La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Cremona è molto più di un semplice edificio; essa racchiude tesori d'arte e presenta una possente struttura architettonica. Soprattutto, attraverso le celebrazioni sacramentali che scandiscono la vita del popolo cristiano, è segno e sacramento della gloria di Dio. Se il vero tempio di Dio è il Corpo del Signore risorto, il tempio di pietra, nel quale si radunano le “pietre vive” che sono i discepoli di Gesù, in qualche modo prolunga il mistero e la realtà dell’Incarnazione del Verbo. Dio ha scelto di intrecciare la sua vita con la nostra, entrando, nella persona del Figlio, nella nostra anagrafe, nella nostra storia e nella nostra geografia, consegnandosi a noi in tutte le fattezze dell'umano, comprese le arti figurative e architettoniche, tra le più alte espressioni dello spirito. Varcando la soglia di questo massimo tempio cittadino, non possiamo non essere attratti dalla figura del Redentore, ritratto - nella sua severità di giudice benigno e misericordioso, tra i simboli degli evangelisti e insieme ai santi protettori della Città - nella gloria del cielo, compimento di ogni nostro desiderio.

La Facciata e il Magnifico Rosone: Un Patrimonio Storico e Simbolico
L'Evoluzione Architettonica della Facciata
La facciata della Cattedrale di Cremona che ammiriamo oggi è il risultato di continui interventi nel corso dei secoli. Il primo fra tutti fu il rivestimento della parete laterizia con blocchi di marmo a metà del XIII secolo. Questa fase fu seguita dall'apertura del grande rosone in marmo policromo, scolpito da Giacomo Porrata nel 1274. Sulla sommità dell'arco a tutto sesto del portone centrale, contornato dai quattro profeti Wiligelmici con cartigli, si trova una piccola lapide che ricorda la realizzazione del rosone per mano del maestro comacino Giacomo Porrata, recitando: “nell'anno 1274, il maestro Giacomo Porrata comacino ha creato questo rosone”. L'epigrafe della costruzione del rosone, come riportato, fu in un momento infelicemente portata sull'architrave dell'ingresso principale.
La guida "Il Duomo di Cremona", curata da Francesco Frangi e Marco Tanzi, ricorda che i protagonisti del cantiere cremonese furono maestri provenienti dall'area comasca-ticinese. Riguardo al grande rosone, si legge: "La facciata maggiore venne completata con il rivestimento lapideo in marmo bianco e rosato della porzione superiore: ritmata da due ordini di gallerie o loggette su colonnine con capitelli sovrastati da protomi umane (gli «impietriti») e arcatelle a tutto sesto, era conclusa superiormente da salienti più bassi dell'altezza attuale, dei quali rimane ancora traccia ai lati del rosone centrale. Quest'ultimo costituisce l'ingrandimento di un precedente oculo, come ben testimoniano una serie di sigilli del Comune di Cremona che riproducono l'aspetto della fronte in diversi momenti tra il Duecento e il Quattrocento e la sua evoluzione in questi secoli". Una lapide oggi collocata nella lunetta del portale maggiore recita:

Il Rosone: Simbolismo e Celebrazioni del 750° Anniversario
Il magnifico rosone del Duomo di Cremona, che nel 2024 compie 750 anni, è un'opera straordinaria che cattura lo sguardo di quanti ammirano la facciata della Cattedrale, indiscusso punto focale della bellezza di Cremona. Realizzato nel 1274 dal comasco Giacomo Porrata, è una grande struttura autoportante con un diametro di oltre sei metri e una cornice riccamente decorata al proprio interno, dettagli impossibili da apprezzare ad occhio nudo dalla piazza, come sottolineato da Fabrizio Loffi. "Giacomo Porrata da Como nel 1274 incorniciò il grande rosone della facciata chiudendone la facciata con ventisei colonnine allacciate con un intreccio d'archetti."
Il rosone, una ruota a raggi, simboleggia, secondo la tradizione cristiana, il dominio di Cristo sulla Terra. Spesso al centro dei rosoni delle chiese medievali (romaniche e gotiche) si trova la figura di Cristo, a indicare il suo ruolo determinante nel progetto escatologico divino. Nelle chiese di architettura romanica, il rosone indicava anche la ruota della Fortuna, interpretata in chiave religiosa. La sua funzione era quella di invitare i fedeli alla contemplazione e alla preghiera, attirando l’attenzione di chi lo guardava.
I Giochi di Luce del Rosone
Un particolare effetto magico è procurato dai raggi del sole tramontante alle ore 17 del 1° marzo e alle 17:10 del 15 ottobre (che diventano però le 18:10 a causa dell'ora legale), creando un fenomeno emozionante e sorprendente. Sebbene il fenomeno sia già visibile nei giorni precedenti, si tramanda che succeda in modo ottimale solo due volte l'anno in queste date specifiche. L’architetto cremonese Eugenio Bettinelli, che ha dedicato al tema il libro “Celebrare con la luce”, ha spesso studiato il rapporto fra chiese, illuminazione e liturgia. Il rettore della Cattedrale di Cremona, monsignor Attilio Cibolini, ricorda che all'arte si aggiunge la simbologia della luce, fondamentale nella liturgia cristiana.
Il gigante gotico: La cattedrale che sfidò il tempo - Documento completo
L'Illuminazione della Cattedrale: Dal Passato al Nuovo Progetto
Il Progetto di Roland Jéol del 1998
Alla fine degli anni Novanta, la Cattedrale e il Torrazzo si presentavano in una luce molto diversa. Una cartolina commemorativa del 1998, realizzata dopo la nuova illuminazione curata dall’architetto francese Roland Jéol, recitava: “Cremona, ville de la lumière”. Sul retro, la descrizione specificava: “Illuminazione artistica del complesso della Cattedrale di Cremona - 12 dicembre 1998”. L'intervento, voluto dalla giunta Bodini, fu caratterizzato da un disegno complessivo di illuminazione, pensato e progettato da uno degli studi più prestigiosi in Europa per dare risalto al cuore della città. Tuttavia, l'iniziativa fu anche criticata all'epoca; non a tutti era piaciuta la nuova illuminazione, e molti avevano storto il naso per i faretti posizionati a terra con il fascio di luce puntato verso il cielo, ritenuti da alcuni contrari alla normativa.

Il Declino e la Necessità di Rinnovamento
A distanza di oltre vent'anni da quella significativa rivoluzione, della “ville de la lumière” è rimasto ben poco. Oggi, al massimo, la città potrebbe fregiarsi di un titolo più crepuscolare, come “la città delle tenebre”. Il buio avvolge il centro, restituendo l'immagine di una città spenta e per nulla vitale, o peggio, sciatta, a causa di una illuminazione disomogenea con luci fredde e calde, bagliori fiocchi e "ammassi" di luci in contrasto tra loro. Il Torrazzo e la Cattedrale sono stati avvolti dall’oscurità, interrotta solo dal chiarore di qualche faretto. Nel complesso, era evidente la mancanza di un disegno omogeneo che valorizzasse uno dei più bei centri storici d'Italia. L'illuminazione in città è gestita da Citelum Sa (Gruppo EDF), ma le direttive competono alle giunte che si sono succedute, le quali hanno evidentemente ritenuto meno importante la valorizzazione del centro storico nelle ore serali e notturne.
La Nuova Illuminazione a LED del 2024
Fortunatamente, in occasione del concerto del “Complesso bandistico città di Cremona” in memoria di Luigi Maschi, tenutosi nella serata di venerdì 28 giugno, è stata inaugurata la nuova illuminazione del Duomo. Il parroco della Cattedrale, mons. Alberto Franzini, ha voluto ricordare l'affetto dei cremonesi per il cav. Luigi Maschi, fondatore di Idea Verde e Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Sono seguiti i ringraziamenti e il ricordo della figlia, Mara Maschi, e le parole del vescovo Antonio Napolioni, che ha sottolineato come, attraverso i fiori e la musica, si ricordi un uomo che ha lasciato una scia luminosa nella sua vita. Don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni e le attività culturali, ha presentato la nuova illuminazione, pensata per implementare la luce della Cattedrale e valorizzare maggiormente le opere, in particolare il ciclo cinquecentesco. Questo è stato possibile grazie all'installazione di più di 170 corpi luminosi di nuova tecnologia LED a diversa gradazione, idonea a illuminare luoghi artistici. I ringraziamenti sono stati rivolti all’architetto progettista Eva Balestreri, che ha diretto i lavori, all’ingegnere Paolo Solzi, alla ditta Rimani di Torino che ha fornito le luci, ai dipendenti della ditta Impianti Tonghini e agli sponsor, tra cui la Banca di Piacenza.
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Approfondimenti Storici e Culturali
L'Area Presbiteriale tra Quattro e Cinquecento
La ricerca storica ha tentato di ricostruire idealmente l'organizzazione degli spazi interni della Cattedrale di Cremona, e in particolare l'assetto dell'area orientale, radicalmente modificato dalla riforma d'inizio Seicento, per capire come fosse prima di tale riforma. Tuttavia, non sono state trovate finora tracce materiali sicure, e il tentativo si fonda sulla ricerca documentaria, che al momento non ha portato a documenti probanti, rendendo questa ricostruzione un'ipotesi.
La Biblioteca Capitolare e le Visite Pastorali
Tra i tesori della Cattedrale di Cremona di straordinario rilievo per la storia della cultura cittadina spicca il più antico inventario di una biblioteca capitolare mai scoperto, risalente all'anno 984. Oggi suddiviso in tre parti, con due conservate a San Pietroburgo e una nella Biblioteca Statale di Cremona, fu fatto redigere dal vescovo Odelrico dei conti di Seprio (973-1004), che vi fece annotare ben 102 volumi, 30 dei quali da lui stesso donati alla Biblioteca. Un secondo inventario, di oltre due secoli posteriore, fu stilato nel 1201 dal vescovo Sicardo (1185-1215) e comprende 82 unità librarie, con volumi per il culto, per la cura d'anime e per lo studio dei sacerdoti.
Nel contesto delle visite pastorali, con il motu proprio del 22 aprile 1575 papa Gregorio XIII nominò Carlo Borromeo visitatore apostolico per le diocesi di Cremona, Lodi, Novara, Bergamo e Brescia. L'amicizia con il vescovo cremonese Niccolò Sfondrati (1560-1591) indusse il cardinale a iniziare proprio dalla sua diocesi: l'11 giugno del 1575 il prelato entrò a Cremona con l'intenzione ferma di adeguare la vita religiosa ai canoni del Concilio di Trento. Trovò un clero stanco e talora moralmente corrotto, poco attento alla cura della liturgia e delle anime. Borromeo incoraggiò gli sfiduciati e raddrizzò le storture, affrontando anche altri problemi, come la presenza degli ebrei dispersi nelle parrocchie della città, suggerendo l'istituzione di un ghetto.

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