili e simultanee che provocano una frattura emotiva, come se l’osservatore fosse “trainato” da due forze di eguale intensità ma dirette in senso opposto.

Il Catalogo della Mostra

In occasione della mostra "GEMINA'S", sarà realizzato un catalogo cartaceo, pubblicato da Edizioni Agorà. Il catalogo conterrà i saluti istituzionali del sindaco della città dell’Aquila e del presidente del consiglio regionale d’Abruzzo, la presentazione di Francesco Gallo Mazzeo e note sulla ricerca dell'artista. Il catalogo, composto da 72 pagine, include le immagini di tutte le opere esposte, un ampio testo critico di Francesco Gallo Mazzeo dal titolo “Gemina’s”, una testimonianza dell’artista intitolata “Note sulla mia ultima ricerca visiva” e tre testi istituzionali firmati dal Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Lorenzo Sospiri, dal Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e dall’Assessore alla Cultura della Giunta Regionale d’Abruzzo Roberto Santangelo.

Il catalogo sarà abbinato al nuovo numero dell’omonima rivista culturale siciliana “Agorà”, distribuita in tutte le edicole e librerie della Sicilia. All’interno della rivista è presente un ampio articolo redatto da Grazia Nicotra, dal titolo “Nascita gemellare: un viaggio nello studio di Rosario Genovese verso la Capitale della cultura 2026”.

La Filosofia Artistica di Rosario Genovese

L'Ispirazione dei Buchi Bianchi e Neri Binari

I buchi bianchi e neri binari sono da tempo al centro della ricerca di Genovese. L'artista spiega di essere affascinato dal modo in cui si formano e dal loro comportamento duale e sinestetico: distruttivo e rigenerativo al tempo stesso. Essi rappresentano un processo di rigenerazione della materia e, quindi, della vita stessa nell’universo. Diventano per lui modelli di ricerca affascinanti, che traduce plasticamente e pittoricamente nelle sue opere, seguendo e rispettando lo schema scientifico. Genovese si informa costantemente sui loro comportamenti binari, per poi reinterpretarli nella costruzione delle sue opere.

Fusione di Pittura e Scultura

Riguardo allo statuto dei suoi lavori, Genovese definisce la sua arte come nata dalla fusione e dalla condivisione tra pittura e segno, che seguono la forma strutturale dell’opera nello spazio della superficie. Il processo costruttivo parte dalla struttura plastica che si sviluppa nelle tre dimensioni, per poi accogliere l’intervento grafico-pittorico: pennellate, macchie informi di colore acrilico, tratti segnici che si muovono assecondando curvature e volumi. Questo dinamismo imita la chimica cosmica, richiamando il trascinamento della materia sotto l’effetto della forza centripeta esercitata da una stella collassata o da un buco nero binario. Si tratta quindi di due fasi distinte - una plastica e una grafico-pittorica - che, pur nascendo in momenti diversi, coesistono e condividono la superficie senza confondersi, senza perdere la loro differente funzione, ma assecondandosi vicendevolmente.

La Logica nella Scelta dei Materiali

Le strutture delle opere di Genovese nascono da assemblaggi di forme e materiali diversi, ciascuno con una propria identità. Questi elementi spingono il fruitore a riconoscerli come materiali reali o come elementi plastici trasformati: legno, plastica, metallo, corde, successivamente rivestiti con tela, carta di gelso o tela stampata a inkjet UV, fino a ottenere una visione mimetica. Questo insieme di materiali entra in combinazione formale, raggiungendo un equilibrio armonico. Ad esempio, per rappresentare i “buchi neri binari” descritti come vortici a imbuto che ingoiano tutto ciò che li circonda, Genovese sceglie una struttura simile: un imbuto in alluminio o plastica, la cui funzione reale - ingoiare e trasferire - rimanda simbolicamente al processo di un buco nero. Adottandolo come forma, lo manipola e lo riveste, rendendolo un supporto idoneo ad accogliere pittura e segno grafico.

Traduzione di Concetti Scientifici in Forme Visive

L'arte di Genovese può essere definita una traduzione di concetti scientifici in forme visive. Ogni componente che sceglie o realizza serve a tradurre visivamente un concetto astrofisico. Alcuni esempi includono: le superfici piane circolari o ellissoidali, basi delle sue strutture plastiche, che rimandano al disco di accrescimento o all’orizzonte degli eventi di un buco nero. Se al centro della superficie troviamo un elemento a imbuto che la attraversa, questo simboleggia il cuore del buco nero, un vortice che trascina la materia e la luce verso il punto di non ritorno. Quando nella gola dell’imbuto compare un elemento conico che fuoriesce, rappresenta la materia che, dopo un rimbalzo nel fondo del buco nero, riemerge come una nuova sostanza vitale espulsa nel cosmo.

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