Nel centro di Foggia è collocata la Basilica Cattedrale, un edificio di straordinaria importanza storica e artistica, noto anche come Santa Maria Iconavetere. Essa sorge nella stessa zona dove, in pieno medioevo, fu costruito anche il palazzo imperiale voluto da Federico II, del quale restano solo poche vestigia. La Cattedrale è il frutto della stratificazione di diverse fasi costruttive, dalla fondazione nel XII secolo, al rifacimento barocco e alla ricostruzione seguita ai danni provocati dal terremoto del 1731, configurandosi come la matrice del nuovo insediamento di Foggia, sviluppatosi attorno ad essa.
Storia e Fondazione
Il primo impianto della Cattedrale di Foggia si deve a Roberto il Guiscardo, che nel 1081 volle la costruzione di quella che oggi è la cripta del Succorpo. Questa cripta doveva custodire l’Iconavetere, l'antica immagine raffigurante la Vergine Kyriotissa o Nicopeia. Secondo la tradizione, le origini della città di Foggia risalgono proprio intorno all’anno Mille con il rinvenimento di questa tavola mariana, affiorata sulle acque di un pantano nei pressi del quale era stata occultata, forse per sottrarla alla furia iconoclasta.
Nel 1172, per volere di Guglielmo II il Buono, re di Sicilia, sulla cripta fu eretta una nuova Chiesa, più grande. Una serie di studi recenti hanno suggerito che la cattedrale sia stata usata come cappella palatina dell’imperatore Federico II e che lo stesso abbia contribuito al suo completamento o rimaneggiamento. Questo testimonierebbe un ulteriore rimaneggiamento della cattedrale in epoca sveva. Nonostante la rilevanza politica del centro, la chiesa divenne diocesi solo nel 1855, dopo aver ricevuto nell'Ottocento il titolo di Basilica minore. Molto dell'edificio medievale andò perso a causa del forte terremoto del 20 marzo 1731, che ne richiese un'ampia ricostruzione.

Architettura Esterna: Dal Romanico al Barocco
La Cattedrale conserva all’esterno buona parte dei raffinati prospetti romanici in pietra squadrata e scolpita. Le parti medievali includono il registro inferiore con il cornicione marcapiano, conservati integralmente, il secondo registro della facciata, sebbene manomesso, e la parte bassa dei fianchi. Il paramento murario, realizzato con blocchi ben squadrati di pietra calcarea, presenta una decorazione architettonica costituita da un partito di arcate cieche, animate da oculi e losanghe.
Di notevole pregio è il cornicione marcapiano, riccamente ornato di sculture e decorato con motivi classicheggianti e figure zoomorfe. Molto probabilmente, questa opera scultorea è attribuibile all’architetto-scultore Bartolomeo da Foggia, lo stesso che avrebbe eseguito alcune opere per il palazzo imperiale di Federico II, del quale resta solo parte del portale. L'arcatura prosegue anche sui fianchi esterni della chiesa; sul lato Nord sono presenti due semicapitelli con testine dai caratteri regali. Un capitello delle lesene degli archi laterali della Cattedrale di Foggia presenta un volto di donna, mentre un altro raffigura un volto di uomo con corona, che potrebbe verosimilmente rappresentare un sovrano, forse lo stesso Federico II.
Il Portale di San Martino
Sul lato sinistro della cattedrale, subito dopo la chiesa dell’Annunziata, si trova il Portale di San Martino. Questo portale, con l’interessante cornicione e le pregevoli sculture, è stato aggiunto o modificato presumibilmente in epoca sveva, sempre ad opera di Bartolomeo da Foggia. Nel portale si distinguono, nella lunetta superiore, un Cristo tra due angeli in volo e, sull’arco, due leoni alati. Al di sotto si distingue un rilievo raffigurante presumibilmente San Martino a cavallo; secondo alcuni, potrebbe trattarsi di Federico II. A sinistra del personaggio a cavallo si trova Sansone in lotta con un leone e a destra un profeta, un alto prelato o ancora San Martino. La parte intermedia del portale vede raffigurati la Madonna con Bambino con angeli laterali.

L'Interno Barocco e i Suoi Tesori
L’attuale edificio all’interno è costituito da un’unica navata a croce latina ed è prevalentemente in stile barocco. L’interno, in origine suddiviso in tre navate, è ad aula e appare completamente modificato in epoca barocca, non mostrando alcuna traccia degli arredi medievali (dei quali solo una piccola parte è conservata nel Lapidario del Museo Civico).
Nella seconda metà del XVII secolo furono abbattuti i colonnati e fu completamente modificato il presbiterio: la pianta appare a croce, con un coro poligonale, nel quale furono collocati stalli lignei, in luogo dell’abside sporgente. L'aspetto attuale, con i prospetti interni decorati da finti marmi contornati da stucchi, una serie di altari laterali riccamente realizzati in marmi policromi e abbelliti da statue, le cappelle della Pietà e dei Santi Guglielmo e Pellegrino alle estremità dei bracci del transetto e la sontuosa macchina dell’altare maggiore si deve ai restauri resi necessari dai danni provocati dal terremoto del 1731. L’attuazione di tali interventi fu affidata ad alcuni noti artisti napoletani: l’architetto Giuseppe Astarita, gli scultori Pasquale Cartolano, Pasquale Sebastiano, Giuseppe Sanmartino e Giacomo Colombo (autore delle statue lignee dell’Immacolata e di San Giuseppe, 1721 ca.), i pittori Paolo De Majo (autore di una Pietà, 1771) e Francesco De Mura (autore del San Pellegrino morente sorretto dal padre Guglielmo, 1741 e dal grande telero posto sulla controfacciata con la Moltiplicazione dei pane e dei pesci, 1771). La decorazione dell’interno fu completata in epoca contemporanea a seguito di interventi di restauro resi necessari dai danni provocati dalla caduta di un fulmine nel 1926, con Guido Grilli che dipinse i quattro tondi degli Evangelisti e i ritratti dei profeti Geremia ed Isaia (1929).

La Cripta del Succorpo
La cripta è a tre navate su basse colonne ed è ricoperta da volte a crociera gotiche. Sono visibili gli antichi ingressi che consentivano, con delle scalinate, il passaggio dalla chiesa superiore alla cripta, prima che fosse demolito l’antico impianto a tre navate ed elevato il piano della navata della chiesa superiore. A reggere quest’ultima fu creato il nuovo Succorpo, a tre navate, dove si conservano l’urna in legno dorato del Cristo morto e le statue della Passione.
Di grande pregio artistico sono i quattro capitelli che sormontano le colonne centrali, attribuiti da alcuni studiosi a Bartolomeo da Foggia e risalenti al XIII secolo. Questo testimonierebbe che nella primitiva cripta non ci fossero queste colonne e che, secondo lo studioso Giuseppe De Troia, sarebbero state inserite nella chiesa del Succorpo per volere di Federico II con l’intento di farla assomigliare al "Cenacolo di Gerusalemme" dopo il ritorno dello Svevo dalla Terra Santa.
L'Iconavetere o Madonna dei Sette Veli
A destra del presbiterio fu eretta la cappella dell’Iconavetere o Madonna dei Sette Veli, che, entro un sontuoso altare (il quale ingloba colonne in verde antico provenienti dal palazzo di Federico II), ospita l’omonimo dipinto raffigurante la Vergine con il Bambino, databile tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo. In accordo alla devozione, la tavola viene celata da stoffe e viene solennemente condotta in processione (il 22 marzo e il 15 agosto) entro una teca d’argento, opera di D.A. Vinaccia (1691). Al ritrovamento miracoloso di questa antica immagine mariana si deve la nascita stessa di Foggia, ed essa è la patrona della città.
Il Crocifisso di Pietro Frasa: Storia, Arte e Leggenda
All’inizio del XVIII secolo, in posizione speculare rispetto alla cappella dell'Iconavetere, venne eretta un’altra cappella nella quale fu collocato il bellissimo Crocifisso ligneo realizzato da Pietro Frasa. L'autore del crocifisso che si venera nella basilica Cattedrale di Foggia, fu il chierico domenicano Pietro Frasa, che lo terminò nel 1711. È un'altra importante testimonianza di fede e d'arte nella Cattedrale di Foggia. Si venera anche un prezioso Crocifisso in cartapesta, di scuola napoletana, venerato nella cappella a sinistra dell'altare maggiore, opera del Sammartino, pregevole esempio di arte barocca.
Durante l’inverno a cavallo fra il 1708 e il 1709, i religiosi milanesi Ludovico Calco e Pietro Frasa, appartenenti all’Ordine Domenicano, furono ospiti di monsignor Vincenzo Maria Orsini, futuro Papa Benedetto XIII. Dovendo predicare al popolo, i due frati avevano l’abitudine di presentare agli ascoltatori il Cristo crocifisso come modello. Il crocifisso di Foggia fu intagliato, per conto del Frasa, da un artigiano napoletano, di cui non conosciamo il nome, secondo il disegno e le indicazioni del Frasa stesso, che seguiva attentamente il lavoro. L’opera riproduce il Cristo morto in croce. Il corpo è lacerato da piaghe che in alcune zone diventano veri e propri squarci, alternandosi a lividure e a zone di sangue aggrumito, che per i colori rosso e nero, molto forti, generano un impressionante contrasto. La croce, di notevoli dimensioni, sorregge il corpo di Cristo inchiodato con quattro chiodi. Questo spiegherebbe in parte la fisionomia culturale del crocifisso, cioè i particolari che derivano dalle tecniche dell’epoca. Il crocifisso è stato sempre oggetto di grande venerazione ed è uno dei segni più importanti della devozione popolare foggiana, insieme al quadro di Maria dei Sette Veli.

Restauro e messa in opera Cristo Pantocratore..Cattedrale di Foggia.
La Leggenda del Crocifisso Parlante
Un’affascinante leggenda legata al Crocifisso della Cattedrale di Foggia è stata tramandata, con un racconto attribuito a Ettore Braglia. Il chierico Pietro Frasa, realizzatore del crocifisso, che riposa sotto la sua opera, chiedeva con insistenza al Signore di poter prendere il suo posto sulla croce, desiderando condividere in tutto il ruolo di Cristo. Un giorno il Crocifisso accettò, ma a un patto: il Signore Gesù gli disse: “Che tu stia zitto!”. Pietro, abituato al rigore e all’osservanza del silenzio, promise immediatamente. Il Cristo scese allora dalla croce, che era in chiesa, e vi salì invece il chierico Pietro.
Entrò un uomo ricco a pregare e, mentre pregava, gli scivolò giù il sacchetto dei soldi. Si alzò per andarsene e Pietro, che aveva visto l'accaduto, avrebbe voluto dirgli che gli era caduto il sacchetto, ma si era impegnato a tacere e quindi tacque. Subito dopo entrò un uomo povero, cominciò a pregare, ma i suoi occhi caddero immediatamente su quel sacchetto di soldi; si guardò intorno, non c’era nessuno che lo vedesse, prese il sacchetto, se lo mise in tasca e scappò. Pietro avrebbe voluto dirgli che non doveva prenderli, perché non erano suoi, ma si era impegnato a star zitto e dunque tacque.
Successivamente, entrò un giovanotto che si mise devotamente in ginocchio ai piedi del crocifisso chiedendo aiuto e protezione perché stava per mettersi in viaggio per mare. In quel mentre entrò l’uomo ricco con i gendarmi, dicendo che aveva lasciato in chiesa il sacchetto dei soldi. L’unica persona presente era quel giovanotto; i gendarmi lo presero e lo arrestarono. A quel punto Pietro non riuscì più a stare zitto e gridò: “È innocente”.
Il crocifisso parlante salvò quel giovane dalla galera, perché in forza di quella voce fecero meglio le indagini, lasciarono andare il giovanotto che si imbarcò, e arrestarono il povero che aveva preso i soldi, ed il sacchetto coi denari fu restituito al ricco. Alla sera il Cristo tornò con la faccia scura e rimproverò severamente Pietro: “Così non va proprio bene! Ti avevo detto di stare zitto. Invece, parlando, tu hai rovinato la mia azione. Quel ricco stava per fare un’opera cattiva con quei soldi e io glieli ho fatti perdere; quel povero ne aveva bisogno e io glieli ho fatti trovare; quel giovanotto ora sta naufragando in mare, e mi aveva chiesto aiuto: se fosse andato in prigione, almeno per un giorno, avrebbe perso la nave e non sarebbe morto. Hai rovinato tutto, non sei in grado di metterti al mio posto, caro Pietro! Anche se sei un chierico, e ti consideri avanti nella vita spirituale, la Mia Provvidenza guida le cose meglio di voi, anche quando sembrano andare per storto”.
La morale del racconto insegna che, sebbene spesso si desiderino risposte dirette da Dio e ci si lamenti del Crocifisso che non parla, Egli opera sempre secondo il nostro miglior bene, anche quando le cose sembrano andare per il verso sbagliato.
Ricostruzioni Virtuali e Studi
Giuseppe La Porta ha avuto l’idea di realizzare una ricostruzione virtuale di come poteva essere la Cattedrale di Foggia nel medioevo e comunque prima del terremoto che la distrusse nel 1731. Partendo da una ricostruzione ipotizzata dall’artista e geometra Mario Soro nel 1969, La Porta ha chiesto all’intelligenza artificiale di elaborare un’immagine ricostruttiva della Basilica Cattedrale Beata Vergine Maria Assunta in Cielo così come poteva essere nel medioevo. La ricostruzione fatta dalla I.A. ha usufruito di alcune notizie storiche ed architettoniche ma tuttavia il risultato finale ha evidenziato degli errori che solo la mente umana può evitare, così Giuseppe La Porta ha modificato l’elaborato grafico della I.A. Il Museo Civico di Foggia conserva inoltre alcuni reperti provenienti dalla cattedrale e ritrovati dopo l’evento tellurico del 1731.
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