Il simbolismo dei calzari nel Vangelo e nella tradizione biblica

Il sandalo rappresenta un elemento essenziale nella cultura biblica, non solo come prote

Il Significato dei Calzari nella Bibbia e nel Vangelo

I calzari, o sandali, rivestono un'importanza fondamentale nelle Sacre Scritture, non solo come semplice protezione per i piedi, ma come veicolo di profondi significati simbolici legati alla dignità, alla prontezza, alla penitenza e alla santità. La loro menzione in diversi contesti biblici offre una ricca prospettiva sul cammino spirituale e sulla missione del credente.

I Calzari: Simbolo Biblico di Protezione, Dignità e Prontezza

Il sandalo, come protezione dei piedi, è fondamentale per il cammino. La Bibbia conferisce a questo uso reale diversi significati collegati all'indossare o allo slacciare i sandali, tra cui dignità, prontezza e penitenza.

Indossare i sandali equivale ad acquisire dignità: il figlio prodigo, al suo ritorno a casa, anziché essere trattato come schiavo, riceve i segni della dignità filiale: il vestito più bello, l'anello al dito e i sandali ai piedi (cfr. Lc 15,22). Essi sono anche segno della cura di Dio durante il cammino nel deserto: «i vostri sandali non si sono logorati ai vostri piedi» (cfr. Dt 29,4).

I sandali sono richiesti agli ebrei in partenza dall'Egitto, i quali, per camminare speditamente, devono avere la cintura ai fianchi e i sandali ai piedi (Es 12,11). Nella notte di preparazione all’uscita del popolo di Dio dall’Egitto, oltre ai fianchi cinti, gli ebrei dovevano mangiare l’agnello con gli azzimi e le erbe amare tenendo i sandali ai piedi per essere pronti alla partenza. Similmente, l'apostolo Pietro, liberato dal carcere, come in una nuova esperienza di Esodo, deve mettersi i sandali per riprendere il cammino (At 12,8).

illustrazione di sandali antichi o caligae romane

Nel combattimento, i piedi sono preziosi per la stabilità che devono mantenere e per il movimento da garantire. Nessun particolare va trascurato e quindi neppure il tipo di calzature, che in alcune situazioni possono determinare vittoria o sconfitta. San Paolo, nella sua spiegazione del corredo per la battaglia spirituale (Ef 6), doveva aver avuto chiaro in mente l’attrezzatura di un soldato del suo tempo, probabilmente un soldato romano. Le caligae erano sandali militari molto robusti, con suola spessa munita di grossi chiodi alla base, necessari per proteggere il piede da spine e rovi, oltre a garantire stabilità e agilità di movimento.

I Calzari del Vangelo della Pace: L'Armatura del Credente

L'apostolo Paolo esorta i credenti ad avere «i piedi calzati e pronti a propagare il vangelo della pace» (Ef 6,15). I piedi calzati indicano la prontezza e lo zelo che accompagna l'annuncio del Vangelo. Questi calzari, più che un accessorio di lusso, sono parte integrante dell’armatura della fanteria romana e simboleggiano lo zelo dato dal vangelo della pace.

La vita del credente è un combattimento e il mondo è il campo di battaglia, con la lotta incentrata sull’annuncio del vangelo. Le calzature non servono se si rimane seduti in casa, ma si indossano quando la pace spinge all’azione e all’uscita: servono a marciare, a conquistare il terreno, lasciando l’impronta del passaggio verso l’obiettivo finale. Indossando queste calzature, i credenti sono salvaguardati e pronti, ogni volta che la situazione lo richiede, a portare il vangelo della pace.

EFESINI 6 - Cantico dell'armatura

Insieme alla cintura della verità e alla spada dello spirito, è fondamentale rivestirsi della «completa» armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo. Si combatte, senza dubbi e senza disperazione, per la pace, affrontando la battaglia con prontezza, con gli strumenti che il vangelo presenta: zelo, alacrità, fuoco interiore.

San Paolo descrive questi sandali con il termine greco hetoimasia, che significa "l'atto di preparare", "la condizione di una persona o cosa preparata", "preparazione", "prontezza". Questa preparazione ha un duplice scopo: essere pronti all'azione e stabilmente radicati nella pace del Vangelo.

Togliersi o Slacciare i Sandali: Molteplici Valenze Simboliche

Togliersi i sandali o slacciarli richiama diversi significati nella tradizione biblica e spirituale.

  • Penitenza: Slacciare i sandali è simbolo di penitenza, che richiede al penitente di andare scalzo. Un esempio è Davide che, salendo il pendio del monte degli Ulivi, piangeva e camminava col capo coperto e a piedi scalzi (cfr. 2Sm 15,30; Mic 1,8).
  • Santità del luogo: Togliersi i sandali significa riconoscere la santità del luogo che appartiene a Dio e richiede rispetto e umiltà (cfr. Es 3,5). Il comando di Dio a Mosè, «Togliti i sandali», implica liberarsi da ciò che lo tiene legato e rinchiuso in sé per accogliere la Parola di Dio che lo condurrà in un cammino nuovo. Questo atto è un po’ come spogliarsi, farsi vedere nudo, per quello che si è veramente, al di là delle etichette o del proprio modo di porsi.
  • Mosè che si toglie i sandali davanti al roveto ardente
  • Denuncia dell'ingiustizia: Il profeta Amos denuncia i ricchi commercianti che, per continuare ad arricchirsi, «comprano il povero per un paio di sandali» (Am 2,6), indicando la spietata oppressione dei deboli.
  • Vulnerabilità e rispetto: Nel contesto spirituale, imparare a «togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro» (Evangelii Gaudium 169) significa avvicinarsi all'altro con profondo rispetto e compassione, riconoscendo la sua unicità e la libertà in divenire della sua coscienza. Questo invita a un cammino di prossimità che sani, liberi e incoraggi la maturazione nella vita cristiana.

Il termine "sandali" deriva dal verbo ebraico che significa 'chiudere' o 'stringere'. Questo significato suggerisce che il comando divino a Mosè di togliersi i sandali gli chiedesse di liberarsi da ciò che lo teneva legato, per accogliere la Parola di Dio in un cammino nuovo e delicato, un "passo di Dio", attento e scelto, differente dal passo deciso e sicuro di un uomo.

Giovanni Battista e l'Umiltà di Fronte al Messia

Nei quattro Vangeli, la formula dell'indegnità è in bocca a Giovanni Battista, il quale afferma di non essere degno di slacciare i legacci dei sandali del Messia (Mt 3,11; Mc 1,7; Lc 3,16; Gv 1,27; At 13,25). Questo gesto, più che un semplice segno di umiltà del servo verso il padrone, interpreta l'Antico Testamento alla luce di Gesù.

Slacciare i sandali nella Bibbia è anche simbolo del diritto di proprietà. Ad esempio, nel Salmo 60,10 si legge: «Il Signore getta i suoi sandali sull'Idumea», indicando che ne prende possesso. Inoltre, sciogliere il sandalo allude alla legislazione sul matrimonio, in particolare al diritto/dovere del levirato (Dt 25,5-10). Secondo questa legge, il parente più prossimo doveva sposare la vedova del fratello per dargli una discendenza. Se rinunciava a questo diritto, doveva togliersi il sandalo, segno della cessione ad altri del suo diritto di proprietà. Questa legge è illustrata nel libro di Rut (4,7-8) dove assume anche l'idea di riscatto.

illustrazione di Giovanni Battista che battezza Gesù

Questo significato è sotteso nell'atteggiamento del Battista che, dichiarando di non poter togliere a Gesù il sandalo, afferma di non avere alcun diritto di prendersi la sposa - intesa come Israele o la Chiesa - perché «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa» (Gv 3,29).

Si nota una differenza tra Matteo che parla di «portare i sandali» e Marco e Luca che ricorrono al dettaglio dello «slegare i lacci». In comune c’è il senso di indegnità, implicato nell’avvicinamento, per quanto si tratti di toccare una calzatura, e neppure una parte del corpo - peraltro i piedi, ritenuti qualcosa di infimo, tanto che i gesti richiamati erano compiuti dallo schiavo.

La versione matteana, che parla di «portare i sandali», fa riferimento all'azione del discepolo. Per i rabbini, il discepolo era tenuto al servizio (shimmush) e all’ascolto (shimmua’) verso il suo maestro, ed era esentato da tutti i servizi eccetto che dal togliergli le scarpe. Giovanni, quindi, è rappresentato come se dicesse di avere un discepolo di cui egli stesso è indegno di essere discepolo.

L'umiltà del Battista è un esempio per tutti. San Josemaría ricordava: «C’è indubbiamente bisogno di un nuovo cambiamento, di una lealtà più piena, di un’umiltà più profonda, affinché diminuisca il nostro egoismo e Cristo cresca in noi; infatti, illum oportet crescere, me autem minui, bisogna che Egli cresca e che io diminuisca». Anche san Filippo Neri, considerato l’umiltà la prima virtù di un Santo, mise alla prova la presunta santità di una religiosa chiedendole di togliergli i sandali infangati, gesto che lei rifiutò, rivelando la sua mancanza di vera umiltà.

Le Istruzioni di Gesù agli Apostoli sui Calzari

Le istruzioni di Gesù agli apostoli riguardo al viaggio presentano delle sfumature interessanti nei diversi Vangeli. Matteo (10,10) dice: «Non provvedetevi... di calzari, né di bastone», e Luca (9,3): «Non prendete nulla per il viaggio: né bastone, ...». In contrasto, Marco (6,8) scrive che Gesù «comandò loro di non prendere niente per il viaggio..., ma soltanto un bastone; di calzare i sandali».

illustrazione degli apostoli in cammino

La differenza fra Matteo e Marco risiede nel verbo usato per il comando. In Matteo è κτάομαι (ktaomai), che significa ottenere o procurare. Gesù in Matteo non proibì di portare un bastone e delle scarpe, ma soltanto di non prendere oltre quello che avevano già. Marco, invece, sottolinea che dovevano portare un solo bastone e le scarpe che avevano già, ma non altre cose superflue. Luca usa lo stesso verbo di Marco.

In sintesi, il senso del comando nei Vangeli è uguale, anche se qualche dettaglio è diverso: gli apostoli dovevano andare così come erano, senza preparativi particolari, ma con una fiducia in Dio che avrebbe provveduto per loro.

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