La Casa di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti a Montesacro: Storia e Vita Quotidiana

Nel cuore di Roma, in via Arbe, nel quartiere Montesacro, si trova la casa che fu dimora di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti. Questa residenza è stata teatro di importanti vicende personali e politiche, svelando aspetti intimi della vita del leader comunista e della sua compagna, insieme alla figlia adottiva Marisa.

L'Arrivo a Via Arbe e la Sorveglianza "Amica"

Nel dicembre 1951, un episodio sorprendente si verificò nella casa di via Arbe, quartiere Montesacro, a Roma. Mentre Palmiro Togliatti usciva dal villino con Nilde Iotti e la piccola Marisa, un gruppo di uomini entrò nell'abitazione per disseminarla di microfoni. Questi non erano nemici, bensì "compagni" agli ordini del partito, in questo caso di Giulio Seniga, vicepresidente della commissione Vigilanza. Tuttavia, il segretario stesso non era a conoscenza di questa operazione.

Questo evento è l'incipit del noir storico "Il nemico. Intrighi, sospetti e misteri nel Pci della guerra fredda" di Vindice Lecis. L'autore, che ha basato il suo lavoro su documenti, archivi e uno studio meticoloso della memorialistica sul PCI degli anni '50, non inventa né aggiunge, ma si limita a descrivere l'apparato riservato. Nel suo racconto, il meccanismo del giallo serve a indagare alcuni punti dolenti della storia della sinistra.

In piena Guerra Fredda, il Partito Comunista Italiano (PCI) era visto come il nemico della Democrazia Cristiana, il partito di governo. Il PCI, con due milioni di iscritti e tre scuole di formazione nazionali che sfornavano 61mila dirigenti in cinque anni, era anche percepito come «un paese nel paese», assediato dal sospetto di intelligence con l’URSS. Questo clima portò il PCI ad adottare una serie di rigorose misure interne. La Cia o i servizi segreti italiani che spiassero il capo del PCI, la seconda forza politica del Paese, appariva quasi "normale" nelle dinamiche della guerra fredda. Ma che a far mettere sotto sorveglianza il segretario comunista fossero stati proprio i suoi compagni di partito apparve quasi incredibile. Secondo alcune scarne testimonianze, gli apparati furono collocati nella casa di via Arbe per mettere sotto controllo la sua compagna, Nilde Iotti. Per i sovietici, e per una parte del partito, la parlamentare comunista era sospetta perché in contatti con ambienti vaticani e accusata persino di aver avuto rapporti stretti con i capi della rete titina scoperta nel PCI.

Casa di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti a Montesacro, Via Arbe

La Vita Quotidiana a Largo Arbe con Marisa Malagoli Togliatti

La convivenza di Marisa Malagoli Togliatti con Palmiro Togliatti e Nilde Iotti iniziò quando lei aveva sei anni, alla fine di marzo 1950. Questo avvenne in seguito a un evento traumatico: l'uccisione del fratello Arturo nell’eccidio delle Fonderie Riunite di Modena il 9 gennaio. In accordo con i genitori di Marisa, Togliatti e Iotti chiesero di affiliarla, e così la bambina si trasferì a Roma per vivere con loro.

La grande casa di Largo Arbe permise a Marisa di scoprire molte novità: la luce elettrica, la radio (ricorda che nei primi giorni cercava la persona di cui ascoltava la voce andando dietro l’apparecchio), poi il bagno e un letto tutto suo. Togliatti e Iotti divennero per lei lo "zio" e la "zia". Nel 1950, Marisa vide per la prima volta il mare a Lavinio e ne rimase stupita: non era un muro blu, ma un’immensa distesa di acqua increspata da onde.

Con lo zio, Marisa condivideva una grande scrivania di legno scuro. Da un lato lui lavorava ai suoi articoli, correggeva quelli per “Rinascita” e leggeva i giornali; dall’altro lei faceva i compiti. Spesso gli rivolgeva domande o gli chiedeva aiuto. Finiti i compiti, li rivedevano insieme e lo zio correggeva con la matita, prima che Marisa andasse a giocare in giardino. Togliatti le dedicava gran parte del tempo libero di cui poteva disporre, condividendo anche il tifo per Coppi e per la Juventus (anche se Marisa tifa per la Roma). Lo osservava mentre faceva le parole crociate, quelle a schema libero, munito di gomma e matita, soddisfatto solo quando riusciva a completare tutto lo schema.

Le vacanze erano un momento speciale: Fiumicino, Ostia antica, Tivoli, le rive dei laghi di Bracciano e di Vico, Caprarola o in riva al mare, e poi, ad agosto, in montagna. Ogni tanto erano soli, senza la zia che per il fine settimana andava a Reggio Emilia e nelle città del suo collegio elettorale. Una fotografia ritrae Marisa mentre accarezza un asinello nel maggio del 1953, sui Campi di Annibale sopra Rocca di Papa. Togliatti considerò il ritrovamento di un ferro di cavallo un segno di buon auspicio per il risultato elettorale del 7 giugno contro la “Legge Truffa”, e, preso dall’entusiasmo, scattò la foto.

I ricordi più significativi riguardano le vacanze in montagna, che per Togliatti incarnavano la memoria della sua gioventù. Negli anni Cinquanta, con lo zio e la zia, Marisa faceva lunghe passeggiate tra prati e boschi delle vallate vicino a Courmayeur, Champoluc, Cogne, ma anche gite più impegnative fino ai rifugi del Monte Bianco e del Monte Rosa. Erano accompagnati da Giacomo Barbaglia, l’autista assegnato dal Partito, che da esperto montanaro li guidava per i sentieri e le ferrate. Le vacanze in montagna sono proseguite fino al 1963.

Lo zio era un grande appassionato di fotografia. Possedeva più macchine fotografiche, inclusa una Contax di fabbricazione tedesca. La armeggiava con teleobiettivi, grandangoli, filtri vari per ritrarre le persone (Nilde, Marisa, gli amici) o fotografare i paesaggi. Quando il negozio restituiva i rullini stampati, li guardavano insieme in tre, a volte anche con amici. Nilde era molto contenta di questo suo hobby. Togliatti ha continuato a fotografare fino al 1964, ma gran parte delle fotografie scattate negli ultimi anni sono andate perdute nei vari traslochi.

Palmiro Togliatti, Nilde Iotti e Marisa Malagoli Togliatti in un momento di vita familiare

Vittime italiane del comunismo e colpe di Togliatti 1

La Storia d'Amore tra Palmiro Togliatti e Nilde Iotti

Era il 1947 quando si scrivevano le parole "Forse è bene che tronchiamo. I problemi che si pongono fra noi sono ormai troppi e troppo grandi", da parte di Nilde, e "Siamo già andati troppo avanti: anche se lo volessimo non potremmo più farlo", da parte di Togliatti. Era passato un anno da quando il "Migliore" aveva incontrato nei corridoi di Montecitorio quella deputata di Reggio, ventisette anni più giovane, e le aveva azzardato una leggera carezza sul capo.

L’etica puritano-proletaria del partito rumoreggiava contro la loro relazione. Mandarono in missione il segretario della Federazione di Reggio, Otello Montanari, a Botteghe Oscure (dove la coppia più notoriamente clandestina d’Italia abitava già in un sottotetto di tre stanze) per riferire del malcontento. Il Capo, senza neppure alzare lo sguardo dalle carte, con la stilografica a inchiostro verde rispose: “Hai finito compagno Montanari? Grazie, puoi andare”, e quello rinculò interdetto e mortificato.

Nilde Iotti, in un'intervista del luglio 1993, a quasi vent'anni dal loro incontro, ricordò l'amore di Togliatti. Ella raccontò il suo Togliatti, sempre chiamato per cognome, che argomentava "con lunghe, profonde osservazioni" la superiorità dell’amore sulle maldicenze, e che si inoltrava perigliosamente sul terreno del linguaggio lirico, chiedendo: "Chi sei tu? Chi ti apre il cammino ai segreti della mia vita?".

Del resto, era stato proprio Giorgio Amendola, che pure si era schierato coraggiosamente a difesa della loro relazione irregolare contro gli umori del partito, a dare a Nilde un consiglio irricevibile da una donna come lei: "Mi disse: dovresti dedicarti di più a lui, lasciare il lavoro politico... Gli risposi: non credo che Togliatti potrebbe amare una Iotti casalinga".

Vent’anni dopo quell'incontro, le lettere che scaldarono quell’amore pubblico e clandestino, custodite per decenni dalla figlia Marisa, divennero leggibili a tutti, pubblicate postume in un libro e commentate in diversi altri.

Nilde Iotti e Palmiro Togliatti

Le Dimore di Togliatti: Dal Villino Federzoni alla Soffitta di Botteghe Oscure

Prima di trasferirsi nella casa di Montesacro a Largo Arbe, che fu acquistata dal partito, Palmiro Togliatti visse in altre residenze significative. Nell’immediato dopoguerra, Togliatti e sua moglie Rita Montagnana furono residenti in un palazzo che era stato la casa di proprietà di Luigi Federzoni, uomo politico e presidente del Senato durante il ventennio fascista. Questa dimora, Villa Federzoni, ospitò in seguito la sede della Fnomceo ed è stata definita un vero “luogo della memoria”. In quel palazzo, il 25 luglio 1943, fu redatto il verbale della riunione del Gran Consiglio che decretò la caduta di Mussolini.

Tuttavia, "Il Migliore non amava quella casa", ricorda Edoardo Sassi. Forse per via del suo passato fascista, ma soprattutto perché preferiva, prima di stabilirsi definitivamente a Montesacro, la celebre soffitta di Botteghe Oscure, dove in quegli stessi giorni viveva la sua storia d’amore con Nilde Iotti. Questa evoluzione delle sue dimore riflette non solo i cambiamenti nella sua vita personale, ma anche il percorso storico e politico dell'Italia del dopoguerra.

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