La Bibbia è stata scritta per essere tradotta. La sua essenza si lega all'incarico affidato ai Dodici di portare il Vangelo a tutti gli uomini di tutti i tempi, un compito che ha sempre richiesto e richiederà una costante opera di traduzione. La teoria linguistica spiega che una traduzione esatta al 100% è impossibile, poiché ogni lingua è intrinsecamente diversa e impedisce equivalenze automatiche tra termini ed espressioni. Pertanto, l'atto della traduzione è già di per sé un'interpretazione, che tuttavia permette inevitabilmente di trasmettere il messaggio.
Il celebre motto italiano "traduttore traditore" evidenzia questa complessità. La traduzione è un'arte delicata, che richiede una doppia fedeltà: all'autore e al lettore. Questa tensione non è esclusiva, ma al contrario, si rivela feconda. La traduzione della Bibbia è ancora più complessa perché l'autore umano è unito all'Autore divino. Pertanto, tra la fedeltà al lettore e la fedeltà all'Autore, quest'ultima deve prevalere, come sosteneva il p. Manuel Iglesias, eminente traduttore del Nuovo Testamento in spagnolo. Questo "attore" divino genera un fatto singolare: Dio è vivo e capace di parlare, quindi ogni tentativo di spogliare la parola del suo mistero deve essere scartato. Spetta al lettore credente entrare in quel mistero per scoprire la luce che esso dispiega. Per questo motivo, la traduzione deve sempre cercare la fedeltà all'originale con la massima accuratezza e cura linguistica.
Alla luce di quanto detto, esistono diversi tipi di traduzione. Ad esempio, una traduzione di studio, che privilegia la massima vicinanza alle lingue originali (ebraico, aramaico o greco), non è la stessa cosa di una traduzione liturgica, in cui prevale la bellezza sobria e dignitosa per la proclamazione. Tuttavia, tutte devono esprimere quella doppia fedeltà che, privilegiando l'Autore, cerca di illuminare la mente e il cuore del lettore. Infine, la lettura della Sacra Scrittura è sempre un atto ecclesiale, per cui il suo contesto proprio è la liturgia. In questo contesto, lo Spirito Santo si preoccupa di introdurre l'uditore o il lettore, per mezzo di questa parola, nella Rivelazione del Dio vivente. La Bibbia, donata al popolo di Dio, permette ad ogni cristiano di entrare in questa relazione d'amore; così, la Chiesa ci insegna che i santi ci danno l'autentica "traduzione" del Vangelo.
Il Contesto Storico delle Traduzioni
Le Radici Antiche: Ebraico, Greco e Latino
La Bibbia, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento, è una piccola biblioteca di 72 libri, composta in un arco temporale di circa dodici secoli, da Babilonia a Roma. Il testo ebraico e aramaico dell'Antico Testamento fu tradotto in greco nel III-II secolo a.C. da eruditi ebrei di Alessandria d'Egitto, dando vita alla versione dei Settanta (LXX), importante anche per gli autori del Nuovo Testamento. Successivamente, la chiesa dei primi secoli si servì di questa venerabile versione greca nella liturgia. Essa fu tradotta in latino innanzitutto nella Vetus Latina. Girolamo (347-420), recatosi nel deserto di Giuda, imparò l'ebraico e tradusse in latino l'Antico Testamento dall'originale e il Nuovo Testamento dal greco, creando la Vulgata, che divenne la versione ufficiale della Chiesa romana nel IV secolo d.C.
I LIBRI PERDUTI del Nuovo Testamento
Il Medioevo e le Prime Versioni Volgari
Contrariamente a una diffusa convinzione, non furono i riformatori protestanti i primi a tradurre la Bibbia nelle lingue nazionali. Già nel corso del Medioevo, la Bibbia era stata tradotta in buona parte delle lingue nazionali. Ad esempio, una traduzione della Bibbia in lingua gota, curata da Wulfila e risalente al IV secolo, costituisce l'unica testimonianza in nostro possesso di quella lingua.
Nei secoli centrali del Medioevo, le traduzioni della Bibbia in lingua locale erano all'ordine del giorno, spesso parziali e concepite come sussidio per lo studio. Molto apprezzate erano le traduzioni dei Salmi a scopo devozionale. Con l'invenzione della stampa, ben prima di Lutero, furono prodotte edizioni a stampa in italiano (1471), olandese (1477), spagnola (1478), ceca (1478) e catalana (1492).
La Nascita delle Traduzioni Italiane Stampate
La Bibbia di Niccolò Malermi (1471)
Le prime versioni in lingua volgare della Vulgata iniziarono a comparire probabilmente dal XIII secolo. Il 1° agosto 1471, a Venezia, il tedesco Vandelino di Spira pubblicò la prima edizione della Bibbia in italiano, con il titolo di Bibbia degnamente vulgarizzata per il clarissimo religioso duon Nicolao Malermi, nota in seguito come Bibbia d’Agosto. Niccolò Malermi, monaco camaldolese, si basò sulla Vulgata, consultando anche i volgarizzamenti manoscritti più diffusi. Questa traduzione riscosse un consenso unanime e conobbe nove ristampe in trent'anni, spesso corredate da xilografie di pregio.
La Bibbia d’Ottobre o Jensoniana (1471)
Nel mese di ottobre dello stesso anno, sempre a Venezia, uscì un'altra Bibbia in volgare, anonima, che ricalcava testi di tradizione toscana di origine trecentesca. Questa edizione fu soprannominata anche Bibbia Jensoniana, dal nome di Niccolo Jenson, probabile stampatore dell’opera.
Le Versioni del XVI Secolo: Brucioli, Zaccheria e Marmochino
Nel 1530, presso la tipografia Giunti di Venezia, l’umanista toscano Antonio Brucioli pubblicò Il Nuovo Testamento di greco nuovamente tradotto in lingua toscana, seguito nel 1532 dall’intera Biblia, quale contiene i sacri libri del Vecchio Testamento. Per l'Antico Testamento, si servì della traduzione latina di Sante Pagnini (1527), e per il Nuovo Testamento della versione latina di Erasmo da Rotterdam (1516). Sebbene Brucioli fosse cattolico, alcuni passi della sua traduzione parvero in odore di protestantesimo e fu rapidamente messa all'Indice, ma riscosse molti consensi nelle comunità protestanti italiane.
Nel 1536, il frate domenicano Zaccheria da Firenze produsse il suo Nuovo Testamento, una revisione stilistica del testo di Brucioli. Due anni dopo, nel 1538, a Venezia, fu pubblicata La Bibbia nuovamente tradotta dalla hebraica verità in lingua thoscana, a cura del frate domenicano Santi Marmochino, una revisione del testo di Brucioli per l'Antico Testamento con ampio uso del testo di Pagnini, e una riproduzione esatta del testo di Zaccheria per il Nuovo Testamento.
Traduzioni Protestanti e L'Indice dei Libri Proibiti
Nel 1551 venne pubblicato a Lione Il Nuouo ed Eterno Testamento di Giesu Christo, tradotto dal frate benedettino Massimo Theofilo Fiorentino direttamente dall’originale greco. Nel 1555 fu pubblicata a Ginevra un'edizione bilingue (italiano-francese) del Nuovo Testamento a cura del valdese Giovan Luigi Pascale, nella quale fu inserita, per la prima volta in Italia, la suddivisione in versetti. Pascale utilizzò come guida la versione del Brucioli, rivedendola sul testo greco.

A partire dal 1559, papa Paolo IV, nel tentativo di contrastare il diffondersi di eresie, emanò l’Indice dei libri proibiti (ribadito poi nel 1564 da Pio IV e nel 1596 da Clemente VI). Questi decreti proibivano la stampa, la lettura e il possesso di versioni della Bibbia in lingua volgare senza previa autorizzazione. Questo segnò un periodo di "secoli bui" (XVII-XVIII) per la Bibbia nella Chiesa cattolica, a causa della diffidenza verso il protestantesimo e il principio di "sola Scriptura".
Il XVII e XVIII Secolo: Diodati e Martini
La Bibbia di Giovanni Diodati (1607)
Nel XVII secolo, l’unica Bibbia tradotta in italiano fu quella del protestante Giovanni Diodati (1576-1649), pubblicata a Ginevra nel 1607 con il titolo La Bibbia. Cioè, i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento. Nuovamente traslati in lingua italiana, da Giovanni Diodati, di nation Lucchese. Diodati, profondo conoscitore dell'ebraico e professore all'Università di Ginevra, realizzò per la prima volta in Italia una traduzione direttamente dai testi originali greci ed ebraici. Quest'opera fu un evento decisivo, conobbe varie ristampe e fu diffusa in Italia clandestinamente, incontrando forte opposizione cattolica. La versione Diodati conobbe una profonda revisione nel 1924, denominata Riveduta, e successivamente la Nuova Riveduta nel 1994, che aggiornò il linguaggio e la revisione basandosi su manoscritti greci ed ebraici non disponibili all'epoca di Diodati.
La Bibbia di Antonio Martini (1769-1781)
Nel 1757, papa Benedetto XIV espresse il desiderio di una traduzione della Bibbia in italiano, eliminando nel 1758 il divieto di nuove traduzioni. Fu così che l'abate Antonio Martini (1720-1809), in seguito arcivescovo di Firenze, pubblicò il Nuovo Testamento in sei volumi (1769-1771) e poi l’Antico Testamento in sedici volumi (1776-1781). Martini tradusse dalla Vulgata e affiancò al testo italiano quello della Bibbia latina, arricchendo l'opera con un imponente apparato critico di note storiche, teologiche, filologiche e pastorali. Per secoli, la Chiesa cattolica italiana adottò questa versione come sua ufficiale e, per qualche tempo dopo il Concilio Vaticano II, fornì i brani letti nelle prime Messe celebrate in italiano.
Il XX Secolo e le Traduzioni Contemporanee
La Rinascita Cattolica e le Nuove Traduzioni
All'inizio del XX secolo, nonostante le difficoltà dovute alla paura del modernismo, la "Pia Società San Girolamo per la diffusione dei Vangeli" iniziò a invertire la tendenza con la pubblicazione di una traduzione dei quattro vangeli e degli Atti degli apostoli dall’originale greco (1902). Seguirono attacchi dalla Civiltà Cattolica e da Pio X, che chiesero una correzione dell'opera. Alberto Vaccari fu il primo a compiere una traduzione in italiano dai testi in lingua originale su richiesta di Pio X, lavoro che si concluse solo alla fine degli anni '50. Nello stesso periodo, proliferarono nuove traduzioni della Bibbia in ambiente cattolico, inizialmente dalla Vulgata e poi dai testi originali, tra cui le edizioni di A. Mercati (1929), E. Tintori (1931), M. Sales (1931), G. Ricciotti (1939-1940), A. Vaccari (1958), G. Robaldo (1958), F. Nardoni (1960), S. Garofalo (1963), E. Galbiati - A. Penna - P. Rossano (1964) e B. Mariani (1964).
La Bibbia Concordata e la CEI
Nel 1968, la Mondadori pubblicò la Bibbia Concordata, tradotta dai testi originali, con introduzione e note a cura della Società Biblica Italiana. Questa edizione fece seguito alle disposizioni del Concilio Vaticano II (1965), che aveva dichiarato l’italiano lingua liturgica. Per la sua realizzazione, si optò per un profondo rifacimento di una versione già diffusa (quella delle edizioni UTET) basata sui testi originali. Nel 1974 fu pubblicata una nuova edizione con leggere modifiche.
Con questo testo vennero pubblicate in seguito alcune Bibbie contenenti note e commenti, fra le quali le più conosciute sono la Bibbia di Gerusalemme (1974, ed. Dehoniane) e la Bibbia TOB (1976, ed. Elledici), con il loro corpo di note tradotto dalle rispettive edizioni francesi. Nel 1985 fu pubblicata la Parola del Signore.
I LIBRI PERDUTI del Nuovo Testamento
La Bibbia CEI (1971, 2008)
In seguito alla riforma liturgica conciliare, si impose l'esigenza di una nuova versione italiana della Bibbia, pubblicata a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nel 1971 (editio princeps). Questa edizione è stata rivista e riedita in varie tappe, con l'approdo finale all'edizione tuttora in uso, del 2008. Questa è stata scelta come versione ufficiale e liturgica della Chiesa cattolica italiana e ha profondamente influenzato la presenza della Bibbia nella vita della chiesa, soprattutto nella liturgia, con la diffusione di corsi biblici e della lectio divina a partire dagli anni '60 e '70.
Nonostante i progressi, il panorama italiano delle traduzioni bibliche è ancora insoddisfacente rispetto ad altri paesi come la Francia, dove esiste una buona varietà di traduzioni (cattoliche, protestanti o ecumeniche). In Italia, dopo l'edizione ufficiale della Bibbia CEI, altre traduzioni sono di fatto scomparse, e non ne sono apparse di nuove.
Approfondimenti su Specifiche Traduzioni e Concetti
La Torah e le Haftaraot
La Torah o Pentateuco è la prima parte della Bibbia ebraica, contenente elementi narrativi e legislativi, con 248 precetti positivi e 365 negativi. È attribuita a Mosè e suddivisa in 54 paraschot, che prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio. Le haftaraot, sezioni dei Libri Profetici, vengono lette consecutivamente, dopo la parascià, le mattine dei sabati e dei giorni di festa solenne. Come narrato nel capitolo 8 del libro di Neemia, al ritorno dall'esilio babilonese, il sacerdote Esdra presentò al popolo la Torah scritta in ebraico. Poiché la lingua era mutata in aramaico nella vita quotidiana, Esdra chiamò "traduttori" che "leggevano il libro della Torah di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura" (Ne 8,8).
La Traduzione nella Chiesa Cattolica e l'Esilio della Parola
Qualcosa di analogo avvenne solo molto tardi nel cattolicesimo. La Chiesa d'Occidente, avendo ricevuto le Scritture in ebraico e in greco, subito le tradusse in latino. Ma quando il latino si sviluppò nelle lingue volgari (italiano, francese, spagnolo), la Chiesa cattolica tardò alcuni secoli ad esaudire il desiderio di poter leggere e comprendere nella propria lingua quei testi che contenevano la parola di Dio. Questa situazione significò per l'Italia un lungo esilio della Parola dal popolo cristiano e quindi una caduta di interesse e di pratica del contatto con la Bibbia. La polemica antiprotestante impedì alla Chiesa cattolica di rendersi conto che privare i fedeli della ricchezza della Parola di Dio nelle Scritture li manteneva in una situazione di fede immatura, di scarsa soggettività e di mera obbedienza al magistero.
Differenze e Sfide della Traduzione Biblica
La traduzione letterale e quella funzionale sono due approcci diversi. La traduzione ideale mira alla fedeltà all'originale, alla precisione teologica, all'eufonia della frase e alla cura del ritmo. Il rabbino Dario Disegni (1878-1967) ha tradotto in quattro volumi il Tanak. Tra gli aspetti da considerare in una traduzione moderna vi sono il ricorso ad altri manoscritti ebraici (ad esempio, la versione siriaca e latina), l'analisi delle varianti principali conosciute e l'aggiornamento linguistico.
È importante notare che i libri Deuterocanonici, definiti "nascosti", non sono stati riconosciuti come canonici dai Riformatori del XVI secolo. Ogni libro o gruppo di libri delle Bibbie moderne è preceduto da introduzioni generali molto dettagliate. Le note marginali di alcune edizioni riproducono fedelmente quelle della Bibbia di Gerusalemme. Per esempio, nella Bibbia TOB, quando le due versioni (francese ed italiana) coincidono, ciò viene indicato, mentre se adottano diverse traduzioni, i motivi sono spiegati in nota. La Bibbia di Gerusalemme, ad opera del p.Lagrange nel 1890, ha visto la collaborazione di studiosi come R.de Vaux, P.Benoit e Mons.L.Cerfaux.