Il Duomo di Pavia, intitolato a Santo Stefano protomartire e a Santa Maria Assunta, è la più imponente chiesa della città e un significativo edificio rinascimentale. Rappresenta una sintesi di pianta centrale e longitudinale che anticipa le ricerche tipologiche sviluppatesi intorno alla basilica di San Pietro a Roma.
L'attuale Duomo sorge sul sito delle due preesistenti antiche cattedrali romaniche, unite e comunicanti, di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo, i cui resti sono visibili al livello della cripta. In passato, sull'area occupata dal Duomo, sorgevano le cattedrali "gemelle" di Santo Stefano e di Santa Maria Maggiore, comunemente chiamata Santa Maria del Popolo. Le due chiese originarie furono fondate tra il VI e il VII secolo e rinnovate successivamente, ma intorno all'XI-XII secolo furono ricostruite in forme romaniche, come avvenne nello stesso periodo per altri prestigiosi edifici di culto della città, quali le basiliche di San Michele Maggiore e di San Pietro in Ciel d'Oro.
La chiesa di Santo Stefano, più ampia e a cinque navate, era situata a nord, a fianco della Torre Civica, e fungeva da cattedrale estiva, mentre quella di Santa Maria del Popolo, più raccolta e a tre navate, la affiancava a sud ed era utilizzata come cattedrale invernale. Pur essendo ben distinte, le due chiese formavano un complesso architettonico unico, essendo totalmente comunicanti tra loro. Grazie a indagini ottocentesche e al disegno e alla descrizione di Opicino de Canistris (1330) si può apprendere che le due facciate erano allineate alla Torre Civica.

Il Progetto Originario e il Ruolo di Bramante
Dopo aver progettato di rinnovare le due antiche chiese, la costruzione della nuova cattedrale, voluta dal cardinale Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, iniziò nel 1488. I lavori presero avvio sotto la direzione dell'architetto Cristoforo Rocchi, ben presto affiancato da Giovanni Antonio Amadeo, al quale alcuni studiosi attribuiscono il progetto generale.
Anche se ai primi disegni e alla stesura del progetto parteciparono Cristoforo Rocchi e Giovanni Antonio Amadeo e poco più tardi Gian Giacomo Dolcebuono, concordemente viene attribuito a Donato Bramante l'imponente schema planimetrico centrico. Questo era basato sull'innesto di un nucleo ottagonale a cupola con un corpo longitudinale a tre navate, un modello già realizzato in Santa Maria del Fiore a Firenze e nella Basilica di Loreto, opere ben note a Bramante.
La storiografia generalmente attribuisce tale progetto originario a Bramante, di cui risulta documentata la presenza in cantiere nell’agosto del 1488 per risolvere i contrasti sorti tra Rocchi e Amadeo e dare “disegnum seu planum”. Il progetto prevedeva infatti un corpo con tre navate, affiancate da nicchie semicircolari, nell'asse longitudinale, innestato su un corpo centrale triabsidato, con transetto a tre navate, e dominato da una grande cupola, raccordata mediante pennacchi triangolari all'ottagono irregolare dei pilastri.
La prima pietra fu posata il 29 giugno 1488; i lavori presero avvio sotto la direzione del Rocchi e dell'Amadeo, inizialmente con la supervisione del Bramante. Nel 1490 visitarono il cantiere, dando il loro contributo, anche Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio Martini. Gli storici mettono in evidenza la vicinanza del Duomo pavese con i contemporanei studi di Leonardo da Vinci del periodo milanese, su edifici a pianta centrale, che presentano analogie più come atteggiamento che per specifiche soluzioni.
All'architetto di Urbino viene attribuito anche l'impianto della cripta, terminata nel 1492, forse ispirata a monumenti romani come il ninfeo degli Orti Sallustiani e la sala termale della Villa Adriana a Tivoli. In particolare, il disegno della cripta, la parte basamentale della zona absidale dell’edificio e delle sagrestie sono attribuiti all’artista marchigiano. Il Duomo pavese fu il principale esempio di cattedrale rinascimentale prima di San Pietro.
Un disegno appartenuto alla collezione De Pagave, ora nella Biblioteca Civica di Novara, nel passato creduto di Bramante, ma certamente tarda copia di un disegno più antico, porta una scritta che ne attribuisce la paternità a Bramante e lo data al 1490 ("Dominicum Templum Ticini Fundatum - ab Ascanio Sfortia S. R. Eccl. Card. - Bramante Urbinate inven. MCCCCXC"). Poiché la parte inferiore dell'edificio corrisponde sostanzialmente alla realizzazione mentre la parte superiore, specie la cupola, è da questa notevolmente diversa, potrebbe realmente trattarsi di copia di un'idea bramantesca.

La seguente descrizione si riferisce a una pianta ipotetica del progetto bramantesco a pianta centrale, sebbene la scala grafica non corrisponda alle dimensioni reali:
- Controfacciata: da (A) a (B)
- Transetto destro: da (C) a (H)
- Presbiterio: (I)
- Sagrestie: (L) Sagrestia, (M) Sagrestia dei Canonici
- Transetto sinistro: da (N) a (P)
Le Fasi Costruttive e i Materiali
Fondato nel 1488, il Duomo fu costruito molto lentamente e con numerose varianti al progetto originale. Nel 1496 risulta parzialmente completata la sacrestia settentrionale, che fu conclusa solo nel 1636, mentre quella meridionale fu iniziata nel 1505 e completata nel 1676.
Data l’assenza di cave di marmo e pietra nelle vicinanze di Pavia, a partire dagli anni ’90 del XV secolo, la fabbrica del Duomo stipulò numerosi contratti con privati possessori di cave, per lo più nella zona di Ornavasso e Crevola, per la fornitura del marmo. Le pietre erano trasportate con nave dal lago Maggiore al Ticino. L’abside dell’altare maggiore, realizzata tra il 1504 e il 1507, fu infatti costruita utilizzando marmo di Ornavasso, Crevoladossola e pietre provenienti dalle cave di Arzo, Saltrio e Angera.
Nel 1518 la Fabbrica del Duomo, per assicurarsi continue e abbondanti forniture di marmo, acquistò tre cave a Crevoladossola, da dove, tramite il Toce, il Lago Maggiore e il Ticino, i blocchi di marmo giungevano a Pavia a porta Calcinara. Per agevolare tali operazioni, la Fabbrica fece edificare una strada che collegava le cave al Toce e mantenne alcuni scalpellini pavesi, come Ambrogio Massara e alcuni membri della famiglia Arrigoni, a Crevoladossola. La Fabbrica cedette a privati i diritti sulle cave solo alla fine del XVIII secolo.
Nel Cinquecento, Pellegrino Tibaldi diresse a lungo i lavori, ma le opere proseguirono in modo discontinuo, tra interruzioni e ripensamenti. Nel XVII secolo fu completata la parte corrispondente al presbiterio, che fu collegata alle navate del vecchio duomo demolendo l'abside romanica di Santo Stefano, consentendo quindi di utilizzare la prima porzione completata della nuova cattedrale, consacrata il 24 agosto 1615.
Nel XVIII secolo si mise mano al corpo centrale dell'edificio, completando la posa degli otto titanici pilastri dell'ottagono e innalzando, sotto la direzione di Benedetto Alfieri, l'altissimo tamburo, aperto da sedici finestroni. Nel 1766, il tamburo fu portato fino all'altezza dell'imposta della cupola e poi coperto da un soffitto provvisorio in legno, destinato però a durare per oltre un secolo.
Completamento Moderno
All'inizio del XIX secolo, il Duomo era ancora sostanzialmente fermo al braccio longitudinale, completo a est in corrispondenza del presbiterio e ancora incompiuto a ovest in direzione della facciata, e all'ottagono centrale della cupola. Per qualche tempo si pensò a un riadattamento neoclassico dell'esistente secondo un progetto di Carlo Amati e Luigi Malaspina, che però non fu realizzato.
Le speranze di completare la cattedrale come da progetto, completa dei due transetti, erano minime: nel 1832, in sostituzione del transetto sud, fu realizzata la Cappella di Sant'Agostino, pure in stile neoclassico, destinata a ospitare l'omonima Arca marmorea e le spoglie del Santo, dopo la soppressione della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro. Chiusa la parentesi neoclassica, nel 1855 si completarono le tre navate ovest del braccio longitudinale, quelle del piè di croce, senza tuttavia metter mano alla facciata.
Nel 1882-1885 fu finalmente voltata la cupola in muratura a doppia calotta da Carlo Maciachini, utilizzando anche travature metalliche e una catena perimetrale metallica, concepita per contenere le spinte trasversali e scaricarle sui pilastri dell'ottagono. Tale catena si ruppe però al momento del disarmo, causando allarme in merito alla sicurezza della costruzione. Per mancanza di spazio e di fondi si rinunciò infine a realizzare la navata per tutta la lunghezza prevista, anche perché ci si convinse che le ultime cinque campate, visibili nel modello ligneo, costituissero un'aggiunta successiva all'originale progetto bramantesco a pianta centrale. Lo stesso Maciachini completò pertanto nel 1895-1898 la facciata discostandosi solo per pochi particolari architettonici dal progetto originale e lasciando la muratura al rustico, con l'eccezione di due gallerie marmoree, per la cronica mancanza di fondi.
La cattedrale fu infine completata addirittura negli anni trenta del XX secolo, con l'edificazione nel 1930-33 dei due bracci del transetto. Questi furono realizzati secondo i disegni originali cinquecenteschi ma utilizzando una struttura portante in cemento armato, in modo tale da non alterare le linee architettoniche interne. Tale tecnica costruttiva fu necessaria sia per motivi statici, consentendo di concepire i due transetti come organismi autonomi disturbando il meno possibile l'equilibrio della cupola, sia perché era l'unica che garantiva la possibilità di salvaguardare gli avanzi sotterranei dell'antica cattedrale medievale di Santa Maria del Popolo.
Descrizione Architettonica dell'Edificio Attuale
Il Duomo di Pavia è un edificio di notevoli dimensioni. La chiesa si sviluppa su tre navate, con la centrale doppia delle laterali e percorsa da una galleria praticabile, sia nel corpo longitudinale sia nel transetto. Le navate laterali sono affiancate da cappelle semicircolari. L'interno, di purissime linee architettoniche rinascimentali, restituisce un'impressione di grande imponenza, amplificata dalla luminosità dei bianchissimi rivestimenti in marmo d'Ornavasso, Angera, Carrara e, soprattutto, Crevoladossola, dove la Fabbrica del Duomo possedeva tre cave di marmo.
La pianta è a croce greca a quattro bracci uguali. Il braccio d'ingresso, a ovest, risulta composto da tre campate, mentre i due bracci del transetto, a nord e a sud, e quello del presbiterio, a est, sono composti da due sole campate e si concludono con un'ampia abside semicircolare, avente profondità pari alla terza campata del braccio d'ingresso. Quindi, la lunghezza dell'edificio e la sua larghezza al transetto si equivalgono. Il modello ligneo mostra invece il prolungamento della navata longitudinale, che avrebbe dovuto prevedere ben otto campate.
La Cupola
La cupola centrale, a pianta ottagonale, è visibile dalla campagna circostante la città. Con un'altezza di 97 metri, una luce di 34 metri e un peso nell'ordine delle 20 mila tonnellate, è la quarta in Italia per dimensioni, sorpassata soltanto dalla basilica di San Pietro, dalla cupola del Pantheon di Roma e dalla cattedrale di Firenze. La cupola a pianta ottagonale è alta, con la croce di sommità, 92,2 metri dal pavimento interno, ma all'esterno tale misura può arrivare fino a 97,5 metri se si considera che il tessuto viario adiacente non è in piano e il fianco sud della cattedrale risulta pertanto rialzato. La diagonale maggiore della cupola è, esternamente, di 35,8 metri, mentre all'interno la diagonale massima misura 30 metri.
La cupola è sormontata da una slanciata lanterna che riprende il disegno del modello ligneo, e appoggia su un alto tamburo con ampi finestroni. La cupola è sorretta da otto pilastri dalla forma complessa, tra i maggiori della Lombardia per dimensioni, collegati da archi e costituiti da un nucleo di mattoni e da un paramento marmoreo. A causa dell'enorme peso della cupola (20.000 tonnellate), i pilastri hanno avuto bisogno di un recente e urgente intervento di consolidamento, avendo rischiato il collasso a causa di uno stato di flessione.

Il Campanile
A fianco del Duomo era situata la Torre civica, di cui si ha menzione fin dal 1330, ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi e crollata il 17 marzo 1989. La torre civica medievale, accanto al Duomo, è crollata nel 1989.
Il campanile del Duomo, ben visibile da Piazza Vittoria, è stato costruito nel '700 per ospitare le campane dopo una disputa per contendersi la torre civica. Il Campanile è dotato di un concerto di 8 campane in Do3 fuse da Acilde e Calisto Crespi nel 1891. Dal 1989 fino al 2025, le campane del Duomo sono state mute e abbandonate. Ad aggravare la situazione, il campanile era anche in pericolo di crollo. Nel 2025, grazie ai fondi del PNRR, sono iniziati i lavori di consolidamento strutturale del campanile, conclusi in pochi mesi. Le campane non sono state toccate, infatti attendono ancora un restauro.
Interni e Opere d'Arte
Sulla controfacciata si trovano due capolavori di epoca barocca, opera dei due principali esponenti dell'Accademia Ambrosiana: la Madonna e i santi.
L'altare maggiore è stato progettato dall'architetto Giovan Battista Chiappa nel 1835 e proviene da San Pietro in Ciel d'Oro. È stato consacrato il 26 novembre 1836 dal vescovo Luigi Tosi. Il coro ligneo in noce proviene invece dalla chiesa di Santa Maria Incoronata di Canepanova. Segue il portale rinascimentale d'accesso alla sagrestia dei Cappellani maggiori, sormontato da un'iscrizione in latino.
Cappelle del Duomo
Sulla parete est, al lato dell'altare maggiore, si trova la Cappella del Crocefisso, originariamente dedicata alla Madonna del Rosario. L'altare è stato progettato nel 1768 da Lorenzo Cassani. Fa da sfondo al crocefisso ligneo un'incorniciatura in marmi policromi che contiene un dipinto. Nel catino absidale, durante l'ultimo restauro, è stata recuperata la decorazione sottostante, con la rimozione degli affreschi che rappresentavano angeli con i simboli della passione.
Nella parte a destra del presbiterio, si incontra la Cappella dei santi vescovi Armentario e Litifredo II. Il primo è stato vescovo della città dal 710 al 722, il secondo dal 943 al 971. Nel 1636 i corpi sono stati traslati nella cappella fatta edificare dal vescovo Fabrizio Landriani. Un'iscrizione riporta che: "Sotto l'altare di questa cappella / dedicata ai santi Vescovi Pavesi / Armentario e Litifredo II / riposano insieme le loro ossa / da una sotterranea cappelletta / dell'antico duomo qui trasportate / il dì 23 aprile 1626 e debitamente / riconosciute il dì 16 luglio 1867". Nel catino sono dipinte le Virtù teologali.
Successivamente si ha il portale rinascimentale che conduce alla sagrestia del Capitolo, con un'iscrizione latina: «Haec sacris rebus sacrisq. / dicata ministris / coella profane pio / limine siste pedem» (Questo luogo è riservato alle cose sacre e ai sacri ministri. Fermati o profano davanti a questa veneranda soglia).
Infine, sulla parete est, al lato dell'altare maggiore, si trova la Cappella di San Alessandro Sauli, che è stato vescovo della città alla fine del Cinquecento. La cappella è stata voluta dai fratelli Pio e Angelo Bellingeri (1744). L'altare ha una decorazione in marmo, con statue e dipinti in stile rococò o barocchetto. In un medaglione in bronzo è raffigurato il santo con una grande croce mentre predica a Milano, in Piazza dei Mercanti. Nell'ovale sorretto dagli angeli è dipinta "La gloria di sant'Alessandro" del pittore milanese Federico Ferrari. Ai lati sono rappresentati due episodi della vita del Santo eseguiti dal pittore pavese Francesco Barbieri. Nel catino absidale vi sono degli angeli in volo sulle nubi, tra raggi dorati, in opera di Elia Vincenzo Buzzi.
Le Reliquie delle Sacre Spine
Nel catino absidale un'imponente decorazione barocca, composta da stucchi e affreschi, fa da cornice alle reliquie delle tre spine della corona posta in capo a Gesù durante la passione. Originariamente si pensò nel Seicento alla creazione di un altare per l'esposizione delle spine, salvo poi optare per un luogo più sicuro in cui riporre le importanti reliquie.
Al matematico Cristoforo Pecchio, cattedratico dell'università della città, fu affidato il compito di creare il meccanismo per calare le spine, meccanismo più volte rivisto nel tempo. Alcuni documenti attestano che il meccanismo fosse operativo già nel 1698-1699. Le spine vengono calate dall'alto durante la veglia di Pentecoste per essere portate in processione il lunedì successivo. Le reliquie vengono calate nel presbiterio poggiate su una imponente struttura in legno in stile barocco del peso di cinque quintali raffigurante una nuvola sormontata da angeli ("Nivola"), che è collocata in una delle cappelle laterali della parte meridionale del presbiterio. La Nivola manca di alcune parti in rame, la nuvola e il baldacchino sottratte durante il periodo della Repubblica Cisalpina. La tradizione dell'ostensione e della processione si ripete dal 1645, e fu istituita dall'allora vescovo Giovanni Battista Sfondrati. La struttura nel catino abissale presenta una parte anteriore con un balcone in ferro battuto commissionato il 22 marzo 1674 dal Consiglio Municipale.
Il Modello Ligneo
Ancor di più dell'edificio costruito, il grande modello ligneo, conservato nel Castello Visconteo, restituisce in pieno la grandiosità di questa architettura. A testimoniare l’iniziale grandiosità e raffinatezza del progetto resta, presso i Musei Civici, lo stupefacente modello ligneo, intagliato nel primo quarto del Cinquecento da abili artigiani locali. Iniziato dal Rocchi, fu completato con modifiche dopo il 1497 da Giovan Pietro Fugazza, probabilmente seguendo i suggerimenti del Dolcebuono e dell'Amadeo, ai quali era stato affidato in quegli anni il cantiere. Il modello ligneo mostra il prolungamento della navata longitudinale, che avrebbe dovuto prevedere ben otto campate, a differenza dell'attuale configurazione.

Consolidamento e Restauri Recenti
Dopo il crollo della Torre Civica nel 1989, sono iniziati lunghi lavori di consolidamento alla cattedrale che presentava problemi strutturali, come del resto aveva fatto fin dall'inizio della costruzione. In particolare, i pilastri della cupola erano soggetti a forte stato flessionale, con fratture che avevano interessato anche la superficie del rivestimento marmoreo, mentre il tamburo della calotta presentava vistose crepe.
Una volta completati il consolidamento statico della cupola e altri lavori urgenti di restauro sia all'interno sia all'esterno, la cattedrale è stata riaperta al pubblico dal vescovo Giovanni Giudici, domenica 14 ottobre 2012. Altre opere dovranno essere realizzate, in particolare la nuova pavimentazione interna e il ripristino dei dipinti e degli altri arredi sacri.
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