Informazioni sulla Cattedrale del Papa Buono e la Vita di San Giovanni XXIII

L'affetto e la venerazione per Papa Giovanni XXIII, noto come il "Papa Buono", continuano a vivere nei luoghi che hanno segnato la sua esistenza, dalla natia Sotto il Monte fino alle cattedrali dove le sue spoglie sono custodite o dove ha officiato. La sua figura, intrisa di umiltà e profonda spiritualità, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa universale, avviando un rinnovato impulso evangelizzatore in meno di cinque anni di pontificato.

Ritratto di San Giovanni XXIII

L'Omaggio a San Giovanni XXIII e la Cattedrale di Sant'Alessandro

L'abbraccio di Bergamo a Papa Giovanni XXIII si manifesta ancora oggi con grande intensità. In occasioni speciali, l'omaggio in cattedrale attira tantissime persone in coda per una preghiera personale e un saluto al Pontefice. Fin dalla mattina, i bergamaschi e i pellegrini si mettono pazientemente in attesa di entrare nella chiesa dove è custodito il corpo del santo, potendo liberamente raggiungere il Duomo in Piazza Vecchia per venerare le spoglie del Santo Papa.

La Cattedrale di Sant'Alessandro: Custode delle Reliquie

In Piazza Duomo, cuore sacro di Città Alta a Bergamo, si trova la Cattedrale di Sant’Alessandro, di fondamentale importanza per la spiritualità di Papa Roncalli. Nella cappella di San Vincenzo e di San Giovanni XXIII sono conservate le reliquie del Pontefice bergamasco, tra cui la cassa che ha racchiuso il suo corpo, la tiara ed altri oggetti di oreficeria. Del 1988 è la grande scultura bronzea dedicata al Santo Padre, opera dell’artista Alessandro Verdi di Valbrembo.

Il Seminario Vescovile Giovanni XXIII e la Basilica di Santa Maria Maggiore

Città Alta a Bergamo custodisce numerosi segni legati al giovane Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, che proprio in questi luoghi iniziò il suo percorso ecclesiastico. La prima sosta è al Seminario Vescovile Giovanni XXIII, dove Roncalli si formò e, successivamente, ricoprì il ruolo di insegnante. Ad accogliere i visitatori nel cortile, spesso accessibile tramite visite guidate organizzate, si trova la monumentale statua in bronzo opera dello scultore Giacomo Manzù, che ritrae il Papa Buono con il suo caratteristico sguardo intenso e fortemente umano.

Pochi passi tra pittoreschi vicoli e palazzi storici conducono alla vicina Basilica di Santa Maria Maggiore. Questo luogo di straordinaria rilevanza storico-artistica, custode di affreschi di grande pregio, tarsie su disegno di Lorenzo Lotto, arazzi fiamminghi, il confessionale di Fantoni, la tomba del cardinale Guglielmo Longhi e il monumento funebre a Gaetano Donizetti, era un luogo dove Roncalli amava ritirarsi in preghiera e celebrare la Messa, immerso in una dimensione profondamente religiosa.

La visita alla Città Alta sulle tracce di Papa Roncalli si conclude alla Biblioteca Civica Angelo Mai in Piazza Vecchia, prestigiosa istituzione culturale e una delle più importanti biblioteche d’Italia, dove Roncalli si recava in qualità di giovane studioso. Al piano terra si trova la Sala San Giovanni XXIII, che conserva documenti, fotografie, registrazioni, libri, dipinti, busti, medaglie, cimeli e opere d’arte legati al periodo del suo pontificato.

Statua di San Giovanni XXIII a Bergamo

La Vita di Angelo Giuseppe Roncalli: Il Papa Buono

Le Umili Origini e la Formazione

Papa Giovanni XXIII, nato Angelo Giuseppe Roncalli, a differenza del suo predecessore al soglio petrino, Eugenio Pacelli, era di umili origini: la sua famiglia apparteneva al ceto contadino e viveva di mezzadria. Il padre era impegnato nella vita pubblica, ricoprendo ruoli come presidente della locale fabbriceria, consigliere comunale, assessore e giudice di pace.

Angelo ricevette il sacramento della cresima il 13 febbraio 1889 dal vescovo di Bergamo monsignor Gaetano Camillo Guindani. Da ragazzo, e durante il seminario, manifestò la venerazione per la Vergine con numerosi pellegrinaggi al santuario della Madonna del Bosco a Imbersago. Il 30 novembre 1901, all'età di 20 anni e mentre era seminarista a Bergamo, Roncalli fu chiamato alla leva di 1ª categoria.

Nel 1905, il nuovo vescovo di Bergamo, Giacomo Radini-Tedeschi, lo nominò suo segretario personale. Don Roncalli si segnalò per la dedizione, la discrezione e l'efficienza, e Radini-Tedeschi rimase sempre guida ed esempio per Angelo Roncalli. La personalità di questo vescovo riuscì a sensibilizzare Roncalli a nuove idee e movimenti della Chiesa del tempo, rendendolo sensibile alla questione sociale. Roncalli restò al fianco di Radini-Tedeschi fino alla morte di questi, il 22 agosto 1914; durante questo periodo si dedicò inoltre all'insegnamento della storia della Chiesa presso il seminario di Bergamo. Fu richiamato nel 1915, a guerra incominciata, nella sanità militare e ne fu poi congedato con il grado di tenente cappellano.

Nel 1921 papa Benedetto XV lo nominò prelato domestico (che gli valeva l'appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell'Opera della Propagazione della Fede. L'avvento del fascismo non trovò monsignor Roncalli particolarmente favorevole: alle ultime elezioni che si tennero con liste contrapposte (1924), dichiarò alla famiglia che sarebbe rimasto fedele al Partito Popolare. Il suo giudizio su Mussolini era tendenzialmente negativo, pur nella consueta moderazione dei toni: «La salute dell'Italia non può venire neanche da Mussolini, per quanto sia un uomo d'ingegno.»

Servizio Diplomatico e Umanitario

La Nunziatura in Bulgaria e il Matrimonio Reale

Nel 1925 papa Pio XI lo nominò visitatore apostolico in Bulgaria, elevandolo alla dignità episcopale e affidandogli la sede titolare, con titolo arcivescovile, di Areopoli. Si trattava di una diocesi antica della Palestina, assegnata per attribuire il rango di vescovo senza affidargli le cure pastorali di una diocesi effettiva. La consacrazione episcopale, presieduta dal cardinale Giovanni Tacci Porcelli, si tenne il 19 marzo 1925 a Roma nella chiesa di San Carlo al Corso.

Il suo ministero in Bulgaria, inizialmente previsto per pochi mesi, si estese a dieci anni, consentendo a monsignor Roncalli di inserirsi profondamente nella vita del popolo bulgaro, di cui imparò anche la lingua. Durante questo periodo, dovette occuparsi del matrimonio tra il re bulgaro Boris III, ortodosso, e la figlia del re d'Italia Vittorio Emanuele III, Giovanna di Savoia. Dopo la cerimonia cattolica, celebrata ad Assisi il 25 ottobre 1930, la coppia reale diede a intendere al popolo bulgaro di aver ripetuto il connubio nella cattedrale ortodossa di Sofia, provocando la profonda irritazione di papa Pio XI e una solenne protesta papale.

L'Aiuto agli Ebrei durante la Guerra

Questo periodo della vita di Roncalli, che coincise con la Seconda Guerra Mondiale, è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti. Roncalli strinse uno stretto rapporto con l'ambasciatore di Germania ad Ankara, il cattolico Franz von Papen, ex vice-cancelliere del Reich, pregandolo di adoperarsi in favore degli ebrei. Von Papen testimoniò: «Andavo a Messa da lui nella delegazione apostolica. Parlavamo del modo migliore per garantire la neutralità della Turchia. Eravamo amici. Io gli passavo soldi, vestiti, cibo, medicine per gli ebrei che si rivolgevano a lui, arrivando scalzi e nudi dalle nazioni dell'est europeo, man mano che venivano occupate dalle forze del Reich.» Durante la guerra, una nave piena di bambini ebrei tedeschi, miracolosamente sfuggita a ogni controllo, giunse al porto di Istanbul. Secondo le regole della neutralità, la Turchia avrebbe dovuto rimandare quei bambini in Germania, dove sarebbero stati avviati ai campi di sterminio.

Nel luglio del 1943, all’indomani della caduta del regime fascista, Roncalli scrisse sul diario: «La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L'accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all'Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore.»

Nunzio Apostolico a Parigi

Nel 1944 papa Pio XII nominò monsignor Roncalli nunzio apostolico a Parigi. Con l'occupazione tedesca dell'Ungheria, erano incominciate le deportazioni e le esecuzioni di massa anche in quel Paese. La collaborazione del nunzio apostolico e del diplomatico svedese Raoul Wallenberg consentì a migliaia di ebrei di evitare le camere a gas. Una ricerca portata avanti dalla Fondazione Wallenberg e dal Comitato Roncalli, con la partecipazione di alcuni storici, ha messo in luce che il nunzio apostolico, approfittando delle sue prerogative diplomatiche, provvide a inviare agli ebrei ungheresi falsi certificati di battesimo e d'immigrazione per la Palestina, dove infine giunsero. Fra i maggiori successi diplomatici a Parigi si segnala la riduzione del numero di vescovi di cui il governo francese reclamava l'epurazione in quanto compromessi con la Francia di Vichy. Roncalli riuscì a fare sì che Pio XII fosse costretto ad accettare soltanto le dimissioni di tre vescovi (quelli di Mende, Aix e Arras), oltre quelle di un vescovo ausiliare di Parigi e di tre vicari apostolici delle colonie d'Oltremare.

Patriarca di Venezia: Un Pastore tra la Gente

Nel 1953 venne creato cardinale da papa Pio XII, nel concistoro del 12 gennaio di quell'anno, e fu nominato patriarca di Venezia. Qui poté esercitare quel lavoro pastorale immediato, a stretto contatto con i sacerdoti e il popolo, che aveva desiderato fin dal giorno dell'ordinazione sacerdotale. Il nuovo Patriarca condusse una vita modesta, evitando barriere formali con fedeli e sconosciuti; faceva spesso lunghe passeggiate per le calli e i campielli, accompagnato dal suo segretario don Loris Francesco Capovilla (poi arcivescovo e cardinale) e dal maggiordomo Guido Gusso, fermandosi a conversare in dialetto con i gondolieri.

Chiunque poteva andare a trovarlo nella dimora patriarcale perché, fece sapere, "chiunque può aver bisogno di confessarsi e non potrei rifiutare le confidenze di un'anima in pena". Durante questo periodo si segnalò per alcuni gesti di apertura, tra cui il messaggio che inviò al Congresso del PSI, quando il 6 febbraio 1957 i socialisti si riunirono nella città lagunare.

L'Elezione al Soglio Pontificio: Giovanni XXIII

Il 28 ottobre 1958 Roncalli fu eletto papa, scegliendo il nome pontificale di Giovanni XXIII. Si ritiene che la sua età avanzata (76 anni all'epoca dell'elezione) unita alla sua personale modestia siano stati tra i principali motivi di scelta da parte del collegio cardinalizio, orientato a eleggere «un papa di transizione». Accadde anche un fatto significativo: al momento dell'apertura della Cappella Sistina per l'ingresso di monsignor Alberto di Jorio, segretario del Conclave, quando il prelato si inginocchiò in segno di omaggio davanti a Roncalli, egli (ancora vestito degli abiti cardinalizi) si tolse lo zucchetto e glielo posò in testa, fra la sorpresa dei cardinali presenti. Essi si accorsero, già da ciò, che il nuovo pontefice sarebbe stato un uomo di sorprese e non un "vecchietto accomodante".

Scelse come aiutante di camera Guido Gusso e come segretario privato monsignor Loris Francesco Capovilla, che già lo assistevano quando era patriarca di Venezia.

La Scelta del Nome

Quando il cardinale Roncalli fu eletto, ci fu una piccola controversia per decidere se dovesse essere chiamato Giovanni XXIII oppure Giovanni XXIV. Lui stesso scelse la prima ipotesi, chiudendo la questione. La scelta era stata in un certo senso già prefigurata il 27 settembre 1958 a Lodi, dove il cardinale Roncalli, in veste di legato pontificio, visitò la quadreria del palazzo vescovile soffermandosi davanti a un quadro che ritraeva un papa in posa benedicente. Avendo chiesto di chi si trattasse e sentendosi rispondere "Giovanni XXIII", Roncalli fece notare bonariamente che non conveniva tenere in un palazzo vescovile il quadro di un antipapa. Nessuno immaginava che un mese dopo sarebbe toccato proprio a Roncalli troncare definitivamente la questione scegliendo di farsi chiamare Giovanni e assumendo l'ordinale XXIII.

Uno Stemma Senza Famiglia

Essendo di umili origini, papa Giovanni XXIII non disponeva di uno stemma di famiglia. Quando dovette scegliere un'arma, il sacerdote Roncalli scelse lo stemma della sua città natale, Sotto il Monte. Come patriarca, Roncalli seguì la tradizione veneziana di porre il leone di San Marco in capo al suo scudo, simbolo che intese conservare anche nel suo stemma come pontefice, sull'esempio di quanto aveva fatto Pio X, anch'egli patriarca di Venezia prima di essere eletto pontefice.

Il Nuovo Collegio Cardinalizio

Nel dicembre 1958 provvide a integrare il Collegio cardinalizio che, a causa dei rari concistori di papa Pio XII, si era molto ridotto. Il primo cardinale da lui creato fu l'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che gli succederà sul soglio pontificio con il nome di Paolo VI. In quattro anni e mezzo Giovanni XXIII creò cinquantadue nuovi cardinali, superando il tetto massimo di settanta cardinali in totale, fissato nel XVI secolo da papa Sisto V. Nel concistoro del 28 marzo 1960 nominò il primo cardinale nero, il tanzaniano Laurean Rugambwa, il primo cardinale giapponese, Peter Tatsuo Doi e il primo cardinale filippino, Rufino Jiao Santos.

Un Pontificato di Apertura e Dialogo

I "Fuori Programma" e il Contatto con i Fedeli

Un tratto distintivo del suo pontificato furono i «fuori programma», spesso coinvolgenti per i convenuti. Essi riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che i precedenti pontefici avevano perseguito con la comunicazione distante del "Vicario di Cristo in Terra" e preservato in virtù di un ruolo immanentista e dogmatico del papa, ormai superato. Il giorno successivo alla sua elezione, memoria liturgica di Santo Stefano protomartire, visitò i detenuti nel carcere romano di Regina Coeli, dicendo loro: «Non potete venire da me, così io vengo da voi... Dunque eccomi qua, sono venuto, m'avete visto; ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore... La prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari.»

Gesti di Ecumenismo e Dialogo Interreligioso

Lo stile di papa Giovanni XXIII non si caratterizzò soltanto per l'informalità. In aggiunta all'ecumenismo della proposta conciliare, perseguì rapporti fraterni con i rappresentanti di diverse confessioni cristiane e non cristiane, in particolar modo con il pastore David J. Du Plessis, ministro pentecostale della Chiesa Cristiana Evangelica delle Assemblee di Dio. Il venerdì santo del 1959, senza alcun preavviso, diede ordine di rimuovere dalla preghiera Pro Judaeis, tradizionalmente recitata in quel giorno durante la liturgia solenne, la dizione che definiva "perfidi" gli ebrei. Il 2 dicembre 1960 Giovanni XXIII incontrò in Vaticano, per circa un'ora, Geoffrey Francis Fisher, arcivescovo di Canterbury. Fu la prima volta in oltre 400 anni che un capo della Chiesa anglicana visitava il papa.

Aperture Sociali e Spirituali

Il 24 agosto 1960, alla vigilia dell'inizio dei Giochi della XVII Olimpiade, il Papa pronunciò un discorso in piazza San Pietro rivolto a tutti gli atleti partecipanti alle Olimpiadi e impartì la benedizione apostolica sui presenti. Papa Giovanni XXIII presenziò all'inaugurazione della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, il 5 novembre 1961. Il 3 gennaio 1962 si diffuse la notizia che papa Giovanni XXIII avesse scomunicato Fidel Castro dando seguito al decreto del 1949 di papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. L'autorevolezza di tali voci fece in modo che la leggenda della scomunica non venisse smentita dal papa (che però ne fu molto dispiaciuto) e che fosse creduta da tutti, anche da Castro stesso, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica.

I Luoghi Natii e di Devozione a Sotto il Monte Giovanni XXIII

Sotto il Monte: Il Borgo del Papa Buono

L’itinerario dedicato al Papa Buono ci porta a Sotto il Monte, paese natale di Angelo Roncalli. Questo piccolo paese, dal 3 giugno 1963, ha preso il nome di Sotto il Monte Giovanni XXIII, in onore del pontefice che proprio qui è nato. Giungere a Sotto il Monte significa lasciarsi avvolgere da un’atmosfera di pace e silenzio, capace di accompagnare il visitatore in un percorso interiore, oltre che culturale. È un borgo immerso nella tranquillità, dove ogni angolo parla di spiritualità, memoria e serenità e contesto ideale per una giornata di contemplazione e ringraziamento sulle tracce del Papa Buono.

Punto di riferimento per chi arriva a Sotto il Monte è la Casa del Pellegrino, collocata sulla salita che conduce al Santuario San Giovanni XXIII. Qui è possibile richiedere informazioni, consultare le mappe dei luoghi giovannei, visionare brevi filmati di introduzione al pellegrinaggio e acquistare libri e souvenir.

La Casa Natale e il Seminario del P.I.M.E.

L’esperienza di visita e di fede ha inizio presso la Casa Natale di Papa Giovanni XXIII (Via Colombera), un’antica cascina contadina tipicamente lombarda dove Angelo Roncalli nacque alle ore 10:15 del 25 novembre 1881. Dalla corte centrale si accede al piano superiore, dove è possibile visitare la stanza in cui venne alla luce il futuro Papa Giovanni XXIII. È un posto intriso di semplicità dove il tempo sembra essersi fermato, con gli arredi originali e gli oggetti quotidiani che narrano di una vita umile dedicata alla terra.

Collocato accanto alla casa natale sorge il Seminario del P.I.M.E. (Pontificio Istituto per le Missioni Estere), la cui prima pietra fu benedetta da Giovanni XXIII il 18 marzo 1963. Luogo di ritiro e preghiera per gruppi, le sue stanze espongono centinaia di Ex Voto per grazia ricevuta provenienti da tutto il mondo; commoventi testimonianze che comprovano la grande devozione e la gratitudine dei fedeli verso Papa Giovanni XXIII. Per anni fu luogo di formazione per i futuri missionari, mentre oggi è un luogo di ritiro e preghiera per credenti provenienti dal resto d’Italia e d’Europa.

Casa natale di San Giovanni XXIII a Sotto il Monte

Chiese e Santuari di Rilevanza Spirituale

A poca distanza dalla casa natale si incontra la Chiesa di Santa Maria in Brusicco, piccola perla in stile romanico che rappresenta una delle tappe fondamentali del cammino spirituale di Roncalli: qui infatti fu battezzato il 25 novembre 1881, a poche ore dalla nascita, a otto anni ricevette il Sacramento della Prima Comunione e, da novello sacerdote, il 15 agosto 1904 celebrò la prima Santa Messa. Oggi contiene la lapide che rivestiva la sua tomba nelle Grotte Vaticane.

Proseguendo lungo la strada si giunge al trecentesco Santuario delle Caneve, che il futuro papa Giovanni XXIII frequentò sin da bambino insieme alla madre e dove il 26 agosto 1958, pochi giorni prima di essere eletto Papa, celebrò la santa Messa, l’ultima nella sua terra natale.

L’ultima tappa significativa della mattinata ci porta al Santuario San Giovanni XXIII, complesso parrocchiale composto dalla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e dall’attigua Chiesa di Santa Maria della Pace, dal Giardino della Pace e dalla Cripta Oboedientia et Pax, eretto a Santuario nel 2014 in seguito alla canonizzazione di Angelo Roncalli. Luogo di devozione e preghiera, la chiesa di San Giovanni Battista accoglie ogni giorno numerose celebrazioni, tra cui la Santa Messa del Pellegrino.

Cà Maitino e il Giardino della Pace

Oltre alla casa natìa, a Sotto il Monte si trova anche Cà Maitino, dimora nella quale ogni anno (dal 1925 al 1958), quando era vescovo e poi cardinale, il Papa veniva a trascorrere le proprie vacanze estive. Attraversando le varie stanze che costituiscono la sua dimora, è possibile percepire l’atmosfera di profonda umiltà in cui è cresciuto il Papa Buono. Al suo interno, infatti, sono conservati il suo letto di morte, il suo studio, il suo crocifisso che teneva sul comodino e la Cappella privata del Papa, trasportata dal Vaticano.

Rientra nel Santuario anche il Giardino della Pace, accanto alla chiesa parrocchiale, con un percorso impreziosito da targhe riportanti le più importanti frasi del pontefice, un viaggio che ne attraversa la vita e la vocazione. Il percorso del Giardino della Pace si conclude nella Cripta “Oboedientia et Pax”, contenente il calco del volto e della mano del Papa, eseguiti dopo la sua morte dallo scultore bergamasco Giacomo Manzù.

tags: #cattedrale #del #papa #buono