Cause di Beatificazione nel Salento: Isabella D’Amato, Elisa Martinez e Teresa Lanfranco

Il Salento, terra ricca di spiritualità, è stato e continua ad essere il fulcro di diverse cause di beatificazione, che hanno portato alla luce figure femminili di straordinaria fede e dedizione. Tra queste, spiccano le storie di Isabella D’Amato, madre Elisa Martinez e suor Teresa Lanfranco.

Mappa del Salento con indicati i luoghi di nascita e attività delle beate e venerabili

Suor Chiara Isabella D’Amato: La "Santina" di Nardò

Infanzia e Vocazione

Suor Chiara Isabella D’Amato, al secolo Isabella D’Amato, nacque a Seclì il 14 marzo 1618 dal duca di Seclì Francesco D’Amato e dalla marchesa Caterina D’Acugna. Il giorno successivo alla nascita fu battezzata con il nome di Isabella. Crebbe nel palazzo ducale del piccolo feudo salentino, distinguendosi sin dall’infanzia per un’indole dolce e riservata, nutrita da una precoce sensibilità religiosa. Già a dieci anni Isabella avvertì chiaramente la chiamata alla vita consacrata e maturò la decisione di appartenere solo a Cristo.

Trascorse un’infanzia in un clima familiare sereno; poi nel palazzo ducale degli zii, Eleonora D’Amato e Luigi Annibale Trane, ricevette un’educazione aristocratica, imparando a leggere e a scrivere. Per la sua formazione umana e spirituale furono decisivi i contatti con i Frati Minori Osservanti del locale convento di Sant’Antonio.

Le sue giornate scorrevano tra lunghe soste di preghiera nella cappella del palazzo, digiuni severi e pratiche penitenziali rigorose. Proprio in quella cappella, secondo la tradizione, ebbe la prima visione della Vergine: una figura vestita di bianco, adornata da una collana d’oro.

Forte era in lei il desiderio di consacrarsi totalmente a Dio, ostacolato dalla madre, ma in modo più energico dal padre, deciso a darla in sposa a qualche nobile del Salento.

Vita Monastica e Fenomeni Mistici

Nel 1636, a diciotto anni, Isabella entrò nel monastero di Santa Chiara a Nardò insieme alla sorella minore Giovanna. Professò i voti religiosi il 12 agosto 1648. La comunità monastica neretina era costituita da oltre cinquanta Monache Professe, un certo numero di novizie e un gruppo considerevole di serve, secondo le consuetudini del tempo.

La monaca visse nel chiostro neretino un’esistenza radicalmente votata alla preghiera, alla mortificazione e al servizio delle consorelle. Digiuni prolungati, veglie notturne, autoflagellazioni e uno spirito di totale obbedienza la accompagnarono per tutta la vita.

La tradizione e la testimonianza dei contemporanei parlano di fenomeni mistici - estasi, visioni, apparizioni e spirito di profezia - che accompagnarono il suo cammino spirituale. I doni mistici la spingevano verso un cammino di spoliazione totale e di conformità perfetta a Cristo: tolse la camicia di lino per quella grezza, il materasso dal letto per dormire prima sul pagliericcio, poi sopra delle tavole senza lenzuola, con una grezza coperta di lana. Le sue continue estasi, talvolta improvvise, “con il boccone in bocca”, la lasciavano inerte per ore, finché non veniva richiamata alla realtà dalla superiora.

Un giorno fu presente a una sua estasi anche il cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, durante una visita al vescovo neritino Orazio Fortunato.

Morte e Avvio della Causa di Beatificazione

Suor Chiara morì il 6 luglio 1693, dopo aver ricevuto l’estrema unzione e la benedizione papale in articulo mortis. Alla sua morte, la città avvertì un senso diffuso di perdita, tanto che si diceva: “è morta la santina”.

Subito dopo la morte fu aperto un primo processo di beatificazione, che tuttavia non giunse a compimento. Nel 1700, sette anni dopo la sua morte, il vescovo del tempo, Mons. Orazio Giocoli, in occasione della traslazione del corpo, ordinò al medico De Pandis di verificare la veridicità di quel racconto. Il corpo di Suor Chiara venne pulito e coperto di nuove vesti. Nel 1821 Mons. Vitale, vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, diede avvio alla causa di beatificazione. Altre attente ricerche furono fatte sotto l’episcopato di Mons. Salvatore Lettieri, Vescovo di Nardò dal 1825 al 1839, di Mons. Nicola Giannattasio (1908-1926) e fino al 2007, sotto l’episcopato di Mons. Al tempo, la richiesta di beatificazione era stata presentata dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, monsignor. Con il passare dei secoli, la fama di santità di Suor Chiara non si è spenta, ma anzi si è consolidata.

Le Clarisse di Nardò offrono una ‘preziosa biografia’ della loro consorella Suor Chiara di Gesù, dal titolo “Serva di Dio Suor Chiara di Gesù, Clarissa”. «Dopo la lettura del testo, si avverte il desiderio di alzare lo sguardo e tenerlo fisso sul volto di Cristo».

Con due distinti editti, datati 11 febbraio 2026, il Vescovo ha accolto la richiesta del Postulatore, il Rev.do Sac. di consegnare eventuali scritti loro attribuiti (diari, lettere, appunti o altri testi privati), qualora non siano già stati trasmessi alla Postulazione.

Madre Elisa Martinez: Prima Beata del Salento

Nascita, Vocazione e Fondazione dell'Istituto

La beata Elisa Martinez nacque a Galatina (Le) il 25 marzo 1905 da Giacomo e Francesca Rizzelli, primogenita di otto fratelli. Fin da fanciulla vide germogliare nel suo cuore la vocazione alla vita consacrata e frequentò le elementari dalle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea.

Nel 1928 partì per la Francia ed entrò nella congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. Fu poi destinata a Chieti, dove si dedicò all’educazione delle giovani. Nel 1932, per motivi di salute fu costretta a lasciare l’Istituto. Dopo la morte del padre, aveva già iniziato a maturare una vocazione di speciale consacrazione ed entrò nelle Suore Compassioniste Serve di Maria, dopo aver incontrato la Beata Maddalena Starace, loro fondatrice. Il 14 gennaio del 1929 ottenne la dispensa dai voti.

Spinta dalla carità di Cristo e dall’esempio di Maria di Nazareth nell’atto di soccorrere la cugina Elisabetta, l'11 aprile dello stesso anno, insieme a tre compagne, diede inizio alle Suore Discepole del Sacro Cuore, con il preciso compito di «amare, patire e operare» con il Cuore stesso di Gesù. Ma pensò presto di formarne uno nuovo: nel 1938, con l’aiuto del parroco di Miggiano don Luigi Cosi e il benestare del vescovo di Ugento monsignor Giuseppe Ruotolo, diede inizio alla Pia Unione delle Suore dell’Immacolata, in Miggiano, territorio della diocesi di Ugento.

Il 15 agosto 1941 il vescovo eresse la Pia Unione in Istituto di diritto diocesano, suggerendone il cambio del nome in “Figlie di Santa Maria di Leuca” ad onore del maggiore Santuario mariano presente in Diocesi e nel Salento. Nel 1943 arrivò il decreto di erezione di diritto pontificio.

Espansione e Morte

Madre Elisa partì in piena guerra nel Nord Italia per espandere la congregazione. Al suo ritorno a Miggiano, con grande sorpresa trovò il numero di consorelle fortemente aumentato grazie alla fidata collaboratrice, la Serva di Dio madre Teresa Lanfranco, di Gallipoli. Nel 1946 la Casa Generalizia fu trasferita a Roma. Madre Elisa Martinez si spense l'8 febbraio 1991, lasciando in eredità 55 comunità attive in Svizzera, Belgio, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Canada, Australia, India, Filippine. I resti della fondatrice riposano a Roma.

Il 12 novembre 2017, nella basilica di Leuca, si è conclusa l'inchiesta diocesana sulla sua vita. Postulatore della causa è monsignor Sabino Amedeo Lattanzio.

Il Miracolo e la Beatificazione

Il 23 febbraio Papa Francesco ha autorizzato il cardinale Semeraro a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito alla serva di Dio. Alla base della decisione c'è il riconoscimento di un miracolo attribuito all'intercessione della religiosa e avvenuto a Rimini: la guarigione di un feto affetto da “trombosi e occlusione completa calcifica dell’arteria ombelicale sinistra fetale” con “esteso infarto placentare e plurifocali alterazioni dei villi come da ipossiemia” nonché “gravissimo ritardo di crescita fetale intrauterina associato a condizione di brain sparing”.

Venuta a conoscenza della grave situazione affrontata dalla gestante (alla quale era stato consigliato di interrompere la gravidanza), la superiora generale dell'Istituto, la salentina madre Ilaria Nicolardi, ha chiesto alle varie comunità sparse per il mondo una novena di preghiera per chiedere l'intercessione della fondatrice. E il miracolo è arrivato: la piccola è nata il 19 marzo 2018 in buone condizioni, tra lo stupore dei medici e la gratitudine dei genitori per il segno giunto dal cielo. Il miracolo della piccola, che da pochi mesi ha compiuto cinque anni, è consistito proprio nella sua guarigione quand’era ancora nel seno materno.

«Questo miracolo - afferma monsignor Angiuli - costituisce un segno della misericordia di Dio ed è un forte messaggio di grande attualità per il nostro tempo, che vive il triste fenomeno della crescente denatalità, indice di una mentalità individualista ed abortista e di una mancanza di speranza nel futuro».

Sarà beatificata il 25 giugno madre Elisa Martinez, fondatrice della congregazione delle Figlie di Santa Maria di Leuca. Il rito si terrà il 25 giugno. Festa grande domenica 25 giugno per l’intera Chiesa di Puglia e in particolare per la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca per la beatificazione di madre Elisa Martinez, Fondatrice dell’Istituto “Figlie di Santa Maria di Leuca”, la cui Causa è stata portata avanti dal Postulatore monsignor Amedeo Lattanzio. La cerimonia di beatificazione, un evento storico per la chiesa del Capo di Leuca, si svolgerà alle 9 sul piazzale della basilica di Santa Maria de finibus terrae.

Il Rito di Beatificazione che si svolgerà alle ore 9,00 sul piazzale della Basilica S. Maria de Finibus Terrae sarà presieduto dal card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco. All’inizio della celebrazione il Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca mons. Vito Angiuli e il Postulatore chiederanno al Card. Sarà presente anche la piccola miracolata dalla Beata con i suoi genitori, originari di Loreto (AN).

L'annuncio è stato dato dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli: «La famiglia religiosa delle Figlie di Santa Maria di Leuca e la diocesi ugentina - sono le parole del vescovo - esultano nello Spirito santificatore con l’intera Chiesa universale. Invito tutti a pregare e a partecipare alla concelebrazione eucaristica mentre esorto tutti a imitare l’esempio di questa nostra sorella e madre, per camminare sulle orme di Cristo, mirabile nei suoi santi». È bello pensare che in vita Madre Elisa Martinez ha avuto un amore di predilezione per i piccoli ed è stata anche molto vicina alle mamme, specialmente le “ragazze madri”.

20 agosto 2020 - Il miracolo di Madre Elisa Martinez a Roma

Suor Teresa Lanfranco: Venerabile e Co-fondatrice

Anche per suor Teresa Lanfranco, di Gallipoli, la diocesi di Ugento ha avviato la causa di canonizzazione. Suor Teresa Lanfranco (al secolo Annunziata Addolorata), nata a Gallipoli nel 1920 e morta a Roma nel 1989, all’età di 17 anni decise di aderire alla nuova fondazione di vita religiosa voluta dalla Martinez. Diventò subito la sua fedelissima discepola e confidente muovendo i primi passi tra Botrugno e Miggiano. La vestizione avvenne il 20 marzo 1938 e prese il nome di suor Teresa in onore della santa di Lisieux.

Nel 1946 madre Lanfranco si trasferì con il noviziato a Roma, nella nuova sede della casa generalizia in viale Gorizia (nel 1958 sia la casa generalizia che il noviziato troveranno la definitiva residenza a Prima Porta). Operò in silenzio a favore delle suore anche quando l’Istituto attraversò momenti critici tra il 1949 e il 1963 (quando la stessa Martinez venne messa in discussione).

La venerabile Lanfranco soffrì di diabete mellito da quando aveva 36 anni, con seri problemi alla vista e al cuore. Ricorre oggi il 40° anniversario della morte della Ven. Madre Santina. Prosegue, intanto, l'iter per la causa di beatificazione di Madre Santina, la quale il 20 gennaio 2017 è stata proclamata Venerabile da Papa Francesco. Dopo la proclamazione a beata di madre Martinez, avvenuta lo scorso anno, l’Istituto religioso ha aperto un nuovo capitolo, quando nella basilica “De Finibus Terrae” il vescovo di Ugento monsignor Vito Angiuli ha annunciato la ratifica del Pontefice, che ha riconosciuto le virtù teologali e cardinali della Serva di Dio Lanfranco.

Già giovane laica, visse l’esperienza della malattia come via di offerta e di apostolato. Attenta ai bisogni dei più poveri, la sua opera di evangelizzazione era semplice e diretta. Madre Santina, infatti, aveva a cuore il bene delle anime e si prodigava a compiere ogni tipo di servizio utile alla causa del Vangelo. Tale coincidenza di date ben indica lo spirito che aveva condotto Madre Santina a vivere la sua vita religiosa consacrandosi per il bene della Chiesa.

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