La Sicilia, e in particolare Palermo, è un crocevia di culture millenarie che hanno lasciato un'impronta indelebile nell'arte e nell'architettura dell'isola. Tra queste, la fusione delle civiltà araba e normanna ha dato vita a uno stile unico al mondo, riconosciuto oggi come Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Questo stile si manifesta in una serie di monumenti che testimoniano un dialogo profondo tra mondi diversi, inclusa la sorprendente presenza di iscrizioni arabe in contesti cristiani, come il celebre versetto coranico inciso su una colonna della Cattedrale di Palermo.

La Sicilia tra Dominazione Araba e Normanna
La Presenza Araba e la Sua Influenza
In Sicilia, al tempo della dominazione araba, si svilupparono un'arte e un artigianato che erano espressione della civiltà dei conquistatori. In due secoli di presenza sull'isola, questo popolo ha influenzato profondamente la cultura, gli usi e i costumi, soprattutto a Palermo. Nel capoluogo siciliano, già crocevia delle più importanti culture del Mediterraneo, gli arabi realizzarono un'infinità di edifici, palazzi, moschee, giardini e fontane. L'evoluta cultura islamica aveva favorito un eccezionale sviluppo del territorio, facendo diventare Palermo una splendida città paragonabile a Cordova, Gerusalemme, Baghdad o Damasco.
Come scriveva il viaggiatore musulmano spagnolo Ibn Giubayr, vissuto tra XII e XIII secolo, rimase stregato e ammaliato dalla Palermo. Era appunto il primo a paragonare Palermo a Cordova, mentre il geografo e il viaggiatore arabo-siculo del XII secolo, al-Idrisi, descriveva la città in epoca normanna come "bella ed immensa città, il massimo splendido soggiorno", con edifici di tale bellezza che i viaggiatori si mettevano in cammino, attratti dalla fama delle meraviglie che quivi offriva l'architettura, lo squisito lavorìo e l'ornamento di tanti peregrini trovati dell'arte.
La Conquista Normanna e la Fusione Culturale
Agli inizi dell’XI secolo, la conquista da parte dei Normanni determinò un profondo cambiamento del quadro storico e culturale dell’Italia meridionale, impadronendosi dei territori meridionali della penisola e della Sicilia. Nel 1072, Roberto il Guiscardo insieme al fratello Ruggero, appartenenti alla famiglia degli Altavilla, conquistarono buona parte della Sicilia e Palermo. I nuovi sovrani normanni si lasciarono conquistare dai modi architettonici islamici e decisero di sfruttare le competenze presenti nel territorio per costruire i loro edifici.
I sovrani normanni seppero far dialogare tra loro il mondo cristiano e quello islamico, valorizzando e armonizzando gli apporti di maestranze di estrazione religiosa e culturale diverse, riuscendo a creare una forma artistica e architettonica unica al mondo. La lungimiranza dei sovrani normanni, che governarono la Sicilia a partire dal 1072, ha fatto sì che le abilità delle maestranze arabe presenti sull’isola non venissero disperse. Unendo abilità e influenze artistiche appartenenti a culture diverse, i Normanni facilitarono nella creazione dei nuovi edifici la nascita di uno stile inconfondibile.

Caratteristiche dello Stile Arabo-Normanno
Lo stile artistico della cultura islamica ha avuto una profonda influenza sull’architettura di tutto il mondo, e in particolare sulla Sicilia. L’architettura arabo-normanna è un particolare stile costruttivo e decorativo che emerge in Sicilia durante il XII secolo. Gli elementi principali che lo rendono immediatamente riconoscibile sono le cupole, le colonne colorate, gli archi a sesto acuto (quelli cioè con una U rovesciata), le decorazioni vivaci e i cornicioni degli edifici a forma di merloni dentellati.
La struttura degli edifici è costruita con piccoli conci di pietra squadrata, e iniziano a comparire le cupole emisferiche che oggi caratterizzano lo skyline di Palermo. Nella volta sono spesso presenti splendidi soffitti lignei che le maestranze arabe intagliano con decorazioni a muqarnas, un elemento architettonico tridimensionale tipico dell'arte islamica. Altre decorazioni, nella parte esterna degli edifici, sono ispirate invece dalle trame dei tessuti tipici della cultura fatimita. All’interno del Palazzo Reale, infatti, Ruggero II aveva fatto creare un tiraz, un laboratorio tessile e di oreficeria. L’emblema dell’arte arabo-normanna a Palermo resta però la decorazione a mosaico.

La Cattedrale di Palermo: Storia e Iscrizioni Coraniche
Dalle Origini alla Riconversione
La Cattedrale di Palermo sorge nel luogo in cui fu costruita una delle prime chiese paleocristiane della città, esistente già dal IV secolo ed in seguito distrutta dalle razzie dei Vandali nel 440 d.C. Sulle rovine di questa antica chiesa, nel 590, il vescovo Vittore fece costruire una nuova grande chiesa, chiamata Basilica di Santa Maria.
Con l’avvento degli arabi nel IX secolo, quasi tutte le chiese furono trasformate in moschee e i cristiani furono costretti a convertirsi all’Islam o a professare la loro fede in clandestinità. La grande comunità musulmana, appena sorta a Palermo, aveva bisogno di una grande moschea, detta Gami, dove i fedeli potessero riunirsi per le celebrazioni principali. L’edificio esistente fu notevolmente ristrutturato ed ampliato per questo scopo.
Il dominio arabo terminò nel 1072, quando i Normanni guidati da Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla conquistarono la città, reinstallando ufficialmente il culto cristiano. La grande moschea fu rapidamente riconsacrata e utilizzata come chiesa sin da subito, ospitando le celebrazioni per la conquista di Palermo. Fu consacrata nel 1185 dall’arcivescovo Gualtiero Offamilio, durante il regno di Guglielmo II di Sicilia. La struttura attuale è il frutto di una grande ricostruzione del 1169 e di successive stratificazioni stilistiche.
La Cattedrale si trova al centro, nel cuore della città antica, in posizione elevata, vicina al Palazzo Reale, con il quale era collegata da una via coperta. Sul fronte meridionale si apre un grande slargo, oggi recintato da una balaustra. Questo grande piazzale non è un semplice sagrato o giardino ma è un segno tangibile di quella che fu la grande Moschea del Venerdì di Palermo e doveva costituire il grande cortile porticato, a essa contiguo. Era, infatti, un atrio, in origine recintato su tre lati da alte mura, circondato da fornici porticati e con al centro due fontane.
Archi arabeggianti e decori geometrici si impongono sulla struttura normanna, tipicamente somigliante a una fortezza, alla quale in epoca spagnola è stato incorporato l’immenso portico quattrocentesco, capolavoro dello stile gotico-catalano. Nonostante la semplicità, non mancano angoli suggestivi e preziosi tesori all’interno, come le Tombe Reali. Se la Cattedrale è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta, è altrettanto vero che il ruolo di

L'Iscrizione Coranica sulla Colonna
Una delle peculiarità più affascinanti della Cattedrale di Palermo è la presenza, in una colonna del portico meridionale, di versetti del Corano ancora incisi. Nella prima colonna a sinistra del portico del prospetto meridionale della Cattedrale è presente un riferimento al Corano. Si tratta del Versetto 54 della Sura 7, detta "del Limbo", che recita: “Egli copre il giorno del velo della notte che avida l’insegue; e il sole e la luna e le stelle creò, soggiogate al Suo comando. Non è a Lui che appartengono la creazione e l’Ordine?”
È quantomeno insolito che un versetto del Corano possa trovarsi inciso su una colonna che fa parte del portico monumentale di una importante cattedrale cattolica. Ancora oggi, l’incisione nella colonna è perfettamente visibile, in ricordo di ciò che fu questo luogo in un tempo ormai sperduto nel nostro passato. Va detto che non si ha certezza assoluta della sua autenticità, ma ad oggi non sembra dimostrata alcuna ipotesi contraria, sebbene si sappia che il portale d'ingresso meridionale della Cattedrale sia stato costruito, da Antonino Gambara, in epoca successiva (si discute se nel 1453 o prima, dato che il Gambara sarebbe deceduto nel 1442).
Si ipotizza che dopo la cacciata degli arabi dalla Sicilia, fosse stata ordinata la cancellazione di tutte le tracce che ricordavano il periodo islamico. Probabilmente per questa ragione si decise di recuperare alcuni degli elementi che facevano già parte della preesistente moschea e, forse, anche qualcuno superstite della precedente basilica, tra cui, pare, anche la colonna in questione con quell’iscrizione incisa sul fusto.

Altre Tracce di Iscrizioni Arabe in Sicilia
L’incisione nella colonna della Cattedrale non è l’unica del genere nelle chiese di Palermo. Durante il regno di Ruggero d’Altavilla e dei suoi successori, le iscrizioni in arabo costituirono parte integrante della decorazione di palazzi regi; la lingua araba fu ampiamente usata, e iscrizioni arabe si trovano tuttora nel palazzo ecclesiastico. Già Ruggero I, il conte normanno, adottò molti modi e stili islamici. Un altro esempio analogo è rappresentato da una colonna della Chiesa della Martorana (1143) che riporta iscrizioni cufiche.
Vari studiosi, a partire da Michele Amari, si sono occupati delle iscrizioni arabe in Sicilia. Dal punto di vista dello storico e medievista inglese Jeremy Johns, una nuova lettura delle iscrizioni fa intendere come, prima ancora del contenuto, fosse importante il fatto che Re Ruggero padroneggiasse la lingua araba. Johns classifica queste iscrizioni in vari gruppi:
- Un gruppo commemora iniziative di costruzione, come l’iscrizione trilingue sull’orologio ad acqua di Re Ruggero II.
- Un altro gruppo riunisce i versi di panegirico che un tempo decoravano i palazzi regi, comprese le iscrizioni in opus sectile della Cappella Palatina.
- Un altro gruppo consiste di suppliche (adiya in arabo) rivolte a Dio affinché conceda al re molteplici benedizioni, qualità e virtù (lunga vita, accrescimento, sostegno, grazia, magnificenza, bontà, vigilanza, protezione, dichiarazione di fede, durevolezza, custodia, buona sorte, prosperità, sicurezza, successo completo, potere, benessere, felicità, perfezione, ecc.).
- L’ultimo gruppo, quello che si è conservato meglio, comprende tutte le iscrizioni arabe del soffitto dipinto della Cappella Palatina e altre iscrizioni, come quella sulla maniglia della porta sud del transetto meridionale.
Il grande arabista siciliano Michele Amari, nella sua opera del 1875 sulle epigrafi cufiche di Sicilia, menzionava le iscrizioni su tre colonne in marmo a Trapani: due presso la Biblioteca Fardelliana e un’altra attualmente al museo Pepoli. Le colonne della Fardelliana furono trovate nel 1574 durante lo scavo delle fondazioni della Chiesa S. Rocco e inserite nella sala di lettura nel 1830. L’altro fusto entrò nelle collezioni del Pepoli solo all’inizio del secolo scorso, proveniente dalla Biblioteca Fardelliana e prima da una collezione privata. Tutte queste colonne hanno iscrizioni in caratteri cufici, la più antica scrittura araba.
Restano ancora poco conosciute tracce di iscrizioni cufiche che, se valorizzate, potrebbero invece ricostruire un tessuto storico valido per la nuova rivalutazione di un periodo storico affascinante.
La conquista araba della sicilia
Gli Itinerari Arabo-Normanni UNESCO in Sicilia
Il Patrimonio UNESCO
L’itinerario "Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” è stato istituito nel 2015 come uno dei sette siti seriali dell’UNESCO presenti in Sicilia. Comprende sette monumenti situati a Palermo, a cui si aggiungono la Cattedrale di Cefalù e il Duomo di Monreale. Questo riconoscimento sottolinea l'importanza dello stile arabo-normanno, un perfetto connubio tra mondo occidentale e mondo orientale, frutto della tolleranza e della lungimiranza dei sovrani normanni che favorirono l'integrazione tra varie culture senza mai lederne le identità.
Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina
Un itinerario alla scoperta di Palermo arabo-normanna non può che iniziare dal Palazzo Reale, chiamato anche Palazzo dei Normanni, poiché a partire dal 1072 i Normanni lo fecero diventare la propria sede. Con la famiglia Altavilla, il palazzo divenne una reggia famosa in tutta Europa per la sua ricchezza architettonica e decorativa.
Al primo piano dell’edificio si trova la Cappella Palatina, un autentico manifesto dell’arte arabo-normanna a Palermo, definita da Guy de Maupassant «la chiesa più bella del mondo». Fu per volere di Ruggero II, primo Re Normanno, che nel 1130 si costruì questo capolavoro. Qui tutto parla dell’unione tra Oriente e Occidente: preziosissimi i mosaici con le coinvolgenti scene del Vecchio e Nuovo Testamento e il Cristo Pantocratore, che incute rispetto ma commuove allo stesso tempo. Il soffitto nella Cappella Palatina è coperto da un gran numero di pannelli, rappresentanti le varie attività di corte, episodi profani e scene religiose, completamente fatti con le caratteristiche stilistiche sviluppate nell’Iraq Abbaside. Le pitture, attribuite agli artisti arabi portati dall’Egitto da Ruggero II, sono eseguite in luccicanti colori rosso, marrone, porpora, azzurro, verde, bianco e oro, e sono chiaramente differenti dai mosaici bizantini della stessa chiesa. Il soffitto ligneo della navata centrale presenta pregevoli intarsi a muqarnas e pitture che raffigurano animali e danzatori. Nel pavimento, intarsi marmorei richiamano il motivo della stella e si stendono, come un tappeto, secondo una distribuzione geometrica che richiama quella del soffitto. Il soffitto a muqarnas con scene di vita di corte e del mondo arabo è uno dei rarissimi esempi in territorio europeo, a rappresentare una sorta di paradiso in terra per il re.

Chiesa di San Giovanni degli Eremiti
Le cupole rosa della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti sono un altro simbolo indiscusso dell’itinerario UNESCO. Si tratta di uno splendido esempio di edificio cristiano costruito, però, secondo modelli architettonici islamici. Si sa poco del complesso, se non che sia stato voluto da Ruggero II come possibile luogo di sepoltura degli Altavilla. Le sue cinque cupolette rosse, su cui svetta anche un campanile, possono ingannare, facendola sembrare una moschea. L’aspetto della chiesa è costruito sfruttando la forma cubica e quella della sfera nelle cupole, un richiamo alle forme del cerchio e del quadrato che, nell’arte fatimita e in quella bizantina, simboleggiano la terra e il cielo. Inizialmente il complesso era un monastero gregoriano costruito tra il 1130 e il 1142 per volere di Ruggero II, comprendente, oltre la chiesa e il chiostro, dormitorio, un refettorio e un cimitero, oggi non più esistenti. Il chiostro della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, con le sue forme, anticipa quello del Duomo di Monreale.

Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (La Martorana) e Chiesa di San Cataldo
Spostandosi verso i Quattro Canti, si incontrano altri due importanti monumenti. La celebre Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio è nota ai palermitani come la Martorana, in quanto le suore del convento annesso, guidate dalla madre superiora Eloisa Martorana, crearono la famosa frutta Martorana. Come per la Cattedrale, ritorna il connubio di tre stili in perfetta armonia: l’arabo-normanno, affiancato da un prolungamento barocco che lo divide da una torre campanaria in stile gotico. Splendidi mosaici bizantini e magnifici affreschi barocchi decorano gli interni. La zona centrale della chiesa, che è quella più antica, è decorata da mosaici sulla vita della Vergine, realizzati tra il 1143 e il 1148 da maestranze arabe arrivate appositamente dall’Oriente. Nelle volte si possono ammirare gli affreschi settecenteschi dei pittori Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans. Il pavimento è in marmo con splendide decorazioni in opus sectile. Nella Chiesa della Martorana è anche presente uno splendido portale in legno del XII secolo con intagli eseguiti da maestranze arabe.
Proprio accanto alla Chiesa della Martorana si trova la celeberrima Chiesa di San Cataldo, nella sua semplicità divenuta simbolo di Palermo per le cupolette rosse che ricordano quelle di San Giovanni degli Eremiti. Anche questa, nonostante le cupole, non è una moschea. Una volta entrati, si rimane colpiti dal contrasto tra la semplicità delle pareti, completamente spoglie, e la ricchezza del pavimento, realizzato in opus sectile, una tecnica antica che permette di realizzare decorazioni ad intarsio. L’interno della Chiesa di San Cataldo è diviso in tre navate da colonne con capitelli che sorreggono le arcate acute, simili a quelle della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti.

Palazzo della Zisa
Spostandosi dal centro di Palermo si può visitare il Palazzo della Zisa, il monumento meglio conservato della cultura islamica in Sicilia. Questa era la residenza estiva dei re normanni, dove si dedicavano al riposo e al divertimento. Il nome deriva dall’arabo Al-Azīz, che significa “il glorioso”, “lo splendido”. La costruzione della Zisa è iniziata nel 1165 dal re Guglielmo I e completata dal figlio Guglielmo II tra il 1165 e il 1180. L’edificio ha una pianta rettangolare e si sviluppa su tre diversi piani. L’ambiente più affascinante di tutto il Palazzo della Zisa è la Sala della Fontana, dove sono riconoscibili diversi elementi architettonici tipici dell’arte islamica; la sala stessa è una rappresentazione metaforica di uno dei corsi d’acqua del paradiso coranico. Qui la cultura araba si manifesta anche sotto forma di principi ingegneristici applicati per favorire una ventilazione efficiente, grazie all’esposizione a nord-est e alla presenza di fonti d’acqua che creavano frescura all’interno unendosi alle brezze. All’interno del Castello della Zisa ha sede anche il Museo d’arte islamica di Palermo.

Ponte dell'Ammiraglio
L’ultimo monumento arabo-normanno dell’itinerario UNESCO che si trova nella città di Palermo è il Ponte dell’Ammiraglio. È chiamato così perché a volere la sua costruzione fu l’ammiraglio Giorgio d’Antiochia. Si tratta di uno splendido esempio di architettura civile medievale costruito con conci ben squadrati di tufo. Ha una struttura semplice a “schiena d’asino” con sette arcate ogivali alternate a cinque archi minori inglobati nei piloni. Fino al 1938, sotto le arcate del ponte, scorreva il fiume Oreto, poi deviato a causa dei continui straripamenti. Il 27 maggio 1860, su questo ponte si scontrarono le truppe di Garibaldi e quelle borboniche durante la spedizione dei Mille.

Il Duomo di Monreale
Il Duomo di Monreale è un altro monumento facente parte del sito UNESCO Palermo arabo-normanna. I lavori di costruzione di questa Cattedrale iniziarono intorno al 1172 per volere di Guglielmo I, che voleva creare un mausoleo per la propria dinastia degli Altavilla. La costruzione fu completata nel 1267. I tratti tipici dell’arte arabo-normanna sono ben visibili già all’esterno, nella zona delle absidi, dove, come nella Cattedrale di Palermo, sono presenti delle trame decorative ispirate all’arte tessile fatimita. Una volta dentro è impossibile non rimanere estasiati: le pareti interne della chiesa sono ricoperte da 6.400 metri quadrati di mosaici dorati. Le scene rappresentate sono tratte dall’Antico e Nuovo Testamento e dagli Atti degli Apostoli. A realizzare questa opera imponente, tra il 1180 e il 1190, furono maestranze arrivate direttamente da Costantinopoli e dalla Grecia.

Il Duomo di Cefalù
In meno di un’ora di treno da Palermo, o poco più di un’ora in macchina, è possibile raggiungere Cefalù, splendida cittadina inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Anche il Duomo di Cefalù fa parte del sito UNESCO Palermo arabo-normanna. Il Duomo di Cefalù è un altro esempio in stile, che sarebbe sorto in seguito al voto fatto al Salvatore da Ruggero II, scampato a una tempesta grazie all’intervento divino e approdato sano e salvo sulle spiagge del villaggio di pescatori. Furono in realtà interessi politici a determinarne la costruzione.
Ammirando il suo interno, non è difficile capirne il motivo del suo inserimento UNESCO. L’abside è decorata da un imponente mosaico in stile bizantino di un Cristo Pantocratore, rappresentato mentre benedice con le sole tre dita della mano destra, secondo il rito greco. Altri mosaici sono presenti nelle pareti del presbiterio e nella volta. Ad esaltare tutta la bellezza di queste decorazioni è la luce che filtra da trentadue vetrate realizzate negli anni Novanta dall’artista Michele Canzonieri. Dalla navata nord del Duomo di Cefalù si accede al chiostro normanno, decorato da colonne binate con capitelli scolpiti.

Altri Tesori Arabo-Normanni
Oltre ai nove monumenti che fanno parte ufficialmente del sito seriale UNESCO, esistono altre testimonianze dell’arte arabo-normanna in Sicilia. Si tratta di chiese, castelli ed edifici civili che, al momento, non rientrano tra i beni patrimonio dell’Umanità ma potrebbero essere aggiunti all’itinerario in futuro. Nella città di Palermo questi includono:
- La Cuba
- La chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi
- La Cuba Soprana
- La Piccola Cuba
- La Chiesa di Santa Maria Maddalena
- Il Castello di Maredolce
- La Cappella di Santa Maria dell’Incoronata
- La Chiesa di Santa Cristina la Vetere
- Il Castello dell’Uscibene
- Castello a Mare
- La Chiesa di Santo Spirito
- La Chiesa della Santissima Trinità alla Zisa o della Magione
La conquista araba della sicilia
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