La dottrina cattolica definisce la Chiesa come il Corpo di Cristo e il Tempio dello Spirito Santo, evidenziando l'intima unione tra Cristo, la sua Chiesa e la terza persona della Trinità. Questa visione si estende anche al corpo umano, considerato a sua volta un tempio dello Spirito, con profonde implicazioni per la vita spirituale e morale dei fedeli.
La Chiesa: Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo, Principio di Vita e Unità
Lo Spirito Santo è il principio vitale della Chiesa. Come afferma Sant'Agostino, «Quello che il nostro spirito, ossia la nostra anima, è per le nostre membra, lo stesso è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il corpo di Cristo, che è la Chiesa». A lui, come a un principio nascosto, si deve l'unità di tutte le parti del corpo tra loro e con il Capo, poiché egli risiede interamente nel Capo, nel corpo e in ciascuna delle sue membra, come spiegato da Pio XII. Lo Spirito Santo fa della Chiesa «il tempio del Dio vivente».
La Chiesa ha ricevuto il dono di Dio, la comunione con Cristo, ossia lo Spirito Santo, che è caparra dell’incorruttibilità, conferma della fede e scala per ascendere a Dio. Dove c'è la Chiesa, ivi è lo Spirito di Dio, e dove c'è lo Spirito di Dio, ivi è la Chiesa e ogni grazia, come sottolinea Sant'Ireneo. Lo Spirito Santo è «il principio di ogni azione vitale e veramente salvifica in ciascuna delle diverse membra del corpo».

Egli edifica l'intero corpo nella carità in molteplici modi: attraverso la Parola di Dio che edifica, il Battesimo che forma il corpo di Cristo, i sacramenti che fanno crescere e guariscono le membra, la grazia degli Apostoli che primeggia tra i vari doni, e le virtù che spingono all'azione buona. Il Concilio Vaticano II aggiunge che l'unità del corpo non elimina la diversità delle membra e delle funzioni, poiché «nell’edificazione del corpo di Cristo vige la diversità delle membra e delle funzioni. Uno è lo Spirito, il quale per l’utilità della Chiesa distribuisce i suoi vari doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei servizi».
L'unità del corpo mistico genera e stimola la carità tra i fedeli, così che «se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre membra; se un membro è onorato, ne gioiscono con esso tutte le altre membra». Questa unità supera anche le divisioni umane: «Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più né giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù».
I Carismi al Servizio della Chiesa
I carismi, siano essi straordinari o umili, sono grazie dello Spirito Santo che hanno un'utilità ecclesiale, essendo ordinati all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo. Essi rappresentano una ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e la santità dell'intero corpo di Cristo, a condizione che provengano veramente dallo Spirito Santo e siano esercitati secondo la carità, che è la vera misura dei carismi.
Il discernimento dei carismi è sempre necessario. Nessun carisma esime dal riferirsi e sottomettersi ai Pastori della Chiesa, «ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono», affinché tutti i carismi, nella loro diversità e complementarità, cooperino all'«utilità comune». Il vincolo con cui il Signore incorpora i credenti a sé è lo Spirito Santo, che li immerge in «un solo Spirito» per essere inseriti in «un solo corpo», costituendo misticamente il corpo di Cristo.
Gesù, la Legge e il Tempio di Gerusalemme
Il Compimento della Legge
Il mistero pasquale della croce e della risurrezione di Cristo è il centro della Buona Novella annunciata dagli Apostoli e dalla Chiesa. Il disegno salvifico di Dio si è compiuto «una volta sola» con la morte redentrice del Figlio Gesù Cristo. La Chiesa è fedele all'interpretazione delle Scritture data da Gesù, che ha sofferto per entrare nella sua gloria. Le sue sofferenze hanno preso una forma storica concreta dal fatto di essere stato «riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi», i quali lo hanno consegnato «ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso».
Gesù ha affermato: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento». Come Messia d'Israele, egli aveva il dovere di osservare la Legge nella sua integralità, e fu l'unico a poterlo fare perfettamente. Questo adempimento perfetto della Legge fu opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio, portandola a compimento fino a prendere su di sé «la maledizione della Legge».
Gesù insegnava con autorità, non come gli scribi, proponendo un'interpretazione divina e definitiva della Legge, e sconfessando le «tradizioni degli uomini» che annullavano la parola di Dio. La sua interpretazione riguardava anche la purità degli alimenti, svelandone il senso profondo: «Tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo [...]. Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell'uomo, escono le intenzioni cattive».
Il Rispetto e la Trasformazione del Tempio
Gesù, come i profeti prima di lui, ha manifestato il più profondo rispetto per il Tempio di Gerusalemme, considerandolo la dimora del Padre suo e una casa di preghiera. Egli vi fu presentato da bambino, vi rimase a dodici anni per occuparsi delle cose del Padre, e vi saliva ogni anno per la Pasqua e altre grandi feste ebraiche. Il suo sdegno per il cortile esterno trasformato in luogo di commercio lo spinse a scacciare i mercanti, mosso dallo «zelo per la tua casa mi divora».

Tuttavia, alla vigilia della sua passione, Gesù annunciò la distruzione di questo edificio, un segno dei tempi ultimi. Questa profezia, sebbene riferita in modo deformato, prefigurava la sua uccisione. Lungi dall'essere ostile al Tempio, Gesù si identificò con esso, presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini. La sua morte nel corpo annunciò la distruzione del Tempio e l'inizio di una nuova epoca della salvezza, in cui il suo corpo sarebbe diventato il tempio definitivo. Dio si rende presente non più in un luogo o in un edificio, ma nella persona di Cristo. San Tommaso d’Aquino precisa che «nel Corpo di Cristo inabita la Divinità, il Corpo di Cristo è tempio di Dio».
L'Identità Divina di Gesù e il Perdono dei Peccati
Il ruolo di Gesù nella redenzione dei peccati fu la vera pietra d'inciampo per le autorità religiose di Israele. Egli scandalizzò i farisei mangiando con pubblicani e peccatori, proclamando di non essere venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi. Arrivò a identificare il suo comportamento misericordioso con l'atteggiamento di Dio stesso, perdonando i peccati e mettendo le autorità di fronte al dilemma: o bestemmiava, facendosi uguale a Dio, o diceva il vero, rendendo presente e rivelando il nome di Dio.
Solo l'identità divina di Gesù poteva giustificare le sue affermazioni assolute: «Chi non è con me è contro di me», e che in lui c'è «più di Giona, [...] più di Salomone», qualcosa più grande del Tempio, affermando «Prima che Abramo fosse, Io Sono» e «Io e il Padre siamo una cosa sola».
Il Corpo Umano come Tempio dello Spirito Santo
L'Unità di Anima e Corpo
La riflessione cristiana valorizza la dimensione corporale, superando un dualismo che svalutava il corpo. La persona umana è un'unità di anima e corpo, interamente fusa e compresente in ogni atto e pensiero. Come esprime San Paolo, «Dovete sapere che voi siete tempio dello Spirito Santo. Dio ve lo ha dato ed egli dimora in voi» (1 Cor 6,19). Questa espressione è riferita sia alla persona intera sia al corpo in forma singolare. Non è solo un'immagine, ma un dato di fatto.
Il nostro corpo è come un edificio in cui agiscono energie e facoltà come l'intelligenza, la volontà e il sentimento. Queste facoltà, con le loro attitudini e dinamismi, manifestano la loro origine divina, essendo come finestre aperte verso Dio, e nello loro attività opera lo Spirito. Anche attraverso il corpo riceviamo sensazioni e percezioni che mente e cuore elaborano, interagendo con gli organi corporei. Il corpo ha anche una straordinaria capacità di comunicare ciò che siamo e pensiamo, esprimendo stati d'animo e disposizioni profonde. La Gaudium et Spes afferma: «Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la sua condizione corporea, gli elementi del mondo materiale, così che questi attraverso di Lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore».

Il nostro corpo è un prodigio, creato da Dio, buono, santo e bello. Siamo «creati» da Dio come un'unica realtà: corpo animato dallo spirito, polvere della terra e soffio di Dio. Il Creatore, nel plasmarci, ha preso come modello il Figlio Gesù, e ci ha resi tempio dello Spirito Santo, destinati alla felicità e a risorgere con il corpo. Pertanto, ciò che facciamo con il nostro corpo ha un impatto diretto sulla nostra vita spirituale.
La Sacralità del Corpo e le Sue Implicazioni
Vangelo e liturgia cristiana nutrono un'alta considerazione del corpo, parlando del corpo di Maria, del corpo glorioso di Cristo risorto e offerto nell'Eucaristia, e del corpo della Chiesa che rende visibile il mistero dello Spirito. Nei sacramenti, il corpo è il termine immediato del segno attraverso il quale la fede accoglie la grazia. Tertulliano scrive: «La carne viene lavata perché l’anima sia purificata; viene unta perché l’anima sia consacrata; viene segnata perché l’anima sia fortificata; viene adombrata dall’imposizione della mano perché l’anima sia illuminata dallo Spirito; viene nutrita dal corpo e sangue di Cristo perché l’anima sia saziata di Dio».
Pensare all'uomo o alla donna, al bambino o al malato, come a un tempio abitato dallo Spirito, suscita rispetto come di fronte a un mistero. Al contrario, ogni violenza sul corpo, come mutilazioni, torture, schiavitù, si configura come un sacrilegio, una violazione di un luogo santo. L'uso improprio del corpo per finalità immediate e meschine, quali dipendenze o sesso istintivo, appare dissennato, poiché distrugge le sue possibilità di espressione, di rapporto e di lavoro, e rende sordi allo Spirito che opera in esso.
Onorare il corpo di Cristo significa non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, nei sofferenti. Come ammonisce San Giovanni Crisostomo, non si deve onorare Cristo in chiesa con stoffe di seta, mentre lo si trascura fuori quando soffre per il freddo e la nudità. L'onore più gradito a Cristo è quello che lui stesso vuole, cioè l'elemosina e l'amore per i poveri, prima ancora di abbellire l'altare. Chi trascura il povero è destinato alla geenna, non chi non coopera ad abbellire il tempio. Perciò, mentre si adorna l'ambiente del culto, non si deve chiudere il cuore al fratello che soffre.
Il Corpo di Cristo nell'Eucaristia
In Gesù, che nella Messa, memoriale della sua Pasqua, diventa Pane di salvezza per noi, siamo chiamati a diventare "pane" per donarci agli altri, e Corpo di Gesù, Chiesa di comunione. Nell'Eucaristia, il sacerdote dice «Il Corpo di Cristo», e il fedele risponde «Amen», affermando ciò che egli stesso è in Cristo, come spiega Sant'Agostino. Così, non solo il corpo di Cristo è il “nuovo Tempio”, ma lo è anche ogni battezzato, poiché «Santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1Cor 3,16-17).

Sintesi
- Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata a compimento con una tale perfezione da rivelarne il senso ultimo e da riscattarne le trasgressioni.
- Gesù ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste ebraiche di pellegrinaggio e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio in mezzo agli uomini. Il Tempio prefigura il suo mistero. Se ne predice la distruzione, è per manifestare la sua propria uccisione e l'inizio di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo corpo sarà il Tempio definitivo.
- Gesù ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati, che lo hanno rivelato come il Dio Salvatore, e attraverso lo Spirito Santo, ha costituito la Chiesa come suo Corpo e Tempio di Dio, estendendo questa sacralità ad ogni corpo umano.
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